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lunedì 28 settembre 2026

Alessandro Sortino: «Ho lasciato le Iene perché mi sono sentito a disagio dopo le lacrime di un politico inquisito. Ora mi dedico a San Francesco»

Il giornalista comincia una nuova vita con la docuserie su Tv2000. Importante l'incontro con Suor Daniela, ex giocatrice di calcio


Bisognerebbe essere una buona iena, non una iena buona. Per questo Alessandro Sortino ha detto definitivamente addio allo storico programma di Italia 1, prima dell’estate: «Non sono bravo — spiega Sortino — Perché devo costringere Davide Parenti (deus ex machina delle Iene, ndr) ad infinite discussioni quando sono io che non sono capace? Ho liberato Davide da questa pesantezza. Lui è il mio padre televisivo, ci siamo riabbracciati. Ma io sentivo di non essere più capace».

Non scherza Alessandro. Per lui è cominciata una fase nuova della vita. Non a caso, sabato è partita su Tv2000 una docuserie che proseguirà sabato 3 e 10 ottobre, «Francesco per davvero. Indagine sul santo di Assisi». Non una folgorazione sulla via di Damasco, ma quasi. In realtà Sortino è un fervente cattolico da sempre, ma da qualche tempo è scattato un clic. Dopo anni di «Iene» (dal 2000 al 2008) aveva lasciato continuando altrove il suo lavoro di giornalista, inviato, autore di inchieste e reportage, per poi tornare alle Iene due anni fa. Ma lentamente cresceva il suo disagio.

Racconta: «Stavo andando a intervistare l’allora sindaco di Venezia, Brugnaro, inquisito. Il quale era a Mestre e stava accendendo l’albero di Natale quando io gli sono andato incontro agguerrito. Si è quasi messo a piangere e io mi sono sentito in difficoltà. Quell’atteggiamento insolente di un tempo, non ce l’avevo più».

Si è sentito fuori luogo: «Oggi al giornalista televisivo viene chiesto, sempre di più, di essere efficace, il migliore. Io invece sento di essere un “giornalista-marziano” con uno sguardo decentrato. Mi piace la complessità, non la semplificazione».

Da qui a San Francesco il passo è stato breve. Ha cominciato a studiarlo e ha deciso di volerlo raccontare in modo diverso dal solito. Intanto andando in tutti i luoghi attraversati dal Santo (Assisi, Gubbio e molti altri) e poi trovando un punto di vista originale: il femminile che c’è in Francesco. E questo grazie all’aiuto di suor Daniela, una religiosa speciale: prima di prendere i voti è stata portiere di calcio in una squadra di buon livello, nell’agrigentino «e ancora oggi se la chiami quando gioca l’Inter non ti risponde». Suor Daniela ha co-fondato a Gubbio l’ordine religioso delle Sorelle del Piccolo Testamento di San Francesco e ancora oggi vivono tutte nel convento che ospitò le prime stagioni della fiction «Don Matteo». Sortino dunque è corso a Gubbio, l’ha conosciuta e ha deciso di darle un ruolo importante nella docuserie. È lei che spiega che Francesco dice alla gente «ti voglio bene come una madre». Sortino impara che la cifra del Santo è quella dell’accoglienza materna. Non a caso, quando decide di spogliarsi di tutto, «il padre lo fa arrestare, la madre lo libera perché possa seguire la sua strada».

«Ho capito che c’è un modo di essere chiesa al femminile da ascoltare — riflette il giornalista — Il modo di stare insieme delle donne realizza l’aspirazione alla vera fraternità, cosa che gli uomini fissati col potere non riescono a fare». Ma quel che conta per Sortino è che, attraverso questo viaggio francescano, ha capito che doveva anche lui «spogliarsi» della «divisa» di giornalista arrembante, per essere davvero se stesso.

venerdì 6 marzo 2026

Lo accusano in tv di violenze, Rocco Siffredi le denuncia

Inchiesta a Milano dopo una maxi querela contro una ventina di attrici


Una maxi querela contro quasi una ventina di attrici che in passato hanno recitato con lui in alcuni film a luci rosse e, poi, nei mesi scorsi lo hanno accusato pubblicamente di presunti abusi e violenze, intervistate in più puntate della nota trasmissione televisiva 'Le Iene'.

E' stata depositata, con tanto di integrazioni a tranche, da Rocco Siffredi, all'anagrafe Rocco Antonio Tano, 61 anni e da decenni ormai il pornoattore più famoso al mondo. La denuncia, che supera le duecento pagine in totale e risale allo scorso agosto e mano a mano è stata ampliata nei mesi scorsi, è a carico di due autori del programma tv e di sedici attrici.

E la Procura di Milano ora, con la pm Marina Petruzzella, ha aperto un fascicolo per l'ipotesi di reato di diffamazione in cui iscriverà tutte le persone denunciate, per poi procedere agli accertamenti necessari nell'inchiesta. Intanto, 'Le Iene' fanno sapere di essere "certe di aver operato con correttezza, professionalità e trasparenza, nel pieno esercizio del diritto di cronaca, su una vicenda di evidente interesse pubblico, specie in un'epoca dove la stragrande maggioranza delle donne ancora non raccontano e non denunciano le violenze subite per paura". Siffredi, che quattro anni fa ha chiuso la sua carriera di attore ma lavora ancora come regista e produttore sempre nel settore dei film hard, è assistito dall'avvocata Rossella Gallo e lamenta una "campagna diffamatoria" e "quel fango gettato" contro di lui. Una campagna, a suo dire, portata avanti attraverso sei puntate de 'Le Iene' in cui compaiono interviste a sedici donne (altre due, invece, hanno i volti oscurati).

La difesa del pornodivo, tra l'altro, ha deciso di portare sul tavolo degli inquirenti anche una serie di allegati, tra cui una sfilza di documenti cartacei, le "liberatorie" firmate all'epoca dalle attrici e poi ancora video e pure tutti i girati integrali dei film. Il tutto, in pratica, per ribattere a quelle accuse di abusi e violenze contenute nelle interviste, ma che, a detta della difesa di Siffredi, non sono mai sfociate in denunce penali. Tra l'altro, sempre la sua difesa fa presente che ci sono anche cameraman, costumisti e tecnici pronti a testimoniare per scagionarlo da quei "racconti orchestrati" per colpirlo. Ad ogni modo, da quanto si è saputo, la Procura milanese, nell'ambito dell'inchiesta aperta per diffamazione, dovrà andare a verificare, una per una, anche le versioni delle attrici, le quali hanno spiegato, in sostanza, che sarebbero state costrette ad accettare di girare alcune scene e hanno parlato pure di meccanismi di forzatura psicologica. "Ci sorprende notare che la notizia di questa azione legale, insieme alla versione dell'uomo che le donne intervistate hanno accusato, stia ottenendo un'attenzione maggiore - si legge in una nota del programma - rispetto al racconto delle presunte vittime. Siamo certi che la verità prevarrà anche nelle sedi opportune".

Fonte: Ansa.it

giovedì 31 luglio 2025

Clizia Incorvaia mostra le scarpe bruciate da un suo ex: “Un passato mai esposto, avevo paura di denunciare”

Dopo il monologo recitato a Le Iene in cui aveva parlato delle violenze subite in una passata relazione tossica, Clizia Incorvaia ha pubblicato su Instagram una prova di quanto detto in trasmissione: delle scarpe bruciate da un suo ex, che non aveva mai avuto la forza di denunciare.


Durante il monologo recitato a Le Iene nella puntata del 20 maggio, Clizia Incorvaia aveva parlato delle violenze subite nel corso di una relazione passata, che ha definito "tossica". L'influencer, moglie di Paolo Ciavarro ed ex di Francesco Sarcina, non ha mai fatto il nome dell'uomo che le ha provocato tanta sofferenza, ma nelle stories su Instagram ha pubblicato una prova di quanto affermato: delle scarpe bruciate da un suo ex, che non aveva mai avuto la forza di denunciare fino a questo momento.

Clizia Incorvaia e le scarpe bruciate dall'ex
A corredo dello scatto postato nelle stories su Instagram poche ore dopo la puntata de Le Iene in cui parlava delle violenze subite in passato, Incorvaia ha spiegato di aver finalmente trovato la forza per dire basta dopo anni di silenzio: "Occhi neri, botte, scarpe bruciate, epilogo di un amore tossico. Un passato che non ho mai esposto e ho avuto paura di denunciare. Oggi vi dico: denunciate. Non abbiate paura, non siete sole".


Cosa aveva detto nel suo monologo a Le Iene
con gli occhi lucidi e visibilmente provata, Clizia Incorvaia aveva cominciato il suo discorso dicendo che, nel corso della vita, una donna può imparare qualcosa da tutte le relazioni, persino da quelle tossiche: "Può imparare ad esempio che la violenza inizia in molti modi. Con una frase, una battuta oppure con un silenzio. Quello delle voce che si spezza ogni volta che provi a parlare". L'influencer aveva proseguito raccontando che, spesso, queste situazioni ti portano ad aver paura di denunciare. Le violenze, "le nasconderai a chi ti sta vicino, minimizzerai, e quando ti diranno di denunciare, forse, non ce la farai. Neppure dopo le botte, le minacce e la voglia di cancellare tutto di te". Infine, un appello preciso:

Non aspettate uno schiaffo per dire basta, basta frasi come: "È fatto così ma mi ama", basta le scuse dolci dopo le minacce in cui finisci per credere. Basta le relazioni che ti svuotano, basta sopportare. Le botte sono il finale tragico di qualcosa che inizia molto prima, con il controllo, con la degradazione, con l'isolamento.

Fonte: Fanpage.it

mercoledì 4 giugno 2025

Fabri Fibra rompe il silenzio con “Che Gusto C’è”: il ritorno crudo e lucido di un’icona del rap italiano

Dopo tre anni di assenza, il rapper marchigiano torna con un brano che scava nelle ossessioni del nostro tempo. Insieme a Tredici Pietro firma una critica feroce alla società dell’apparenza e del successo a ogni costo


Cosa succede quando uno dei nomi più taglienti del rap italiano decide di tornare dopo tre anni di silenzio? Succede che il microfono diventa un bisturi, la base un campo di battaglia, e le parole una raffica diretta al cuore delle contraddizioni italiane. Con “Che Gusto C’è”, Fabri Fibra torna sulla scena come sa fare solo lui: senza filtri, senza compromessi, senza sorrisi di circostanza. Il nuovo singolo, lanciato in anteprima con un’intervista a Le Iene, non è solo musica: è una denuncia sociale, una confessione personale, un atto di resistenza artistica.

Il brano nasce da una collaborazione con Tredici Pietro, giovane talento e figlio d’arte di Gianni Morandi, che dona al ritornello una vena malinconica e generazionale. La produzione, firmata da Zef e Marz, mescola elettronica e atmosfere urbane, mantenendo il flow classico di Fibra ma portandolo in una dimensione più cupa e riflessiva. “Che gusto c’è a rincorrere sempre qualcuno che ha più di te?” sembra chiedere, tra le righe e fuori da ogni metafora.

Nel videoclip – già virale – i simboli non mancano: si passa da ambienti che ricordano talk show urlati a scene quotidiane in cui la realtà si confonde con la caricatura. A sfilare, tra citazioni esplicite e provocazioni, ci sono Berlusconi, Sfera Ebbasta, Briatore. Volti che incarnano il potere, la fama, l’ostentazione. Un’estetica satura, volutamente eccessiva, che sottolinea quanto la nostra società sia intrappolata nel desiderio continuo di apparire, primeggiare, accumulare like, follower, numeri.


Fibra non si limita a guardare fuori: entra nella sua stessa narrazione, si mette in discussione. “Posti una foto del tuo sold out, ma subito dopo arriva uno che ne ha fatti tre”, racconta. Il successo, invece di essere un traguardo, diventa una prigione, una trappola mentale che impone standard sempre più alti, sempre più alienanti. Il rapper marchigiano, classe 1976, non cerca di mascherare il peso del tempo o dell’esperienza: li porta addosso con onestà, dichiarando apertamente di non voler partecipare alla gara mediatica. “Non vado a Sanremo, mi vesto sempre uguale, non mi espongo come gli altri. Ma va bene così”.

Ecco allora che “Che Gusto C’è” si trasforma da singolo a dichiarazione di poetica. Non un pezzo nato per scalare le classifiche, ma per dire qualcosa che nessuno ha il coraggio di dire: che viviamo in una società drogata dal confronto continuo, e che in questa corsa all’approvazione nessuno è mai davvero soddisfatto. Una società dove anche chi ha vinto si sente in ritardo, anche chi brilla teme di spegnersi. E il gusto, quello vero, si perde nel rumore.

In un panorama musicale sempre più omologato, Fabri Fibra conferma il suo ruolo di outsider necessario. Uno che non cerca l’applauso facile, ma il rispetto che nasce dalla coerenza e dalla profondità. E mentre molti suoi colleghi si perdono tra marketing e autocelebrazioni, lui ritorna con un pugno nello stomaco e un pensiero lucido, affidandosi a un linguaggio diretto, ruvido, ma ancora capace di raccontare l’Italia meglio di tanti editorialisti.

E Tredici Pietro? Con questo feat. entra in un’altra dimensione. Non è solo “il figlio di”: è una voce che vibra di disillusione, un giovane che canta con consapevolezza, lontano dagli slogan. È l’incontro tra due generazioni, ma anche tra due modi di affrontare il presente: uno con la rabbia di chi ha visto tutto, l’altro con la stanchezza di chi già sa come finirà.

giovedì 8 maggio 2025

Malena sulle accuse a Siffredi: “Ai casting non c’erano attrici, ma donne. Se c’è un patto e non lo rispetti è stupro”



Malena è stata intervistata a Le Iene in merito alle accuse rivolte a Rocco Siffredi di abusi e violenze sui set dei suoi film. L’attrice, ormai lontana dal settore, ha dichiarato che quanto mostrato nel servizio non ha nulla a che vedere con un set professionale: “Erano donne, non attrici. Il no è un no sempre, anche su un set” ribadisce, pur sostenendo di non aver mai vissuto situazioni del genere.

Continua l'inchiesta de Le Iene sulle accuse di abusi e violenze rivolte a Rocco Siffredi che, però, continua a smentire quanto dichiarato dalle attrici interpellate. A voler portare la sua testimonianza è anche Malena, una delle interpreti dei film per adulti più conosciuta in Italia, che ha lasciato il settore, ma da protagonista può giudicare le affermazioni delle ragazze intervistate con un occhio esperto, sostenendo in più occasioni che quanto visto nel servizio della trasmissione di Italia1 non ha niente a che vedere con un set professionale e che, infatti, non è così che dovrebbero funzionare le cose.

"Sono stanca del sistema, se ne approfittano tutti"
In apertura della sua intervista a Le Iene, Malena fa subito una precisazione: "Non sono mai stata violentata o abusata fisicamente, però se devo usare la parola tutela, sicuramente non c’è, anzi se ti permetti di dire che non lo vuoi fare più, vieni anche insultata", la performer continua dicendo: "Penso che quello che manca è una cultura su questa professione, fa comodo a tutti, dalle agenzie, ai produttori a tutto quello che ci gira attorno", motivo per cui ha deciso di portare anche la sua testimonianza: "Sono stanca del sistema, perché è un sistema basato sull’ignoranza e visto che io non sono ignorante, basta". 

Da quando l'attrice ha lasciato i set dei film a luci rosse, era stato proprio Siffredi a giustificare la sua scelta con delle problematiche personali di Malena che ha quindi replicato: Non ho mai avuto problemi psicologici, sono sana come un pesce. Quando tu ti rendi conto che non vuoi fare questo lavoro, non c’è nessuno che ti dice “brava”. Dire che sei malata, che qualcosa che non va, è screditare la tua immagine, come se non vogliano che tu abbia un’altra possibilità in un contesto diverso.

Malena commenta i video mostrati a Le Iene: "Va condannato chi non si ferma al no"
In merito a quanto mostrato nel servizio de Le Iene, in cui sono stati divulgati spezzoni di video, casting, girati nello studio di Rocco Siffredi dove si sentono le giovani promesse dell'hard lamentarsi e dire ripetutamente "no" alla richiesta di perpetrare certe pratiche da parte dell'attore e regista, Malena commenta con franchezza: Sono rimasta scioccata nel vedere quelle immagini, perché non è il set che io conosco, non è il set che ho vissuto. Non ho fatto casting con lui. Non ho mai difeso nessuno io. Mi sono immedesimata in quelle ragazze, non deve andare così. Se no è no, sempre. Ho girato su un set dove quando alzavo una mano, mi lamentavo, tutto si fermava. Ci sono i fotografi, chi cura le luci, una telecamera accesa h24. Quello è un ufficio dove le ragazze sono andate per fare casting. In quel momento erano delle donne, non erano ancora delle attrici, è questa la differenza. Se lo dobbiamo chiamare cinema per adulti, il cinema richiede una professionalità. Alla luce di quanto ho visto nel servizio non c’è niente di professionale, fino a quando non vengo riconosciuta come una lavoratrice non sono altro per la gente.

Siffredi, di contro, ha sempre rigettato queste accuse sostenendo: "Sono stato l’attore hard più premiato della storia, possibile che il mondo intero non si sia accorto che c’è uno stupratore davanti alla camera?". 

Malena continua il suo discorso dichiarando che ogni cosa andrebbe pattuita prima di portarla in scena, come succede nelle produzioni europee e americane, diversamente da quelle dell'Est Europa e aggiunge: Se siamo due persone serie e c’è un patto, se io ti dico che quella cosa non la voglio fare, non la fai e poi la fai lo stesso o me la richiedi, a casa mia c’è un’altra parola, si chiama stupro. Quando tu sei nuda, sei indifesa, non sai che fare, poi incide il fatto di non essere richiamata, di fare una brutta figura con le altre attrici, io ci credo che una non ha la forza di dire no. Va condannato chi non riesce a fermarsi al no.

L'attrice, poi, commenta anche il presunto complotto che Siffredi ritiene sia stato ordito contro di lui: "Non ho nessuna questione di lavoro in sospeso con lui, ho lavorato per la Siffredi Production, non per Rocco Siffredi. Penso di aver dato tanto, in tutti i sensi, però sentirmi dire che fossi una delle ragazze che avesse deposto a suo sfavore, io non ci sto".

Le gang bang e la scomparsa del cugino di Rocco Siffredi
Altra tematica affrontata è quella delle gang bang, molto frequenti tra le produzioni di Siffredi che, però, stando a quanto dichiarato da Malena hanno preso una deriva completamente diversa dall'inizio:
Non vorrei sia stata di produrre troppo, la fretta. Nelle prime c’erano attori professionisti oltre ai non professionisti. Devi avere esperienza per poterlo fare, altrimenti ragazza si fa male e lo vive come un trauma. Ho sempre detto alle ragazze di non imitarmi, ma non sempre il consiglio veniva seguito. Ci sono delle tecniche alla base che a me, ai tempi, sono state insegnate. Per qualcuna di loro penso di essere stata un punto di riferimento e anche un punto di conforto.

L'attrice, poi, ricorda anche il cugino di Rocco Siffredi, Gabriele, secondo alcuni il deus ex machina di tutte le sue produzioni, scomparso di recente: "Tutto quello che ho fatto l’ho fatto con Gabriele che è stata una persona fondamentale nel mio lavoro, mi ha guidata per farmi il meno male possibile". A questo proposito, quindi, alle ragazze che decidono di intraprendere questa carriera Malena consiglia di andare in America: "È tutto regolamentato" e al perché in Italia non siano mai state fatte delle leggi a tutela risponde: "Perché chi le rappresentava non le ha mai chieste".

Fonte: Fanpage.it

mercoledì 30 aprile 2025

“Non era un film ma uno stupro, sceglieva non professionisti”: altre attrici accusano Siffredi di violenze

Nella puntata de Le Iene in onda martedì 29 aprile viene mostrato un servizio in cui altre attrici porno, tra cui Marika Milani, accusano Rocco Siffredi di abusi e di averle costrette a girare alcune scene senza consenso.


Nella puntata de Le Iene di martedì 29 aprile è stato mandato in onda un altro servizio sugli abusi che Rocco Siffredi avrebbe perpetrato ai danni di giovani attrici che hanno collaborato con lui in questi anni, da lui prontamente smentite. Nel video emergono testimonianze di performer che contestano al noto attore e regista di non aver rispettato il consenso, in più occasioni, di essersi sentite obbligate a fare pratiche sessuali che non erano state pattuite. Tra loro, a farsi riprendere, c'è anche Marika Milani, attrice che ha raccontato cosa accadeva nella cosiddette gang bang, attività redditizia per Siffredi, ma che non era affatto sicura per le ragazze che si trovavano ad esserne protagoniste.

Le attrici costrette a compiere alcune pratiche sessuali
Nelle scorse puntate del servizio, molte erano state le testimonianze di attrici che avevano parlato di come Siffredi le avesse obbligate in più occasioni a girare delle scene con lui, spesse volte si trattava di rapporti anali, sebbene le ragazze avessero più volte chiesto di non farlo. Una performer, di cui non viene mostrato il volto, racconta che all'inizio della sua carriera si è trovata nella condizione di dover subire una pratica che non voleva fare:

Se una ragazza decide di non fare l’anale, perde metà dei lavori. E quindi l’agente è deluso, perché guadagnerà la metà con te. Così ti mandano apposta da Rocco per “romperti” perché così pensano che dopo accetterai altre scene di anale. Io avevo poco più di vent’anni, e lui più di 50 anni. Sono rimasta scioccata, non sapevo cosa dire. Avevo appena iniziato la mia carriera. Continuavo a dire no, ma capisci lui è la grande star del porno. È come un Dio. Alla fine ha mandato via l’altro attore e ha continuato a girare con me. Sei circondata dai suoi 500 trofei e premi, e ti senti come se non valessi nulla in confronto a lui.

Priscilla Salerno, attrice professionista, nel commentare dichiarazioni di questo genere ha esordito dicendo: "Può farlo solo con ragazze inesperte che non sanno come si gira una scena" e poi ha aggiunto rimarcando quanto sia necessario il consenso: "Siamo animali? Perché ho scelto di fare porno, allora devo essere maltrattate, usata, sputata, stuprate, ma di cosa stiamo parlando? Noi siamo persone che abbiamo scelto un determinato tipo di lavoro". 

Il racconto di come si svolgevano le gang bang
Tra le testimonianza più agghiaccianti sul tema, c'è quella di Marika Milani, che racconta come negli anni in cui ha lavorato con Rocco Siffredi si sia trovata a subire non solo degli abusi, ma abbia dovuto sottostare a condizioni lavorative inaccettabili, come quelle messe in pratica durante le cosiddette gang bang, alle quali potevano partecipare persone comuni, pagando una quota di circa duemila euro. Milani premette: "Rocco ha abusato di me, verrò giudicata perché c’è la gente che pensa sia una cosa normale, ma so che verrò creduta". Protagonista del film "Rocco e Marika su e giù per l'Italia scambista", la performer racconta che prima di girare non ha mai visto le analisi degli attori che sarebbero stati con lei o anche dello stesso Siffredi, poi entra nel dettaglio delle scene di gruppo:

Mi sono vista arrivare trenta, quaranta ragazzi, ma non erano professionisti, venivano selezionati da loro e potevano partecipare alla gang bang. Per lui erano fondamentali le gang bang. Non sapevo quello che andavo a fare fino a che non ero lì. Quando li ho visti ho provato schifo per me stessa. Mi stavano ovunque, sotto, davanti, sopra. Gli attori professionisti sanno come muoversi, loro no, è durata fino allo sfinimento, pensavo di rimanere cieca per tutti i ragazzi che mi venivano addosso, mi sbattevano il coso in faccia, mi sentivo gli occhi gonfissimi. È stato terribile, mi sono messa a piangere.

Un'altra ragazza che ha scelto di non mostrarsi, commenta lo stesso episodio dicendo: "Ce li avevi ovunque erano proprio cattivi, non era un film porno, era proprio uno stupro".

Fonte: Fanpage.it

giovedì 24 aprile 2025

Valentina Nappi difende Rocco Siffredi dalle accuse di stupro: “Nessuno ti obbliga a continuare, se lo fai è per soldi”



Valentina Nappi difende Rocco Siffredi dalle accuse di violenza sessuale: “Nessuno ti costringe a fare nulla”. L’attrice smonta le testimonianze de Le Iene e parla del consenso nell’industria del porno.

Le pesanti accuse contro Rocco Siffredi, emerse durante un servizio de Le Iene, stanno scuotendo l'industria dell'hard. La star italiana del porno è stata accusata di presunte violenze durante e fuori dalle riprese. Sono accuse molto forti che, potenzialmente, potrebbero porre fine ad un nome e ad una carriera quarantennale. Forse anche per questo una delle attrici nel gotha del settore, Valentina Nappi, ha deciso di parlare in suo favore in un'intervista a Mowmag, offrendo la sua visione dei fatti: "Queste ragazze non dovrebbero fare porno".

Le parole di Valentina Nappi su Rocco Siffredi
La posizione di Valentina Nappi è netta e senza compromessi: "Queste ragazze, secondo me, semplicemente non dovrebbero fare le attrici porno. Rocco fa lo stesso tipo di scene da quando ha iniziato la sua carriera, che si aspettavano?". L'attrice ha poi aggiunto: Magari lui è uno che cerca di spingerti a oltrepassare i tuoi limiti – con me lo ha fatto, e lo ringrazio ancora per questo – ma nel momento in cui non ti trovi a tuo agio nessuno ti vieta di alzarti e andartene. Se continui, lo fai per soldi, e in quel caso il consenso c'è, eccome. Non vado su un set dove si fa principalmente anale per poi lamentarmi del fatto che hanno provato a mettermelo in culo.

La questione del consenso al centro della polemica
Uno degli aspetti più delicati della vicenda riguarda proprio il tema del consenso. Valentina Nappi affronta l'argomento senza giri di parole: "Ho sempre potuto dire no, quando non me la sentivo. Nessuno ti costringe a fare nulla che tu non voglia. Certe persone forse si dimenticano che questo è un lavoro, e che non è un lavoro adatto a tutti". Tra le accuse più forti, quella dell'attrice Gloria che ha dichiarato di aver ricevuto sputi addosso. A queste parole, la Nappi dice la sua: "Ma lei si è fatta pagare? Perché non ha fermato la scena? Non penso che Rocco gli abbia puntato una pistola alla testa".

Fonte: Fanpage.it

venerdì 4 aprile 2025

Roberto Re promette ma non mantiene?

Servizio de Le Iene ( Mediaset )

 
 
Max Andreetta è andato a trovare nuovamente Roberto Re, il guru dei mental coach in Italia. Roberto Re aveva promesso che avrebbe rimborsato i soldi alle presunte vittime della promotrice finanziaria Prisca Carletti. Ad oggi nessuno è stato rimborsato.