lunedì 13 aprile 2026

Genova, piazza gremita per Charlotte de Witte: "Oltre 20mila presenze"

Ottomila persone hanno occupato stabilmente la piazza, ma secondo i calcoli del Comune il flusso costante di visitatori e curiosi ha portato il conteggio totale delle presenze - durante il dj set - a superare quota ventimila


Appassionati della techno, visitatori, semplici curiosi: Genova si scopre capitale europea della musica elettronica per una notte, con il Comune che ha calcolato oltre 20mila presenze sabato sera in piazza Matteotti per il dj set di Charlotte de Witte, icona internazionale della techno che, a partire dalle 19.30, ha fatto ballare migliaia di persone.

A occupare stabilmente la piazza, 8mila persone per l'intera durata dello show, ma secondo i calcoli dell'amministrazione il flusso costante di visitatori e curiosi ha portato il conteggio totale delle presenze, durante la performance di Charlotte de Witte, a superare quota 20mila.

Un mix generazionale a ballare fuori dal Ducale
La partecipazione è stata eterogenea: non solo iclubberspiù accaniti e gli appassionati di musica elettronica, ma anche moltissimi giovani, famiglie e turisti affascinati da un'atmosfera fuori dall'ordinario.

Dopo l'esibizione di de Witte, piazza Matteotti è stata animata dal dj set di Valentinø concluso verso le 23.00.

Chi è Charlotte de Witte, la “regina” della techno
Nata a Gand, in Belgio, Charlotte de Witte è oggi considerata la figura più influente della scena techno contemporanea. Fondatrice dell’etichetta indipendente Kntxt, de Witte ha ridefinito i canoni del genere, ottenendo riconoscimenti prestigiosi come il titolo di “Best Techno Dj” ai Dj Awards.

La sua presenza in piazza nel cuore di Genova ha rappresentato un'occasione per vedere all'opera un vero punto di riferimento della musica elettronica globale, capace di trasformare un contesto storico e monumentale in un palcoscenico d'avanguardia.

Salis: “Vogliamo far vivere questa città”
Queste sono giornate pensate specificamente per i ragazzi, ed è emozionante vedere tanti giovani arrivati anche da fuori Genova per assistere a questo spettacolocommenta la sindaca di GenovaSilvia Salis, anche lei presente in piazza.

"La nostra volontà è chiara - spiega - vogliamo far vivere questa città e proporre iniziative capaci di suscitare reale interesse. Sappiamo di essere tra le città europee con l’età media più alta, ed è proprio per questo che il nostro impegno per le nuove generazioni deve essere prioritario: dobbiamo attirarle, interessarle e offrire loro spazi di protagonismo. Un ringraziamento speciale va al consigliere Garzarelli, delegato ai Grandi Eventi, che ha svolto un ottimo lavoro nel coordinare una manifestazione di questa portata e a tutta la giunta che ci ha supportato e aiutato nel rendere questo spettacolo veramente eccezionale”.

sabato 11 aprile 2026

Le 4 frasi peggiori che Crepet sconsiglia di dire agli adolescenti: possono segnare per sempre

Paolo Crepet ci ricorda che certe parole lasciano un segno indelebile, cicatrici invisibili che portiamo dentro. Ti sei mai chiesto quali frasi ti abbiano davvero ferito? O come sarebbe stato riceverle con rispetto e comprensione, invece che con giudizio?

In queste righe esploreremo alcune parole che gli adulti rivolgono ai figli adolescenti senza rendersene conto: confronti, accuse, paragoni. Scopriremo insieme perché fanno male e come, se pronunciate con attenzione, potrebbero trasformarsi in strumenti di crescita, incoraggiamento e fiducia in se stessi.


1. “Alla tua età io facevo di meglio
Ricordi quando avevi quindici anni, alle prese con le prime grandi sfide tra scuola, amici e sogni confusi? E qualcuno, con le migliori intenzioni, ti diceva:

Alla tua età io facevo di meglio.

All’improvviso, anche le tue piccole conquiste sembrano insignificantiTi senti giudicato, messo a confronto con un ideale che non è il tuo. È come se ti dicessero: non sei abbastanza, non vali abbastanza.

Paolo Crepet ci avverte: questa frase è una trappola per l’autostima. Non importa quanto un adulto abbia fatto o realizzato: confrontarti con lui in questo modo non ti aiuta a crescere, ti blocca. Tu, adolescente o giovane adulto, hai bisogno di incoraggiamento, non di paragoni.

Se un amico ti confidasse di aver fallito un compito o perso una partita, vorresti sentirti dire: “Alla tua età io ero migliore”? Probabilmente no. Preferiresti parole che ti spronano, che ti fanno capire che sbagliare è normale e che puoi sempre migliorare.

Le tue esperienze sono uniche. Ogni passo, anche il più piccolo, ha valore.

2. “Non diventerai mai niente
Se la frase di prima può cadere addosso come una pietra, questa sembra una frana in piena regola.

Non diventerai mai niente.

Non è una critica né tantomeno un monito costruttivoÈ una condanna che ti carica il futuro sulle spalle prima ancora che tu possa esplorarlo. Ogni idea, ogni piccolo passo, ogni sogno sembra sbagliato, inutile. Ti chiedi se valga la pena provare.

Paolo Crepet ci ricorda: non dirlo agli adolescenti. Le parole pesano enormemente su chi sta ancora costruendo se stesso. Un semplice incoraggiamento può valere più di mille giudizi.

Pensa a un ragazzo che impara a suonare la chitarra. I primi accordi sono sempre tremolanti. Se gli diciNon diventerai mai niente”, spegni subito quella voglia di provare. Ma se diciGuarda quanto stai imparando, continua così!”, hai appena acceso un piccolo fuoco che potrebbe bruciare tutta la vitaLe parole che scegli oggi possono aprire porte o chiuderle per sempreE ogni parola gentile, ogni piccolo incoraggiamento, può diventare il vento che spinge qualcuno verso il suo vero potenziale.

Crescere significa scoprire chi sei, passo dopo passo, tra errori, tentativi e piccole vittorie. Ma a volte, senza accorgersene, qualcuno mette davanti a te uno specchio che non riflette la tua immagine, ma quella di qualcun altro.

3. “Dovresti essere come tuo fratello / tua sorella.
All’improvviso, ogni tuo gesto, ogni tua scelta, sembra insufficiente. Non sei più tu: sei il riflesso di qualcun altroLa tua unicità si annulla davanti a un modello imposto. Paolo Crepet ci ricorda che gli adolescenti hanno bisogno di crescere nella propria identità, non di misurarsi costantemente contro qualcun altro, neppure con il proprio fratello o la propria sorella.

Dovresti essere come tuo fratello.

Pensa a quando provi a creare qualcosa che ti appartiene, e scopri che tuo fratello ha già vinto un concorso. Sentirti direDovresti fare come luinon ti incoraggia, ti paralizzaTi fa dubitare di te stesso, delle tue capacità, del tuo valore.

Ogni persona cresce a modo suo. Non esistono copie e neppure imitazioni perfette, solo versioni autentiche di noi stessi. E ogni piccolo passo compiuto seguendo la tua strada, ogni tentativo fatto con il cuore, è un passo verso la persona che puoi diventare. Nessun confronto potrà mai sostituire la magia di essere davvero te stesso.

4. “Mi stai facendo soffrire
Il cuore si stringe quando le parole diventano peso, quasi una colpa che non abbiamo commesso.

Mi stai facendo soffrire.”

Non è solo una frase: è un richiamo, un segnale che qualcosa dentro di te è fragile e ha bisogno di attenzione. Ma se viene detta senza delicatezza, rischia di trasformarsi in un’accusa, facendo chiudere l’altro invece di avvicinarlo. Paolo Crepet ci ricorda che gli adolescenti hanno bisogno di sentirsi compresi, non colpevolizzati.

Ricordi quando hai litigato con il tuo migliore amico? Quello che passava i pomeriggi a casa tua a ridere, giocare e non pensare a niente. Dire “Mi stai facendo soffrire” come rimprovero può farlo scappare, isolarti ancora di più. Ma dire “Mi sento ferito da quello che è successo, possiamo parlarne?” apre una porta al dialogo, alla comprensione, al vero ascolto.

Le parole possono costruire ponti tra due cuori o erigere muri che li separano per sempre. Scegliere con cura significa trasformare il dolore in incontro, la sofferenza in vicinanza. In fondo, ogni parola ha il potere di salvare un legame o di perderlo per sempre.

Nicole Minetti, ex igienista dentale di Berlusconi, graziata da Mattarella e Nordio. «Gravi condizioni di salute di un familiare minore»

L'ex consigliera regionale della Lombardia era stata condannata nel processo Ruby bis, quello sulle «cene eleganti»


Nicole Minetti è stata graziata dal Presidente della Repubblica. L'ex igienista dentale, ed ex consigliera regionale della Lombardia, era stata condannata in via definitiva a un anno e un mese per peculato e a 2 anni e 10 mesi per induzione alla prostituzione nell'ambito del processo Ruby bis (le cosiddette cene eleganti).

Il provvedimento di grazia, giunto per motivi umanitari, è stato firmato nelle scorse settimane con il parere positivo del ministro della Giustizia Nordio e quello del Procuratore Capo della Corte d'Appello. Lo riferiscono il Fatto Quotidiano e Mi Manda Raitre (che ha scoperto la notizia, poi spiegata più diffusamente sul quotidiano).

Fonti del quirinale precisano che: “La concessione dell’atto di clemenza – in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere - si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati. La normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore.”


Minetti parla attraverso una dichiarazione dei suoi avvocati, Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra: «Accogliamo con rispetto istituzionale il provvedimento adottato, che si inserisce nel quadro ordinamentale della clemenza individuale, previsto per situazioni eccezionali e valutate rigorosamente in concreto. In casi analoghi, scelte di questa natura restano normalmente confinate alla dimensione personale e familiare, senza una particolare esposizione pubblica. Proprio per questorinnoviamo l’invito al massimo riserbo, in particolare sulla posizione del minore. Ove la risonanza mediatica dovesse tradursi in un pregiudizio concreto per la dignità, la riservatezza e la serenità della vita familiare della Dott.ssa Minetti - e, soprattutto, per la tutela del minoreci riserviamo ogni opportuna iniziativa nelle sedi competenti a tutela dei diritti coinvolti».


I legali spiegano anche: «Il provvedimento di Grazia concesso alla Dott.ssa Nicole Minetti si colloca nel pieno solco dell’istituto costituzionale della clemenza individuale e si fonda su una valutazione in concreto dei presupposti della vicenda, come rappresentati nell’istanza presentata dai sottoscritti Avvocati. In particolare, sono stati posti a fondamento della domanda:
• straordinari profili umanitari, connessi alla tutela della salute e alla condizione di particolare vulnerabilità di un minore, rispetto alla quale si chiede il massimo, dovuto riserbo;
• la necessità di assicurare continuità di cura e stabilità familiare, evitando effetti indiretti sproporzionati su soggetti terzi;
 la distanza temporale e conseguente verifica dell’attualità della funzione rieducativa della pena residua;
• gli elementi di responsabilizzazione personale e reinserimento sociale maturati nel tempo.

«Nel 2022 si era aperta la fase esecutiva - scrive il Fatto - con fascicolo attivo presso la Procura generale. Ma l’esecuzione era stata sospesa: Minetti aveva chiesto l’affidamento ai servizi sociali e l’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza era fissata nel dicembre 2025. Prima ancora di arrivarci, però, è giunta la richiesta di grazia. Il perno fondamentale è la necessità di provvedere a esigenze familiari che devono restare riservate per motivi di privacyEsigenze ritenute valide dalle autorità e dalle istituzioni competenti che hanno deciso di concederle questo raro atto di clemenza senza dare alcuna pubblicità al provvedimento».

A scoprire la notizia è stato il programma d’inchiesta Mi Manda Rai 3 condotto da Federico Ruffo che domenica dedica un’ampia ricostruzione sulle “rimborsopoli” regionali a cura di Floriana Bulfon. La notizia della grazia concessa a Minetti salta fuori dalla curiosità di capire che fine abbiano fatto quei consiglieri terremotati dalle inchieste. La diretta interessata non ha voluto commentare. Minetti ora vive all'estero, accanto a lei il compagno imprenditore Giuseppe Cipriani, attivo da decenni tra Europa e Uruguay. Lei si dedica al volontariato ed è impegnata nell'assistenza di un parente con problemi di salute.

Minetti era stata eletta consigliera regionale in Lombardia nel 2010 a soli 25 anniin virtù della sua candidatura nel listino del presidente Roberto Formigoni. La sua candidatura si disse fosse stata voluta direttamente da Silvio Berlusconi che l'aveva conosciuta in uno stand di PublitaliaNella notte del 27 maggio 2010 Minetti, su richiesta dell'allora premier, si recò nella questura milanese per sottoscrivere l'affido di Ruby, allora minorenne, in quel momento trattenuta dalle forze dell'ordine poiché sospettata di furto e priva di documenti di riconoscimentoNel 2013 fu condannata per sfruttamento della prostituzione nel processo Ruby bis. Nel 2021 fu condannata anche nel processo Rimborsopoli per le spese fatte con i rimborsi dei consiglieri regionali.

“I genitori sono dei rimbecilliti, non sanno dire di no. Finire in coma etilico a tredici anni è un insulto all’intelligenza. Mi sembra surreale”: così Paolo Crepet

Lo psichiatra critica i genitori che aspettano i figli tredicenni ubriachi a notte fonda


Paolo Crepet
 continua a girare l’Italia con lo spettacolo “Il reato di pensare“, mentre il 14 aprile uscirà il nuovo libro “Riprendersi l’anima”. Lo psichiatra e sociologo nell’intervista a Il Tirreno ha anticipato dei temi della sua ultima fatica editoriale.

C’è un capitolo in cui racconto cosa è accaduto a due giornalisti che sono andati a piazza Santa Croce a Firenze alle tre di notteha raccontatoper documentare quello che succede: tredicenni ubriachi, armati di coltelli. Ma la cosa ancora più sorprendente è che, dopo aver parlato con loro sul giro di pusher in piazza, proprio sotto gli occhi di Dante (la statua, ndr), poco distante hanno incrociato un affollamento di automobili dei genitori di quei ragazzi, che li aspettavano pazientemente, a notte fonda, per riaccompagnarli a casaUna situazione al limite della schizofrenia“.

I genitori? “Sono dei rimbecilliti, non sanno dire di no. Finire in coma etilico a tredici anni è un insulto all’intelligenza. È come se fossimo pavidi, incapaci di reagire. Mi sembra surreale. Ai genitori andrebbero poste due domande: pensi che questo sia un buon inizio di vita per tuo figlio, o ti stai solo adeguando a quello che fanno tutti? E poi, soprattutto: visto che concedi ai tuoi figli queste stupide libertà (perché queste sono stupide, non autentiche libertà) pensi che siano più felici? Perché se qualcuno lo pensa davvero, abbiamo vissuto due vite diverse”.

Il titolo del libroRiprendersi l’animanon è scelto a caso perché si chiedese siamo felici, se lo siamo stati o se speriamo di poterlo essere, può sembrare un esercizio provvisorio e perfino ingenuo, ma alla fine è l’unica domanda che ha un senso compiuto”.

giovedì 9 aprile 2026

WhatsApp introduce gli username: c'è una differenza con Telegram


WhatsApp sta introducendo gli username, in maniera però graduale. La funzione è infatti disponibile solo in versione limitata per alcuni utenti su Android e iOS, e permette di connettersi con altre persone senza dover condividere il proprio numero di telefono. Si tratta di un’opzione che abbiamo visto già in altre app di messaggistica, come Telegram per l’appunto, ma vi è una piccola diversità.

Tramite gli username, ogni utente può scegliere un identificativo unico. Ciò consente sia di essere facilmente rintracciabili dagli altri, sia di avere maggiore controllo sulla propria privacy. Basterà infatti digitare il nome utente nella lista contatti per avviare una chat, senza mai mostrare il numero di telefono.

Gli username devono contenere almeno una lettera, essere lunghi tra 3 e 35 caratteri e possono includere lettere minuscole, numeri, punti e underscore. Non possono iniziare conwww.” né terminare con un dominio (.com, .net). Inoltre, se si decide di utilizzare lo stesso username su più piattaforme, occorre considerare che ciò può rivelare collegamenti tra i diversi account.


Chi desidera provare la funzione deve controllare nelle impostazioni del proprio profilo se l’opzione è presente, attraverso la quale poi si potrà creare uno username seguendo una procedura guidata. Una volta scelto, l’username si collega all’account e può essere condiviso con gli altri utenti. Per chi utilizza già altri servizi Meta come Instagram e Facebook, sarà possibile utilizzare lo stesso username, a condizione di verificarne la proprietà tramite il Centro Gestione Account, il pannello che consente di gestire e collegare tutti gli account Meta in un unico luogo.

In più, per aggiungere un ulteriore livello di protezioneè possibile attivare una chiave usernameche è poi l’elemento che lo diversifica maggiormente da Telegram. In pratica chiunque voglia contattarvi per la prima volta dovrà conoscere sia username, sia la chiave, in modo da ridurre il rischio di messaggi indesiderati, così solo utenti autorizzati possono iniziare una conversazione, sempre protetta dalla crittografia end-to-end.

Come anticipato, attualmente gli username sono disponibili solo per un numero limitato di utenti, ma nelle prossime settimane si prevede che la funzione sarà progressivamente estesa.

Fonte: Hdblog.it

mercoledì 8 aprile 2026

In Danimarca si studia l’empatia: un’ora alla settimana in classe fino a 16 anni


L’empatia si studia in classe: dai 6 ai 16 anni. No, non in Italia (almeno non è prevista per il prossimo anno scolasticoma in Danimarca, uno dei paesi più felice al mondo. I danesi, infatti, secondo il World Happiness Report dell’Onu sono sul podio tra i paesi più contenti a livello globale.

Molto dipende, così come segnala Linkiesta, dal fatto che l’insegnamento dell’empatia sia obbligatorio dal 1993 nelle scuole danesi. L’empatia, infatti, aiuta a costruire relazioni, a prevenire il bullismo e ad avere successo nel lavoro. Promuove la crescita di leader, imprenditori e manager.

Danimarca, cosa si fa in classe durante la lezione di empatia
Nelle scuole della Danimarca un’ora alla settimana è dedicata alla Klassens tid, una lezione di empatia per studenti dai 6 ai 16 anni. Durante l’ora di empatia gli studenti parlano dei loro problemi, legati alla scuola o meno, e tutta la classe, insieme all’insegnante, cerca di trovare una soluzione sulla base di un ascolto e una comprensione reali.

Se non ci sono problemi da discutere i bambini stanno semplicemente insieme per rilassarsi e hygge, cioè intimità creata intenzionalmente. Si tratta di un concetto fondamentale per il senso di benessere dei danesi.

L’empatia è un’importante competenza emotiva grazie alla quale è possibile entrare più facilmente in sintonia con la persona con la quale si interagisce. Svilupparla, dunque, può dare una marcia in più.