lunedì 28 settembre 2026

Alessandro Sortino: «Ho lasciato le Iene perché mi sono sentito a disagio dopo le lacrime di un politico inquisito. Ora mi dedico a San Francesco»

Il giornalista comincia una nuova vita con la docuserie su Tv2000. Importante l'incontro con Suor Daniela, ex giocatrice di calcio


Bisognerebbe essere una buona iena, non una iena buona. Per questo Alessandro Sortino ha detto definitivamente addio allo storico programma di Italia 1, prima dell’estate: «Non sono bravo — spiega Sortino — Perché devo costringere Davide Parenti (deus ex machina delle Iene, ndr) ad infinite discussioni quando sono io che non sono capace? Ho liberato Davide da questa pesantezza. Lui è il mio padre televisivo, ci siamo riabbracciati. Ma io sentivo di non essere più capace».

Non scherza Alessandro. Per lui è cominciata una fase nuova della vita. Non a caso, sabato è partita su Tv2000 una docuserie che proseguirà sabato 3 e 10 ottobre, «Francesco per davvero. Indagine sul santo di Assisi». Non una folgorazione sulla via di Damasco, ma quasi. In realtà Sortino è un fervente cattolico da sempre, ma da qualche tempo è scattato un clic. Dopo anni di «Iene» (dal 2000 al 2008) aveva lasciato continuando altrove il suo lavoro di giornalista, inviato, autore di inchieste e reportage, per poi tornare alle Iene due anni fa. Ma lentamente cresceva il suo disagio.

Racconta: «Stavo andando a intervistare l’allora sindaco di Venezia, Brugnaro, inquisito. Il quale era a Mestre e stava accendendo l’albero di Natale quando io gli sono andato incontro agguerrito. Si è quasi messo a piangere e io mi sono sentito in difficoltà. Quell’atteggiamento insolente di un tempo, non ce l’avevo più».

Si è sentito fuori luogo: «Oggi al giornalista televisivo viene chiesto, sempre di più, di essere efficace, il migliore. Io invece sento di essere un “giornalista-marziano” con uno sguardo decentrato. Mi piace la complessità, non la semplificazione».

Da qui a San Francesco il passo è stato breve. Ha cominciato a studiarlo e ha deciso di volerlo raccontare in modo diverso dal solito. Intanto andando in tutti i luoghi attraversati dal Santo (Assisi, Gubbio e molti altri) e poi trovando un punto di vista originale: il femminile che c’è in Francesco. E questo grazie all’aiuto di suor Daniela, una religiosa speciale: prima di prendere i voti è stata portiere di calcio in una squadra di buon livello, nell’agrigentino «e ancora oggi se la chiami quando gioca l’Inter non ti risponde». Suor Daniela ha co-fondato a Gubbio l’ordine religioso delle Sorelle del Piccolo Testamento di San Francesco e ancora oggi vivono tutte nel convento che ospitò le prime stagioni della fiction «Don Matteo». Sortino dunque è corso a Gubbio, l’ha conosciuta e ha deciso di darle un ruolo importante nella docuserie. È lei che spiega che Francesco dice alla gente «ti voglio bene come una madre». Sortino impara che la cifra del Santo è quella dell’accoglienza materna. Non a caso, quando decide di spogliarsi di tutto, «il padre lo fa arrestare, la madre lo libera perché possa seguire la sua strada».

«Ho capito che c’è un modo di essere chiesa al femminile da ascoltare — riflette il giornalista — Il modo di stare insieme delle donne realizza l’aspirazione alla vera fraternità, cosa che gli uomini fissati col potere non riescono a fare». Ma quel che conta per Sortino è che, attraverso questo viaggio francescano, ha capito che doveva anche lui «spogliarsi» della «divisa» di giornalista arrembante, per essere davvero se stesso.