sabato 1 agosto 2026

Crepet provoca: "Siamo tutti deficienti, a che serve lo studio?"

Paolo Crepet commenta un recente fatto di cronaca e si sfoga: "Non si salva nessuno". Di chi è la responsabilità secondo il sociologo e psichiatra


La ricerca della notorietà a tutti i costi, il ruolo dei social network, il valore dello studio e le responsabilità degli adulti nei confronti delle nuove generazioni. Sono questi i temi affrontati da Paolo Crepet commentando un recente caso di cronaca attualmente oggetto di indagini: il presunto finto attentato rivolto a un giovane cronista vicentino.

Lo psichiatra, sociologo, saggista, scrittore ha colto l’occasione per allargare la riflessione ai cambiamenti della società contemporanea: "Siamo tutti e tutte mitomani da quando esistono i social", ha affermato lapidariamente. Ecco perché.

1. Il monito di Crepet: "A cosa servono talento, competenza e studio?"

2. Perché la responsabilità è degli adulti secondo Crepet

Il monito di Crepet: "A cosa servono talento, competenza e studio?"
"Nulla di nuovo. Il fenomeno non mi stupisce per niente", sono le parole di Paolo Crepet, tratte dall’intervista rilasciata al Corriere della Sera. La ricerca di scorciatoie verso il successo secondo l’esperto non rappresenta una novità, ma è un fenomeno alimentato dalla cultura della visibilità che caratterizza l’epoca dei social network. Oggi, infatti, la notorietà prevarrebbe troppo spesso sul valore delle competenze costruite nel tempo: "I social sono nati proprio con questa funzione, rendere tutti famosi velocemente, senza talento né vera gloria", ha commentato.

"Tutti cercano strade facili. Nell’era dei reality show, a cosa serve il talento, la competenza, lo studio? Scorciatoie, successo e fama veloci sono l’unico faro, ma a che prezzo: siamo diventati tutti deficienti", ha aggiunto il sociologo, sottolineando come il rischio sia quello di trasmettere soprattutto ai più giovani l’idea che preparazione e sacrificio abbiano perso importanza rispetto alla visibilità immediata.

Ma non sono solo i social network ad alimentare questo fenomeno: anche l’Intelligenza Artificiale avrebbe grosse responsabilità. "Con l’AI oggi diventare famosi senza fare nulla è un attimo, ci si può costruire personaggi dal nulla. E l’AI toglie la capacità critica", ha spiegato il sociologo e saggista, che ha aggiunto che la sua preoccupazione riguarda in particolare ciò che accade nel mondo e i riflessi che ha su di noi: "C’è una sorta di imbarbarimento di fondo, non si salva nessuno – ha affermato Crepet -. Poi certo, in alcuni settori o situazioni l’uso dell’AI può essere anche utile".

Perché la responsabilità è degli adulti secondo Crepet
Nel suo ragionamento, infatti, lo studioso non attribuisce la responsabilità principale alle nuove generazioni. Al contrario, ritiene che i ragazzi tendano a riprodurre i modelli proposti dagli adulti: "È inevitabile. Ragazze e ragazzi seguono l’esempio degli adulti. E in una società di uomini e donne che cercano visibilità in qualsiasi modo, anche i più giovani fanno altrettanto. È una deriva partita dagli adulti", ha affermato lo psichiatra, chiudendo con una domanda che lascia spazio alla riflessione: "Come sarà, da adulto, un bambino che ha comunicato sempre e soltanto attraverso un telefono? Quali cambiamenti nel suo modo di vivere i sentimenti e le relazioni, nella sua capacità empatica?".

Una riflessione che, secondo Crepet, richiama l’importanza del ruolo educativo di famiglia e scuola, chiamate a trasmettere ai giovani il valore del pensiero critico, dell’approfondimento e di un uso consapevole delle nuove tecnologie, in un contesto sempre più influenzato dai social network e dall’Intelligenza Artificiale.

Vince 209 milioni al Superenalotto e muore, scontro tra ex moglie (che ora vuole 5mila euro al mese) e vedova


La vincita gli cambiò rapidamente la vita: lasciò il lavoro, cambiò casa e automobile, investì parte del patrimonio. Poco dopo divorziò dalla prima moglie, una donna del Varesotto che lavorava come addetta alle pulizie

Una vincita monstre, due matrimoni, una morte improvvisa e ora un contenzioso che potrebbe finire in tribunale. È la storia di un camionista padovano che nel 2019 centrò al Superenalotto uno dei jackpot più alti mai assegnati in Italia: 209.160.441 euro. Sette anni dopo, la sua morte improvvisa ha riaperto una partita che coinvolge le due donne che hanno condiviso la sua vita prima e dopo la vincita.

La schedina vincente e la nuova vita del vincitore
La cifra da record fu vinta il 13 agosto 2019 con una schedina giocata al bar Marino di Lodi.

Sisal, all'epoca, si limitò a comunicare che il premio era stato riscosso tramite un istituto bancario, senza mai rivelare l'identità del vincitore. Secondo la ricostruzione fornita dai legali all'Associazione Italia, dietro quella schedina ci sarebbe stato un camionista padovano allora quarantanovenne, che l'avrebbe acquistata durante una trasferta di lavoro.

La vincita gli cambiò rapidamente la vita: lasciò il lavoro, cambiò casa e automobile, investì parte del patrimonio. Poco dopo divorziò dalla prima moglie, una donna del Varesotto che lavorava come addetta alle pulizie, alla quale riconobbe un assegno divorzile di 6.300 euro al mese.

Il secondo matrimonio e la morte improvvisa
L'uomo si legò in seguito a una donna di 37 anni originaria di Chieti, che sposò il 24 luglio 2025. La coppia viveva a Padova. Il 28 giugno 2026, però, l'ex camionista è morto improvvisamente. Senza figli, genitori o fratelli, secondo quanto ricostruito dai legali l'intero patrimonio sarebbe finito in eredità alla seconda moglie. Con la sua morte si sono però interrotti anche i versamenti mensili destinati alla prima moglie, che ha deciso di rivolgersi a un legale per tutelare i propri diritti.

Cos'è l'assegno successorio e quando spetta
La richiesta della prima moglie si basa sull'articolo 9-bis della legge sul divorzio, la norma che consente al tribunale di riconoscere, dopo la morte dell'ex coniuge obbligato, un assegno periodico a carico dell'eredità in favore di chi già percepiva l'assegno divorzile e versa in stato di bisogno. Non si tratta quindi di un passaggio automatico degli obblighi dal defunto ai suoi eredi: il diritto va accertato caso per caso.

Il giudice è chiamato a valutare diversi fattori: l'importo versato in vita dal defunto, le reali necessità economiche dell'ex coniuge richiedente, un'eventuale pensione di reversibilità, la consistenza del patrimonio ereditato e la situazione economica degli eredi. Il diritto decade automaticamente se il beneficiario contrae un nuovo matrimonio.

Sul punto è intervenuta anche la Cassazione, che nel 2025 ha ribadito come non sia sufficiente aver percepito in passato l'assegno divorzile: lo stato di bisogno deve essere dimostrato in concreto, ed è legato all'impossibilità di sostenere le esigenze essenziali di vita. In un caso analizzato dai giudici di legittimità, la richiesta era stata respinta perché la pensione di reversibilità e le altre risorse economiche della richiedente le consentivano di mantenere sostanzialmente lo stesso tenore di vita precedente.

Quanto potrebbe ottenere la prima moglie
Secondo i legali della donna, il nuovo assegno potrebbe attestarsi intorno ai 5mila euro al mese, contro i 6.300 euro percepiti quando l'ex marito era ancora in vita. Si tratta, per ora, di una stima di parte: la decisione finale spetterà al tribunale, che dovrà accertare l'effettiva esistenza del diritto e quantificarne l'importo dopo aver esaminato nel dettaglio la situazione economica di entrambe le donne e la reale consistenza del patrimonio ereditato.

giovedì 30 luglio 2026

Antonio D'Errico muore nel cantiere per salvare il figlio: lo ha spinto via un attimo prima del crollo della tettoia

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 66enne avrebbe intuito che la tettoia stava per cedere. In quei pochi istanti decisivi si sarebbe precipitato verso il figlio per allontanarlo dall'area a rischio. Il giovane è riuscito a mettersi in salvo dal punto in cui si è verificato il crollo, mentre il padre è stato investito dalle macerie, senza avere il tempo di mettersi al riparo


Ha visto il pericolo arrivare e, senza esitazione, ha pensato prima al figlio che a se stesso. È questo il drammatico scenario che emerge dall'incidente sul lavoro avvenuto nella mattinata di oggi, 29 luglio, a Mesagne, in provincia di Brindisi, dove ha perso la vita Antonio D'Errico, imprenditore edile di 66 anni. Con lui nel cantiere c'era anche il figlio di 26 anni, rimasto gravemente ferito ma vivo proprio grazie al gesto del padre.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 66enne avrebbe intuito che la tettoia stava per cedere.

In quei pochi istanti decisivi si sarebbe precipitato verso il figlio per allontanarlo dall'area a rischio. Il giovane è riuscito a mettersi in salvo dal punto in cui si è verificato il crollo, mentre il padre è stato investito dalle macerie, senza avere il tempo di mettersi al riparo. L'ipotesi, confermata da fonti investigative impegnate nei rilievi, racconta di un gesto istintivo e di sacrificio che avrebbe evitato una tragedia ancora più grave. La pagina Facebook Mesagne nel cuore ha pubblicato una foto della vittima.

Per Antonio D'Errico i soccorritori non hanno potuto fare nulla. I sanitari del 118 hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma il 66enne è morto sul posto a causa delle gravissime ferite riportate nel crollo. Il figlio, 26 anni, è stato invece soccorso e trasportato in codice rosso all'ospedale Perrino di Brindisi, dove è ricoverato in gravi condizioni.

Nel frattempo, il cantiere di Mesagne è stato posto sotto sequestro per consentire gli accertamenti. Gli investigatori dovranno ricostruire con precisione la dinamica del cedimento della tettoia e verificare eventuali responsabilità. Le indagini sono in corso per chiarire cosa abbia provocato il crollo costato la vita all'imprenditore che, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe sacrificato la propria vita per salvare quella del figlio.

domenica 26 luglio 2026

Maltempo: Protezione civile, in arrivo temporali al Centro-Nord

Allerta arancione in Toscana, gialla in nove regioni


Un'area depressionaria di origine atlantica transiterà nelle prossime ore sull'Italia favorendo condizioni di spiccata instabilità.

Rovesci e temporali, anche di forte intensità, interesseranno gran parte delle regioni Centro-Settentrionali, a partire da quelle del Nord-Ovest dal pomeriggio di oggi per estendersi al resto del Nord e a parte di quelle centrali peninsulari nella giornata di domani.

Lo rende noto la Protezione civile.
Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d'intesa con le regioni coinvolte - alle quali spetta l'attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati - ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. L'avviso prevede dal pomeriggio di oggi, sabato 25 luglio, temporali, anche di forte intensità, sul Piemonte, in estensione dalla notte a Liguria, Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Marche, Umbria e Lazio, in particolare sui settori settentrionali e orientali. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate e frequente attività elettrica. Sulla base dei fenomeni previsti, per la giornata di oggi, è stata valutata allerta arancione meteo-idro sull'intero territorio della Toscana. Valutata inoltre allerta gialla sull'intero territorio di Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Marche e Umbria e su settori di Lombardia, Friuli Venezia-Giulia e Lazio.

Fonte: Ansa.it

lunedì 20 luglio 2026

Superenalotto, vincita da 596mila euro mai incassata: scade il 12 agosto. Il titolare della tabaccheria: «Non so chi sia»

Il vincitore aveva tre mesi di tempo per incassare la vincita: i termini scadono tra appena 23 giorni, ma di lui non c'è traccia


Vincere oltre 596mila euro al Superenalotto ma non averli ancora incassati, a oltre due mesi dalla vincita: e a un mese dalla scadenza dei termini, il dubbio che non sappia di averli vinti c'è. A rivelarlo è lo stesso Superenalotto, che spiega che la vincita era stata realizzata lo scorso 14 maggio a Bari con una giocata da due euro, in un punto vendita Sisal.

«Secondo le rilevazioni dell'Ufficio premi di Sisal - evidenzia la nota - il titolare non si è ancora presentato per la riscossione. La combinazione vincente è stata: 31 - 56 - 72 - 74 - 84 - 85 - J 18 - SS 34». Quanto ai termini per la riscossione, sono fissati in «90 giorni dal giorno successivo alla pubblicazione del bollettino», scadranno quindi il prossimo 12 agosto, fra 23 giorni.

Il tabaccaio: «Non sappiamo chi è»
«Ma davvero?»: è con questa esclamazione che Francesco Iannone, titolare dell'omonima tabaccheria di Bari dove era stata giocata la schedina vincente, accoglie la notizia che la somma non è ancora stata incassata nonostante manchino solo 23 giorni alla scadenza dei termini. «Non sappiamo chi sia questa persona - racconta -, è impossibile risalire alla sua identità perché molte giocate sono gestite in abbonamento, la schedina era di soli due euro e inoltre il nostro punto vendita è in una zona di passaggio».

Il Titolare spiega di vedere «persone nuove ogni giorno, volti sconosciuti», fra i quali potrebbe esserci anche il misterioso vincitore del 5+1. «Chi vince qui da noi non ci dice mai nulla - prosegue Iannone - però questa situazione mi stupisce, è un peccato perdere una somma del genere.

Mancano comunque diversi giorni, è possibile che questa persona si faccia viva per battere cassa». Iannone non esclude che il vincitore possa essere un cittadino straniero. «Qui da noi passano e giocano anche tantissimi turisti - conclude -. Quindi è possibile che abbia dimenticato di riscuotere o che non si sia informato su come farlo. Magari ci vuole solo un po' di tempo'.

Fonte: Leggo.it

martedì 14 luglio 2026

“Siamo diventate mamme e, in questi anni, abbiamo dovuto fare un lavoro normale. Ora torniamo con una nuova canzone. Non ci auguriamo il successo di allora ma sogniamo Sanremo”: parlano le Lollipop

Nel 25° anniversario dalla nascita della girlband, le Lollipop sono tornate in una formazione a 3 con un nuovo singolo, “Say Now”, e nuove consapevolezze sul successo e sulle luci del mondo dello spettacolo


“La voglia di tornare c’è, ma siamo consapevoli di essere un prodotto difficile per Sanremo e la cosa andrebbe strutturata bene. Rimane un bellissimo sogno ma al momento non ci stiamo presentando”. Sono passati 24 anni da quando le Lollipop hanno calcato per la prima e ultima volta il palco del teatro Ariston, e ora, complice il ritorno sulle scene con un nuovo singolo, c’è chi spera siano proprio loro a ricoprire l’eventuale quota “comeback dei primi Duemila” per il prossimo Festival.

La favola delle Lollipop
Era l’inizio del 2001, “Amici” non era ancora nato (sarebbe arrivato qualche mese più tardi, ndr), e su Italia 1 andava in onda “Popstar”, il primo talent show della tv italiana. Lo scopo era formare una girlband a tavolino che potesse essere la risposta nostrana alle Spice Girls. Le 5 ragazze selezionate si trovarono prime in classifica con il singolo d’esordio “Down Down Down” e presenziarono alle trasmissioni tv più importanti, incluso il “Festivalbar”. Nel 2002 la partecipazione a Sanremo con “Batte forte”, ma non molto tempo dopo il progetto si concluse. 25 anni dopo il gruppo si ripresenta al pubblico nella formazione a 3 con “Say Now”, singolo che vanta la produzione di Wlady, il fratello minore di DJ Jad degli Articolo 31. “Con questo brano volevamo lanciare un messaggio per tirare fuori quello che non avevamo ancora detto, facendolo in particolare per la comunità LGBTQIA+ che ci segue. Il messaggio è: non abbiate paura, non nascondetevi”, raccontano MarcellaMarta e Veronica a “Libero.it”.