mercoledì 26 agosto 2026

Grandine, 150 auto distrutte a Teramo: dipendenti rimasti a piedi, danni per quasi un milione

Il rebus dei risarcimenti ai cittadini


Tetti sfondati, infissi distrutti, infiltrazioni nelle abitazioni, frigo ko, ma soprattutto tante auto con i vetri andati in frantumi o con i bozzi concentrici visibili per settimane in giro per le arterie teramane.

Il Comune di Teramo ha fatto così la conta dei danni per la grandinata super di luglio: è stata difatti chiusa la ricognizione. Sono state presentate 43 istanze da parte dei cittadini e la quantificazione economica complessiva dei danni ammonta a ben 832.946 euro, gli immobili la voce più colpita: ora scatta la corsa ai fondi di solidarietà regionale.

I sindacati notificano i danni dei dipendenti delle aziende: ben 150 auto sono state messe ko dalla grandine; le organizzazioni chiedono bus navetta come in altri nuclei industriali o almeno parcheggi coperti.

A poco più di un mese dal violento evento meteorologico che ha colpito duramente il nostro territorio con grandine di notevoli dimensioni, soprattutto nei territori mediani di San Nicolò e Bellante, gli uffici comunali hanno chiuso la prima macro-ricognizione ufficiale dedicata al patrimonio privato.

In totale sono state presentate e protocollate 43 istanze di risarcimento da parte dei privati. La quantificazione economica dei danni è stata subito inserita nella documentazione formale inviata alla Regione per supportare la richiesta dello stato di calamità naturale.

I danni agli immobili rappresentano la stragrande maggioranza del computo totale, toccando quota 743.662 euro, in buona sostanza il grosso delle schede tecniche inviate dai periti. I danni ai beni mobili registrano invece un ammontare pari a 89.284 euro, voce che racchiude arredi compromessi, elettrodomestici gettati e i veicoli pesantemente danneggiati dalla tempesta.

Da Via Carducci, comunque, si cerca di fare realpolitik gettando subito acqua sul fuoco asserendo che questa prima ricognizione non costituisce un diritto al risarcimento automatico o un'approvazione immediata di contributi pubblici. Si tratta, in questa fase, ribadisce l'amministrazione, di una «radiografia preliminare del fabbisogno», calcolata al netto di eventuali polizze assicurative private già stipulate dai singoli cittadini.

Ora la palla passa all'Aquila. Spetterà dunque alla giunta regionale decretare lo stato di emergenza.

Il sindacalista di Fim Cisl, Marco Boccanera, chiarisce che «i danni più gravi si sono registrati durante il turno del pomeriggio, solo in quell'area (Villa Zaccheo, che però fa riferimento al Comune di Castellalto, ndr) sono state distrutte 150 autovetture dei dipendenti, letteralmente mitragliate dalla grandine.

Occorre l'immediato riconoscimento dello stato di calamità, ma serve anche che Confindustria e i datori di lavoro si mettano una mano sulla coscienza».

Del resto, Boccanera da tempo fa presente che nella zona industriale non esistono parcheggi coperti o protetti, nonostante l'area ospiti oltre 4mila addetti: «In Val di Sangro, ad esempio, le aziende e il territorio garantiscono i servizi di bus navetta per i dipendenti. Qui da noi non c'è nulla, il trasporto pubblico adeguato è inesistente».

Oltre al danno economico, per i dipendenti delle fabbriche è scattata una vera e propria odissea quotidiana: «Trovare i pezzi di ricambio è diventato quasi impossibile. I carrozzieri di tutta la provincia sono completamente full e le liste d'attesa sono lunghissime. Senza l'auto e senza mezzi pubblici alternativi, molti lavoratori stanno riscontrando enormi difficoltà anche solo nel raggiungere il posto di lavoro».

In più, i lavoratori precari sono esclusi dai prestiti per riparare il mezzo: «Per gli interinali e i lavoratori in somministrazione aggiustare l'auto rischia di rimanere un miraggio». Mentre per i lavoratori a tempo indeterminato, prosegue Boccanera, «c'è la possibilità di accedere a tassi agevolati o a prestiti tramite gli enti bilaterali. Ma per farlo serve un contratto che superi una determinata durata. La realtà della nostra zona industriale è che a moltissimi giovani continuano a fare contratti di una sola settimana alla volta e non possono accedere a nulla. Pure chi ha contratti di somministrazione a termine si vede rifiutare i mutui o i piccoli prestiti. Sono bloccati, senza soldi e senza un mezzo per andare a lavorare. Occorre un intervento straordinario di sostegno» chiude il sindacalista.