Il cantautore a Noto, Zafferana Etnea e al teatro di Verdura da lunedì a mercoledì prossimi. “Voglio vivere un po’ Palermo”
Raf festeggia i 25 anni dell’hit “Infinito” con tre appuntamenti nell’Isola: lunedì 10 agosto, alle 21, sulla scalinata della cattedrale di Noto per la rassegna Le Scale della musica, martedì 11 al Teatro di Verdura di Palermo per il Dream Pop Festival e mercoledì 12 all’anfiteatro Falcone e Borsellino di Zafferana Entea. Il cantautore ripercorrerà oltre 40 anni di carriera: da successi come “Self Control”, “Sei la più bella del mondo”, “Il battito animale”, “Cosa resterà degli anni ‘80”, “Ti pretendo”, “Stai con me”, “ Non è mai un errore”, fino a “Ora e per sempre”, presentato alla 76° edizione del Festival di Sanremo e il nuovo singolo “Pazzi stupidi ragazzi”. I biglietti sono disponibili sul circuito TicketOne: Noto da € 29,90, Palermo da € 39,90 e Zafferana Etnea da € 49.
Raf, tre live, tre occasioni speciali. Che sensazione ha nel ritrovare il pubblico siciliano?
«La Sicilia mi accoglie sempre con un calore unico, mi fa sentire a casa. Non ho mai avuto un ricordo sgradevole qui. Il pubblico è partecipe, competente, affettuoso. Quando ho visto che finalmente c’erano delle date siciliane ho esultato, e anche mia moglie ha detto subito “allora vengo anch’io”. Per noi la Sicilia è un luogo dell’anima».
Al di là dei concerti, cosa vorrebbe vedere questa volta?
«Noto, prima di tutto. Mia moglie non l’ha mai vista e non ci siamo mai stati insieme, quindi il concerto è diventato la scusa perfetta per una piccola vacanza in famiglia. Mi piacerebbe anche vivermi un po’ Palermo, anche se non so se mia moglie riuscirà a seguirmi per tutte le date nell’isola. La Sicilia è splendida ovunque, ogni volta ti regala qualcosa di nuovo. E se questa estate non ci fossero stati i concerti, avremmo comunque passato del tempo qui in vacanza».
Nei suoi live può spaziare tra un repertorio vastissimo. Da dove si riparte?
«Ho ripescato brani che non portavo dal vivo da anni, insieme ai singoli più recenti: quello di Sanremo e l’ultimo estivo. Ho cercato un equilibrio. Non ho un album in promozione e quindi non ho il problema di inserire troppi brani nuovi».
Un suo disco di inediti manca da diversi anni…
«Arriverà a fine anno. Non trovavo più una motivazione. Oggi il mondo della musica è cambiato: si vive di singoli, di playlist, di consumo veloce. Io appartengo a un’altra epoca, quella in cui si aspettava l’artista, si ascoltava un album dall’inizio alla fine, si entrava nella sua storia. Questo mordi e fuggi non mi appartiene. Però ad un certo punto ho sentito che avevo di nuovo qualcosa da dire, un filo da seguire».
È vero che il lavoro in uscita potrebbe essere il suo ultimo album pop? E se sì, perché?
«Perché non voglio più essere incastrato nel meccanismo delle piattaforme digitali. Non amo il modo in cui la musica viene divulgata oggi. Preferisco il fisico, il vinile, l’oggetto che puoi maneggiare. Un album diventa una “robina” dentro una piattaforma dove non vedi nulla, non tocchi nulla. Si perde il senso dell’opera. E poi ci sono playlist pensate per un target giovanissimo, dove i brani durano un minuto e mezzo e poi si passa oltre. Io non sono quel target, sono un pesce fuor d’acqua. E non posso nemmeno chiedere di togliere i miei brani: sono proprietà dell’etichetta. Dopo questo disco, se farò altro, sarà totalmente libero: niente playlist, niente algoritmi. Solo puro istinto musicale».
E sull’intelligenza artificiale che produce musica?
«Almeno stanno cercando di separare le classifiche: ciò che è fatto da IA non può competere con ciò che è frutto del lavoro umano. È importante che chi ascolta sappia distinguere. Non voglio gareggiare con qualcosa che non nasce da un processo creativo vero».
Cosa direbbe ai giovani che iniziano oggi a fare musica?
«È difficile dare loro consigli. Vivono in un mondo confuso, complicato. Ma una cosa vale sempre: cerca di essere felice facendo musica. Non pensare al successo come obiettivo. Il tempo passato a creare, ascoltare, inventare musica ti arricchisce. Se poi diventa qualcosa che le persone riconoscono e seguono, tanto meglio. Ma deve partire dall’amore per la musica, non dall’idea di usarla per ottenere altro».
Fonte: Repubblica.it
