mercoledì 2 settembre 2026

Paura a New York: donna accoltella due persone, uccisa dalla polizia

La donna, Pamela Cisneros, avrebbe precedenti legati a disturbi mentali: si tratterebbe di un attacco completamente casuale e non legato al terrorismo


Paura a New York, dove una donna ha accoltellato due persone a Times Square uccidendone una prima di essere a sua volta uccisa dalla polizia. Una delle due vittime è morta in ospedale. L'aggressione non sarebbe legata al terrorismo: la donna, a quanto pare, aveva problemi psichici.

L'aggressione a Times Square
Il movente dell'aggressione non è ancora chiaro: a quanto pare l'attacco sarebbe stato completamente casuale. La donna, Pamela Cisneros, avrebbe avuto precedenti legati a disturbi mentali. Alcuni video circolati online la mostrano mentre, con una maglietta rosa e un paio di jeans, impugna due coltelli di fronte agli agenti.

Le forze dell'ordine avrebbero tentato inizialmente di fermarla utilizzando il taser. Di fronte alla reazione della donna, però, gli agenti hanno aperto il fuoco. I due coltelli sono stati successivamente recuperati dalla polizia.

Una vittima è morta in ospedale
L'aggressione ha coinvolto due persone. Una delle vittime è morta dopo essere stata trasportata in ospedale, mentre non sono note le condizioni dell'altra persona aggredita. La dinamica, secondo quanto riferito dal capo della polizia di New York Jessica Tisch, sarebbe stata quella di un attacco non provocato. Gli agenti avrebbero cercato di convincere la donna a deporre le armi, senza riuscirci. Dopo i tentativi di fermarla con il taser, quando la donna si è avvicinata agli agenti brandendo i coltelli, la polizia ha aperto il fuoco. Pamela Cisneros è stata ferita e trasportata in ospedale, dove è successivamente morta.

Violenta una donna e una 13enne nel minimarket e non va in carcere. Il gip: «Ha mostrato dispiacere». E Nordio invia gli ispettori. Meloni: con sentenza così sicurezza difficile

La storia a Madonna di Campagna: fermato un 42enne, è polemica


TORINO - La violenza su una minorenne. Poi la scarcerazione: una storia che fa (molto) discutere. Doveva comprare tre succhi di frutta per i fratelli, doveva essere soltanto un breve tragitto pomeridiano all'interno di un negozio sotto casa. Invece, l'ingresso di una ragazzina di appena 13 anni in un minimarket di Madonna di Campagna, nella periferia nord di Torino, si è trasformato in un incubo da cui la giovane non è riuscita a fare ritorno a casa da sola. Secondo le ricostruzioni, tra gli scaffali dell'esercizio commerciale si sarebbe consumata una violenza sessuale.

L'altro abuso
I fatti si sono verificati sabato scorso, poco dopo pranzo. La tredicenne è entrata nel locale in un momento in cui l'attività era presieduta esclusivamente da un dipendente di 42 anni, mentre il titolare risultava assente. L'uomo si sarebbe scagliato sulla giovane all'interno del punto vendita. Ad aggravare un quadro investigativo già estremamente drammatico si aggiunge un ulteriore elemento di rilievo: circa quaranta minuti prima dell'aggressione alla minore, nello stesso minimarket si sarebbe verificato un altro abuso ai danni di una donna non ancora identificata.

Lo Sconcerto
L'indagato, un 42enne individuato come presunto responsabile, è stato fermato dalle forze dell'ordine ma successivamente scarcerato dal giudice. La decisione, emersa tra lo sconcerto generale, sarebbe stata motivata dal fatto che l'uomo avrebbe mostrato «dispiacere e pentimento» per le azioni commesse. «Ha capito di avere sbagliato, era dispiaciuto». Un dettaglio che ha sollevato forti polemiche, mentre nel quartiere resta altissima la tensione per un episodio che ha spezzato con violenza la quotidianità della zona. Gli inquirenti lavorano per fare piena luce sui dettagli e per identificare la prima presunta vittima. All’udienza di convalida l’indagato prende la parola per una dichiarazione spontanea: «Ho sbagliato, è la prima volta che mi succede. Sono molto dispiaciuto», ha scritto La Stampa.

Gli Ispettori
Il ministero della Giustizia disporrà l'invio degli ispettori al Tribunale di Torino per effettuare verifiche in merito alla vicenda del cittadino bengalese di 40 anni scarcerato dopo 48 ore, nonostante fosse accusato di aver commesso abusi sessuali nei confronti di una bambina di 13 anni nel minimarket dove lavorava come commesso. «Rilevo che la decisione del Gip rientra nell'ambito dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, su cui non posso e non devo interferire. Nondimeno, tenuto conto della eccezionalità del caso e dell'allarme sociale cagionato, ho disposto l'invio di ispettori per acquisire ogni valutazione utile», ha aggiunto Nordio.

Meloni: Sentenza Difficile
«Parliamo, giustamente, molto di sicurezza.
Si chiede, giustamente, conto al Governo di quello che non va. Però qui la domanda va fatta fino in fondo. Le leggi le abbiamo scritte, e sono più severe che mai. Le Forze dell'Ordine hanno fatto il loro dovere, in poche ore, benissimo. La Procura ha chiesto la misura più dura. Tutta la catena ha funzionato. E poi arriva un provvedimento che la spezza in quarantotto ore, e noi non possiamo fare niente, se non inviare gli ispettori del Ministero, che è quello che stiamo facendo». Lo afferma sui social la premier Giorgia Meloni, sulla vicenda del cittadino bengalese di 40 anni scarcerato dopo 48 ore, nonostante fosse accusato di aver commesso abusi sessuali nei confronti di una bambina di 13 anni. «Chi lo spiega a quella famiglia? - aggiunge - Chi lo spiega a quel quartiere, che stanotte sa che quell'uomo è di nuovo lì? Noi andiamo avanti. Norme, uomini, mezzi, risorse. Fino in fondo. Ma così è davvero difficile. La mia totale solidarietà alla ragazza e alla sua famiglia».

Tajani: Incredibile
«Quello che è successo a Torino ha dell'incredibile. Violenza sessuale e arresto. Le forze dell'ordine hanno fatto prontamente il loro dovere, ma perché un magistrato decide di liberare un reo confesso che aveva compiuto un reato così grave? Così si delegittima qualsiasi norma che il governo ha fatto per impedire che ci possa essere violenza sessuale nei confronti delle donne». Lo ha dichiarato a Wicklow, in Irlanda, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Bene ha fatto quindi il ministro Nordio a inviare un'ispezione, perché quello che è accaduto ha dell'incredibile - ha proseguito Tajani - È un fatto gravissimo, inaccettabile, che offende anche la coscienza comune, offende tutte le donne italiane».

Pericolo di Fuga
Non solo è stato scarcerato e messo all'obbligo di firma il 42enne negoziante torinese indagato per l'aggressione sessuale ad una ragazzina di 13 anni. Il gip non ha neppure convalidato il fermo, che era stato eseguito dalla polizia. Lo si ricava dall'ordinanza. Secondo il giudice a carico dell'uomo ci sono in effetti «gravi indizi di colpevolezza». Però, a differenza di quanto ha detto il pm, non sussisteva il «fondato» pericolo di fuga, presupposto essenziale per il fermo. Esistono comunque le esigenze cautelari che giustificano l'obbligo di firma: in particolare, «il concreto e attuale pericolo di commissione di reati» analoghi.

Selfie con lo squalo, il nuovo trend social che preoccupa gli USA

I grossi predatori vengono attirati con esche, catturati e portati a riva per scattare le foto, e poi rilasciati di nuovo al largo. Ma secondo il sindaco di Head Bay, una delle località coinvolte, abituare gli squali a venire a nutrirsi vicino alle spiagge può diventare estremamente pericoloso


Il "selfie con lo squalo" rischia di trasformarsi in un nuovo trend social sulle spiagge del New Jersey. A Bay Head, cittadina balneare della contea di Monmouth, i cacciatori di selfie attirano gli squali al largo, li portano fino alla spiaggia e si fotografano con gli animali prima di liberarli. Un fenomeno documentato da diversi video pubblicati sui social. In uno dei filmati diventati virali, un gruppo di persone trascina sulla spiaggia uno squalo toro lungo circa due metri e mezzo e posa per alcune fotografie. Una pratica che ha però suscitato l'allarme del sindaco Bill Curtis, preoccupato per la presenza dei predatori vicino ai bagnanti.

La pesca degli squali e le foto sui social
La vicenda è iniziata il 17 luglio, quando un gruppo di giovani bagnini della contea di Monmouth ha catturato a riva un grosso squalo toro. Dopo essersi fotografati con l'animale davanti ai bagnanti, lo hanno riportato in mare aperto e liberato.

Da quel momento però la pratica si è ripetuta. Il gruppo avrebbe catturato altri tre squali toro, mentre altri pescatori avrebbero catturato anche uno squalo tigre su alcune spiagge più a nord della contea di Monmouth. Le catture sarebbero avvenute di notte, su spiagge deserte.

Alex Langeveld, uno dei pescatori, ha però contestato l'accusa che gli squali vengano  uccisi. "Molte persone - ha scritto sui social - non vogliono accettare il fatto che gli squali esistano, ma è così, e ci sono sempre stati. Non siamo noi ad attirarli, vivono e cacciano già lì. Utilizziamo attrezzature da pesca per squali adeguate e legali per catturare questi animali. Ogni squalo viene trattato con cura e rilasciato rapidamente. Peschiamo dopo l'orario di chiusura delle spiagge, quando le persone vengono allontanate dall'acqua. E, nonostante alcune informazioni errate che circolano, non pasturiamo le acque. Prendiamo un'esca e la caliamo semplicemente a circa 300-400 metri dalla riva".

E il capitano John Schaible, intervistato da una troupe di CBS News, ha spiegato che alcuni pescatori raggiungono acque più profonde, calano l'esca e recuperano gli squali utilizzando le attrezzature dalla spiaggia. "Si stanno solo divertendo. Non li uccidono. Magari scattano un paio di foto e poi li lasciano andare", ha detto Schaible a proposito delle persone che pubblicano sui social le immagini degli incontri con gli squali.


L'allarme del sindaco di Bay Head
A suscitare allarme è però la questione della sicurezza delle spiagge. Il sindaco di Bay Head, Bill Curtis, teme che l'utilizzo di esche possa portare i predatori più vicino alle zone frequentate dai bagnanti. "Non è illegale pescare qui - ha detto - Non è illegale pescare squali, ma questo attira" più vicino alla spiaggia "i predatori che sono in cerca di cibo, e qui ci sono molti bagnanti". Secondo il sindaco, il problema non riguarda quindi soltanto la cattura degli animali, ma il possibile effetto della pratica sulle loro abitudini di alimentazione nelle acque vicine alla costa. "Mettere del cibo in acqua affinché i pesci lo mangino non fa altro che attirarli più vicino alla riva", ha spiegato Curtis.

Più squali lungo la costa
Le catture hanno riportato l'attenzione sulla presenza degli squali lungo la costa del New Jersey durante l'estate. Secondo Greg Hinks, biologo del Dipartimento della pesca e della fauna selvatica del New Jersey, le segnalazioni di squali toro sono diventate molto frequenti. "Sento parlare di squali toro ogni settimana, quasi ogni giorno", ha affermato Hinks, definendo il fenomeno "senza precedenti". Tra le possibili spiegazioni c'è la grande disponibilità di prede vicino alla costa: a fine maggio banchi di calamari si sarebbero concentrati a pochi chilometri dalle spiagge, mentre successivamente sarebbero arrivati fitti banchi di anguille di sabbia. Anche le condizioni dell'oceano potrebbero avere un ruolo: la NOAA ha evidenziato che il riscaldamento degli oceani può modificare la distribuzione delle prede e, di conseguenza, quella dei grandi predatori marini.

Fonte: Tgsky24.it

martedì 1 settembre 2026

Australia, donna sopravvive ad attacco prendendo a pugni uno squalo


Dopo essere stata morsa alla coscia e alle braccia, riportando una grave emorragia e ferite così profonde da costringere successivamente i medici ad amputarle il braccio sinistro, la donna ha cominciato a sferrare i pugni finché l’animale ha mollato la presa

L’unica cosa che ha potuto fare quando si è trovata davanti uno squalo bianco di 4 metri è stata combattere. Ha colpito ripetutamente con dei pugni quell’animale che l’aveva trascinata sott’acqua a Coogee Beach, in Australia, lottando come se stesse “combattendo contro un dinosauro”. A raccontare alla BBC la drammatica disavventura che l’ha vista protagonista è una donna di Sydney di 34 anni, Leah Stewart, che ha detto come fosse stata determinata a vivere per il bene della sua bambina.

L'attacco
I fatti risalgono allo scorso giugno quando la donna, durante la consueta nuotata del sabato mattina, ha sentito gridare. "Ho sentito una ragazza dietro di me... un urlo acuto. Mi sono girata e dietro di lei c'era un'enorme, enorme pinna. Era gigantesca", ha raccontato a 60 Minutes di Nine Network. "Ho guardato le sue dimensioni e ho capito che non era un delfino. Il muso dello squalo era orribile, con piccoli occhi neri e sporgenti e i suoi denti e la sua bocca erano enormi". "Ci siamo trovati faccia a faccia", ha detto Stewart, a soli 30 centimetri di distanza. Dopo essere stata morsa alla coscia e alle braccia, riportando una grave emorragia e ferite così profonde da costringere successivamente i medici ad amputarle il braccio sinistro, la donna ha cominciato a sferrare i pugni finchè l’animale ha mollato la presa. La 34enne è stata portata a riva da altri nuotatori e trasportata d'urgenza in ospedale, dove è stata indotta in coma farmacologico e sottoposta a quasi una dozzina di interventi chirurgici.

Fonte: Tgsky24.it

lunedì 31 agosto 2026

“Giorgio Armani mi diceva di continuare a cantare in inglese e fare canzoni con la cassa dritta. Se potessi smetterei oggi stesso di fare musica, ma quando salgo sul palco capisco che è il mio fottuto elemento”: parla Alexia

La cantautrice si racconta tra pubblico e privato. Su Sanremo 2027: "Ho tanti brani, ma in inglese"


“Se potessi smetterei oggi stesso di fare musica, ma quando salgo sul palco capisco che è il mio fottuto elemento”. Parola di Alexia, che si è raccontata in una intervista a Sette de Il Corriere della Sera. “Oggi ho una cosa preziosa come la mia famiglia e faccio fatica a staccarmene per viaggi e impegni. Ma stare davanti al pubblico resta una catarsi meravigliosa”, ha poi spiegato la regina delle estati del Festivalbar, quattro partecipazioni e una vittoria al Festival di Sanremo 2003 e milioni di dischi venduti sulle spalle.

A proposito di famiglia, Alexia è sposata con Andrea Camerana, nipote di Giorgio Armani: “Ci siamo conosciuti alla settimana della moda del 2003. La mia precedente relazione era finita e con Andrea ci univa anche l’aver perso entrambi da poco i nostri papà”.

“Abbiamo iniziato a messaggiare e poi a frequentarci. – Ha raccontato – Nel 2004 mi ha chiesto di comprare uno spazzolino da lasciare a casa sua a Milano. Gli ho detto: va bene, ma solo lo spazzolino (ride, ndr). Alla fine dell’anno mi ha chiesto di sposarlo. Oggi abbiamo due figlie”.

Invece dal grande stilista Armani, scomparso il 4 settembre 2025: “Mi ha insegnato la disciplina: curare corpo e mente, lavorare senza perdere di vista l’obiettivo, ma anche seguire l’istinto. Mi diceva di continuare a cantare in inglese e fare canzoni con la cassa dritta. Nel 2024, quando ho presentato il singolo del mio ritorno all’Armani Privé, si è messo in prima fila. Alla fine mi ha riempita di complimenti. Sono felice che abbia visto questa mia rinascita”.

Alexia "Le critiche gratuite e gli insulti mi danno fastidio"
Il rapporto con gli haters o le critiche: “Le critiche gratuite e gli insulti mi danno fastidio, ma oggi per certi versi trovo gli hater sui social dei codardi: una volta almeno avevano il coraggio di dirtele in faccia le cose. Durante uno spettacolo uno mi disse: la tua musica non vale niente”.

E su Sanremo 2027: “In questo momento ho diversi brani, ma sono tutti in inglese. Con la canzone giusta tornerei volentieri, ma avrei più paura. Con gli anni si diventa più sensibili e non mi augurerei di vincere: è faticosissimo portarsi il peso della vittoria”.

Maria Spinelli uccisa al rave, aveva 22 anni. Dopo gli studi all'alberghiero di Silvi si era trasferita in Svizzera dove aveva trovato lavoro

Tra i DJ che hanno partecipato alla serata e che hanno fatto sapere attraverso i social ai propri follower di stare bene, uno ha fatto riferimento alla perdita di una cara amica


Maria Spinelli aveva 22 anni (il 26 ottobre avrebbe compiuto 23 anni) ed era residente a Citta Sant'Angelo, in provincia di Pescara, dove vive ancora il papà. Era nata ad Atri, in provincia di Teramo, dove era attivo il punto nascita di riferimento. Aveva studiato all'alberghiero di Silvi, sede distaccata dell'Istituto Zoli. Da qualche tempo aveva scelto di andare a vivere in Svizzera dove aveva trovato lavoro. «Conosco la famiglia ma non la ragazza», dice il sindaco Perazzetti.


«È subito emerso che qualsiasi soccorso sarebbe arrivato troppo tardi per la ragazza», ha detto il portavoce della polizia dopo la sparatoria al rave party all'ippodromo di Arau. «Purtroppo, una volta acquisita una prima idea della situazione e constatata la presenza di feriti, è emerso subito che qualsiasi soccorso sarebbe arrivato troppo tardi per quella donna».

Le reazioni
Tra i DJ che hanno partecipato alla serata e che hanno fatto sapere attraverso i social ai propri follower di stare bene, uno ha fatto riferimento alla perdita di una cara amica, e cioè proprio Maria Spinelli. «Sto ancora cercando di realizzare cosa sia successo perché ho perso un'amica importante e non ho le parole giuste per esprimerlo. Rip M.».

«Esprimo, a nome personale e dell’intera Giunta regionale d’Abruzzo, il più profondo cordoglio per la tragica scomparsa di Maria Spinelli, giovane originaria di Atri e residente a Città Sant’Angelo, rimasta vittima della sparatoria avvenuta ad Aarau, in Svizzera. In questo momento di immenso dolore, la Regione Abruzzo si stringe con affetto e partecipazione alla sua famiglia, agli amici e alle comunità di Atri e Città Sant’Angelo, profondamente colpite da questa drammatica vicenda.

Il nostro pensiero va anche agli altri feriti e a tutte le persone coinvolte. Auspichiamo che le autorità svizzere possano fare piena luce sull’accaduto e assicurare alla giustizia i responsabili», dice il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio.