L’attore è impegnato in un tour mondiale con i Dogstar: «La cultura italiana è bellissima e siamo felici di tornare nel vostro Paese. Tra un concerto e l’altro possiamo passeggiare, vedere musei, godere della vostra architettura»
La storia dei Dogstar nasce quasi per caso nei primi anni ’90, quando Keanu Reeves e Robert Mailhouse, batterista, si incontrano in un supermercato e iniziano a parlare di hockey. Da quella conversazione nasce l’idea di un progetto musicale che, con l’ingresso di Bret Domrose alla chitarra e alla voce, diventa una band vera e propria. Un percorso lungo, fatto di pause e ritorni, che oggi raccontano così: «Siamo fratelli. Ridiamo, piangiamo, ci lasciamo e poi torniamo insieme. È il nostro segreto». Dopo lo scioglimento nel 2002 e la reunion nel 2020, il gruppo è tornato stabilmente sulle scene dal 2023, con una nuova fase creativa che ha prodotto anche due album in tempi ravvicinati. «È stato bello ritrovarsi, sono molto felice di questo», ha aggiunto l’attore.
«Quest’album rappresenta la continuità con il passato e ha una grande energia. Siamo entusiasti di questa nuova musica e di incontrare il pubblico in Italia», spiegano. Nel brano What Is, la band prende anche posizione in modo esplicito nei confronti di Donald Trump. Il brano è infatti un attacco diretto e anche rivendicato: «Il ruolo della musica è dare voce alla gente e per gli artisti è importante cogliere questa opportunità e prendere posizione». La band insiste molto sul valore del rapporto umano nei concerti: «La musica ti sorprende, sempre. Sotto la pioggia la gente resta comunque ai nostri concerti perché cerca il rapporto umano. Ed è questo che conta davvero».
E che ne pensano Keanu Reeves e compagni di avventura di hip hop e trap? «Siamo rocker, ma apprezziamo tutto: l’importante è che ognuno faccia ciò che sente», spiegano. Ma, verso l’intelligenza artificiale applicata all’arte, tutti loro nutrono una profonda diffidenza: «Può essere utile in ambito medico, ma nell’arte no». Sono «spaventati dall'intelligenza artificiale, perché ciò che conta nella musica sono le connessioni umane, il resto conta poco».
Fonte: Vanityfair.it
