giovedì 18 giugno 2026

Ristorante trasformato in discoteca e irregolarità: denunciato titolare e chiuso il locale

Quando le forze dell’ordine si sono presentate, all’interno del locale veniva riscontrata la presenza di oltre 450 persone su una capienza massima consentita di 45 per la sola attività di ristorazione


Crema - Nuovo giro di vite della Questura su alcuni locali ed esercizi pubblici della provincia. Nella serata di ieri, sulla base di quanto condiviso in sede di Riunione Tecnica di Coordinamento tenutasi in Prefettura, si è svolto un servizio straordinario interforze presso un esercizio pubblico di Crema, che ha visto impegnati equipaggi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia Locale, coadiuvati anche da personale dei Vigili del Fuoco e dell’Ispettorato del Lavoro.

L’attività è stata disposta con ordinanza del Questore a seguito di recenti accertamenti da parte degli agenti del Commissariato di Crema che nelle scorse settimane avevano evidenziato come il localein possesso solo di una licenza per attività di ristorazione –  dopo le 23.00 del venerdì e del sabato, si trasformasse in un locale di pubblico spettacolo, con musica ad alto volume anche oltre le 2 del mattino. Con tanto di presenza di un deejay, persone che ballavano in tutto il locale, presenza di addetti alla sicurezzadivenendo di fatto una vera e propria discoteca senza aver richiesto alcun tipo di licenza per la quale, tra l’altro, sono necessarie le valutazioni della Commissione Comunale di Vigilanza sui Pubblici Spettacoli in tema disicurezza e sulle normative antincendio.

Negli scorsi fine settimana, diverse erano state anche le chiamate al 112 per disturbo alla quiete pubblica, anche in tarda notte e per litigi ed aggressioni nei pressi del locale.

Nella serata di ieri quando le forze dell’ordine si sono presentate, all’interno del locale veniva riscontrata la presenza di oltre 450 persone (su una capienza massima consentita di 45 persone per la sola attività di ristorazione) gran parte delle quali intente a ballare con musica ad altissimo volume gestita da un deejay.

Per motivi di sicurezza è stata subito interrotta l’attività illecita e i clienti sono stati fatti uscire gradualmente dal locale anche per consentire lo svolgimento delle attività accertative delle diverse irregolarità.

Tenuto conto che l’attività abusiva non era occasionale, ma effettuata tutti i fine settimana, il proprietario è stato denunciato perapertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo in violazione della normativa e delle prescrizioni dell’Autorità a tutela dell’incolumità pubblica, mentre l’impianto audio è stato sequestrato.

I tecnici dell’Ispettorato del Lavoro e dei Vigili del Fuoco hanno riscontrato la presenza di 6 lavoratori in nero, il mancato rispetto della normativa antincendio e sulla sicurezza prevista per i locali di pubblico spettacolo, documentazione sulla valutazione dei rischi non adatta ad una attività di pubblico spettacolo, mentre il personale della Polizia Locale di Crema ha riscontrato la presenza di alimenti scaduti e mal conservati e l’assenza dei dispositivi per la verifica del tasso alcolemico degli avventori.

Sulla base di tutto ciò, sabato mattina è stato anche adottato dal Questore di Cremona un provvedimento di sospensione della licenza ex art.100 Tulps per la durata di 8 giorni, integrato da altri provvedimenti di sospensione delle attività imprenditoriali, da parte dell’Ispettorato del Lavoro, nei riguardi del titolare del locale e dell’Istituto di Vigilanza per aver impiegato, quest’ultimo, un lavoratore irregolare.

Sempre nell’ambito delle attività di prevenzione e tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica svolte dalla Polizia di Stato, nella giornata di ieri è stato adottato un altro provvedimento di sospensione della licenza sempre ex art.100  nei confronti di una discoteca di Cremona, per la durata di 15 giorni.

Il provvedimento si è reso necessario a seguito dei recenti episodi di violenza verificatisi all’interno e nelle immediate adiacenze del locale, tra cui, in particolaredue risse tra numerose persone anche con l’utilizzo di spranghe, cinture e bottiglie di vetro, sedate solo grazie al tempestivo intervento degli equipaggi della Polizia di Stato e dei Carabinieri, giunti sul posto su chiamata di avventori o di genitori che, preoccupati, attendevano all’esterno l’uscita dei propri figli.

È stata inoltre riscontrata l’illecita somministrazione di alcol ai minorenni, tra l’altro, segnalata in Questura, nei giorni scorsi, anche da un genitore preoccupato per la propria figlia solita frequentare la discoteca.

Musica a palla fino all’alba e weekend senza sonno: bloccato il rave ai Giardini Reali

Saltano iDisconi Realinell’area verde dietro piazza Castello. La questura sull’evento: «Si sarebbe protratto per l’intera nottata»

La foto di un rave party

Musica spenta, nessun impianto né attrezzatura. Chi si aspettava venerdì sera una festa techno, nella cornice dei giardini Reali, non ha trovato altro che i lampeggianti delle forze dell’ordine, arrivate per assicurarsi che il party lanciato sui social, non autorizzato, non si svolgesse. E così il giorno dopo al parco Colletta, dove i DJ set abusivi non sarebbero una novità.

È la stretta della questura su concerticlandestinie rave, nell’ambito delle ordinarie attività di prevenzione e controllo.

Si chiamava «Disconi Reali» la festa in programma venerdì scorso nello spazio verde alle spalle di piazza Castello. Chi c’era dietro? Il tam tam è scattato su Instagram, dove l’appuntamento veniva descritto come «free», gratuito, ed era previsto dalle 22 in poi. Ma, scrive la questura in una nota, l’evento con ogni probabilità «si sarebbe protratto in avanti per l’intera nottata». E così che gli agenti della polizia di Stato sono intervenuti prima che i Giardini Reali potessero trasformarsi in una discoteca a cielo aperto con vista Mole: già dal primo pomeriggio hanno presidiato la zona, dissuadendo gli organizzatori del party a portarlo avanti.

Proteste dei residenti per la musica alta al parco Colletta

La festa è finita prima di cominciare anche al parco Colletta, poco lontano dal cimitero monumentale. Da tempo i residenti lamentavano di venire disturbati da musica alta tutti i weekend, con casse accese anche fino a dopo l’alba. «Sono le 7,30 del mattino di domenica - ha scritto uno di loro a Specchio dei tempi nei giorni scorsi -: come ieri mattina e come ogni fine settimana arriva attraverso le finestre il tambureggiare della musica del rave, che tutte le notti dei fine settimana si tiene nel parco Colletta».

La lettera va avanti: «Questo nonostante le proteste e una interpellanza in Comune del 2024 e nonostante sia presente una caserma dei carabinieri in corso Regio Parco, a poche centinaia di metri di distanza. Questa è la cura che il Comune ha del sonno dei cittadini e della salute della fauna dell’area protetta del Meisino.» La conclusione? «Rassegnati constatiamo».

Esposto dei cittadini e intervento delle forze dell’ordine

Oltre alle segnalazioni, alcuni cittadini avevano avviato anche una raccolta firme per presentare un esposto contro schiamazzi e rumori notturni. E così, la notte tra sabato e domenica è arrivata la polizia, che aveva notato, soprattutto nelle ultime settimane, «la presenza di soggetti di origine sudamericana e di area antagonista - scrive nel comunicato la questura - che organizzano feste con musiche ad alto volume, richiamando sul luogo centinaia di persone».

Come per i Giardini Reali, gli agenti hanno presidiato il polmone verde già dal primo pomeriggio di sabato, controllando soprattutto i tre accessi principali e le due strade sterrate di collegamento. Con il supporto di carabinieriguardia di finanza e polizia locale, gli agenti hanno impedito a macchine o furgoni di entrare nel parco e montare l’attrezzatura - impianti e tendoni - per dare vita a eventuali rave, concerti o altri eventi autogestiti e non autorizzati.

Nuove misure contro i rave nei parchi di Torino

Non è escluso che nei prossimi giorni verranno messi dei dissuasori in alcuni varchi per ridurre gli ingressi da vigilare. Di certo, assicura la questura, i controlli straordinari andranno avanti anche nei prossimi weekend. Faro acceso sulle feste abusive in tutte le aree verdi: dal Valentino, dove a fine maggio era già scattato un blitz al chiosco Ogimomo, fino al Parco Dora.

Trionfo per l’Adriatic Sound Festival. Serate record con 15mila ingressi

Edizione da grande folla all’aeroporto di Fano. La curiosità: denunce per furto di catenine e carta di credito

Edizione da grande folla all’aeroporto di Fano. La curiosità: denunce per furto di catenine e carta di credito

Sabato sera l’Adriatic Sound Festival non ha riempito solo l’aeroporto. Ha portato curiosi anche fuori dall’area del festival, lungo la strada dietro il palco principale, quello che richiama l’Arco d’Augusto. Frotte di persone si sono fermate lì, a guardare da lontano luci e scenografie e a godersi gratis almeno un pezzo della festa, sotto l’occhio vigile della Polizia Stradale, presente per evitare intralci e problemi alla viabilità.

Dentro, intanto, i numeri quasi raddoppiavano rispetto alla prima serata: dagli 8.268 ingressi di venerdì ai 14.786 ticket staccati sabato, quella che con ogni probabilità resterà la notte più affollata dell’edizione 2026. Ora la curiosità è per il dato finale della terza serata, quella di ieri, più breve e destinata a concludersi a mezzanotte anziché alle tre del mattino, in vista del ritorno al lavoro del lunedì. A colpire non sono soltanto i numeri, ma anche il profilo del pubblico.

Se per anni la musica elettronica è stata associata quasi esclusivamente ai più giovani, davanti ai tre palchi del festival si incontrano ormai persone di tutte le età. Ventenni, trentenni, quarantenni, ma anche cinquantenni e sessantenni arrivati da ogni parte d’Italia e dall’estero per vivere l’esperienza dell’Adriatic Sound.

Una presenza internazionale che continua a far discutere la città, tra chi sottolinea i disagi legati alla manifestazione e chi invece vede nell’evento una vetrina importante per il territorio. A raccontarlo è anche un operatore ricettivo fanese: "Quest’anno ho ospitato cinque francesi sui 35 anni, arrivati per un addio al celibato. Sono andati al festival e il giorno dopo hanno visitato Urbino". Sul fronte della sicurezza, anche la seconda serata si è chiusa senza episodi particolarmente gravi. I carabinieri hanno raccolto una trentina di denunce per smarrimento di telefoni cellulari. Già nel pomeriggio di ieri ne erano stati recuperati quindici e sono state avviate le procedure per contattare i proprietari e procedere alla restituzione. Si registrano inoltre due denunce per furto con destrezza di collanine. In uno dei casi la Polizia di Stato è riuscita a individuare in tempi rapidi il presunto autore dopo che una ragazza si è accorta di quanto accaduto a un’amica e ha fornito elementi utili agli agenti. La collanina, tuttavia, non è stata recuperata. Curioso anche l’episodio che ha coinvolto un uomo di 55 anni, il quale si è accorto che qualcuno, approfittando della confusione, gli aveva sottratto dalla tasca una carta di credito. La carta, inutilizzabile senza il codice Pin, è stata ritrovata poche ore dopo da un agente della Polizia Locale di Fano e restituita al proprietario.

"È stata una serata spettacolare – commenta Nicolò Baldelli, uno degli organizzatori –. Ho ricevuto tantissimi messaggi di complimenti sia per l’aspetto artistico e scenografico sia per l’organizzazione. Tanta festa, tanto divertimento, tanta energia in completa sicurezza. Questo ci rende molto soddisfatti". I numeri complessivi dell’edizione 2026 saranno resi noti nei prossimi giorni. Ma dopo la serata da quasi 15mila ingressi, il festival ha già mostrato la sua dimensione.

Keanu Reeves: «L'intelligenza artificale può aiutare la medicina, ma non l'arte. La musica deve dare voce alle persone. Gli artisti hanno il dovere di prendere posizione»

L’attore è impegnato in un tour mondiale con i Dogstar: «La cultura italiana è bellissima e siamo felici di tornare nel vostro Paese. Tra un concerto e l’altro possiamo passeggiare, vedere musei, godere della vostra architettura»


Keanu Reeves
 è tornato a indossare i panni del musicista e imbraccia il basso con la sua storica band, che oggi vive una seconda vita: i Dogstar. L’attore canadese, indimenticabile in Matrix e John Wick, è impegnato in un tour mondiale che toccherà anche l’Italia con quattro date: 11 luglio a Roma, 12 a Bari, 14 a Pordenone e 15 a Milano. Il gruppo presenterà All in Now, nuovo album che segna il ritorno discografico del gruppo dopo anni di silenzio. «La cultura italiana è bellissima e siamo felici di tornare nel vostro Paese. Tra un concerto e l’altro possiamo passeggiare, vedere musei, godere della vostra architettura», raccontano al Corriere. Keanu Reeves aggiunge di avere «passione, e feeling con il nostro Paese: mi sento sempre molto bene in Italia. Mi hanno sempre accolto in modo caloroso. Ma tutto il pubblico è sorprendente, l’italiano passionale e il giapponese più composto. E noi amiamo cantare nei festival e nei piccoli club».

La storia dei Dogstar nasce quasi per caso nei primi anni ’90, quando Keanu Reeves e Robert Mailhouse, batterista, si incontrano in un supermercato e iniziano a parlare di hockey. Da quella conversazione nasce l’idea di un progetto musicale che, con l’ingresso di Bret Domrose alla chitarra e alla voce, diventa una band vera e propria. Un percorso lungo, fatto di pause e ritorni, che oggi raccontano così«Siamo fratelli. Ridiamo, piangiamo, ci lasciamo e poi torniamo insieme. È il nostro segreto». Dopo lo scioglimento nel 2002 e la reunion nel 2020, il gruppo è tornato stabilmente sulle scene dal 2023, con una nuova fase creativa che ha prodotto anche due album in tempi ravvicinati. «È stato bello ritrovarsi, sono molto felice di questo», ha aggiunto l’attore.

«Quest’album rappresenta la continuità con il passato e ha una grande energia. Siamo entusiasti di questa nuova musica e di incontrare il pubblico in Italia», spiegano. Nel brano What Is, la band prende anche posizione in modo esplicito nei confronti di Donald Trump. Il brano è infatti un attacco diretto e anche rivendicato: «Il ruolo della musica è dare voce alla gente e per gli artisti è importante cogliere questa opportunità e prendere posizione». La band insiste molto sul valore del rapporto umano nei concerti: «La musica ti sorprende, sempre. Sotto la pioggia la gente resta comunque ai nostri concerti perché cerca il rapporto umano. Ed è questo che conta davvero».

E che ne pensano Keanu Reeves e compagni di avventura di hip hop e trap? «Siamo rocker, ma apprezziamo tutto: l’importante è che ognuno faccia ciò che sente», spiegano. Ma, verso l’intelligenza artificiale applicata all’arte, tutti loro nutrono una profonda diffidenza: «Può essere utile in ambito medico, ma nell’arte no». Sono «spaventati dall'intelligenza artificiale, perché ciò che conta nella musica sono le connessioni umane, il resto conta poco».

domenica 14 giugno 2026

No, non ci mancano i tormentoni del Festivalbar. Ma abbiamo nostalgia di un’estate che non tornerà mai più

I tormentoni estivi non erano solo canzoni di successo, erano un fenomeno culturale capace di attraversare classi sociali, generazioni e territori, creando un immaginario condiviso. Oggi, nell'epoca dello streaming, degli algoritmi e delle playlist personalizzate, la musica accompagna sempre più percorsi individuali

Daniele Bossari, Alessia Marcuzzi e Michelle Hunziker al Festivalbar 2002

Avete presenti quelle estati in cui una canzone riusciva a impossessarsi delle esistenze di tutti? Quelle in cui bastavano tre note per sapere che era arrivato giugno e che da quel momento non ci sarebbe stato scampo. La sentivi alla radio mentre andavi al mare, nei negozi del centro, negli stabilimenti balneari, nelle autoradio bloccate nel traffico delle partenze. Era ovunque. E, soprattutto, era di tutti.

Il rito del Festivalbar
Per chi è nato prima degli anni Novanta inoltrati, l'estate aveva una liturgia precisa. Prima ancora delle vacanze c'era il Festivalbar. Non era soltanto un programma televisivo. Era una sorta di rito collettivo che sanciva l'inizio della bella stagione. Arrivava la canzone dell'estate e ce la portavamo dietro fino a settembre. Volenti o nolenti. Alcune sono invecchiate male, altre sono diventate piccoli classici popolari, ma tutte hanno avuto il potere di trasformarsi in marcatori temporali della memoria.

Il potere delle canzoni
È curioso come la musica riesca a fare ciò che spesso non riescono le fotografie. Una canzone non conserva soltanto un ricordo. Conserva un'atmosfera. Un odore. Una temperatura. Un modo di stare al mondo. Basta ascoltare una hit degli anni Novanta o dei primi Duemila per ritrovarsi improvvisamente in una piazza, su una spiaggia, in una camera da letto con il ventilatore acceso e i compiti delle vacanze ancora da iniziare.

Laura Freddi, Amadeus e Federica Panicucci presentavano il Festivalbar 1995

Forse è anche per questo che i social network sono pieni di pagine dedicate al Festivalbar, alle classifiche estive, alle sigle televisive di quegli anni. Non è soltanto nostalgia. È il bisogno di recuperare un'esperienza collettiva che sembra appartenere a un'altra epoca. La nostalgia, del resto, non riguarda mai davvero il passato. Riguarda il presente. È il modo con cui misuriamo ciò che abbiamo perduto.

Il mondo della musica è cambiato radicalmente
Nel frattempo il mondo della musica si è trasformato radicalmente. Abbiamo assistito alla scomparsa dei supporti fisici, alla rivoluzione digitale, all'arrivo dello streaming. Siamo passati dall'attesa all'immediatezza. Dall'ascolto condiviso all'ascolto personalizzato. Oggi abbiamo accesso a una quantità pressoché infinita di musica eppure, paradossalmente, sembra più difficile trovare canzoni capaci di unire intere generazioni. Gli algoritmi ci conoscono. Ci suggeriscono cosa ascoltare, cosa potrebbe piacerci, quale artista assomiglia a quello che abbiamo appena messo in cuffia. Ma proprio questa personalizzazione estrema ha frammentato il paesaggio musicale. Ognuno vive nella propria colonna sonora. Ognuno abita una playlist diversa. Per anni, sociologi e osservatori della cultura pop hanno parlato della fine dei fenomeni collettivi. La televisione generalista perde pubblico. Le grandi narrazioni comuni si indeboliscono. I consumi culturali diventano sempre più individuali. Anche la musica sembra destinata a seguire questa strada.

Le estati di ieri e quelle di oggi
Forse è proprio qui che si nasconde la differenza più profonda tra le estati di ieri e quelle di oggi. Non nella qualità delle canzoni, né nella nostalgia un po' selettiva con cui ricordiamo il passato. Ma nell'esperienza condivisa. Per una generazione cresciuta tra radio, televisioni generaliste e Festivalbar, i tormentoni erano un linguaggio comune. Li amavi o li detestavi, ma li conoscevi. Erano il sottofondo inevitabile di un Paese che, almeno per qualche settimana, sembrava ascoltare le stesse cose. Oggi accade sempre più raramente. Le classifiche esistono ancora, le hit pure. Ma difficilmente una canzone riesce a diventare il punto di incontro di milioni di persone come accadeva un tempo.

Non è necessariamente un bene o un male. È semplicemente il segno di una trasformazione più ampia. Viviamo in una società che offre possibilità quasi infinite di scelta e che, allo stesso tempo, riduce gli spazi dell'esperienza comune. Ognuno costruisce il proprio palinsesto, la propria informazione, la propria colonna sonora. Siamo più liberi, forse, ma anche più soli nei nostri consumi culturali.

Per questo i vecchi tormentoni continuano a riaffiorare nella memoria collettiva. Non tanto perché fossero capolavori. Ma perché rappresentano uno degli ultimi momenti in cui la cultura pop riusciva ancora a creare una piazza. Una piazza rumorosa, spesso kitsch, qualche volta imbarazzante, ma pur sempre una piazza.

Quell'epoca è finita. E probabilmente non tornerà. I tormentoni continueranno ad esistere, ma difficilmente avranno lo stesso potere di unire, attraversare generazioni e territori, trasformarsi in una colonna sonora davvero condivisa. Eppure, quando parte una vecchia hit estiva, accade ancora qualcosa. Per tre minuti e mezzo ci ritroviamo tutti nello stesso posto: non in una playlist, ma in un ricordo. Voi quale scegliereste?

Max Pezzali, una grande festa karaoke anni 90 all'Allianz Stadium di Torino

Al via «Max Forever - Gli anni d'oro - Stadi 2026», il tour più venduto dell’anno: adolescenti e adulti cantano insieme i successi pop

Max Pezzali, 58 anni, all'Allianz Stadium di Torino (foto: Filippo Alfero)

Torino - A tuffarsi negli anni 90 cantati da Max Pezzali c'è chi ai tempi era ragazzino e chi nemmeno era nato. Il pubblico dell'ex 883 è un mix di età da studio sociologico, come conferma «Max Forever - Gli anni d'oro - Stadi 2026», tour più venduto dell'anno con oltre 660mila biglietti già staccati e dieci sold out su 15 concerti in programma. Accanto ai quarantenni, sabato 13 giugno alla prima data (all'Allianz Stadium di Torino, domenica 14 altro tutto esaurito, 80mila spettatori in tutto) c'è Isabel di 8 anni, al primo concerto. La passione l'ha ereditata dal papà Paolo Pantuso, 47 («Mi viene ancora adesso la pelle d'oca ad ascoltare le sue canzoni, perché mi ricordano quando ero ragazzino»).

Davide Basso ha compiuto proprio sabato 19 anni: per lui e i suoi amici i 90s sono un'era lontanissima, eppure «a livello musicale preferisco le canzoni degli anni 90 come quelle di Max, perché dicono cose che hanno un senso, in cui i giovani possono rispecchiarsi». Max Pezzali, che ragazzo lo è stato negli anni 80, ha contribuito a rendere i 90 l'emblema della nostalgia adolescenziale e li celebra con infinite citazioni d'epoca.

Il concerto si apre con un omaggio al Festivalbar, in particolare all'edizione del 1995 (anno in cui è nata Giulia Serafini, al terzo concerto, cresciuta a «pane e cassette di Max Pezzali grazie a mio fratello più grande») vinta dagli 883 con Tieni il tempo, il brano che apre il live (e che, con Bella vera e La lunga estate caldissima, è stato trasmesso su Corriere.it). A condurre il FestivalMax, come è ribattezzato, ecco in video Amadeus, alla guida della gara dal 1993 al 1997. Tra citazioni dance e pupazzi giganti, scorrono Sei un mito, Viaggio al centro del mondo, La regola dell'amico. Lo stadio canta ogni verso, ogni rima, come in un karaoke in versione XXL. In fondo, Fiorello con il codino e il suo show nelle piazze è esploso proprio negli anni 90.

L'universo tranne noi e Ci sono anch'io, colonna sonora del cartoon Disney Il pianeta del tesoro, sono per le nuove generazioni di fan: pressoché dimenticate, sono riemerseanche su TikTok, social che 30 anni fa sarebbe impazzito per i balletti di Mauro Repettoe adottate dai figli dei Millennial, svezzati da viaggi in auto con i cd degli 883. C'è spazio per sentimenti e riflessioni (pane quotidiano per gli adolescenti di ogni epoca), con un video in cui un giovane Max Pezzali del 1995 dialoga con il sé stesso di oggi. E via con Hanno ucciso l'uomo ragno, Rotta X casa di Dio, Una canzone d'amore.

Sul palco è un tripudio di walkman, Game Boy e vecchi cellulari giganti. Il logo di Mtv diventa Max, gli anni 90 strabordano da ogni particolare e il pubblico se li beve tutti. Balla con La regina del celebrità e Nella notte, piange con Io ci sarò (che cita Bitter Sweet Symphony dei Verve), Nessun rimpianto e Come mai. E se oggi gli Azzurri non sono ai Mondiali, Italia 90 fa parte della memoria collettiva (Notti magiche, cantatissima, è la «sigla di apertura» del live) e il concerto si sposta in uno spogliatoio, con l'omaggio ai grandi del calcio per La dura legge del gol e Gli anni. Il pupazzo Uan di «Bim Bum Bam» si scatena col balletto di Nord Sud Ovest Est, poi è il momento di salutarsi sotto una pioggia di coriandoli. Sapendo che «le notti non finiscono all'alba nella via». E nemmeno gli anni 90.