«Così si riappropriano della loro vita»
Nel silenzio di una stanza grigia, una voce si alza: «Prof, lei ci ha fatto tornare umani». A parlare è un giovane detenuto del carcere di Montacuto, ad Ancona, durante il laboratorio TheRAPia. In quella frase c’è tutto: per qualche ora, non si è sentito un numero, ma una persona. L’artefice del progetto si chiama Sandra Piacentini, in arte Miss Simpatia. Rapper anconetana e attivista per i diritti delle persone detenute, ha scelto di entrare tra le sbarre delle carceri italiane — luoghi dove molti preferiscono non guardare — per offrire come cura uno strumento potente: la parola. Fogli bianchi, beat e microfono: è lì che il rap si fa voce e il suono diventa terapia. Cresciuta tra le scalette di Falconara Marittima, «metafora del sali e scendi della mia vita», come racconta, Sandra ha conosciuto in prima persona il potere della scrittura.
Il simbolo
«Nei momenti più tristi della mia vita mi ha salvata la musica, ma l’idea di portare il rap in carcere è nata quando è stato arrestato il mio migliore amico, Hamza». Nasce così TheRAPia, un laboratorio con lezioni di metrica, scrittura creativa e performance live davanti a un pubblico. Un gioco linguistico: la parola che guarisce, ma anche la “terapia” che si fa rap, come percorso di reinserimento e rieducazione. Nel 2022 Sandra entra per la prima volta a Montacuto. Davanti a lei quindici giovani uomini, segnati dal silenzio della galera. «Il rap è diretto, non ha filtri, ti obbliga a guardarti dentro e a trasformare quello che provi in parole». Durante le sessioni i detenuti scrivono barre, ossia i versi in rima, e le provano prima in cella e poi davanti ai compagni di corso. «È una lingua universale: non importa da dove vieni, se sei cresciuto in periferia o dentro quattro mura, tutti possono scrivere una barra e sentirsi ascoltati». Il laboratorio non resta un episodio isolato. Dopo il primo ciclo di incontri, le richieste aumentano e arrivano dalle carceri di tutta Italia. Altri penitenziari chiedono di replicare l’esperienza. Intorno a Sandra nasce una rete: beatmaker, tecnici, insegnanti e rapper uniti dal desiderio di offrire strumenti di riscatto a chi ha perso la rotta. TheRAPia diventa allora molto più di un laboratorio musicale: è un progetto sociale. «Una volta che i ragazzi escono dal carcere, spesso sono abbandonati a loro stessi, e per questo spesso ritornano dentro. Quei ragazzi sono privati della loro identità: ecco perché credo fortemente che il rap possa essere per loro un modo per riappropriarsi della vita e dei loro pensieri».
Il pubblico
Nel laboratorio, la ferita diventa parola, la colpa consapevolezza, la rabbia diventa rima. «Per alcuni di loro è stato possibile esibirsi davanti ad un pubblico, raccontare la propria storia. Un'occasione importante per chi si sta ricostruendo dopo un periodo difficile. Volevo far sentire la voce di questi ragazzi anche fuori dalle sbarre». Dal progetto è nato anche un libro, Cuore in Cella, che unisce autobiografia, testi di canzoni e storie dal carcere. «Non è un libro da leggere, è un libro da vivere», dice Sandra. Il suo impatto non si misura in like o condivisioni, nonostante i suoi oltre 64mila followers. Si misura con i tanti grazie ricevuti alla fine di una lezione. «La direttrice Manuela Ceresani è stata la prima a credere in me. Ha capito quanto il rap possa essere un mezzo di aiuto. Fondamentale anche l’aiuto del comandante della Polizia penitenziaria, Nicola De Filippis. Ripenso a ogni ragazzo detenuto che ho abbracciato e agli splendidi docenti che mi hanno accompagnata in questo percorso». Una cella, una sala vuota, un microfono acceso. E nasce qualcosa di raro: la possibilità di riscrivere il proprio destino.
Fonte: Corriereadriatico.it
