venerdì 18 settembre 2026

Installa telecamere per trovare chi ruba i soldi in casa, scopre la moglie che fa sesso col cane: 38enne arrestata

In Florida un uomo ha installato due telecamere in casa per scoprire chi stesse prendendo i soldi da un barattolo di monete. Guardando le registrazioni ha trovato invece la moglie in atteggiamenti inequivocabili con il cane di famiglia. La 38enne è stata arrestata, ma nega l’accusa: “Lo stavo solo accarezzando”


Quando ha controllato le immagini delle telecamere di sicurezza installate in casa, probabilmente si aspettava di trovare il ladro che cercava da giorni. Il marito di Malia Elizabeth Nummerdor, 38 anni, aveva infatti piazzato due telecamere per capire chi stesse prendendo i soldi da un barattolo di monete. Invece, secondo quanto riferito alla polizia, nelle registrazioni avrebbe trovato qualcosa di completamente diverso: un video che mostrava la moglie in atteggiamenti inequivocabili con il cane di famiglia.

Da quelle immagini, riporta Gulf Coast News, è partita l'indagine che ha portato all'arresto della donna, accusata in Florida di aver compiuto atti sessuali con l'animale. Nummerdor ha però negato l'accusa, sostenendo davanti agli investigatori che nel filmato si limitasse ad "accarezzare" il cane.

Il marito, Erik Nummerdor, aveva installato le due telecamere in casa proprio per scoprire chi stesse prendendo il denaro. Secondo quanto ha raccontato agli investigatori, le apparecchiature erano visibili e tutti in casa sapevano della loro presenza. Una era stata collocata in una camera da letto.

Controllando le registrazioni, l'uomo avrebbe trovato il filmato che coinvolgeva la moglie e il cane, Ranger. L'11 settembre ha poi pubblicato su Facebook le proprie accuse, sostenendo di avere foto e video a sostegno di quanto raccontato. Nei giorni successivi ha consegnato agli investigatori alcuni screenshot e il computer portatile sul quale erano conservate le registrazioni.

La polizia ha ascoltato Nummerdor il 15 settembre. La donna ha riconosciuto di essere la persona ripresa e che l'animale fosse il cane di famiglia, ma ha negato le accuse del marito. Ha detto di essere semplicemente sdraiata con Ranger e di accarezzarlo. Gli investigatori, secondo il rapporto, hanno però ritenuto che questa spiegazione non fosse compatibile con quanto mostrato dal video.

Durante l'interrogatorio la 38enne ha anche sostenuto che le registrazioni risalissero al 2024 e ha accusato il marito di averla minacciata in passato utilizzando quei filmati. La donna è stata arrestata e trasferita in un carcere della contea di Charlotte. Nei suoi confronti è stata contestata l'accusa di aver compiuto atti sessuali con un animale, reato previsto dalla legge della Florida. La cauzione è stata fissata a 35mila dollari. Elizabeth Nummerdor si è sposata nel 2023 e ha due figli.

Fonte: Fanpage.it

Bambino cade dal fasciatoio all'asilo nido e finisce in ospedale: le operatrici «distratte» rimaste zitte per un'ora, saranno licenziate

Il piccolo si trova attualmente ricoverato presso l'ospedale pediatrico Salesi di Ancona per accertamenti. Le sue condizioni appaiono in costante miglioramento


Apprensione a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) per l'incidente verificatosi lunedì 14 settembre alla scuola d'infanzia Merlini, dove un bambino di pochi mesi è caduto dal fasciatoio durante il cambio del pannolino.

Come sta il bambino
Il piccolo si trova attualmente ricoverato presso l'ospedale pediatrico Salesi di Ancona per accertamenti. Le sue condizioni appaiono in costante miglioramento: le indagini cliniche hanno evidenziato una microfrattura con un piccolo versamento, ma il bambino è sempre rimasto vigile, cosciente e si trova in osservazione nel reparto di pediatria.

Le due operatrici sono state immediatamente sospese ed è già stata avviata la procedura di licenziamento. «Ci siamo accertati subito delle condizioni del bambino presso l'ospedale del Madonna del Soccorso e poi con i medici del Salesi, con cui siamo in contatto quotidiano. - spiega all'ANSA il presidente del cda della Merlini, Marco Curzi - I medici ci hanno rassicurato: il piccolo è sempre stato vigile e reattivo. Quello che ci premeva di più era la sua salute, ed è un sollievo sapere che sta meglio».

In merito alla dinamica, Curzi spiega che «mentre un'operatrice lo stava cambiando c'è stata una distrazione e il bimbo è caduto dal fasciatoio. Poco dopo è sopraggiunta un'altra assistente».

«La cosa inaccettabile - prosegue - è che, vedendo che il piccolo non piangeva e sembrava tranquillo, hanno pensato bene di non avvisare la scuola né la dirigenza, tacendo per circa un'ora».

L'allarme, secondo le prime ricostruzioni, è scattato solo quando una delle due dipendenti ha riferito l'accaduto a un'insegnante, che ha fatto immediatamente partire i soccorsi e informato la famiglia e la presidenza. «Siamo basiti. - prosegue Curzi - Con i bambini bisogna avere cento occhi, ma la nostra ferma contestazione riguarda soprattutto il ritardo di un'ora nel dare l'allarme.

Un bambino così piccolo andava portato subito in ospedale».

La reazione della struttura è stata ferma: «Abbiamo convocato un cda d'urgenza e attivato il procedimento disciplinare con la sospensione immediata delle due operatrici che si sono giustificate dicendo che il piccolo non aveva segni e bernoccoli. Trascorsi i cinque giorni previsti dalla legge per le memorie difensive, si procederà al licenziamento per giusta causa, credo già entro la giornata di oggi».

I genitori hanno messo in mora e diffidato l'asilo sambenedettese che ha attivato la copertura assicurativa e informato gli altri genitori. «Umanamente e come padre sono devastato - conclude Curzi - Ho cercato di contattare i genitori per esprimere tutta la nostra vicinanza, ma non mi hanno risposto. Comprendiamo perfettamente la loro rabbia e siamo loro vicini in questo momento».

mercoledì 16 settembre 2026

Björk e il DJ set come opera curatoriale

All’Auditorium Parco della Musica di Roma, per “Dissonanze”, Björk porta il DJ set dentro una dimensione di instabilità, dove mondi sonori distanti, corpo, tecnologia, vegetazione e luce si incontrano e si trasformano continuamente


Non è stato un DJ set. O, almeno, non soltanto. Quello che Björk ha portato all’Auditorium Parco della Musica di Roma, per Dissonanze, è stato piuttosto un viaggio senza geografia: un attraversamento di suoni, genealogie, lingue, corpi e immaginari che ha trasformato la consolle in un dispositivo curatoriale. Più che una selezione musicale, una forma di montaggio. Più che una performance, un’azione. La sensazione, fin dall’inizio, era quella di essere entrati in un luogo altro. Un trip. Un trip vero, fisico e percettivo, a tratti difficoltoso, persino spiazzante. Björk non ha costruito un set accomodante, né una progressione narrativa riconoscibile. Ha aperto invece una successione di passaggi in cui beat afro, ritmi tribali, percussioni, cori, vocalità ancestrali, techno, hardcore, elettronica obliqua e frammenti psichedelici sembravano provenire da territori lontanissimi per poi ritrovarsi, improvvisamente, nello stesso spazio. Era come attraversare diverse stanze senza che le porte fossero mai visibili. La musica arrivava da coordinate differenti del pianeta, ma non veniva mai presentata come una collezione di esotismi: le percussioni sembravano portare con sé interi paesaggi, certe voci entravano nel mix come presenze, quasi corpi, e un ritmo poteva farsi improvvisamente più secco, fisico, precipitare verso una forma di techno brutale e poi dissolversi in qualcosa di rituale o psichedelico. A volte il dancefloor sembrava trovare un equilibrio, e subito dopo Björk lo spostava altrove. La selezione funzionava per attrito. Ogni traccia apriva una fenditura e quella successiva la trasformava. Non c’era un centro geografico né un unico codice estetico: c’erano mondi messi in relazione, temporalità diverse, scene lontane fatte coesistere senza cercare di renderle rassicuranti. È qui che il DJ set assumeva, quasi naturalmente, la forma di un gesto curatoriale: non spiegare il mondo, ma creare le condizioni perché elementi apparentemente inconciliabili potessero incontrarsi.


Intorno alla consolle, una piccola foresta. Le piante circondavano la macchina, la inglobavano quasi, trasformando quello che normalmente è il centro tecnico del DJ set in qualcosa di più ambiguo: una postazione di comando, un altare, un organismo. La tecnologia non appariva separata dalla natura, ma immersa dentro di essa. Björk era lì, al centro, come se stesse manovrando non soltanto un sistema audio ma una materia viva. E poi il corpo. L’abito LED di Kit Wan Studios sembrava trasformare la figura in una superficie di emissione. Le luci, muovendosi e accendendosi sul tessuto, davano l’impressione di rispondere alla musica, quasi che il corpo fosse diventato un’estensione visiva del suono. Non una semplice illuminazione, dunque, ma una seconda pelle: a ogni variazione sembrava cambiare anche la figura, che appariva e scompariva dentro il proprio involucro luminoso. C’era qualcosa di arcaico e futuribile insieme, come se una figura rituale fosse stata ricostruita attraverso i linguaggi dell’elettronica. Sul volto, una maschera reticolare di Karina Bond introduceva un’ulteriore distanza: non nascondeva semplicemente il viso, lo trasformava in griglia, superficie, filtro.

È forse questa continuità tra ciò che si ascoltava e ciò che si vedeva a rendere l’esperienza così radicale. Björk non sembrava interessata a dimostrare di essere una DJ. Sembrava piuttosto interessata a ciò che accade quando la musica viene trattata come una materia visiva e spaziale, quasi scultorea; quando una traccia non vale soltanto per ciò che è, ma per ciò che rende possibile dopo di sé. Il set non chiedeva soltanto di ballare. Chiedeva di orientarsi. E orientarsi non era sempre facile: alcuni passaggi sembravano sottrarre il terreno sotto i piedi proprio quando il corpo aveva iniziato a riconoscere una direzione. Le ritmiche spostavano il baricentro, le voci aprivano altre forme di spazio, le accelerazioni rompevano l’ipnosi, i momenti più psichedelici sembravano dilatare il tempo. Quella difficoltà era parte dell’opera.


Alla fine restava soprattutto la sensazione di aver attraversato qualcosa. Non una playlist, non una semplice performance, ma un paesaggio costruito in tempo reale, senza coordinate fisse. Per qualche ora, all’Auditorium, la consolle è diventata un luogo da cui guardare il mondo: una mostra senza pareti, fatta di suono, luce, corpo e materia viva.

martedì 15 settembre 2026

La cantante anconetana Sandra Piacentini tra i detenuti con un laboratorio di musica: «Rap, soffio di libertà nel buio del carcere»

«Così si riappropriano della loro vita»


Nel silenzio di una stanza grigia, una voce si alza: «Prof, lei ci ha fatto tornare umani». A parlare è un giovane detenuto del carcere di Montacuto, ad Ancona, durante il laboratorio TheRAPia. In quella frase c’è tutto: per qualche ora, non si è sentito un numero, ma una persona. L’artefice del progetto si chiama Sandra Piacentini, in arte Miss Simpatia. Rapper anconetana e attivista per i diritti delle persone detenute, ha scelto di entrare tra le sbarre delle carceri italiane — luoghi dove molti preferiscono non guardare — per offrire come cura uno strumento potente: la parola. Fogli bianchi, beat e microfono: è lì che il rap si fa voce e il suono diventa terapia. Cresciuta tra le scalette di Falconara Marittima, «metafora del sali e scendi della mia vita», come racconta, Sandra ha conosciuto in prima persona il potere della scrittura.

Il simbolo
«Nei momenti più tristi della mia vita mi ha salvata la musica, ma l’idea di portare il rap in carcere è nata quando è stato arrestato il mio migliore amico, Hamza». Nasce così TheRAPia, un laboratorio con lezioni di metrica, scrittura creativa e performance live davanti a un pubblico. Un gioco linguistico: la parola che guarisce, ma anche la “terapia” che si fa rap, come percorso di reinserimento e rieducazione. Nel 2022 Sandra entra per la prima volta a Montacuto. Davanti a lei quindici giovani uomini, segnati dal silenzio della galera. «Il rap è diretto, non ha filtri, ti obbliga a guardarti dentro e a trasformare quello che provi in parole». Durante le sessioni i detenuti scrivono barre, ossia i versi in rima, e le provano prima in cella e poi davanti ai compagni di corso. «È una lingua universale: non importa da dove vieni, se sei cresciuto in periferia o dentro quattro mura, tutti possono scrivere una barra e sentirsi ascoltati». Il laboratorio non resta un episodio isolato. Dopo il primo ciclo di incontri, le richieste aumentano e arrivano dalle carceri di tutta Italia. Altri penitenziari chiedono di replicare l’esperienza. Intorno a Sandra nasce una rete: beatmaker, tecnici, insegnanti e rapper uniti dal desiderio di offrire strumenti di riscatto a chi ha perso la rotta. TheRAPia diventa allora molto più di un laboratorio musicale: è un progetto sociale. «Una volta che i ragazzi escono dal carcere, spesso sono abbandonati a loro stessi, e per questo spesso ritornano dentro. Quei ragazzi sono privati della loro identità: ecco perché credo fortemente che il rap possa essere per loro un modo per riappropriarsi della vita e dei loro pensieri».

Il pubblico
Nel laboratorio, la ferita diventa parola, la colpa consapevolezza, la rabbia diventa rima. «Per alcuni di loro è stato possibile esibirsi davanti ad un pubblico, raccontare la propria storia. Un'occasione importante per chi si sta ricostruendo dopo un periodo difficile. Volevo far sentire la voce di questi ragazzi anche fuori dalle sbarre». Dal progetto è nato anche un libro, Cuore in Cella, che unisce autobiografia, testi di canzoni e storie dal carcere. «Non è un libro da leggere, è un libro da vivere», dice Sandra. Il suo impatto non si misura in like o condivisioni, nonostante i suoi oltre 64mila followers. Si misura con i tanti grazie ricevuti alla fine di una lezione. «La direttrice Manuela Ceresani è stata la prima a credere in me. Ha capito quanto il rap possa essere un mezzo di aiuto. Fondamentale anche l’aiuto del comandante della Polizia penitenziaria, Nicola De Filippis. Ripenso a ogni ragazzo detenuto che ho abbracciato e agli splendidi docenti che mi hanno accompagnata in questo percorso». Una cella, una sala vuota, un microfono acceso. E nasce qualcosa di raro: la possibilità di riscrivere il proprio destino.

Benzina, nuovo rialzo dei prezzi: 2,120 euro al litro. Il gasolio sfonda quota 2,3 euro (in autostrada)

Lo rende noto il Ministero delle Imprese e del Made in Italy


Nuovi rialzi per il prezzo medio dei carburanti. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, oggi martedì 15 settembre 2026 il prezzo medio dei carburanti in modalità "self service" lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,120 euro al litro per la benzina (era 2,107 ieri) e 2,231 euro al litro per il gasolio (da 2,216 di ieri). Sulla rete autostradale il diesel sfonda quota 2,3 euro: il prezzo medio self è di 2,212 euro al litro per la benzina (da 2,198 di ieri) e 2,313 euro al litro per il gasolio (2,293 ieri).

sabato 12 settembre 2026

Superenalotto, centrato un 6 da 223,2 milioni di euro: la vincita a Oggiono con una schedina da 5 euro. Ecco i numeri vincenti

Si tratta del primo “6” del 2026: l'ultimo Jackpot risale al 22 maggio 2025, quando a Desenzano del Garda (BS) sono andati 35,4 milioni di euro


Il primo "6" del 2026 è arrivato. E ha portato al fortunato vincitore 223.173.416,83 milioni di euro. La sestina vincente del Superenalotto è stata realizzata a Oggiono, in provincia di Lecco, presso il punto vendita “Al Chicherin” in Via Milano 36. L'ultimo Jackpot risaliva al 22 maggio 2025, quando a Desenzano del Garda (BS) sono andati 35,4 milioni di euro.

La sestina vincente

La sestina vincente è stata: 8-13-16-52-64-70 Jolly 17 - SuperStar 21. Il Jackpot è stato centrato con una schedina da 5 euro.

Il titolare: «Festeggiamo domani»
«Il superenalotto è stato vinto nel punto vendita di Oggiono»: il titolare del Chicherin, il locale dove è stato vinto al superenalotto il Jackpot record da 223.173.416,83 milioni di euro, spiega che la sestina vincente è stata vinta nel punto vendita di via Milano 36 ad Oggiono e non di La Valletta Brianza (come era stato detto in un primo momento), dove c'è l'altro punto vendita, sempre nel Lecchese. «Ci ha avvisato Rainews della vittoria. All'inizio non ci credevamo» ha spiegato. Al momento non ci sono stati festeggiamenti. «Il locale è dentro un supermercato, quindi chiude alle 20.00 Festeggeremo domani mattina» ha aggiunto. Nonostante ciò, diverse persone si sono ritrovate in tarda serata davanti al bar.

Negli altri locali della zona è intanto ufficialmente partita la caccia al fortunato (o fortunati) possessori della schedina vincente.

La vincita
Con quella di stasera sono 135 le vincite con il “6” realizzate dalla nascita del SuperEnalotto. Dal 1997 a oggi, considerando solo le vincite di prima categoria, sono stati distribuiti premi per oltre 5 miliardi di euro.

Matematicamente sono 622 milioni le sestine possibili per centrare la combinazione esatta. Alla crescita del Jackpot ha contribuito anche la nuova formula di gioco, introdotta nel 2016: viene destinata al montepremi una parte più sostanziosa della raccolta, si vince anche con il 2 e sono previsti dei premi istantanei.

Ecco la Top 10 dei Jackpot della storia:

01. 16/02/23        371.133.424,51 euro     Bacheca dei Sistemi

02. 11/09/26        223.173.416,83 euro     Oggiono (LC)

03. 13/08/19        209.160.441,54 euro     Lodi (LO)

04. 30/10/10        177.729.043,16 euro     Bacheca dei Sistemi

05. 27/10/16        163.538.706,00 euro     Vibo Valentia (VV)

06. 22/05/21        156.294.151,36 euro     Montappone (FM)

07. 22/08/09        147.807.299,08 euro     Bagnone (MS)

08. 09/02/10        139.022.314,64 euro     Parma (PR) e Pistoia (PT)

09. 17/04/18        130.195.242,12 euro     Caltanissetta (CL)

10. 10/05/24        101.511.953,21 euro     Napoli