domenica 5 luglio 2026

Concerto di Ultimo a Tor Vergata, la favola è finita all'uscita: "Abbandonati in strada, a piedi per chilometri senza navette"

L'evento è stato un record per biglietti venduti e introiti, tantissimi fan ricorderanno il 4 luglio come uno dei giorni più belli della loro vita, ma afflusso e soprattutto deflusso subiscono molte critiche sui social


L'arrivo in elicottero, il duetto con l'amico Fabrizio Moro, la lettera ai fan, la chiusura emozionante conPianetie poi i fuochi d'artificio. Ultimo, al secolo Niccolò Moriconi, è stato l'indiscusso protagonista dell'estate di Roma, con il suo concerto da record a Tor Vergata: 250mila persone tutte per lui, da ogni parte d'Italia e d'Europa, in alcuni casi accampati da settimane e disposti a pagare cifre fuori mercato per farsi una doccia. Ma non è tutto oro, quello che luccica.

Problemi al concerto di Ultimo
Basta fare un giro sui social, in particolare TikTok, per trovare decine di video in cui chi è stato al concerto denuncia una situazione difficile nelle fasi di afflusso e soprattutto deflusso dopo il concerto: “Ci hanno abbandonati in strada, a camminare per chilometri per raggiungere la metro o i parcheggi” testimoniano in molti. 

Deflusso da incubo
Il problema, evidentemente, è questo. Non tanto l'arrivo alla radura di Tor Vergata scelta come luogo del concerto, scaglionato in più momenti con l'apertura dei cancelli alla mezzanotte del venerdì. Ma le difficoltà nel ritorno a casa: “Zero navette, nessuna indicazione, abbiamo dovuto fare chilometri per tornare al parcheggio”.

Problemi con la metro C
Problemi anche con la mobilità. Molti, non prendendo bene o quasi per nulla il telefono in prossimità del concerto, non sono riusciti a utilizzare biciclette e monopattini in sharing. Altri, arrivati dopo ore a piedi alla metro C, hanno dovuto attendere ancora molto tempo prima di riuscire a salire su un convoglio: “La metro C già dal pomeriggio passava ogni 10/15 minuti e senza aria condizionata - si legge tra i commenti della pagina Facebook di Roma Capitale - quindi uguale a tutti gli altri giorni con la differenza che c'era da gestire un evento con 250.000 persone al quale state lavorando da un anno. Parliamo del deflusso? Prendere la metro al ritorno era impossibile, non c'erano navette, una transumanza di gente completamente disorientata che vagava per via Casilina (al buio anche lì). Traffico completamente paralizzato con ambulanze a sirene spiegate che non riuscivano a passare e code di macchine completamente ferme tutta la notte”.

“Neanche le ambulanze passavano”
Un'altra utente tira in ballo anche i vigilinon pervenutie conferma le criticità con il trasporto pubblico: “La metro C che doveva funzionare tutta la notte non era funzionante (da Atac fanno sapere che in realtà il servizio è stato funzionante tutta la notte, non negando però previsti e prevedibili problemi dovuti al grande afflusso di utenti, ndr). Il deflusso dall’area del concerto congestionata, lasciate transenne che costringevano la gente ad andare a imbuto. Neanche le ambulanze potevano passare”.

Chilometri sotto al sole senza punti ristoro
Detto del deflusso, anche se meno “drammatico” sembra però che pure l'afflusso non sia stato un discorso da poco per migliaia di fan di Ultimo. Molti i video sui social nei quali vengono raccontate vere e proprie “imprese” per poter arrivare al proprio Pit: “Siamo arrivati ad Anagnina alle 3 del pomeriggio, non c'era più nessuna navetta, ci hanno fatto prendere i monopattini ma dopo 500 metri ce li hanno fatti lasciare e ci siamo dovuti incamminare, sotto al sole, senza un punto dove prendere acqua, nulla” racconta una ragazza su TikTok, che mostra la quantità di persone nelle sue stesse condizioni.

Una Capitale messa a dura prova
Insomma, il mega live di Ultimo ha rappresentato una pietra miliare degli eventi musicali in Italia e a Roma, battendo ilModena Parkdi Vasco nel 2017 e guadagnandosi l'appellativo (probabilmente generoso) diWoodstock romana”, ma la grandissima presenza di persone ha inevitabilmente messo a dura prova la macchina organizzativa. In primis quella privata, ma anche quella di Roma Capitale, del suo trasporto pubblico e dei suoi operatori di polizia locale. I social non sono legge, ma sono un termometro di cui tenere conto: “Bello tutto, esperienza indimenticabile, ma che incubo andarseneè il pensiero ricorrente.

sabato 4 luglio 2026

La funzione nascosta di WhatsApp che trascrive i vocali in testo: come usarla


WhatsApp può trasformare i vocali in testo: scopri come attivarlo subito o usare la dettatura vocale per leggere rapidamente i messaggi.

Lo sapevate che poteteleggereun vocale di WhatsApp senza neanche premere play? No, non parliamo di app strane o giri complicati: dentro WhatsApp c’è una funzione che trascrive i messaggi vocali in testoPerfetta quando siete in classe, in treno, a lavoro o semplicemente non avete voglia di ascoltare l’ennesimo audio da 3 minuti.

Di cosa si tratta esattamente
Da qualche tempo WhatsApp ha iniziato a puntare forte sui vocali, ma sa benissimo che non sempre possiamo ascoltarli. Per questo, in alcune versioni dell’app è comparsa una funzione che permette di convertire l’audio in testo, direttamente nella chat. Il concetto è semplice: invece di sentire il vocale, lo leggete come se fosse un normale messaggio. È super comodo se siete in silenzioso, se avete le cuffie scariche o se l’audio è lungo e volete capire al volo se vale la pena ascoltarlo tutto. Attenzione però: non è una funzione “magica” già attiva su tutti i telefoni e in tutte le versioni. In molti casi è ancora in fase di rilascio o di test, e su alcuni dispositivi potrebbe non essere ancora disponibile. Però c’è un modo per avere subito la trascrizione dei vocali usando una scorciatoia molto semplice.

Come trasformare i vocali in testo su WhatsApp
Se nella vostra app non compare ancora la trascrizione automatica integrata, potete comunque ottenere lo stesso risultato con un trucco che in pochi usano ma che funziona benissimo: sfruttare la det dettatura vocale del telefonoIl meccanismo è questo: fate ascoltare il vocale di WhatsApp al vostro smartphone, come se foste voi a parlare, e lui scriverà tutto sotto forma di testoIn pratica, potete fare così:

Su iPhone: Aprire WhatsApp e la chat con il vocale che vi interessa.

Aprire in parallelo un’app dove potete scrivere (per esempio Note o una chat privata su WhatsApp).

Nella tastiera, attivare il microfono della dettatura vocale (quello che usate perscrivere parlando”).

A questo punto, avvicinate l’altoparlante alla bocca del telefono oppure usate gli auricolari con microfono vicino all’altoparlante.

Tornate al vocale e premete play: l’iPhonepensache qualcuno stia parlando e trascrive tutto in tempo reale nel campo di testo.

Su Android il concetto è lo stesso: aprite una chat vuota o un blocco note, attivate il microfono della tastiera (Gboard o quella che usate di solito) e fate partire il vocale vicino al microfonoVi ritroverete il contenuto dell’audio trasformato in parole scritte.

Alcuni consigli per farla funzionare meglio
Per avere una trascrizione più leggibile, ci sono un paio di accorgimenti utili. Il primo è il volume: alzate al massimo l’audio del vocale, così il microfono del telefono lo capisce meglio. Il secondo è l’ambiente: cercate di stare in un posto abbastanza silenzioso, altrimenti l’app potrebbe confondere il vocale con i rumori intorno. Ovviamente non aspettatevi la perfezione assoluta: qualche parola sbagliata ci sarà sempre, soprattutto se chi manda il vocale parla velocissimo o ha rumori di fondo. Però, nella maggior parte dei casi, è più che sufficiente per capire il senso del messaggio senza doverlo ascoltare. Una volta che avete il testo, potete anche copiarlo, incollarlo in un’altra chat, salvarlo nelle note o girarlo a qualcuno che non può ascoltare l’audio in quel momento.

Perché vale la pena provarla subito
Questafunzione nascostanon è un tasto segreto dentro WhatsApp, ma un modo furbo per usare strumenti che avete già sul telefono e trasformarli in qualcosa di super utile nella vita di tutti i giorni. In pratica, vi salva dai vocali lunghissimi quando siete occupati, vi aiuta a ripassare contenuti importanti (tipo istruzioni, indirizzi, liste) e vi permette di avere una versione testuale degli audio più importanti. La prossima volta che vi arriva un vocale infinito, invece di sospirare, potete provare questo trucco eleggerloin pochi secondi, senza neanche attivare la trascrizione dei messaggi ufficiale!

Fonte: Webboh.it

Il piano di Coca-Cola per l’Abruzzo: a Oricola il polo italiano per produrre energy drink


Investiti 18 milioni di euro nel biennio 2025-2026 per rinnovare le linee. Il direttore Pierini: così si crea valore di lungo periodo, gli impegni sono concreti

ORICOLA. Coca-Cola Hbc Italia ha investito 18 milioni di euro in Abruzzo nel biennio 2025-2026. E guarda alla promozione di una crescita sostenibile per l’ambiente, le persone e l’economia. Risultati e obiettivi del gruppo, il principale produttore di bevande in Italia, sono stati illustrati nella 22ª edizione del Rapporto di Sostenibilità, revisionato da Deloitte & Touche e redatto in accordance ai parametri di rendicontazione internazionale Gri Standards. In questo contesto si inserisce anche il continuo sviluppo industriale, con oltre 18 milioni di euro investiti nella fabbrica di Oricola, in provincia dell’Aquila, per l'ammodernamento dei sistemi produttivi, innovazione e sviluppo sostenibile.

«Gli investimenti industriali sono il presupposto per generare valore nel lungo periodo e trasformare gli impegni di sostenibilità in azioni concrete», dichiara Giangiacomo Pierini, corporate affairs & sustainability director di Coca-Cola Hbc Italia, «con l’auspicio che l’entrata in vigore della Sugar tax non comprometta la nostra capacità di portare innovazione nella filiera, continuiamo a investire in Italia con una visione a lungo termine. I nostri stabilimenti sono il motore di questo percorso: è qui che tecnologia, efficienza e sostenibilità si traducono in risultati concreti per l’azienda e per i territori».

Lo stabilimento abruzzese è al centro di un investimento importante, che guarda anche all’efficienza energetica. «Il nostro obiettivo è rendere lo stabilimento sempre più efficiente abbattendo progressivamente i nostri consumi idrici ed energetici», spiega Giuseppe Giovane, direttore dello stabilimento Coca-Cola Hbc Italia di Oricola, «ridurre l’impatto ambientale, migliorare la qualità delle operazioni e investire sulle competenze e sulla sicurezza delle nostre persone sono le direttrici che guidano ogni nostra scelta».

Con l’implementazione della nuova linea lattine dedicata alle bevande Monster, Oricola si è confermato il nuovo polo produttivo di energy drink nel nostro Paese. Con 42 milioni di euro di investimento tra il 2023 e il 2025, l’implementazione della linea lattine Monster e della nuova linea lattine per le bevande a marchio The Coca-Cola Company ha consentito di distribuire questo formato sulle regioni del Centro Italia direttamente dal plant abruzzese, evitando le consegne da altri siti sul territorio italiano e registrando una riduzione stimata di circa 240mila chilometri di percorrenze. L’attenzione all’ambiente passa anche attraverso l’introduzione di un sistema di recupero dell’acqua di contro lavaggio dei filtri a carbone, che permette di ridurre il consumo idrico con quasi 5 milioni e mezzo di litri di acqua risparmiati. Con un maxi investimento di 40 milioni di euro, sono diventate completamente operative le nuove due linee lattine.

«Qui in Abruzzo non avevamo mai prodotto questo formato: ci eravamo concentrati sui formati in plastica, di cui siamo anche stati i primi ad utilizzare il 100% pet riciclato, tappo ed etichetta esclusi, quando furono introdotti nel portafoglio di Coca-Cola in Italia», aggiunge Giovane, «con le lattine, apriamo ora a tutti gli effetti ad una nuova era per la fabbrica e per la produzione di bevande in Abruzzo. Una delle due linee è dedicata ai tradizionali brand di The Coca-Cola Company: Coca-Cola, Fanta e Sprite. Questo comporta un vantaggio strategico importante per l’azienda, sia in ottica di efficienza che di riduzione delle emissioni: avere un solido polo produttivo di lattine in Abruzzo, nel Centro Italia, rende molto più efficiente il sistema distributivo, capillarizzandolo nei territori. Si tratta di bevande destinate a bar, ristoranti, supermercati di tutte le regioni del centro».

La seconda linea produttiva è dedicata ai prodotti Monster: «Un prodotto completamente nuovo per noi e questo, come immaginerete, ha davvero diffuso un senso di novità e curiosità qui nella fabbrica, anche per le numerosissime referenze di gusto che produciamo ad Oricola», aggiunge Giovane, «abbiamo 37 ricette, e più di 80 referenze, dai gusti più classici ai più disparati. È la prima volta che, come Coca-Cola Hbc Italia, produciamo questa bevanda energetica ed è un grandissimo motivo di orgoglio che sia stato scelto il nostro sito per avviarne la produzione locale. Abbiamo costruito una sala sciroppi dedicata, creato un intero reparto lattine che prima non esisteva, ingrandito i silos per la CO2 e lo stoccaggio di ingredienti. È stato un cambiamento enorme, che ha portato ad un’organizzazione diversa, generando anche nuove competenze, consolidando ulteriormente la nostra centralità nel sistema produttivo delle bevande nazionale. La produzione è destinata al territorio italiano, ma abbiamo anche una parte di export che arriva fino ai mercati del nord-est Europa: viaggiando in Svezia potrete trovare una lattina abruzzese!».

Da uno studio dell’università Bocconi, pubblicato lo scorso anno, è emerso come, grazie agli investimenti in Abruzzo Coca-Cola ha attivato quasi 2000 posti di lavoro. «Significa che per ogni dipendente diretto in Coca-Cola si generano quasi 8 posti di lavoro nella filiera in regione», conclude Giovane, «è stato calcolato che il nostro impatto economico in Abruzzo nel 2024 è ammontato a quasi 50 milioni di euro, lo 0,1% del Pil regionale. Questo ci rende profondamente orgogliosi e rafforza la storia condivisa che abbiamo con questa regione. Credo che sia questo il reale valore aggiunto di un’azienda: portare sul territorio innovazione, crescita, sostenibilità e occupazione».

venerdì 3 luglio 2026

Nome utente su WhatsApp: cresce la preoccupazione per i furti d'identità


Da pochi giorni è ufficialmente partita la fase di prenotazione degli username su WhatsApp, un passaggio preliminare rispetto al lancio più ampio previsto entro la fine dell’anno. Cosa significa questo nel concreto? Invece di usare il numero di telefono, gli utenti potranno essere cercati e contattati tramite un nome utente.

Ogni novità, però, è sempre accompagnata dai dubbi (sarebbe strano il contrario). Con WhatsApp che passa da un sistema basato sui numeri ad uno basato sugli username, si fanno largo anche le prime preoccupazioni. Nei test iniziali sono comparsi username facilmente riconducibili a personaggi pubblici, aziende e istituzioni, ancora disponibili per la prenotazione. Alcuni esempi includono riferimenti a figure politiche indiane, attori molto noti e persino enti ufficiali.

In India se ne sta discutendo parecchio, ed è un Paese che conta ben 500 milioni di utenti su WhatsApp. Le autorità locali hanno espresso timori concreti: con gli username diventa più semplice per i truffatori fingersi altre persone, rendendo più semplici eventuali azioni di phishing, frodi ed inoltro di messaggi ingannevoli. Il Ministero indiano dell'Elettronica e dell'Informatica ha chiesto spiegazioni direttamente a Meta, sottolineando i possibili rischi legati a questo nuovo sistema.

Quali sono i vantaggi degli username su WhatsApp
Le opinioni però sono un po' contrastanti. Alcuni esperti di sicurezza ricordano che adottare gli username può anche ridurre l’esposizione dei numeri di telefono, diminuendo rischi come SIM swap o attacchi mirati. In questo senso WhatsApp andrebbe meglio a tutelare la privacy, pur non ignorando le relative criticità.

D'altro canto, con gli username diventa più facile creare su WhatsApp profili simili a quelli reali, distinguere un account autentico da uno falso può rivelarsi tutt'altro che immediato. Anche organizzazioni che si occupano di diritti digitali hanno evidenziato questa problematica: più libertà nella scelta del nome, , ma anche più spazio per gli abusi.

Comunque sia, la nuova funzione è ancora in via di distribuzione graduale e quindi WhatsApp potrebbe decidere di mettere a punto ulteriori perfezionamenti prima del rilascio definitivo: stiamo pur sempre parlando dell'app di messaggistica più diffusa al mondo, e nulla deve essere trascurato.

Fonte: hdblog.it

martedì 30 giugno 2026

Dice "no" al cliente che vuole la pizza gratis: Raffaele ucciso a coltellate nel suo locale

La vittima è Raffaele Stipa, che da vent'anni gestiva un'attività a Reggio Emilia. Ferita la sorella, intervenuta per difenderlo. Caccia al killer

Raffaele Stipa ucciso nella sua pizzeria a Reggio Emilia

Un "no" detto dopo l'ennesima richiesta di una pizza gratis. Sarebbe questa la causa scatenante dell'omicidio avvenuto nella serata di lunedì 29 giugno a Reggio Emilia. Raffaele Stipa, titolare della pizzeria Yoghi, è stato ucciso a coltellate. La sorella Antonella, intervenuta per difenderlo, è stata colpita anche lei e si trova in ospedale. L'omicidio è avvenuto sotto gli occhi degli altri clienti. Dopo alcune ore la polizia ha fermato un uomo. Il presunto killer sarebbe un cliente abituale.

"Dammi la pizza gratis", poi le coltellate
Raffaele Stipa è stato ucciso poco dopo le 22.30 di lunedì 29 giugno nella sua pizzeria di Reggio Emilia. Sembra che a colpirlo sia stato un cliente abituale. Dalle prime ricostruzioni, l'uomo sarebbe entrato chiedendo una pizza gratis. Il pizzaiolo avrebbe risposto di no: "Te ne ho già offerte tre, ora basta". E lui lo avrebbe accoltellato. Uno dei fendenti sferrato alla gola. Poi la fuga.

La sorella della vittima è intervenuta cercando di salvare il fratello, ma è stata ferita anche lei ed è ricoverata all'ospedale Santa Maria Nuova. 

Il presunto killer è stato bloccato dalla polizia alcune ore dopo il delitto. Al momento non si conoscono i dettagli della sua cattura.

Chi era Raffaele Stipa
Raffaele Stipa era originario di Capo d'Orlando (Messina), ma viveva a Reggio Emilia da tempo. Da oltre vent'anni gestiva la pizzeria, diventata teatro dell'omicidio. Il locale si trova in via Gran Sasso d'Italia, non lontano dall'ospedale. Sui social sono molte le foto che ritraggono la vittima al lavoro.

Raffaele Stipa ucciso nella sua pizzeria - foto da social

Fonte: Today.it

domenica 28 giugno 2026

Discoteca abusiva sul lungomare, arriva la polizia. Clienti trovati con la droga: scattano i sigilli al locale

Durante il sopralluogo della polizia era in corso una serata danzante pubblicizzata sui social, con dj set, casse acustiche professionali e luci stroboscopiche


Un locale trasformato di fatto in una discoteca senza le necessarie autorizzazioni, tra luci stroboscopiche, musica ad alto volume e numerose irregolarità. È anche per questo che il Questore di Ancona ha disposto la chiusura per 15 giorni di un'attività sul lungomare di Falconara.

Durante il sopralluogo della polizia era in corso una serata danzante pubblicizzata sui social, con dj set, casse acustiche professionali e luci stroboscopiche. Gli accertamenti hanno evidenziato l'assenza delle autorizzazioni previste per l'attività di pubblico spettacolo e della licenza di agibilità. Nel corso del controllo sono emerse anche altre violazioni amministrative e sono stati sequestrati quantitativi di hashish trovati addosso a un cliente e nell'area destinata al ballo grazie all'intervento dell'unità cinofila antidroga.