mercoledì 25 febbraio 2026

Massimiliano Mulas chiede uno sconto di pena, è accusato di violenza sessuale su una bambina di 11 anni

Mestre. Per il codice penale, rischia fino a 18 anni di carcere


MESTRE - Comparirà davanti al giudice il 4 marzo, ha scelto di ricorrere al rito abbreviato, di evitare il dibattimento in aula e, così, di poter accedere a una riduzione di un terzo dell’eventuale pena. Massimiliano Mulas è accusato di violenza sessuale su minore: il 10 aprile aveva seguito una ragazzina di appena 11 anni lungo le vie di Mestre, l’aveva aggredita sulla porta di casa e poi, approfittando proprio dell’ingresso dell’abitazione, aveva abusato di lei. Per il codice penale, rischia fino a 18 anni di carcere.

L’orrore e L’arresto
La terribile vicenda risale allo scorso anno, le indagini erano state condotte dai carabinieri del nucleo investigativo, che hanno ricostruito i movimenti di Mulas anche nei giorni precedenti l’aggressione alla ragazzina. I militari avevano controllato ore di filmati ripresi dalle telecamere di videosorveglianza in varie zone della città, fino a individuare il 45enne che si muoveva alle spalle della sua vittima: l’appostamento all’esterno della palestra frequentata dalla undicenne, il tragitto prima in bus e poi in tram fino alla sua abitazione di Mestre nella quale si è consumata la violenza; l’uomo era stato poi riconosciuto dalla ragazzina, ma la sua presenza nell’androne della casa era stata confermata anche grazie al suo marsupio, perso a terra e lì dimenticato, che conteneva il portafogli e i documenti di identità. Quando è stato fermato, Mulas stava con molte probabilità tornando sul posto per recuperare la prova.

La ragazzina, prima di venire aggredita, si era accorta di essere seguita e si era spaventata, tanto da chiamare una sua amica per avere un appoggio lungo la strada. È stata proprio l’amica a dare l’allarme: ha telefonato ai suoi genitori, i quali a loro volta hanno allertato i carabinieri.

A bloccare Mulas, attorno alle 21, circa tre ore dopo la violenza, è stato un carabiniere rientrato di corsa in servizio non appena era stata diramata l’allerta, ancora in abiti civili: «Era agitato, nervoso, continuava a girare avanti e indietro senza una destinazione precisa. Diceva di aver smarrito il marsupio, fermava tutti, chiedeva anche soldi ai passanti», ha spiegato il militare dell’Arma.

Il Perdono, La Perizia
Mulas era stato portato in carcere a Gorizia, nella sezione riservata ai criminali responsabili di crimini a sfondo sessuale - un reparto protetto, per evitare che gli altri detenuti lo aggredissero. Un mese dopo la violenza e l’arresto, a maggio, il 45enne aveva espresso tramite il suo legale la volontà di chiedere scusa alla famiglia della undicenne. «Farà dichiarazioni spontanee davanti al giudice per spiegare cosa è successo nella sua testa, assumendosi comunque tutta la responsabilità» aveva precisato il legale proprio quando aveva anticipato di voler far ricorso all’abbreviato. Mulas, invece, non si sarebbe assunto la responsabilità in relazione al secondo episodio che gli veniva contestato, avvenuto a Cuneo un mese prima dei fatti di Mestre, un altro caso di violenza su minori. «Chiederemo una perizia psichiatrica - ha aggiunto il difensore - All’ospedale di Perugia dove ci sono certificati che attesterebbero problemi di disturbo della personalità borderline». Nel frattempo il quarantacinquenne è stato seguito in carcere: «Non dorme, non riesce a capacitarsi di quello che ha fatto», spiegava l’avvocato.