Paolo Crepet commenta un recente fatto di cronaca e si sfoga: "Non si salva nessuno". Di chi è la responsabilità secondo il sociologo e psichiatra
La ricerca della notorietà a tutti i costi, il ruolo dei social network, il valore dello studio e le responsabilità degli adulti nei confronti delle nuove generazioni. Sono questi i temi affrontati da Paolo Crepet commentando un recente caso di cronaca attualmente oggetto di indagini: il presunto finto attentato rivolto a un giovane cronista vicentino.
Lo psichiatra, sociologo, saggista, scrittore ha colto l’occasione per allargare la riflessione ai cambiamenti della società contemporanea: "Siamo tutti e tutte mitomani da quando esistono i social", ha affermato lapidariamente. Ecco perché.
1. Il monito di Crepet: "A cosa servono talento, competenza e studio?"
2. Perché la responsabilità è degli adulti secondo Crepet
Il monito di Crepet: "A cosa servono talento, competenza e studio?"
"Nulla di nuovo. Il fenomeno non mi stupisce per niente", sono le parole di Paolo Crepet, tratte dall’intervista rilasciata al Corriere della Sera. La ricerca di scorciatoie verso il successo secondo l’esperto non rappresenta una novità, ma è un fenomeno alimentato dalla cultura della visibilità che caratterizza l’epoca dei social network. Oggi, infatti, la notorietà prevarrebbe troppo spesso sul valore delle competenze costruite nel tempo: "I social sono nati proprio con questa funzione, rendere tutti famosi velocemente, senza talento né vera gloria", ha commentato.
"Tutti cercano strade facili. Nell’era dei reality show, a cosa serve il talento, la competenza, lo studio? Scorciatoie, successo e fama veloci sono l’unico faro, ma a che prezzo: siamo diventati tutti deficienti", ha aggiunto il sociologo, sottolineando come il rischio sia quello di trasmettere soprattutto ai più giovani l’idea che preparazione e sacrificio abbiano perso importanza rispetto alla visibilità immediata.
Ma non sono solo i social network ad alimentare questo fenomeno: anche l’Intelligenza Artificiale avrebbe grosse responsabilità. "Con l’AI oggi diventare famosi senza fare nulla è un attimo, ci si può costruire personaggi dal nulla. E l’AI toglie la capacità critica", ha spiegato il sociologo e saggista, che ha aggiunto che la sua preoccupazione riguarda in particolare ciò che accade nel mondo e i riflessi che ha su di noi: "C’è una sorta di imbarbarimento di fondo, non si salva nessuno – ha affermato Crepet -. Poi certo, in alcuni settori o situazioni l’uso dell’AI può essere anche utile".
Perché la responsabilità è degli adulti secondo Crepet
Nel suo ragionamento, infatti, lo studioso non attribuisce la responsabilità principale alle nuove generazioni. Al contrario, ritiene che i ragazzi tendano a riprodurre i modelli proposti dagli adulti: "È inevitabile. Ragazze e ragazzi seguono l’esempio degli adulti. E in una società di uomini e donne che cercano visibilità in qualsiasi modo, anche i più giovani fanno altrettanto. È una deriva partita dagli adulti", ha affermato lo psichiatra, chiudendo con una domanda che lascia spazio alla riflessione: "Come sarà, da adulto, un bambino che ha comunicato sempre e soltanto attraverso un telefono? Quali cambiamenti nel suo modo di vivere i sentimenti e le relazioni, nella sua capacità empatica?".
Una riflessione che, secondo Crepet, richiama l’importanza del ruolo educativo di famiglia e scuola, chiamate a trasmettere ai giovani il valore del pensiero critico, dell’approfondimento e di un uso consapevole delle nuove tecnologie, in un contesto sempre più influenzato dai social network e dall’Intelligenza Artificiale.
Fonte: Sapere.virgilio.it





