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giovedì 10 settembre 2026

Crepet duro sui giovani: «Abbassare l'età della maturità e via da casa a 18 anni», così imparano a sbagliare

Crepet critica l’eccessiva protezione dei giovani e propone di anticipare la maturità, più autonomia e il diritto di sbagliare per crescere davvero


Crepet: maturità prima e via da casa a 18 anni
Diplomarsi prima, lasciare la casa dei genitori a 18 anni e fare finalmente esperienza degli errori della vita. Paolo Crepet torna a scuotere il dibattito pubblico con una dura riflessione sul futuro delle nuove generazioni in Italia.

Ai microfoni dell'Adnkronos, lo psichiatra e sociologo punta il dito contro l'eccesso di protezione genitoriale: un sistema di controllo costante che rischia di paralizzare i giovani anziché sostenerli. Per l'esperto, l'ansia degli adulti di evitare ogni minimo fallimento ai figli si traduce in una trappola che toglie loro l'ossigeno dell'autonomia.

Togliere la rete di salvataggio è l'unica strada per permettere ai ragazzi di sviluppare vero carattere e capacità critiche. Senza il diritto di sbagliare con le proprie gambe, affrontare le scelte cruciali dell'età adulta rischia di diventare un ostacolo insormontabile.

Per Crepet la maturità arriva troppo tardi
Uno dei punti sollevati da Crepet riguarda direttamente la scuola. Lo psichiatra si domanda perché in Italia il diploma arrivi normalmente intorno ai 19 anni, mentre in altri sistemi scolastici europei molti studenti terminano gli studi secondari prima.

La sua proposta è netta: anticipare l'età della maturità. Nella sua visione, non significa semplicemente togliere un anno di scuola, ma permettere ai ragazzi di entrare prima nell'università, nel lavoro o in un'esperienza lontano da casa. Dietro questa posizione c'è una questione più ampia, quella dell'autonomia dei giovani. Secondo Crepet, rimandare troppo a lungo il momento in cui iniziamo a cavarcela da soli può rendere più complicato il passaggio dalla scuola alla vita adulta.

La provocazione diventa ancora più forte quando parla della famiglia: andare via di casa a 18 anni sarebbe, secondo lo psichiatra, un modo per imparare a risolvere problemi senza poter contare ogni volta sull'intervento immediato dei genitori. Crepet usa un'immagine molto concreta: se ci troviamo soli lontano da casa, dobbiamo necessariamente trovare una soluzione. In questo modo responsabilità e indipendenza smettono di essere concetti teorici e diventano esperienze quotidiane.

Troppa protezione può aumentare la paura di sbagliare?
Il cuore del ragionamento di Crepet riguarda il rapporto con l'errore. Secondo lo psichiatra, se veniamo continuamente protetti dalle conseguenze delle nostre scelte rischiamo di non imparare davvero a gestire sconfitte, critiche e fallimenti. Il risultato sarebbe un paradosso: nel tentativo di risparmiarci ogni difficoltà, gli adulti potrebbero renderci più insicuri davanti alle decisioni importanti. Scegliere un'università, trasferirci, iniziare un lavoro o chiudere una relazione significa infatti accettare anche la possibilità di sbagliare.

Per Crepet lo stesso meccanismo emerge quando cerchiamo continuamente l'approvazione dei genitori. Nella sua lettura, anche alcune scelte sentimentali finiscono per essere condizionate dal bisogno di sentirci rassicurati dalla famiglia. Il punto, quindi, non è mettere in discussione il sostegno degli adulti. Crepet insiste piuttosto sulla differenza tra esserci quando serve e impedire qualsiasi possibilità di cadere. Se ogni ostacolo viene eliminato in anticipo, diventa più difficile capire come rialzarci quando nessuno può farlo al posto nostro.

Scuola, voti e lavoro: la ricetta di Crepet passa dal diritto di fallire
La stessa idea ritorna quando Crepet parla di voti a scuola. Lo psichiatra critica i modelli educativi che, a suo giudizio, riducono troppo il peso della valutazione, perché considera anche il giudizio una parte dell'esperienza con cui dobbiamo imparare a confrontarci.

Il messaggio che propone è semplice: se sbagliamo, possiamo riprovare. Un brutto voto o una scelta che non funziona non dovrebbero trasformarsi in una condanna definitiva, ma in un'occasione per capire cosa correggere.

Crepet porta questo ragionamento anche nel mondo del lavoro, dove invita a diffidare dell'idea che esistano scorciatoie garantite verso successo e guadagni facili. A suo giudizio dovrebbero contare soprattutto competenza, capacità e disponibilità a mettersi alla prova. Da qui nasce anche la sua posizione sulla fuga dei cervelli. Se in Italia non troviamo lo spazio necessario per crescere professionalmente, secondo Crepet partire non dovrebbe essere vissuto automaticamente come una sconfitta.

Studiare o lavorare lontano da casa può significare confrontarci con ambienti nuovi, persone diverse e problemi che non possiamo delegare. Ed è proprio questa possibilità di sbagliare, adattarci e ripartire che Crepet considera fondamentale per diventare realmente autonomi.