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giovedì 27 febbraio 2025

Selen contro Rocco Siffredi: "Utilizza le donne, una volta sul set mi frustò"

L'ex pornostar si è raccontata in una intervista al "Corriere della sera" ricordando l'esperienza traumatica vissuta sul set con il divo dell'hard


Selen torna a parlare del proprio passato e, tra le altre cose, non perde l'occasione di criticare Rocco Siffredi con cui i rapporti non sono mai stati buoni. "Rocco non ama le donne e non le odia - dice Luce Caponegro in un'intervista al "Corriere della sera" -. Sul set mi diede una frustata così forte che dovettero fermare la scena. Non ho più voluto lavorare con lui".

Da qualche tempo Luce ha fatto pace con Selen, è tornata a parlare del proprio passato, svelando anche momenti dolorosi quando tentò il suicidio a 18 anni. Ma è anche tornata ad affrontare capitoli, come quello della sua carriera hard, che per lungo tempo aveva lasciato da parte, nella speranza di far trovare a Luce Caponegro quello spazio che Selen si era presa troppo a lungo. Il fatto di aver ritrovato in qualche modo Selen, non significa aver messo un'altra volta da parte Luce, e proprio questo è uno dei motivi di screzio con Rocco. Siffredi l'ha infatti accusata più volte di sputare nel piatto in cui ha mangiato, quello della pornografia, senza però rinunciare al nome di Selen in modo così da sfruttarlo. "Io mi faccio chiamare come mi piace, sono Luce e sono Selen, che è il mio nome più noto, non tutti mi conoscono col nome di battesimo - dice lei -. Siccome parliamo di spettacolo e di comunicazione, per essere più incisiva devo raggiungere il numero più ampio di persone. Luce e Selen, lo ripeto, sono la stessa persona".
 
La scarsa simpatia con Rocco si perde negli anni, sin dai tempi degli inizi di Selen nel mondo dell'hard. Infatti lei girò con Rocco il suo secondo film, ma l'esperienza fu tutt'altro che positiva. Selen racconta che la sera prima di girare fecero sesso ma la performance di Rocco, che non voleva stancarsi, fu un po' troppo sbrigativa. L'errore di Selen fu di canzonarlo poi davanti a tutta la troupe invitandolo a fare di meglio sul set. Dove Rocco non perse occasione di vendicarsi. "Rocco prese il frustino con cui doveva accarezzarmi - racconta Luce - e mi diede una frustata così forte che dovettero fermare la scena. Quell’episodio mi traumatizzò. Non ho più voluto lavorare con lui".

I sogni di Luce Caponegro per il futuro
Oggi Luce è tornata a vivere la sua sessualità con leggerezza ( "Dopo 15 anni di castità in cui ho fatto solo la mamma mi sento libera di tornare a fare l'amore" ), ma sogna di rientrare nel mondo dello spettacolo con ruoli che non debbano per forza essere sexy ( "Vorrei partecipare a 'Ballando con le stelle' o fare un programma di benessere o un talk con interviste a tavola" ), mentre se si guarda indietro non ha dubbi: non entrerebbe nel mondo dell'hard. "Non è rinnegare - sottolinea - ma una raggiunta consapevolezza di poter arrivare a quella stessa libertà in modo più leggero, ma sempre nella sfera sessuale".

venerdì 22 maggio 2015

«Love. Porno 3D? No. Anzi, molto di più»

"Tanta eccitazione e poi… Un po’ di noia. Eppure il film super esplicito e super sessuale di Gaspar Noè ha un pregio: raccontare come mai prima la (labile) memoria sessuale"


All’1 del mattino il Grand Theatre Lumiere era gremito di spettatori. Trepidanti, eccitati – è proprio il caso di dirlo – in occasione della proiezione della pellicola forse più attesa di questa edizione del Festival di Cannes. Parliamo di Love, del regista franco - argentino Gaspar Noè, maestro nel creare scompiglio e scandalo, e già per questo degno di attenzioni.
Sorridente, si faceva fotografare sul tappeto rosso subito prima della proiezione, insieme ai suoi fino ad oggi anonimi attori. «Non li conoscete ancora, ma vi assicuro che tra un paio d’ore saprete tutto di loro», scherzava il direttore del Festival Thierry Fremaux. E non aveva tutti i torti.

È mattina, Murphy (Karl Glusman) si sveglia al suono del telefono. È la madre di Electra (Klara Kristin) a chiamare, preoccupata per la figlia di cui da un paio di mesi non ha più notizie. Una notizia sconvolgente, impossibile da nascondere alla sua attuale compagna (Aomi Muyock) e al loro bambino nato da un preservativo rotto, decretando la fine della più grande storia della sua vita.

Per una lunga giornata il ragazzo ripercorre nella memoria i momenti della sua storia con Electra, tormentata, infuocata, in tutte le sue sfumature: giocosa, animale, violenta, gioiosa. Studente di cinema lui, pittrice lei. Lo sappiamo, ma né li vediamo mai in una giornata ordinaria, né nelle loro conversazioni il lavoro o qualsiasi altra componente della loro vita viene discussa. È la loro storia l’unico, ripetuto argomento di conversazione, e la loro irresistibile passione, mostrata nuda e cruda, e senza effetti speciali.
Una pellicola realizzata con un budget minimo e voluta in 3D, come racconta il regista, per enfatizzare e coinvolgere lo spettatore ulteriormente attraverso le sue immagini disturbanti e più che mai esplicite.
Di certo difficilmente passeranno inosservati primissimi piani come quello in cui un getto di sperma colpisce la telecamera. Ma non chiamatelo porno: è di amore che parla questo film, come il regista tiene a precisare.
«Volevo rappresentare la passione tra un uomo e una donna innamorati, negli eccessi fisici ma soprattutto in quelli emozionali. Non ho mai sopportato il fatto che, per questioni legali o commerciali, il cinema non osi mai mostrare scene erotiche esagerate e senza veli».
Quei momenti di assoluta intimità, quel lato sensuale di una storia d’amore, imprescindibile e molto spesso componente fondamentale nel legame tra due persone.
«Parliamoci chiaro: tutti noi non pensiamo ad altro che al sesso. E allora perché è così difficile rappresentarlo in tutta la sua essenza?».
Gli attori raccontano di non aver provato troppa vergogna nel mostrarsi nudi davanti alla telecamera, anzi di essersi sentiti a proprio agio anche durante le riprese più estreme. Ovvero per tre quarti della pellicola, e in una lunga scena tutti e tre insieme.
«Ricordo che il primo giorno di riprese Gaspar mi ha detto che avremmo iniziato con un close up sul mio pene. Guardavo le due telecamere puntate e le persone intorno a me e ad un certo punto ho pensato: scappa all’aeroporto, dritto a casa (Stati Uniti) o questo sarà l’inizio di una brevissima carriera» – scherza il protagonista. Poi racconta che, dopo i primi giorni in cui, per rendergli la situazione più facile l’equipe era ristretta a un numero limitatissimo di persone, ad un certo punto ritrovarsi nudo tra decine di uomini e donne non gli faceva più alcun effetto.
«Da piccola avevo molti complessi e non riuscivo a mostrare il mio corpo nudo neanche a mia madre, poi crescendo mi sono detta che era stupido farlo», commenta Aomi Muyock, nel film compagna e madre “accidentale” del protagonista.
Malgrado l’innegabile originalità e il coraggio nel proporre a Cannes per la prima volta nella storia un porno in 3D, la critica non è rimasta del tutto convinta da una pellicola che, in effetti, si dilunga forse troppo e riesce quasi bizzarmente a stancare nella costanza delle scene sessuali, in una relazione in cui, al di là dell’attrazione sembra non esserci nessun altro interesse in comune a giustificare quel profondo amore che tuttavia vuole esserne il vero focus. D’altronde era forse questa la vera intenzione del regista. «Dare risalto alla memoria sessuale, che purtroppo, a differenza di quella emozionale, tende a durare pochissimo nella mente delle persone».
Non sarà semplice distribuire il film, e almeno in alcuni paesi semplicemente impossibile per via della censura. Ma Gaspar Noè non sembra preoccupato. «Non dovrete che venire tutti a Parigi per vederlo. Come era successo con Emmanuelle anni fa, quando decine di aerei pieni di gente arrivavano nella capitale francese solo per assistere allo spettacolo proibito».
Intanto gli ultimi giorni della 68ma edizione del Festival trascorrono, la Croisette si svuota lentamente e si cominciano a fare previsioni sui possibili vincitori. Ma una palma è di certo assicurata: quella alla magia di un Festival che difficilmente può trovare paragoni.

Fonte: Gqitalia.it