Nuovo singolo estivo, tour nei teatri in autunno e presto un nuovo album. I due si raccontano: «Da ragazzini ci siamo divertiti, ma parlavamo poco dei nostri problemi. Ora ci facciamo insieme domande sulla vita». L'intervista
A Benji e Fede – cioè Benjamin Mascolo e Federico Rossi, entrambi di Modena – ora non basta più essere teen idol, per citare Zoolander, «belli-belli in modo assurdo»: idoli di migliaia di adolescenti, con decine di dischi di platino per hit leggere come Dove e quando (2019). Sarà che entrambi hanno superato i trent’anni – Mascolo ha anche messo su famiglia: è sposato con Greta Cuoghi, da cui nel 2025 ha avuto una bambina, Athena, di cui Rossi è padrino – o che tra il 2020 e il 2024 hanno attraversato periodi difficili, dopo che il sodalizio si era rotto «per troppa polvere sotto il tappeto», lasciandoli con i rispettivi fantasmi. «Ora», confessano, «siamo cresciuti: servirà tempo, ma vorremmo essere percepiti come cantautori». Largo all’introspezione, come dimostra il tour nei teatri in partenza in autunno, mentre il pezzo estivo di quest’anno, Viva la vasca, è quasi una cartolina del tempo che fu, con citazione e sample di La vasca di Alex Britti, direttamente dal 2000. «Ci ricorda le estati di quando eravamo bambini».
Siete nostalgici?
Fede: «Un po’ sì. Non per altro: La vasca – e siamo contentissimi che il nostro pezzo sia piaciuto a Britti – ci ricorda le estati al mare, da bimbi, senza preoccupazioni né retropensieri. Tornerà quel modo di vivere le emozioni? Non lo so, ma è una delle sfide dei trent’anni».
Com’è l’impatto con i trent’anni?
F.: «Sereno. Bisogna accettare il passaggio e approfittarne per trarre nuove consapevolezze. Dai venti in poi, almeno noi, abbiamo vissuto abbastanza di fretta, comunque con il pilota automatico. Anche il nostro rapporto, da quando siamo tornati insieme, è cambiato: prima tendevamo a dirci solo alcune cose, accumulando una montagna di non detti che alla fine ci hanno fatto entrare in un vortice».
C’erano argomenti tabù?
Benji: «Il confronto stesso. Non c’è stata una grande questione che non abbiamo mai discusso e che ci ha messo in crisi, ma tante piccolezze che, accumulate, hanno creato un grosso malumore. Ora ci diciamo tutto e subito. Come dice un nostro amico, Fausto, “è meglio arrossire prima che impallidire dopo”».
F.: «E poi, non avevamo neanche la maturità di renderci conto che mostrarsi vulnerabili è il primo passo per essere davvero capiti».
La scintilla tra voi era scattata subito?
B.: «Sì. Eravamo due adolescenti con la voglia di spaccare, la provincia, Modena, ci stava stretta e volevamo scoprire il mondo attraverso la musica».
F.: «Ricordo di avergli scritto su Facebook: avevo sentito qualcosa, capendo subito che fosse quello giusto con cui intraprendere quel viaggio. Il nostro rapporto ha superato anche le aspettative. In Ben ho trovato il coraggio, la voglia di farcela: ricordo un concerto di beneficenza nel 2011, davvero agli inizi; a un certo punto ero titubante sul salire sul palco e lui mi ha trascinato su – l’amico che ci vuole, ecco».
B.: «Io da Fede ho preso l’energia: quando s’impunta su qualcosa, tende a portarla a termine ed è una cosa che a me mancava. Ci siamo completati».
È difficile essere amici e al tempo stesso colleghi?
F.: «Non è facile: è l’unica cosa che conta».
B.: «Davvero. È come un matrimonio: certo c’è anche il lavoro di mezzo, certo ciascuno ha bisogno di tempo per sé, ma se non c’è amicizia il “giocattolo”, almeno per noi, non funziona. Il margine d’errore o di autonomia è minore rispetto a un’amicizia qualsiasi. Ma stiamo imparando a gestirci».
Qual è stato l’aspetto più difficile da gestire del successo?
B.: «Ero convinto che la fama avrebbe risolto tutti i miei problemi. Non è così, anzi».
F.: «Finché eravamo in giro ero sempre euforico, ma non appena mi fermavo mi arrivava il conto. Il successo ha colmato alcune lacune private, ma senza mai saziarle del tutto. Ho capito, con il tempo, che per stare tranquillo avevo bisogno di certezze: radicamento nella realtà, persone vere vicino, fare piccole cose; non partire per viaggi senza ritorno. È il consiglio che do a chi comincia oggi».
Siete rimasti ragazzi di provincia.
F.: «E siamo tornati entrambi a vivere a Modena. Ben un anno e mezzo fa, io da sei mesi. Volevamo riavvicinarci alla natura, ritrovare una serenità che a Milano era più difficile».
Avete parlato spesso dei problemi di salute mentale. Credete che oggi, nella musica, ci sia più sensibilità?
B.: «C’è più sensibilità, ma anche più rischi: tutto è più veloce, gli artisti sono più esposti sui social, devono esserci sempre; il rischio di burnout, paradossalmente, è maggiore».
F.: «È un vero tritacarne».
E voi? Vi siete liberati dall’ansia dei numeri?B.: «Fa parte della maturità capire che ci sono canzoni che funzionano per i numeri e altre che vanno più in profondità. La nostra maturità è proprio comprendere che si può percorrere anche questa seconda strada».
F.: «Fino a Dove e quando, quindi poco prima di separarci, abbiamo surfato un’onda senza scendere mai. Non mi dava fastidio niente, neanche i pregiudizi per l’essere teen idol. Poi, da quando ci siamo separati e ho avuto tempo per stare da solo, ho cominciato a guardarmi dentro, a capire davvero la musica. Adesso spero arrivi presto il momento di far vedere anche le altre nostre sfumature».
Fede che fa da padrino alla figlia di Benji è la chiusura di un cerchio?
B.: «Sì. Ora manca solo che Fede faccia un figlio (ride)».
F.: «Al di là di questo, saremmo rimasti amici per la vita anche senza tornare a fare canzoni insieme».
Progetti per il futuro? A gennaio, in occasione del singolo Zero, avevate detto di essere stati scartati da Sanremo.
F.: «Sì, ma siamo sereni. Veniamo da tre giorni di scrittura a casa di Ben, abbiamo tanti pezzi che presto o tardi – più presto che tardi – diventeranno un album. Per Sanremo serve il pezzo giusto, si vedrà. Per ora pensiamo ai teatri, dove ci mostreremo in una veste più intima».
B.: «Poi quello di Sanremo non è stato neanche il primo rifiuto della nostra carriera: tanti nostri successi sono nati da un “no”».
F.: «Sta tutto nella reazione al rifiuto: c’è chi lo vede come spinta ad andare avanti e chi si boicotta da solo. Con la maturità scegliamo la prima via».
Qual è la grande conquista di questi anni?
B.: «Aver recuperato un’amicizia e, anzi, essere tornati a fare musica insieme, essendo ancora più amici di prima. Il vero successo, al di là dei numeri, è essere di nuovo amici. Ci siamo divertiti tanto, e molte storie raccontate in Viva la vasca – quelle di una certa vita da latin lover – sono vere. Ma prima di ritrovarci non avevamo mai passato del tempo da soli, sul divano, a fissare il soffitto e parlare dei nostri dubbi. Non pensavamo che l’altro potesse essere la spalla giusta. Ora lo facciamo spesso. Forse dovevamo solo crescere. Chissà».
Fonte: Vanityfair.it
