sabato 7 novembre 2026

Mancini guida la rinascita della Nazionale: punti sui giovani senza mezze misure

Il futuro? Meglio assecondarlo, come fece Bernardini dopo il flop al Mondiale 1974. Cambiò, stravolse, coi giovani. E nel 1982 arrivò il capolavoro spagnolo. Il nuovo ct azzurro sa riconoscere il talento: abbia coraggio perché finora le mezze misure hanno portato solo sconfitte


Il futuro, alla fine, se non gli apri la porta la sfonda. Quindi molto meglio assecondarlo. La Nazionale dopo l’ennesima catastrofe mondiale ha cominciato una faticosa ricostruzione con qualche segnale positivo mostrato nella parentesi azzurra di ottobre, anche se la strada è lunga assai. Mancini è stato sempre un tecnico coraggioso e intuitivo. Sicuramente sa riconoscere il talento, anche quando i suoi colleghi lo disconoscono. C’è una lunga lista di giocatori a testimoniarlo. Questa propensione dovrà incoraggiarla fino a farla diventare una linea guida del suo secondo mandato, con l’obiettivo di portarci ad un Europeo più dignitoso dell’ultimo, firmato Spalletti. Nessuno gli chiede di ripetere il miracolo di Wembley del 2021, ma qualcosa che somigli ad una confortante rinascita, questo sì.

Da noi la scommessa sui vent’anni non è mai un atto d’amore o una lucida visione programmatica: è un cocktail di sopravvivenza e disperazione. La nostra storia è un eterno, ostinato già visto. Dopo l’imbarazzante esperienza del Mondiale in Germania nel ’74, Fulvio Bernardini spalancò le porte a decine di facce nuove, fregandosene dei giudizi, soprattutto dei pregiudizi. All’epoca sembravano, questi ragazzini convocati a decine, quasi marziani capitati per sbaglio nel salotto diffidente di Coverciano. Invece sarebbero diventati, pochi anni dopo, i muri maestri della spettacolare cattedrale di Spagna 82, un capolavoro inatteso. L’Italia calcistica, in fondo, si rigenera e rinasce solo quando non può fare altrimenti.

Ecco perché oggi liquidare ragazzi come Cisse, Lulli, Pisilli e Koleosho come semplici esperimenti da Nations League sarebbe un delitto. Questi ragazzi non sono la toppa d’emergenza, ma devono diventare il manifesto programmatico della Nazionale che verrà. Ci siamo già detti che non abbiamo fuoriclasse, che non si vedono all’orizzonte Totti, Del Piero, Cannavaro o Buffon, cioè giocatori in grado di reggere il confronto con Yamal, Haaland o Mbappé. Proprio per questo non abbiamo altra strada che quella del gioco, dell’applicazione, perfino della sfrontatezza. Meglio azzardare oggi, che pagare il conto di un’altra colossale delusione domani. D’altronde le mezze misure le abbiamo già sperimentate e hanno portato solo sconfitte. Il coraggio è l’unico prodigio a nostra disposizione.