venerdì 6 marzo 2026

Il Principe Maurice: “Le discoteche erano esperienze totali e sogni collettivi. Oggi si balla con i telefonini in mano”

Maurizio Agosti Durazzo è stato protagonista di epoche irripetibili tra il Plastic di Milano, il Cocoricò di Riccione, l’Insomnia di Ponsacco: "Abbiamo perso il rapporto umano, la tecnologia ha cambiato tutto. Ma sento che sta tornando il bisogno di empatia, di contatto vero

Il Principe Maurice in una delle sue numerosissime performance

Firenze, 12 febbraio 2026 – C’è chi la notte l’ha attraversata, e chi invece l’ha trasformata in un palcoscenico. Principe Maurice, all'anagrafe Maurizio Agosti Durazzo, è una delle figure più iconiche e visionarie dello spettacolo notturno europeo. Performer, attore, cantante, regista di eventi, protagonista di epoche irripetibili tra il Plastic di Milano, il Cocoricò di Riccione, l’Insomnia e il Carnevale di Venezia, Maurice non è mai stato soltanto un DJ o un personaggio da consolle.

È stato, e resta, un creatore di mondi. Il 12 febbraio sarà protagonista in piazza San Marco per il Carnevale di Venezia, una cornice che sembra cucita addosso alla sua storia artistica.


Principe Maurice, partiamo da Venezia. Oggi suonerà in piazza San Marco, nel cuore del Carnevale. Che significato ha per lei?
È la realizzazione di un sogno. Ho sempre desiderato portare la musica e l’atmosfera dei locali in piazza San Marco. Venezia è la mia città, il Carnevale fa parte della mia vita, e vedere questi due mondi che si uniscono è qualcosa di profondamente emozionante. I sogni si avverano, ma bisogna crederci davvero”.

Lei nasce artisticamente molto prima della consolle. Qual è stato il suo percorso?
Vengo da studi classici, amo la musica barocca, ho studiato marketing bancario e ho lavorato in banca. La mia vita è sempre stata un intreccio tra disciplina e creatività. Ho seguito il cuore, ma ho anche fatto scelte di responsabilità, come lavorare in banca per prendermi cura di mia madre quando non stava bene. Il Principe Maurice nasce proprio da questo contrasto, tra realtà e immaginazione”.

Quando entra nel mondo della notte?
Negli anni Ottanta ero un ragazzino e frequentavo i club di Milano da cliente. Quello era il mio concetto di notte: il club come luogo di identità, di scoperta, di libertà. Nei primi anni Novanta, tornando a Venezia, ho iniziato con le feste nei palazzi, soprattutto durante il Carnevale. I miei amici mi invitavano, erano serate incredibili. Da lì il passo verso la discoteca è stato naturale”.

E poi arrivano i grandi locali.
, le prime serate all’Area City di Venezia, poi il Cocoricò, la Toscana con l’Insomnia. Ho vissuto anche a Firenze per alcuni anni, collaborando con YabMeccanòVilla Kasar. Firenze mi ha accolto a braccia aperte, è una città che porto nel cuore. Erano anni in cui le discoteche erano laboratori culturali e teatrali, veri teatri della notte”.

Maurizio Agosti Durazzo, in arte “Il Principe Maurice”

Che cosa rappresentava la discoteca in quegli anni?
Era un’esperienza totale. Non era solo ballare, era vivere un sogno collettivo. C’era una forte presenza umana, personaggi, artisti, identità. Oggi questa dimensione si è un po’ persa. La tecnologia ha cambiato tutto, ma sento che sta tornando il bisogno di empatia, di contatto vero”.

Secondo lei come è cambiato il mondo della notte?
C’è stata una grande evoluzione dell’immagine, molto interessante, ma anche una disumanizzazione dovuta alla tecnologia e ai social. Dal punto di vista musicale si è creata una biforcazione. Da una parte la diffusione della musica latinoamericana, che è diventata di moda ma non appartiene alla cultura disco in senso stretto, dall’altra l’avanzata della musica elettronica. La crisi dei locali nasce da lontano, forse già dai primi anni Duemila, e la pandemia ha dato il colpo di grazia”.

Le discoteche hanno perso appeal?
Resistono quelle che continuano a investire. Resiste chi crede ancora nel progetto, nell’identità, nella direzione artistica. Purtroppo la crisi ha svuotato le tasche, soprattutto dei giovani, che oggi frequentano più festival ed eventi pubblici, spesso gratuiti”.

Che cosa le manca di più della notte di un tempo?
Mi manca l’idea di residenza, di casa artistica, come poteva essere per me il Cocoricò. Un luogo dove costruire un percorso, un linguaggio, una visione. Le discoteche erano mondi, non solo spazi. Vorrei tanto che tornassero ad essere teatri della notte”.

E il pubblico, invece, com’è cambiato?
Oggi si balla con i telefonini in mano. È una cosa che noto spesso. Quando sono in consolle mi faccio fare una foto e poi chiedo di mettere via il telefono, perché voglio vedere il pubblico, sentire l’energia. Però vedo anche aspetti positivi: si beve meno, c’è più consapevolezza. Le nuove generazioni sono più pulite, più lucide, e per noi artisti è fondamentale”.

"Le discoteche erano mondi, non solo spazi. Vorrei tanto che tornassero ad essere teatri della notte"

Lei è una figura di riferimento per molti giovani Performer e DJ.
Io continuo ad andare avanti con entusiasmo. Mi affianco a giovani che possano ereditare questo linguaggio. Ho ricevuto richieste da DJ e artisti di tutto il mondo. Credo molto nella trasmissione, nel passaggio di testimone”.

Qual è oggi il messaggio del Principe Maurice?
Che i sogni si avverano, ma richiedono impegno, sacrificio, passione vera. La vita è fatta di passioni, bisogna avere il coraggio di esprimerle. I miei valori restano libertà, dignità, amore. E oggi più che mai mi sento di aggiungerne un quarto: pace. Perché viviamo tempi di conflitti assurdi...”.