
Anche a noi “professionisti del microfono” (o aspiranti tali) potrà essere capitato, riascoltandoci, di notare piccole imperfezioni che, per difetto di perfezionismo, potrebbe valere la pena correggere. Quel timbro un pochino indeciso o quelle leggere cadenze dialettali che un percorso di formazione verso una buona dizione potrà facilmente risolvere.
Imparare a respirare rilassandoci (per divenire mentalmente più lucidi e attenti su ciò che diremo), comprendere che si sta vivendo un’esperienza stimolante che apre nuove prospettive e permette la costruzione di emozioni, capire che la teoria e la pratica sono facili da comprendere e da assimilare, acquisire un impeccabile stile che saprà distinguerci dagli altri.
Alla fine ne trarremo un vero vantaggio personale che ci darà risultati in svariati campi: se dovremo intraprendere un’attività di insegnamento, comunicazione professionale, pubblica o pubblicitaria (in primis, la registrazione di spot, documentari, audiolibri, voice-over ed ogni altro tipo di produzione audio e video).
E allora quali saranno i passi da compiere per arrivare alla voce perfetta? Proviamo ad elencarli:
- Abbandonare con decisione vecchie regole apprese, imposte o tacitamente condivise nel contesto sociale, come ad esempio parlare con una pronuncia pigra o leggere senza dare espressione alle frasi e ai significati che contengono.
- Raggiungere un completo rilassamento attraverso una corretta respirazione diaframmica, canalizzando meglio le energie, ricavando più fiato per esprimerci e regolando il volume ed altri parametri per far meglio passare agli altri la comunicazione. Quando inspiriamo, spalle e petto devono restare fermi, deve gonfiarsi solo la parte della pancia riconducibile al diaframma. Bisogna inalare aria dal naso e tirarla fuori dalla bocca. Esercitandosi assiduamente con questa tecnica scopriremo il beneficio di esprimersi verbalmente respirando bene.
- Divenire più consapevoli della pronuncia delle “e” e delle “o”, quali vocali aperte e chiuse. Succede spesso, infatti, che non si pone attenzione a tale differenza fonetica incorrendo in erronee pronunce che possono perfino mutare il senso del termine che contiene tali vocali.
- Fare vocalizzi, cioè esercitarsi nell’emettere il suono delle vocali "a", "e", "è", "i", "ò", o, u, per idratare le corde vocali, potenziare la voce e ricercare i suoni autentici della propria voce naturale.
- Attivare tutti i muscoli fonatori affinchè vocali e consonanti escano con forza e nitidezza. Parlare articolando bene invita a muovere la bocca in modo ampio, con un movimento intero che non sia solo delle labbra ma anche della lingua e del palato.
- Esprimersi in un parlare senza accento o inflessione dialettale articolando con vigore ogni sillaba, raddoppiando le “b”, non allungando le vocali e dando a tutte lo stesso volume, pronunciando bene le finali di ogni parola, le “s” che non sembrino “z”, le “o” e le “e” in modo chiuso là dove esse non sono accentate.
- Assegnare alle frasi un’espressione che definiremo colorata, cioè resa tale dal variare volume, tono e ritmo. La velocità e il tono delle frasi dovranno essere equilibrati per evitare che il discorso non risulti noioso, fastidioso, incomprensibile o anche poco simpatico al nostro uditorio. Il ritmo dovrà risultare ben regolato fra una frase e l’altra per catturare l’attenzione e rendere il nostro discorso quasi magnetico.
Via: Voci.fm