Il cantante è stato operato alla schiena e ha ringraziato i medici sui social. Il professionista del Rizzoli: “Tante persone famose pensano di sapere da sole di cosa hanno bisogno, lui invece si è fidato di noi”
L'immagine generata con l'IA postata da Vasco per ringraziare Gasbarrini
“Non me lo aspettavo affatto dal cantore della “vita spericolata”, ma Vasco Rossi ha un fisico atletico, fa sport, va in bicicletta, ha una disciplina molto sana. Anche per questo ha avuto un’ottima ripresa dopo l’intervento alla schiena, che è stato importante. Un paziente collaborativo e anche grato, come ce ne sono pochi”. Alessandro Gasbarrini è il chirurgo della schiena per eccellenza: direttore della Chirurgia Vertebrale dell’Istituto ortopedico Rizzoli, ha al suo attivo interventi complessi e soprattutto ha avuto spesso sotto i ferri tumori infantili. Ma i riflettori si sono accesi su di lui per i ringraziamenti indirizzatigli dal “Blasco” su Instagram.
Gasbarrini, cosa l’ha sorpresa di Vasco Rossi come paziente?
"Ho operato molti vip nella mia carriera, spesso sono pazienti scomodi, pretendono molto, hanno già avuto molti pareri e sono stati da mille professionisti prima di arrivare da me, quindi pensano di sapere esattamente quello di cui hanno bisogno. Vasco è stato un paziente di una volta, che si fida del medico che ha davanti. Pronto anche ad affrontare il dolore, che sicuramente c’è stato, perché è stato un intervento un po’ pesante”.
Di cosa si è trattato?
"Un’operazione per correggere la spondilolistesi, cioè lo scivolamento di una vertebra rispetto all’altra, con la conseguente compressione delle radici nervose: produce un dolore alle gambe, come avere un’ernia del disco continua. Questo fa assumere una posizione sbilanciata in avanti, si tratta di un problema degenerativo, quindi col tempo peggiora. Lui ha tirato moltissimo, per far in modo di onorare tutti gli impegni che aveva e poi si è messo in piedi per poter affrontare i prossimi impegni. Ammirevole”.
Quindi di fatto i prossimi concerti di Vasco dipendevano da lei, professore…
"Mi hanno chiesto se sentissi una particolare pressione durante l’operazione, ma io sinceramente ho sentito più pressione operando alcuni bambini di tumori molto complicati. Devo ammettere che non vado a molti concerti, ma non ero in tensione durante l’operazione, anche grazie all’atteggiamento collaborativo del paziente”.
Lei crede che sia un bel riconoscimento il fatto che una persona che avrebbe potuto scegliere qualsiasi ospedale, abbia optato per un professionista del Rizzoli come lei?
"L’Italia non ha niente da invidiare a nessun Paese straniero, se c’è qualcosa di meglio altrove io vado a vedere e lo porto qui, come fanno anche i miei colleghi. Ora abbiamo appena letto la classifica di Newsweek che assegna al Rizzoli il nono posto a livello mondiale tra gli ospedali ortopedici e il terzo posto in Europa, confermandosi il primo in Italia. Per la chirurgia vertebrale, punto al podio. Non ne conosco una forte come la nostra. Quello che garantisco io, è il massimo impegno. Per tutti”.
Fonte: Bologna.repubblica.it







