Era all’ultimo anno di Medicina alla Sapienza di Roma e nel frattempo aveva giurato fedeltà alla Repubblica diventando la prima donna sottufficiale del Corpo militare volontario: è una delle quattro vittime dell’incidente in elicottero a Gorice
Laura Procacci in partenza per una missione
Montegrosso è un borgo rurale a diciotto chilometri da Andria, con una sola chiesa. Il parroco, don Peppino Ruotolo, conosce la famiglia Procacci da molti anni. L’ultimo messaggio che si è scambiato con Laura è del 19 ottobre, giorno di santa Laura: lei gli ha risposto, "come faceva sempre", con un grande abbraccio. Dieci giorni dopo, giovedì 29 ottobre, è morta a Gorice, vicino a Brčko, nello schianto del Chinook CH-47 dell’Esercito impegnato nell’operazione europea Eufor Althea. Aveva 32 anni.
Laura Procacci era nata ad Andria, la prima di tre figlie. La famiglia vive a Montegrosso da una quarantina d’anni: don Ruotolo la conosce dal 1992, anno del matrimonio dei genitori. Il padre di Laura, Giuseppe, è originario di Bari e lavora come stagionale nella ristorazione; la madre, Maddalena, è casalinga. Il parroco non si dilunga sui dettagli privati: dice che "Laura voleva servire il Paese" e che vorrebbe ricordarla “per la sua generosità, per il suo sorriso”. Le era stato vicino anche in alcune vicende di salute che lei aveva superato.
A 18 anni, nel 2012, era arrivata alle finali nazionali di Miss Italia per la Puglia, mentre frequentava l’ultimo anno del liceo classico. La pagina di Miss Italia Puglia la ricorda come “una studentessa modello” e “una eccellente professionista dall’animo gentile e altruista”. Fu una parentesi, non il centro delle sue aspirazioni: in quegli anni raccontava di sognare la magistratura, per contribuire alla lotta alla mafia. La strada è stata un’altra, ma la spinta a mettersi al servizio degli altri è rimasta.
Dal 2019 al 2022 è stata volontaria alla Misericordia di Canosa, impegno per il quale era stata anche premiata. Chi l’ha conosciuta lì ricorda che, prima della divisa della Croce Rossa, aveva indossato quella della Misericordia. Poi il trasferimento a Roma, dove era arrivata all’ultimo anno di Medicina e chirurgia alla Sapienza. Dal maggio 2025 era arruolata nel Corpo militare volontario della Croce Rossa, al IX Centro di mobilitazione di Roma, con una preparazione sul paziente critico e sulla traumatologia. Il 28 marzo aveva giurato fedeltà alla Repubblica, la prima donna sottufficiale del Corpo.
In Bosnia era al suo primo incarico internazionale, nel team di evacuazione medica. A bordo c’erano quindici persone: quattro sono morte, undici sono ferite, nessuna in pericolo di vita. Con lei hanno perso la vita il tenente Franco Adriano Zecchillo, 65 anni, anche lui volontario della Croce Rossa, e i sergenti dell’Aviazione dell’esercito Simone Ruggia e Claudio Marchesi, in servizio a Viterbo. Le cause dell’incidente sono ancora da accertare. La Procura militare di Roma, con il procuratore Marco De Paolis, ha aperto un fascicolo conoscitivo, senza al momento ipotesi di reato.
Per Montegrosso non è la prima volta. Il 12 novembre 1999 un’altra donna del borgo, Raffaella Liuzzi, morì in Kosovo in un incidente aereo durante una missione umanitaria.
Fonte: Repubblica.it
