giovedì 12 febbraio 2026

Britney Spears ha firmato un contratto da 200 milioni di dollari per cedere i diritti del suo catalogo musicale alla casa editrice Primary Wave

Con questa operazione, Britney Spears sembra chiudere simbolicamente un capitolo fondamentale della sua carriera, affidando a una società specializzata la gestione di un patrimonio musicale che ha segnato un’epoca


Colpo di scena per Britney Spears che ha firmato un contratto milionario cedendo i diritti del suo catalogo musicale alla casa editrice Primary Wave. Lo riporta TMZ. I documenti legali ottenuti dal sito non rivelano l’ammontare esatto della transazione, ma fonti vicine all’accordo hanno definito l’intesa “storica”. L’operazione, siglata lo scorso 30 dicembre avrebbe un valore stimato attorno ai 200 milioni di dollari, anche se i dettagli economici ufficiali non sono stati resi pubblici.

Secondo quanto riportato dai media statunitensi, non è ancora chiaro quali diritti specifici siano stati ceduti. Sony Music detiene e controlla i diritti sulle registrazioni dei brani di Spears, mentre le royalties editoriali sono legate alla composizione e ai testi. La popstar, infatti, non figura come autrice principale nella maggior parte dei suoi maggiori successi, elemento che potrebbe incidere sulla natura dell’accordo.

La popstar 44enne ha venduto oltre 150 milioni di dischi nel mondo dal debutto nel 1999. Nel catalogo oggetto della vendita figurano alcune delle hit più iconiche del pop degli ultimi decenni come “Baby One More Time”, “Oops! I Did It Again”, “Toxic”, “Gimme More”, “Stronger”, “Womanizer”, “Circus”, “I’m Not a Girl” e “Not Yet a Woman”.

Primary Wave conferma la sua posizione di leader nel settore dell’acquisizione di cataloghi musicali. Fondata due decenni fa da Lawrence Mestel, la società ha già nel suo portfolio diritti legati a leggendari artisti come Prince, Whitney Houston, Notorious B.I.G., Stevie Nicks e Bob Marley, valorizzandone i cataloghi attraverso nuove produzioni, sincronizzazioni e progetti cinematografici, tra cui il biopic su Whitney Houston del 2022.

Spears si aggiunge così al crescente numero di celebrità che hanno capitalizzato i propri repertori musicali: Bruce Springsteen ha ceduto il suo catalogo a Sony nel 2021 per circa 500 milioni di dollari, mentre Justin Bieber avrebbe concluso nel 2023 un accordo da 200 milioni con Hipgnosis Songs Capital. Operazioni analoghe hanno riguardato anche artisti del calibro di Bob Dylan, Shakira, Neil Young e Justin Timberlake.

Nel 2021 Spears è stata liberata dalla tutela legale durata 13 anni, che affidava al padre il controllo delle sue finanze e di molti aspetti della sua vita privata. Nel 2023 ha pubblicato l’autobiografia di successoThe Woman in Me”, in cui ha raccontato le difficoltà vissute sotto il regime di tutela.

Già nel gennaio 2024 la popstar aveva dichiarato che non sarebbe mai tornata nell’industria musicale. L’ultimo brano pubblicato risale al 2022, un duetto con Elton John. Con questa operazione, Britney Spears sembra chiudere simbolicamente un capitolo fondamentale della sua carriera, affidando a una società specializzata la gestione di un patrimonio musicale che ha segnato un’epoca e influenzato profondamente la cultura pop globale.

“Olly ha vinto Sanremo con l’autotune che serve per correggere le stonature. A questo punto prendiamo venti persone a caso e facciamole cantare… Noi, al Festival con La Terra dei Cachi per merito di Baudo”: parla Elio

Al Corriere della Sera ha confermato un'affermazione fatta sul vincitore del Festival dello scorso anno e non solo, ha anche raccontato come con le sue Storie Tese arrivò all'Ariston un pezzo ancora attualissimo


Quando Elio-Stefano Belisari parla delle ‘sue’ Storie Tese parte da La terra dei cachi, un pezzo sanremese che ci ricordiamo tutti, e al Corriere della Sera la racconta così: “Baudo ci pressava da almeno due anni. Non ne avevamo nessuna intenzione. Ma, alla fine cedemmo e ci dicemmo ‘Andiamoci con un pezzo bruttissimo‘ e decidemmo di fare la parodia dell’artista impegnato, mettendo insieme tutta una serie di luoghi comuni che sembrava impossibile fraintendere”. Il Festival della ‘svolta’ per la band perché, dice Elio, “dopo la prima esibizione vidi le signore al super che mi guardavano come mai prima“. E su Baudo non ha dubbi: “Un grande uomo di spettacolo. Ancor più coraggioso è stato quando ci affidò il Dopofestival nel 2008. Ci disse di fare quello che volevamo, senza censure preventive o timori di sorta”.

Da Baudo e Vessicchio (“È stato l’ultimo grande direttore d’orchestra al Festival. Oggi vanno tutti, basta gesticolare con le braccia”), fino al caso Beatrice Venezi: “Sto tutta la vita con l’orchestra. È un mondo, quello classico, dove fortunatamente ancora ci sono le competenze. In questa vicenda, per quel che vedoc’è chi invece cerca di far prevalere l’amichettismo sulla competenza“.

Gli aneddoti sono tanti ma Elio torna anche a parlare dell’ultimo Festival e della vittoria di Olly che lui aveva criticato per l’uso dell’autotune: “Serve per correggere le stonature. Ma mi ricorda Ben Johnson e il doping a Seul, è esattamente la stessa cosa. A questo punto prendiamo venti persone a caso e facciamole cantare al Festival”. E a proposito di dichiarazioni, a Elio viene chiesto di commentare un botta e risposta con Guè, in cui il primo aveva detto “il 90 % del genere è un assemblaggio di roba altrui” e il secondo ribattuto “deve stare zitto, non sa niente di rap”: “Vorrei essere contraddetto, ma per ora vedo solo un grandissimo scimmiottamento di roba americana”, conferma Stefano Belisari.

venerdì 6 febbraio 2026

Fabrizio Corona, Mediaset e Mfe avviano causa civile da 160 milioni di euro


È stata avviata una causa civile contro Corona per presunti danni reputazionali e patrimoniali legati ai contenuti del progetto Falsissimo. Secondo fonti Mediaset, tra i soggetti che si dichiarano lesi e che hanno deciso di intentare l’azione civile figurano Pier Silvio e Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui.

Una causa civile da 160 milioni di euro contro Fabrizio Corona e le società a lui riconducibili. È l’azione avviata da Mediaset e MfeMediaforeurope, insieme ai singoli soggetti che si dichiarano lesi, per presunti danni reputazionali e patrimoniali legati ai contenuti diffusi dal progetto "Falsissimo". In una nota il gruppo parla di "un insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento" e di una "violenza verbale inaudita" che colpisce persone, famiglie e realtà coinvolte. Secondo fonti Mediaset, tra i soggetti che si dichiarano lesi e che hanno deciso di intentare l’azione civile figurano Pier Silvio e Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui.

Mediaset: “Eventuali risarcimenti a un fondo per vittime di violenze”
Secondo Mediaset e Mfe non si tratta di gossip o pettegolezzo, ma di "un meccanismo organizzato e sistematico, nel quale la menzogna diventa uno strumento di lucro", con Corona che "monetizza migliaia di euro ogni settimana" su una campagna d’odio. Il gruppo si riserva di procedere anche contro chi "incentiva, amplifica o diffonde consapevolmente tali contenuti". E ancora: "Mediaset e Mfe agiranno in ogni sede per contrastare questo meccanismo. Che può colpire chiunque, persone note e cittadini comuni. Con una differenza sostanziale: mentre un grande gruppo come il nostro può permettersi strumenti di tutela adeguati, moltissime persone non hanno le risorse economiche necessarie per difendersi". Gli eventuali risarcimenti saranno destinati "alla creazione di un fondo per la copertura delle spese di assistenza legale delle vittime di stalking, dei reati rientranti nel cosiddetto Codice Rosso e di tutti i fenomeni di cyberbullismo".

Fonte: Tgsky24.it

sabato 31 gennaio 2026

Arisa porta la sua favola a Sanremo, un “inno alla poesia che vince sul disordine”

Ottava partecipazione al festival con il branoMagica favola”. Nel 2014 la vittoria conControvento


Tra i tanti esordienti del Festival di Sanremo 2026, in partenza il prossimo martedì 24 febbraio su Rai 1, anche un volto e una voce noti, quelli di Arisa. Alla sua ottava partecipazione ufficiale con Magica favola: una canzone che “parla di una vita – ha raccontato la cantante a RaiPlay – è il racconto di una vita”.

Una vita, quella di Arisa, passata anche sul palcoscenico dell’Ariston: nel 2009 l’esordio e la vittoria tra le Nuove Proposte con Sincerità, l’anno successivo ufficialmente tra i Big con Malamorenò e nel 2012 medaglia d’argento con La notte. E poi ancora nel 2014, primo posto con Controvento, nel 2016 con Guardando il cielo, nel 2019 con Mi sento bene e nel 2021 con Potevi fare di più, senza contare l’esperienza di co-conduttrice (peraltro proprio al fianco di Carlo Conti) nel 2015.


Un curriculum decisamente degno di nota, di cui la cantante è ora pronta a trarre un bilancio: “Mi ha fatto pensare che questa fosse la canzone giusta da portare a Sanremo perché sono arrivata in un momento in cui devo fare un bilancio – ha infatti proseguito Arisa – e volevo raccontare di questo bilancio alle persone che mi hanno sempre supportata, al pubblico e a tutti”. E quale miglior modo per farlo se non ritornando proprio dove tutto è cominciato: “Sto vivendo questo ritorno a Sanremo con grandissima emozione – le sue parole – grandissima gratitudine e non vedo l’ora di cantare. Sinceramente, è l’unica cosa a cui penso”.

Ad anticipare Magica favola due parole chiave, condivise in anteprima dalla cantante come piccolo indizio a rappresentare l’anima del brano: “‘Romantico disordine’, che mi piace molto come espressioneha concluso Arisaio sono una tipa un po’ caotica, un po’ disordinata, però non mi faccio colpe, nel senso che, secondo me, c’è del romanticismo e della poesia anche nel disordine e nella caoticità delle persone”.

Ex Letterina di Passaparola Cristina Cellai: “Gerry Scotti scherzava con noi, ma non ci ha mai provato”

Cristina Cellai, ex Letterina di Passaparola, parla al Corriere della sua esperienza nel game show svelando come ha vissuto laconvivenzanegli studi con Gerry Scotti: “Ci abbracciava o dicevavieni ti stringo’, accusarlo per questo è cattiveria gratuita”.


Letterine e Passaparola sono i due argomenti finiti al centro della cronaca rosa dopo le dichiarazioni di Fabrizio Corona che nella nuova puntata di Falsissimo ha accusato il conduttore Gerry Scotti di aver avuto rapporti intimi con le ragazze del cast. Cristina Cellai è stata una Letterina del programma tra il 2000 e il 2001 e in un'intervista ha difeso Scotti, sostenendo di non aver mai ricevuto avances dal conduttore. "Sono rimasta un anno nella trasmissione, tra il 2000 e il 2001. Posso dire che Gerry non solo non ci ha mai provato con me, ma neanche con le altre mie colleghe. Non c’è stato alcun tipo di avances nei miei confronti, né con nessun'altra", ha dichiarato al Corriere.

"Non ha mai alzato le mani, è da meschino scagliarsi contro di lui"
Per l'ex Letterina, oggi lontana dal mondo dello spettacolo, Gerry Scotti è stato come un padre, "perché ero molto piccola ed era la prima esperienza dopo Miss Italia lontano da casa": "Era molto simpatico, quello sì, ma non si è mai permesso di alzare le mani o avere atteggiamenti che potessero far pensare a qualcosa di diverso". Sui video che hanno iniziato a circolare dopo le affermazioni di Corona, riguardo gli atteggiamenti di Gerry Scotti con le letterine, Cristina Cellai ha smentito ogni illazione contro il conduttore. "Tutte bugie. Scherzava sempre con noi, anche perché di fatto stavamo tutto il giorno nello studio di registrazione", e poi ancora ha aggiunto: "Trovo molto meschino scagliarsi contro di lui. Se poi vogliamo accusare Gerry perché ti abbracciava o ti dicevavieni ti stringo’. Beh, mi sembrano solo cattiverie gratuite".

"Frequentavo Silvia Toffanin, voglio difenderla"
Cristina Cellai ha raccontato che ai tempi della avventura come letterina conobbe Silvia Toffanin e diventarono amiche. "Quando siamo entrate lei era fidanzata con un ragazzo, poi terminò quella relazione e dopo poco conobbe Piersilvio", ha spiegato, aggiungendo che nonostante l'amicizia, "non abbiamo più contatti da tanto, ma mi sento comunque di difenderla".

Fonte: Fanpage.it

Il Mondiale nell’America di Trump diventa un caso: tra Groenlandia e ICE, nasce un fronte che minaccia il boicottaggio

Le tensioni per la politica estera del presidente Usa, i timori per le misure di sicurezza estreme e i tifosi di alcuni Paesi già bannati: la Coppa del Mondo 2026 vive nell'incertezza a meno di cinque mesi dalla gara inaugurale


Oltre un miliardo di dollari per blindare l’evento, droni a vigilare la presenza o meno di “gente indesiderata“, simulazioni di scenari di guerra e tanti tifosi che non otterranno il visto per seguire la propria nazionale. Mancano poco più di quattro mesi ai Mondiali di calcio previsti tra UsaCanada e Messico a giugno 2026 e si parla più di questioni legate alla sicurezza e alla politica internazionale che di calcio. La sempre più crescente tensione per la politica estera del presidente Donald Trump, in particolare le sue mire sulla Groenlandia, crea malcontenti anche in alcuni paesi europei, che minacciano il boicottaggio. Anche se a oggi sembra una possibilità remota.

Senza dimenticare la questione Ice. Il Pentagono e la Fifa di Gianni Infantino, amico di Trump, prevedono infatti di mettere sul piatto oltre un miliardo di dollari per blindare l’evento con un piano di sicurezza che prevede la presenza di droni e militari negli stadi. Le uccisioni e gli arresti di Minneapolis in queste ultime settimane da parte dell’agenzia federale che dipende dal Dipartimento di Sicurezza Interna – incaricata di far rispettare le leggi sull’immigrazionehanno creato preoccupazione in tantissime persone in tutto il mondo, ora dubbiose di viaggiare in direzione Stati Uniti in estate. A questi si aggiungono i tifosi di varie nazionali (IranHaiti ed Egitto su tutti) non graditi negli Usa e che con molta probabilità non potranno seguire le proprie squadre, proprio per via del giro di vite sulle regole legate all’immigrazione.

Intanto lunedì scorso la Uefa ha tenuto una riunione con diversi dirigenti delle federazioni calcistiche. E i dazi del 10% imposti da Trump la scorsa settimana a otto paesi europei per la Groenlandia sono stati probabilmente un argomento chiave. Secondo Dw le otto nazioni che hanno partecipato alla riunione interessate direttamente alla questione dazi sono NorvegiaOlandaGermaniaFrancia e Regno Unito (Inghilterra e Scozia) che si sono già qualificate per il torneo, più DanimarcaSvezia e Irlanda del Nord che sono ai playoff.

Tutto parte da Danimarca e Svezia
Nelle ultime settimane si è acceso il dibattito in diversi paesi: boicottare o meno i mondiali. A guidare la protesta è ovviamente la Danimarca, dopo le continue rivendicazioni di Trump sulla Groenlandia. Politica del tycoon che ha fatto infuriare i danesi, tanto che un recente sondaggio realizzato dal portale BT ha registrato come il 90% dei cittadii siano favorevoli a un eventuale boicottaggio del MondialeSondaggio finito anche nella vicina Svezia, dove da qualche settimana una buona fetta di popolazione si astiene dal comprare qualsiasi prodottoMade in Usacome risposta ai dazi e alla scarsa chiarezza sulla posizione di Trump riguardo la guerra tra Russia e Ucraina. Anche se Danimarca e Svezia – come l’Italia – dovranno ancora superare i playoff per ottenere la qualificazione ai Mondiali 2026.

La posizione degli altri paesi europei
Persino dall’Europa “vicina” all’Italia sono arrivati nei giorni scorsi segni di disapprovazione contro i dazi e le pretese geopolitiche di Donald TrumpFrancia e Germania hanno anche ipotizzato il ritiro in segno di protesta, anche se puntualmente dalle varie istituzioni sono arrivate smentite. Capitolo Germania: sul tema è intervenuto Oke Göttlich, vicepresidente della Federcalcio tedesca (Dfb), che in una lettera al quotidiano Hamburger Morgenpost aveva dichiarato: “Mi chiedo quando sia il momento di pensarci concretamente. E per me quel momento è decisamente arrivato“.

Göttlich ha paragonato la situazione attuale ai boicottaggi olimpici durante la Guerra Fredda (“la potenziale minaccia è maggiore oggi rispetto ad allora”). Il vicepresidente della Dfb, inoltre, è il presidente del St.Pauli, dove tutte le azioni del club e anche lo stadio appartengono ai tifosi. Parole che hanno aperto una polemica all’interno della Federcalcio tedesca, con il presidente Bernd Neuendorf che ha poi smentito tutto.

Sul tema sono poi intervenuti anche il presidente della Lega calcio tedesca (Dfl), HansJoachim Watzke, che ha definito la discussione “fuori luogo” in questa fase. “Non credo che sia il momento di parlarne. Se un giorno lo sarà, allora discuteremo, ma ora è del tutto prematuro”, ha detto al ricevimento di Capodanno della Dfl a Francoforte. Watzke ha aggiunto di non aver percepito “un vero dibattito” sul tema, parlando piuttosto di singole prese di posizione. Una valutazione condivisa dall’amministratore delegato del Bayern Monaco, JanChristian Dreesen, secondo cui si tratta di “voci isolate” e la linea della Federcalcio tedesca (Dfb) è chiara. “Non abbiamo mai visto un Mondiale boicottato”, ha sottolineato.

Nel Regno Unito, il deputato conservatore Simon Hoare ha dichiarato in un discorso alla Camera dei Comuni che le nazionali inglese, scozzese e gallese dovrebbero prendere in considerazione l’idea di boicottare il torneo permetterlo in imbarazzo”. Il deputato francese Eric Coquerel, del partito di sinistra La France Insoumise, ha suggerito di spostare il torneo fuori dagli Stati Uniti e di giocarlo solo in Canada e Messico.

Il fronte del boicottaggio inizia a prendere piede anche tra i tifosi. Un sondaggio pubblicato all’inizio di questo mese dal quotidiano Bild ha rilevato che il 47% di circa mille intervistati tedeschi ha dichiarato di sostenere il boicottaggio se Trump decidesse di annettere la Groenlandia. La domanda è rimbalzata anche in Olanda dove più di 150mila persone hanno firmato una petizione che invita la nazionale olandese a restare a casa.

La situazione di Egitto, Haiti e Iran
Diversa la situazione per alcuni paesi extraeuropei, tra cui EgittoHaiti e Iran. Partendo dal paradosso dei primi: nonostante Il Cairo sia appena entrato nel Board of Peace – l’organismo d’élite voluto da Trump per la ricostruzione di Gaza che costa ai membri un miliardo di dollarii suoi cittadini rimangono ancoraindesideratinegli USA. Egitto alleato strategico a livello politico, ma i suoi tifosi sono considerati un rischio migratorio. Un paradosso che sta spingendo la federazione egiziana a minacciare un boicottaggio clamoroso per dignità nazionale.

Differente la situazione per quanto riguarda Haiti e Iran. L’amministrazione Trump ha confermato nei mesi scorsi che non concederà deroghe al divieto d’ingresso per i tifosi di Haiti che vorranno seguire la nazionale ai Mondiali. Il Paese caraibico, tornato a qualificarsi a cinquant’anni dall’ultima partecipazione, rientra infatti nel travel ban firmato da Donald Trump a giugno, che limita l’ingresso negli Stati Uniti alle persone provenienti da 19 nazioni.

Le nazioni in questione sono: Afghanistan, Myanmar, Ciad, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale, EritreaHaitiIran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. A questi si aggiungono restrizioni parziali per i viaggiatori provenienti da Burundi, Cuba, Laos, Sierra Leone, Togo, Turkmenistan e Venezuela. Motivo per cui l’Irangià qualificato ai Mondialiha anche disertato le cerimonie ufficiali per il trattamento riservato alla sua delegazione.