sabato 15 agosto 2026

Crepet e lo scroll "come eroina": sfogo su social e indifferenza

Lo scroll "come eroina" e i social che contribuiscono a "costruire l'indifferenza": il nuovo sfogo dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet


La "costruzione" dell’indifferenza avviene anche attraverso i social. Lo ha detto lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet riflettendo sul meccanismo che sta alla base dello "scroll" su uno smartphone o un tablet: tante foto e video diversi tra loro, che mescolano migliaia di contenuti differenti, da quelli divertenti a quelli drammatici. Secondo Crepet, questo finisce per eliminare il senso di un’immagine, appiattendo le emozioni e rendendo indistinguibili contenuti che, per loro stessa natura, dovrebbero suscitare reazioni completamente opposte.

Cos’ha detto Paolo Crepet sullo "scrollare"
"L’indifferenza non nasce così, perché uno si sveglia la mattina ed è indifferente", ha dichiarato Paolo Crepet, ospite lo scorso 22 giugno di Dedalo 2026, la rassegna curata dal giornalista Luca Sommi che si è tenuta a Parma. Lo psichiatra ha quindi spiegato perché, a suo avviso, la "costruzione dell’indifferenza" passa anche attraverso i social network.

"Quando siamo sui social, scrolliamo. È il meccanismo, per esempio, di TikTok, dove non stai mai fermo su una cosa. E ci sono mille immagini che vengono avanti su cui passiamo ore, ore e ore. Dietro allo scroll c’è un meccanismo studiato che è dopaminergico, cioè è ciò che fa funzionare il cervello in termini di bisogno e quindi di dipendenza, come l’eroina, paro paro", ha spiegato.

Crepet ha proseguito facendo un esempio concreto del modo in cui i contenuti vengono accostati durante lo scroll: "Quando scrolli cosa vedi? Un gol di Ronaldo, poi subito dopo c’è la motocicletta tutta accartocciata di un vigile che è morto inseguendo qualcuno a Milano. Quindi passi dal gol alla morte, poi avanti. Bombardamento a Gaza, benissimo, poi vai avanti e trovi Trump che dice una cosa".

Perché i social contribuiscono alla "costruzione dell’indifferenza" per Crepet
Secondo Crepet, proprio il continuo passaggio da un contenuto all’altro finisce per modificare il modo in cui le persone percepiscono ciò che stanno guardando. "Tu passi da immagini totalmente diverse nei contenuti e alla fine non percepisci più la differenza emotiva che ti dà una foto", ha fatto notare lo psichiatra.

Un tempo, ha sottolineato, il rapporto con le immagini era diverso. E ha raccontato di quando le persone si fermavano davanti alle fotografie pubblicate sui periodici illustrati: "Quando sfogliavi Epoca (settimanale pubblicato fino al 1997), ti fermavi su una foto. Stavi lì, prendevi anche un caffè al bar, e vedevi quella foto, ci ragionavi, ti indignavi o dicevi ‘Hanno fatto bene’, oppure qualsiasi altra cosa".

In ogni caso, ha aggiunto, "c’era un’emozione che era legata al senso di un’immagine". Il problema, secondo Crepet, nasce quando la velocità e la quantità dei contenuti impediscono di soffermarsi su ciò che si sta guardando e di attribuirgli un significato.

E allora, "come facciamo a togliere il senso? Loro l’hanno capito: basta avere un miliardo di immagini e non c’è più senso dell’immagine", ha evidenziato lo psichiatra. "Quindi la guerra, la pace, la bellezza di un gol, piuttosto che l’orrore di un ragazzino morto per strada, piuttosto che qualsiasi altra cosa, è tutto ugualeQuesto è ciò che si vuole", ha concluso Paolo Crepet.