mercoledì 13 maggio 2026

Eurovision Song Contest 2026, le pagelle della prima semifinale

Alla Wiener Stadthalle di Vienna si è conclusa la prima delle due semifinali (CLASSIFICA - DIRETTA - LOOK) della 70ma edizione della gara. In questa serata di debutto Sal Da Vinci, che comunque ha già garantito l'accesso alla finale di sabato, ha stupito: essenziale e coinvolgente. Notevoli la tedesca Sarah Engels e la polacca Alicja, che vola leggiadra in finale. Senhit, che rappresenta San Marino, emoziona ma non conquista e viene eliminata


Moldavia – Satoshi – Viva, Moldova! - VOTO 5
Satoshi the first. È il rapper di Cahul ad aprire Eurovision 2026 e la prima domanda è: quale è la concezione del rapper in Moldavia? Sul palco salgono la vita loca, lo scimmiottamento dei Gipsy King e un autocitazionismo geografico oltre l'appartenenza. Poi se vogliamo divertirci in un villaggio turistico... ci sta! Ma che scopiazzamento.

Svezia – Felicia – My System - VOTO 5
Premesso che andebbero bandite le persone mascherate, il messaggio va letto sulle labbra e non attraverso un ipotetico ventriloquo. Un Pop poco originale e per di più datato. Il richiamo ad Automatic Lover di Dee D. Jackson è annacquato. Algida come l'inverno nel suo Paese.

Croazia – Lelek– Andromeda - VOTO 5+
Un più concesso per la performance. La popstar croata è statica, è avvolta dal fumo scenografico che dovrebbe renderla dea (come la mitologia insegna) ma invece la fa smarrire nella nebbia. Claudicante.

Grecia – Akylas – Ferto 5
Già presentarsi con una scenografia da videogioco nella stagione dell'intelligenza artificiale è antistorico, se ci aggiungiamo coreografie caricaturali... beh dateci una serata di rebetiko e un bicchiere di ouzo!

Portogallo – Bandidos do Cante – Rosa - VOTO 6-
Chi si nutre di Fado starà facendo un esorcismo ma va detto che questi "banditi" emozionano con il loro approccio da coro alpino. Trasmettono un afflato resistente. E hanno pure la fortuna di essere preceduti da Paesi smarriti nelle scenografie.

Georgia – Bzikebi – On Replay - VOTO 5
Kill Bill alla Aldo, Giovanni e Giacomo. Poco incisivi, poco divertenti, tanto scontati. Li sorregge una voce profonda. Ma chi dopo la loro esecuzione schiaccerebbe il testo replay?

Italia – Sal Da Vinci – Per sempre sì - VOTO 7/8
L'apoteosi del neomelodico. Qualche giorno prima del Festival di Sanremo (che poi ha vinto) siamo stati assai a chiacchierare sul concetto del neomelodico. Le sue parole di Per Sempre Sì sono il curling del cuore, scivolano sull'anima e la segnano. Non si può obiettare, il cuore palpita... accussì!

Finlandia – Linda Lampenius & Pete Parkkonen – Liekinheitin - VOTo 5/6
Un incrocio tra le telenovela degli anni Ottanta, quelle con protagonisti Eduardo Palomo e Luisa Kuliok, e gli Europe di Joey Tempest. Insomma un ibrido di due epoche non troppo lontane che però non fanno scoccare la scintilla.

Montenegro – Tamara Živković – Nova Zora - VOTO 6+
Melodia un po' scontata ma le atmosfere gotiche trasmettono un po' di emozione. Sembra di vivere una favola dark, rimandi a Tim Burton. Un applauso a chi ha pensato a questo viaggio onirico-sonoro.

Estonia – Vanilla Ninja – Too Epic to Be True - VOTO 5/6
Un titolo evocativo: troppo epico per essere vero. E infatti in questo brano, un miscuglio di Pop con una batteria (notevole) Rock, di epico c'è poco e di vero ancora meno. Resta però l'odore di naftalina che a qualcuno trasmette fastidio e a qualcun altro nostalgia.

Israele – Noam Bettan – Michelle -VOTO 6
Non brilla per originalità ma quanto meno gioca con la melodia. Certo la beatlesiana Michelle giocava un altro campionato ma questa sa fare sorridere. E non è poco visto che per questioni bellico-politiche c'è chi ha rinunciato ad esserci per la presenza di Israele.

Germania – Sarah Engels – Fire - VOTO 7
Un guizzo Pop interessante. Certo non aspettavamo un testo all'altezza del suo omonimo filosofo Friedrich ma il fuoco lo ha accesso: come performance, come vocalità, come idea. Una carezza tedesca nella notte di Vienna.

Belgio – ESSYLA – Dancing on the Ice - VOTO 6
Quando è arrivata a Vienna il suo velo era ancora ad Anversa. Poi si è dissolto e con una metamorfosi dolciaria sul palco sono comparse quattro candide meringhe in versione frozen. Onesta la sua danza sul ghiaccio.

Lituania – Lion Ceccah – Sólo Quiero Más - VOTO 5
Un miracolo. Lion è riuscito a innestare in una sola canzone la compìeta de Il Nome della Rosa, il Pop depotenziato e le giaculatorie. Insomma uno e trino. E poco convincente.

San Marino – SENHIT – Superstar - VOTO 6
Facciamo un passo indietro: le superstar sono altro. Ma la coriacea Senhit, supportata dall'evergreen Boy George, è riuscita a reggere l'urto e a dire la sua. Le sonorità mi hanno ricordato quel capolavoro che fu Moving Like A Superstar, brano del 1977 di Amadeo.

Polonia – ALICJA – Pray - VOTO 7
Magnetica. Non ha avuto bisogno di coreografie fantasmagoriche per far decollare la sua preghiera. E ci aggiungo che le due barre Rap, infide concettualmente in questo pop-elettronico, sono state fiammeggianti. L&L ovvero laica e liturgica.

Serbia – Lavina – Kraj Mene - VOTO 5
A scaldare gli animi ci sono solo le fiamme della scenografia. Il resto è una replica di tante repliche. Anche il look alla Blade Runner è un debole deja-vù. Stinto.