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giovedì 9 ottobre 2025

Fabri Fibra: “Feci collassare Gianna Nannini con una canna, così nacque In Italia”

Fabri Fibra ha raccontato di quando fece fumare una canna fortissima a Gianna Nannini prima che l’artista senese registrasse il ritornello di In Italia



Fabri Fibra e Gianna Nannini

In un'intervista a Tintoria, Fabri Fibra ha raccontato di quando fece fumare una canna a Gianna Nannini prima che l'artista senese si mettesse al microfono per cantare il ritornello di In Italia, canzone che sarebbe diventata una vera e propria hit. Ospite di Tintoria, il Podcast condotto da Daniele Tinti e Stefano Rapone, Fabri Fibra ha ripercorso un po' la sua vita artistica e si è lasciato andare anche a qualche aneddoto senza filtri e non a caso, nel raccontare la storia della nascita della sua collaborazione con Nannini, le ha pure chiesto scusa, ridendo. Il rapper, uscito qualche mese fa con l'album "Mentre Los Angeles brucia", ha ricordato di come in un'intervista gli chiesero se in mezzo a tanti artisti di cui parlava male ce ne fosse una che amava e lui rispose proprio Nannini.

Una dichiarazione che piacque alla cantautrice toscana che ricambiò i complimenti e rilanciò, dicendosi pronta a fare un pezzo con lui. A quel punto il rapper, che lesse quella dichiarazione come un segnale, un invito, la contattò per registrare assieme una canzone e andò in studio da lei con un pezzo di In Italia già pronta. Prima di cominciare a lavorare, però, Nannini gli chiese una canna, come racconta Fibra che spiega che l'aveva ed era anche molto forte: "Ne avevo una che era fortissima, micidiale. Gianna fumascusa se racconto questa cosae collassa". A quel punto Nannini la fuma, passa un po' di tempo e si comincia a registrare, solo che non si trovava più la cantante.

Comincia la ricerca di Nannini che da un divano messo di schiena rispetto a dov'era Fibra alza la mano e dice: "Sono qui. Che cazzo m'hai dato da fumare?". Il tempo di riprendersi un attimo, andare al microfono e cantare il ritornello della canzone che sarebbe poi diventata una hit. Pubblicata nell'aprile del 2008 fu l'unico singolo estratto dalla riedizione dell'album Bugiardo. La canzone divenne un successo, fu disco di platino e nel 2024 ha visto anche la nascita di una nuova versione che al posto di Nannini ha visto la partecipazione di Baby Gang ed Emma, aggiornando il brano alla contemporaneità.

Fonte: Fanpage.it

lunedì 4 agosto 2025

Rissa al concerto di Sfera Ebbasta, il cantante ferma la musica e lascia il palco: “Non sapete divertirvi”

Rissa durante il concerto di Sfera Ebbasta all’Arena della Versilia al Cinquale, in provincia di Massa Carrara. Il cantante se ne è subito accorto ed ha interrotto l’esibizione, lasciando poi il palco: “Siete dei babbi, non sapete divertirvi. Questo è il motivo per cui la gente non ha voglia di venire a suonare”.


Rissa durante il concerto di Sfera Ebbasta all'Arena della Versilia al Cinquale, in provincia di Massa Carrara. Nell'area sotto il palco, un gruppo di ragazzi ha iniziato a litigare animatamente arrivando a prendersi a calci e pugni in faccia verso la fine del live. Il cantante se ne è subito accorto ed ha interrotto l'esibizionelasciando poi il palcoSui social il video del momento ripreso da alcuni presenti.

Sfera Ebbasta si accorge della rissa e ferma il concerto: "Siete dei babbi"
Lo scorso 2 agosto, Sfera Ebbasta ha fermato il concerto all'Arena della Versilia dopo aver visto una rissa sotto il palco. Alcuni ragazzi hanno iniziato a discutere e sono poi passati alle mani, arrivando a prendersi a calci e pugni in faccia. Il cantante ha interrotto l'esecuzione del suo ultimo brano e, con il microfono tra le mani, ha detto: "Per favore state fermi. Qualcuno ha deciso di rovinare l'ultimo pezzo. Questo è il motivo per cui la gente non ha voglia di venire a suonare". Il pubblico ha rumoreggiato e insultato l'artista per le sue parole, lui ha ribattuto: "Non sapete divertirvi. Ma che ca**o parti fratello, ci sono bambini e ragazzini. Siete dei babbi, ve lo dico con il cuore". Sfera Ebbasta ha così interrotto la musica ed ha concluso il live prima del tempo stabilito, lasciando il palco e il pubblico.

Fonte: Fanpage.it

sabato 19 luglio 2025

Una carriera di 25 anni in 100 minuti: Fabri Fibra infiamma Bergamo con il suo rap

Il rapper marchigiano, classe 1976, racconta il suo percorso artistico con una coreografia amarcord e una serie di brani che spaziano in tutti i suoi 10 dischi, da Turbe Giovanili edito nel 2002 a Mentre Los Angeles Brucia, in cima alle classifiche di oggi ( e ripreso sulla sua maglietta )


Bergamo. Si può sintetizzare una carriera di 25 anni in 100 minuti. No, no. Non manca il punto interrogativo: è un’affermazione. Poteva sì essere una domanda, almeno fino a venerdì pomeriggio. Poi però, sul palco di Nxt Station in Piazzale AlpiniFabri Fibra ha dimostrato che invece sì, si può fare.

Alla soglia dei cinquanta, il rapper marchigiano di Senigallia, ormai da metà della sua vita trapiantato a Milano continua a fare ciò ha sempre contraddistinto la sua vita artistica: essere un apripista. Lo è stato portando il rap nelle major vent’anni fa, e lo è ora sui palchi di tutta Italia.

Una grande musicassetta è l’elemento scenografico sul palco. Roba da amarcord per gli over 30, come del resto è buona parte della platea, che è davvero più che variegata: adolescenti, adulti, famiglie. C’è davvero di tutto: massima eterogeneità. Sono in totale 3.500, record estivo di presenze finora. Il sold out è stato raggiunto intorno a mezzogiorno di venerdì.

Già dalla mattina, passando su viale Papa Giovanni XXIII, si potevano scorgere i primi fan che si erano messi in fila per conquistare l’ambitissima prima fila, attrezzati di pizze, qualche birra, bottiglie d’acqua.

I cancelli si sono aperti alle 19:00, un paio d’ore dopo l’area era già piena. Fabri Fibraal secolo Fabrizio Tarducci, classe 1976compare sul palco poco intorno alle 22:00, con il canonico quarto d’ora accademico di ritardo rispetto all’inizio fissato per le 21:45. La sua entrata è anticipata da quella di DJ Double S, l’uomo che lo accompagna da sempre in ogni tour.

Prende posto in cima alla musicassetta, sulla quale una linea del tempo racconta tutti i dischi ufficiali, dal primo Turbe Giovanili del 2002 a Mentre Los Angeles Brucia nel 2025. Senza contare i lavori precedenti con il collettivo Uomini di Mare.

Il viaggio nel tempo inizia dal presente, con un primo richiamo al passato: il brano introduttivoL’avvelenata”, intro dell’ultimo album, viene accompagnato dal ritornello campionato dell’omonima canzone di Francesco Guccini, del 1976, coetanea di Fabri.

Fibra sul palco sfoggia una maglietta che riprende il font della copertina, ma al posto di “Los Angeles” c’è la scritta “Bergamo”, come da filo conduttore di tutto il tour estivo. Si tratta di un ritorno: due anni fa si era esibito in Fiera.

Il viaggio trasporta il pubblico da un anno all’altro senza soluzione di continuità: si passa dalle hit del nuovo disco ( “Che gusto c’èvola nelle radio ) ai grandi classici comeLa Soluzione”, “Applausi per Fibra”, “Vip in Trip”.

Una scaletta più che mai varia, che ripercorre tutta la carriera e dimostra quanto il suo rap sia ancora d’attualità. Emblematica, in questo senso, la scelta del brano finale: “Luna Piena”, estratto da Turbe Giovanili, anno 2002, che segue la super hit “Tranne Te”. A 15 anni di distanza dall’uscita, tiene ancora botta.

100 minuti tenendo il palco in solitaria, con qualche inevitabile pausa per riprendere fiato in cui si alternano cori, dialoghi con Double S, battute e scambi con il pubblico coinvolgendo le prime file. A quasi cinquant’anni, Fabri Fibra non ha perso il suo smalto live e conferma che, quando si parla di rap italiano, di rime, di incastri, di hit, di testi, il suo nome non può mai essere trascurato.

venerdì 11 luglio 2025

Laurea ad honorem negata a Marracash, c'è la replica del rapper

L'Università di Messina ha negato la laurea honoris causa a Marracash: il rapper ha lanciato una frecciatina durante il live nello stadio cittadino


Marracash ha finito il suo tour negli stadi del 2025: l’ultima data è stata quella del 5 luglio a Messina. In occasione di questo concerto, il cantante ha deciso di togliersi un piccolo sassolino nella scarpa, visto che proprio l’università della città siciliana gli ha negato la laurea ad honorem, che sarebbe stata anche la prima per un rapper. Cosa ha detto Marracash e che scuola ha fatto il cantante?

La laurea honoris causa negata a Marracash
Nel 2025 l’Università di Messina aveva deciso di conferire a Marracash una laurea honoris causa, che poi, però, gli è stata negata. Questa scelta era diventato un vero e proprio caso, dal momento che prima la laurea era stata approvata e poi si era fatto un cambio di rotta.

La proposta era stata inoltrata a novembre 2024 dal professor Fabio Rossi, docente ordinario di linguistica italiana del corso di Scienze dell’Informazione: Tecniche giornalistiche e Social media. Perché ha fatto questa richiesta? Perché secondo lui il rap ha rivoluzionato la lingua italiana e perché i rapper liricisti o conscious propongono canzoni con un alto valore letterario. Aveva sperato anche in un incontro con gli studenti.

Il Consiglio di Dipartimento del Dicam ( Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne ) in un primo momento aveva approvato all’unanimità l’idea di dare una laurea honoris causa a Marracash. A gennaio del 2025, però, qualcosa è cambiato e i rappresentanti del Consiglio di Dipartimento dell’Università di Messina hanno detto di essere contrari per la paurache i testi delle opere di Fabio Rizzo contengano contenuti di natura sessistae peril potenziale rischio di promuovere una cultura legata a contenuti sessisti“.

La risposta di Marracash alla laurea negata
Marracash ha concluso il suo primo tour negli stadi proprio a Messina, la città dove l’università gli ha negato la laurea ad honorem. Di fronte al pubblico, il cantante ha lanciato una piccola frecciatina a chi gli ha negato questa possibilità: “Devo ringraziare l’Università di Messina che una laurea ad honorem stava quasi per darmela. Grazie comunque”.

Il rapper ha detto queste poche parole a margine della sua esibizione, proprio dopo aver cantato “Laurea ad honorem“, il singolo che Marracash ha pubblicato il 4 marzo del 2022 e che fa parte del suo sesto album in studio intitolatoNoi, loro, gli altri”. Canzone che ha visto la partecipazione del cantautore Calcutta, anche nella scrittura del testo.

Che scuola ha fatto Marracash
Fabio Bartolo Rizzo, in arte Marracash, è nato a Nicosia, in provincia di Enna, il 22 maggio del 1979. La sua famiglia, per motivi lavorativi, ha lasciato la Sicilia per andare a vivere nel quartiere della Barona a Milano: la mamma era collaboratrice scolastica, mentre il padre camionista.

Dopo aver superato l’esame di terza media, Marracash si è iscritto a un istituto tecnico, la scuola superiore Torricelli, dove si è diplomato come perito elettronico. Fin da ragazzino si è appassionato alla musica, che poi è diventato il suo lavoro.

Ci si commuove con il nuovo disco di Fabri Fibra, il nostro rapper più cupo e speculativo

Nel suo nuovo album il rapper veterano della scena hip hop italiana s'aggrappa al presente, si distrae un momento a guardare l'America lontana e poi torna a raccontare senza sconti un'esistenza italiana che non sa come liberarsi dall'angoscia


Critica sociale pessimista, con appunti sparsi di un’autobiografia sofferta. Di questo si occupa per la maggior parte del tempo “Mentre Los Angeles brucia”, il nuovo album di Fabri Fibra, l’undicesimo della discografia di questo veterano 48enne che ormai ha un lunghissimo sentiero dietro le spalle, con tanti pezzi, tante parole, tante collaborazioni, prese di posizione, proposte e ripensamenti. Un bel disco, tutto nella norma, pregno dell’abituale rimario caustico e adesso ne parleremo un po’. Ma la cosa strana è un’altra: ovvero che, arrivati quasi alla fine del long playing, ascoltando la traccia numero 13, intitolataVivoe costruita su un campionamento strumentale e vocale dell’omonimo pezzo di Andrea Laszlo De Simone, ci siamo commossi. Non capita spesso, anzi è raro commuoversi sentendo un pezzo rap italiano contemporaneo. Però non è una sorpresa, riflettiamo a posteriori, che sia capitato con un brano e un’intuizione di Fibra, il più cupo e speculativo dei nostri rapper. Lui, in fondo, e a dispetto dei mille featuring nella sua carriera, ha sempre fatto corsa a sé, con prerogative che sono rimaste uniche: per esempio quella di tenere i piedi saldamente per terra, a dispetto delle tentazioni a cui sovente ha ceduto, salvo poi ripensarci e pentirsi, o semplicemente rammaricarsiOppure quella di dire sempre la verità, anche quando scomoda o foriera di grane, lasciando da parte i compromessi. O ancora il non dimenticarsi mai chi è statoe dunque chi è, adesso che è famoso e veneratoquando era uno qualsiasi, neanche troppo favorito nella corsa a qualche forma di legittimazione, comunque ostinato e forte abbastanza da tenere duro e cercare sempre la lucidità per capire, comprendere, fare i conti con gli sforzi da fare, i prezzi da pagare, le rinunce e le linee da non sorpassare.

martedì 24 giugno 2025

Le critiche a Fabri Fibra dai fan di Liam Payne: “Tu puoi ammazzarti come il cantante degli One Direction”

Fabri Fibra, dopo l’uscita dell’11° album in studio Mentre Los Angeles Brucia, ha ricevuto delle critiche per la presenza di barre su Liam Payne e Sangiovanni in Karma Ok. Qui l’analisi e la risposta del rapper.


Mentre Los Angeles Brucia è il nuovo album di Fabri Fibra, l'11° in studio per il rapper di Senigallia che contiene al suo interno le collaborazioni con Gaia, Joan Thiele, Massimo Pericolo, Nerissima Serpe e Papa V, Tredici Pietro e Noyz Narcos, oltre al sample de L'Avvelenata di Francesco Guccini che apre il disco. Tra i brani che, involontariamente, hanno acceso le discussioni sul disco, c'è anche Karma Ok: dall'uscita di Mentre Los Angeles Brucia, in molti su X hanno commentato alcuni passaggi testuali della canzone, proprio nella prima strofa. Infatti, come recita il testo: "Sono l'eletto, sempre sul pezzo, tu puoi ammazzarti come il cantante dei One Direction".


Le accuse dei fan degli One Direction nei confronti di Fabri Fibra per la rima su Liam Payne
Il riferimento è chiaramente diretto a Liam Payne, l'autore scomparso lo scorso 16 ottobre in Argentina, dopo esser caduto dal terzo piano dell'hotel Casa Sur nel quartiere di Palermo, a Buenos Aires a 31 anni. Una punchline che non sembra esser stata gradita dai fan della band britannica, che su X hanno commentato con sdegno. Tra i messaggi c'è chi condanna Fibra di aver cercato un momento di notorietà ( sic ) attraverso una barra conflittuale come quella su Liam Payne, e chi lo ha accusato di poco tatto nei confronti del tema della salute mentale e della fragilità emotiva degli artisti. Un momento che ritornerebbe anche successivamente nella strofa, quando nel name dropping di Fibra capita anche Sangiovanni: "Come bere e poi vomitare tutti i miei drammi e il disco lo droppo, chi ca**o pensavi fossi, Sangiovanni?".


Dalla condanna per A me di te al rap come forma di rottura
Le accuse e le critiche nei confronti di Fabri Fibra si inseriscono in una linea temporale in cui, solo un mese fa, l'artista era stato condannato, insieme alla Universal Music Italia, in cassazione al pagamento di 70mila euro a Valerio Scanu per diffamazione, contenuta in una porzione di testo della canzone A me di te, che è possibile ascoltare nell'album Guerra e Pace del 2013. In merito al dilemma sulla censura, proprio poche settimane fa, intervistato da Fanpage.it, Fabri Fibra aveva spiegato la sua versione: "Intanto la sentenza è la sentenza, però penso esattamente il contrario di quello che si dice: l'artista è liberissimo di dire quello che vuole perché io l'ho detto. Poi ci sono delle cose che puoi dire senza pagare conseguenze e cose che puoi dire pagandole, ma se sei un artista non ti devi interessare. La domanda che faccio io è: tu artista dici quello che vuoi dire o di dici solo quello che non ti farà pagare delle conseguenze?".

La presenza di Andrà tutto bene nel racconto dell'album Mentre Los Angeles Brucia
Proprio legandosi all'intervista, è interessante osservare il punto di vista di Fabri Fibra sull'azione di rottura del rap, anche nel racconto: "Generalmente il rap va a infilarsi dove c'è la ferita aperta, mentre la canzone italiana sulla ferita ci mette un bel cerotto a forma di cuore, questa è la grossa differenza, il rap è di rottura". E proprio in merito ai riferimenti testuali e all'immaginario ultraventennale del rapper di Senigallia è importante discutere, sia nella punchline che interessa Liam Payne, sia di quella che vede protagonista Sangiovanni. Anche perché, nello stesso album è contenuto un brano come Andrà tutto bene, in cui viene descritta la storia di Anna e Marco, rispettivamente vittime di revenge porn e bullismo.

La natura dissacrante di Fabri Fibra e il messaggio per Sangiovanni post-Sanremo 2024
In un album come Mentre Los Angeles Brucia, la sola speculazione su alcune immagini dissacranti e violente sembrano distruggere la visione di Fabri Fibra, soprattutto se non si tiene conto della modalità di racconto a cui l'autore di Senigallia ci ha abituato. Ma ancor di più è necessario uscire dall'attualità e dal momentum della strofa, soprattutto in merito a Sangiovanni. I due autori hanno prima di tutto collaborato, ma soprattutto, dopo l'annuncio post-sanremo di Sangiovanni, Fabri Fibra era stato uno degli autori ad aver speso delle parole nei suoi confronti: "Se questo mestiere fosse facile lo farebbero tutti, è difficile reggere alla pressione. Bisogna circondarsi di persone che sappiano interpretare i tuoi stati d’animo e i segnali che mandi. Devi circondarti di persone che possono aiutarti nei momenti difficili. Mando un saluto a Sangiovanni, perché tra l’altro sono nel suo nuovo disco, e capisco perfettamente e rispetto tantissimo la scelta che ha fatto di dire: non son pronto, non esco".

Fonte: Fanpage.it

domenica 8 giugno 2025

50 Cent in concerto in Piazza del Plebiscito a Napoli, anzi no. È giallo sulla presenza del rapper

Il lancio era stato regolarmente fatto da una piattaforma di vendita online dei biglietti, ma poi la pagina è scomparsa. Pare che ancora ci sono dei "dettagli burocratici da sbloccare"


I fan napoletani, e non solo, sono sconcertati: ma il rapper americano 50 Cent ( vero nome Curtis James Jackson III ) il concerto in Piazza del Plebiscito lo farà o no? Il dubbio è legittimo ed è venuto soprattutto dopo che la piattaforma di vendite dei biglietti Vivaticket aveva annunciato la presenza del famoso rapper nel capoluogo campano l’8 luglio, all’interno del Festival internazionale The 4Ever Show che inizierà il 4 luglio per poi concludersi, appunto, l’8 luglio.

Vivaticket aveva riportato anche qualche nota per il lancio dell’evento che sono state custodite gelosamente dai fan, forse con il sentore che da lì a breve, come è poi effettivamente accaduto, la pagina sarebbe stata rimossa.

Il leggendario rapper newyorkese 50 Cent arriva in Italia per un evento unico e irripetibile, – si leggeva nella nota – e sceglie Napoli come cornice esclusiva per la sua unica esibizione nel nostro Paese. L’appuntamento è fissato per l’8 luglio 2025 in una delle piazze più iconiche al mondo, Piazza del Plebiscito, dove l’artista si esibirà con la sua band al completo e sarà accompagnato dalla straordinaria Independence Orchestra, una formazione di oltre 100 musicisti, diretta dal Maestro Paolo Vivaldi”. Quindi mancava solamente l’ultimo dettaglio ossia il via alle prevendite, che era previsto per ieri venerdì 6 giugno.

Poi qualcosa è andato storto e magicamente la pagina dedicata a 50 Cent è stata rimossa. Il motivo? Ci pensa il quotidiano Il Mattino a spiegare chesi parla di lungaggini legate all’avvio delle prevendite e ad aspetti contrattuali ancora in fase di definizione, al Comune di Napoli, che aveva concesso l’uso della piazza, stanno cercando di capire qualcosa di più, compulsando l’organizzatore locale”.

Insomma se la situazione di stallo dovesse sbloccarsi, allora sicuramente si tornerà ai circuiti di vendita per accaparrarsi, si spera, il miglior biglietto per assistere allo show di 50 Cent.

venerdì 6 giugno 2025

Eminem accusa Meta di rubare la musica: causa da 109 milioni di dollari. Il colosso di Mark Zuckerberg davanti ai giudici



Il furto della musica non è mai stato così spudorato, almeno secondo Eight Mile Style, la casa discografica che custodisce il catalogo di Eminem, che ha trascinato Metal’impero digitale di Mark Zuckerberg, che controlla FacebookInstagram e WhatsApp – in tribunale con un’accusa chiarautilizzo non autorizzato di 243 brani del rapper di Detroit, riprodotti, archiviati e sfruttati senza licenza sulle piattaforme social più popolari del pianeta. La richiesta di risarcimento è da capogiro: 109 milioni di dollari, ovvero circa 150mila dollari a brano, per ogni piattaforma su cui la musica è stata utilizzata. Non si tratta solo di una questione di soldi: Eight Mile Style denuncia una prassi sistematica, unsaccheggio rampante e consapevoleche ha permesso a Meta di ingrassare i propri profitti, attirando miliardi di utenti con la colonna sonora di Eminem, senza pagare un centesimo ai titolari dei diritti.

Meta, dal canto suo, balbetta difese di circostanza: “Abbiamo accordi con migliaia di partner nel mondo e programmi di licensing globale”, ma la verità è che, secondo la denuncia, la società sapeva benissimo di non avere i diritti necessari ed ha continuato a distribuire la musica di Eminem anche dopo che Eight Mile Style aveva negato la licenza. Nel frattempo, milioni di video con le hit del rapper hanno invaso i social, accumulando miliardi di visualizzazioni e ingrassando il già smisurato business pubblicitario di Meta. La denuncia va oltre la mera violazione di copyrightMeta avrebbe creato strumenti comeReels Remix” e “Original Audioche incoraggiano gli utenti ad ottenere la musica dagli altri contenuti, moltiplicando all’infinito l’infrazione. Un sistema che trasforma la creatività in merce gratuita, sempre secondo l'accusa, a beneficio esclusivo dei giganti tecnologici e a discapito di chi la musica la scrive, la produce, la difende.

Meta, per ora, tace o si rifugia dietro comunicati di difesa. Ma il messaggio che arriva da questa causa è chiaro: la musica non è un buffet gratuito per le multinazionali della Silicon Valley. Ogni brano ha un valore, ogni diritto calpestato è un abuso. E quando a prendere è chi detta le regole del gioco digitale, la battaglia diventa una questione di principio, di giustizia e di futuro per tutta la musica. E ovviamente per chi la inventa e la produce.

mercoledì 4 giugno 2025

Fabri Fibra rompe il silenzio con “Che Gusto C’è”: il ritorno crudo e lucido di un’icona del rap italiano

Dopo tre anni di assenza, il rapper marchigiano torna con un brano che scava nelle ossessioni del nostro tempo. Insieme a Tredici Pietro firma una critica feroce alla società dell’apparenza e del successo a ogni costo


Cosa succede quando uno dei nomi più taglienti del rap italiano decide di tornare dopo tre anni di silenzio? Succede che il microfono diventa un bisturi, la base un campo di battaglia, e le parole una raffica diretta al cuore delle contraddizioni italiane. Con Che Gusto C’èFabri Fibra torna sulla scena come sa fare solo luisenza filtri, senza compromessi, senza sorrisi di circostanza. Il nuovo singolo, lanciato in anteprima con un’intervista a Le Iene, non è solo musica: è una denuncia sociale, una confessione personale, un atto di resistenza artistica.

Il brano nasce da una collaborazione con Tredici Pietro, giovane talento e figlio d’arte di Gianni Morandi, che dona al ritornello una vena malinconica e generazionale. La produzione, firmata da Zef e Marz, mescola elettronica e atmosfere urbane, mantenendo il flow classico di Fibra ma portandolo in una dimensione più cupa e riflessiva“Che gusto c’è a rincorrere sempre qualcuno che ha più di te?” sembra chiedere, tra le righe e fuori da ogni metafora.

Nel videoclipgià virale – i simboli non mancano: si passa da ambienti che ricordano talk show urlati a scene quotidiane in cui la realtà si confonde con la caricatura. A sfilare, tra citazioni esplicite e provocazioni, ci sono Berlusconi, Sfera Ebbasta, BriatoreVolti che incarnano il potere, la fama, l’ostentazione. Un’estetica satura, volutamente eccessiva, che sottolinea quanto la nostra società sia intrappolata nel desiderio continuo di apparire, primeggiare, accumulare like, follower, numeri.


Fibra non si limita a guardare fuorientra nella sua stessa narrazione, si mette in discussionePosti una foto del tuo sold out, ma subito dopo arriva uno che ne ha fatti tre, racconta. Il successo, invece di essere un traguardo, diventa una prigione, una trappola mentale che impone standard sempre più alti, sempre più alienanti. Il rapper marchigiano, classe 1976non cerca di mascherare il peso del tempo o dell’esperienza: li porta addosso con onestà, dichiarando apertamente di non voler partecipare alla gara mediaticaNon vado a Sanremo, mi vesto sempre uguale, non mi espongo come gli altri. Ma va bene così”.

Ecco allora che “Che Gusto C’è” si trasforma da singolo a dichiarazione di poetica. Non un pezzo nato per scalare le classifiche, ma per dire qualcosa che nessuno ha il coraggio di dire: che viviamo in una società drogata dal confronto continuo, e che in questa corsa all’approvazione nessuno è mai davvero soddisfatto. Una società dove anche chi ha vinto si sente in ritardo, anche chi brilla teme di spegnersi. E il gusto, quello vero, si perde nel rumore.

In un panorama musicale sempre più omologato, Fabri Fibra conferma il suo ruolo di outsider necessario. Uno che non cerca l’applauso facile, ma il rispetto che nasce dalla coerenza e dalla profondità. E mentre molti suoi colleghi si perdono tra marketing e autocelebrazioni, lui ritorna con un pugno nello stomaco e un pensiero lucido, affidandosi a un linguaggio diretto, ruvido, ma ancora capace di raccontare l’Italia meglio di tanti editorialisti.

E Tredici Pietro? Con questo feat. entra in un’altra dimensione. Non è solo “il figlio di”: è una voce che vibra di disillusioneun giovane che canta con consapevolezza, lontano dagli slogan. È l’incontro tra due generazioni, ma anche tra due modi di affrontare il presente: uno con la rabbia di chi ha visto tutto, l’altro con la stanchezza di chi già sa come finirà.

sabato 3 maggio 2025

Guè massacra Elio "Critica l'autotune ma ora fa 'monnezza'. Deve stare zitto"

 

Non riesco a capire i cantanti che hanno criticato l’autotune e il rap”, da questa premessa parte Guè, incalzato da Gianluca Gazzoli, nella recente intervista per il podcast Passa dal BSMT, per riaccendere il confronto con Elio ( di Elio e le storie tese ) che qualche tempo fa aveva fatto scalpore con le sue dichiarazioni.

L’attacco del rapper nei confronti del cantautore è durissimo: “Tra questi mi sembra ci fosse Elio, che poi ho visto che è giudice di un programma che è una monnezza. Hai visto che programma fa adesso? Deve stare zitto”. Il riferimento è a Like a Star, il talent show che a breve andrà in onda su NOVE - per otto puntate, di cui sette a eliminazione e una finalissima - e sarà condotto da niente meno che Amadeus. Dietro il bancone dei giudici, oltre ad Elio, anche Rosa Chemical e Serena Brancale.

Insomma, parlando del programma che verrà trasmesso dal 14 maggio in poi, Guè è riuscito a lanciare una frecciatina non solo ad Elio ma anche all’ex direttore artistico del Festival di Sanremo - Giorgia Meloni si è invece complimentata con Carlo Conti, per l'ultima edizione di Sanremo. Tra l’altro, durante la chiacchierata si è parlato pure dei pregiudizi sul rap, perché il frontman dell'iconica band milanese ha dichiarato chenon è musicama unassemblaggio, nel 90% dei casi, di roba preesistente fatta da gente che non sa suonare”. Questa la replica del componente dei Club Dogo: “Non esiste che artisti che sono stati importanti, che hanno venduto e che hanno avuto un pubblico, si permettano di criticare il nostro genere. Secondo me non si dice, quanto meno documentati”.

Continuando, sulla percezione del genere in Italia, ha aggiunto: “Siamo l’unico Paese in cui la gente non sa niente di rap/hip hop, e non solo del trap. L’unico Paese in cui musicisti e addetti ai lavori, che hanno 50 anni come loro, non sanno un cazzo di hip hop. Il problema è che i trapper vendono i dischi e loro non li vendono, siamo alle solite insomma”. Vecchie ruggini tornano d’attualità, anche perché Guè ed Elio si erano punzecchiati già tempo fa, come riporta la redazione di Open.

Quest’ultimo nel 2012, parlando della hit dei Club Dogo P.E.S., aveva detto: “Un verso come ‘Sto lontano dallo stress, fumo un po’ e dopo gioco a P.E.S.’ è un messaggio che fa schifo ed è mille volte più volgare di quello che diciamo noi”. In risposta Guè non le aveva mandate a dire: “Elio stai zitto, giusto con la piuma in testa in tele puoi stare. Non vendi più, nessuno ti fila, hai abbuffato il cazzo rosicone”.

L’ennesimo capitolo di un botta e risposta che non sembra destinato ad esaurirsi ma a continuare nel tempo. Ovviamente il pubblico è diviso, tra chi segue ilpuristadella musicasuonata”, Elio, e chi, tutto sommato, comprende le ragioni di Guè. Non resta altro da fare che attendere, a questo punto, il terzo capitolo e chissà che non possano, in futuro, trovare un terreno comune.