martedì 9 giugno 2026

Il ritmo della notte. Una rete di discoteche per ballare sotto le stelle. Estate di feste in spiaggia

Dallo Scalo Zero, primo bagno ad aver ottenuto la licenza di pubblico intrattenimento, alle 12 domeniche pomeriggio con musica protagonista dall’aperitivo a tarda sera. I fine settimana al Chiringuito Beach club.

Una serata di divertimento in uno dei locali sul lungomare di Senigallia

La stagione dell’intrattenimento balneare è ufficialmente partita, pronta a far ballare ed emozionare residenti e turisti in un circuito di eventi che unisce il fascino delle notti senigalliesi ai nuovi trend del divertimento. Una vera e propria costellazione di feste che animerà l’intera costa, alternando grandi tradizioni a novità capaci di rompere gli schemi.

Il cuore pulsante di questa rivoluzione della movida è lo stabilimento Scalo Zero, che quest’anno taglia un traguardo storico: è infatti il primo bagno della spiaggia di velluto ad aver ottenuto la licenza ufficiale di pubblico intrattenimento. Per il 16 luglio c’è grandissima attesa per il debutto della shared dinner, la "cena condivisa": un’iniziativa nuova, una formula conviviale dove il cibo diventa un catalizzatore di socialità, trasformando una normale cena in un momento di incontro spontaneo.

Ma lo Scalo Zero ha in serbo un altro asso nella manica: sabato 26 giugno torna l’amatissima cena con location "a sorpresa", un evento esclusivo avvolto nel mistero dove gli ospiti scopriranno il luogo dell’evento solo all’ultimo momento. Ma Scalo Zero è anche concerti all’alba e ‘Cinema sotto le Stelle’.

Poco più in là, il ritmo si fa travolgente alla Baia del Porto. Sabato 13 giugno segna il grande ritorno di "Baia Perreo", la discoteca sotto le stelle diventata ormai un punto di riferimento. La novità di quest’anno è una movida anticipata: per tutta la stagione ci saranno ben 12 domeniche pomeriggio in cui la musica diventerà protagonista assoluta già all’ora dell’aperitivo, allungando il divertimento dal tramonto fino a tarda sera senza interruzioni.

Per gli amanti delle sonorità più ricercate, continua la fortunata collaborazione tra i Bagni ‘77 e il festival Corinaldo Jazz: il 27 giugno alle ore 19 è prevista l’esibizione dei "Riviera Ventura", per un perfetto connubio tra l’eleganza del jazz e la brezza marina.

La festa non si ferma e contagia anche il Chiringuito Beach Club, pronto ad accendere ogni fine settimana con i suoi attesissimi e colorati appuntamenti del weekend. Il risultato è una rete di vere e proprie "discoteche diffuse". Il popolo della notte può spostarsi fluidamente da uno stabilimento all’altro, trovando in ogni tappa un’identità musicale unica. Un divertimento diffuso ma rigorosamente sicuro, anche grazie alla presenza di bodyguard e ingressi contingentati.

Benji & Fede: «Eravamo convinti che la fama avrebbe risolto tutti i problemi, ma non è così, anzi. Quando siamo scesi dall'onda, il conto è arrivato. Siamo tornati a vivere a Modena per ritrovare la serenità»

Nuovo singolo estivo, tour nei teatri in autunno e presto un nuovo album. I due si raccontano: «Da ragazzini ci siamo divertiti, ma parlavamo poco dei nostri problemi. Ora ci facciamo insieme domande sulla vita». L'intervista


A Benji e Fede – cioè Benjamin Mascolo e Federico Rossi, entrambi di Modena – ora non basta più essere teen idol, per citare Zoolander, «belli-belli in modo assurdo»: idoli di migliaia di adolescenti, con decine di dischi di platino per hit leggere come Dove e quando (2019). Sarà che entrambi hanno superato i trent’anni – Mascolo ha anche messo su famiglia: è sposato con Greta Cuoghi, da cui nel 2025 ha avuto una bambina, Athena, di cui Rossi è padrino – o che tra il 2020 e il 2024 hanno attraversato periodi difficili, dopo che il sodalizio si era rotto «per troppa polvere sotto il tappeto», lasciandoli con i rispettivi fantasmi. «Ora», confessano, «siamo cresciuti: servirà tempo, ma vorremmo essere percepiti come cantautori». Largo all’introspezione, come dimostra il tour nei teatri in partenza in autunno, mentre il pezzo estivo di quest’anno, Viva la vasca, è quasi una cartolina del tempo che fu, con citazione e sample di La vasca di Alex Britti, direttamente dal 2000. «Ci ricorda le estati di quando eravamo bambini».

Siete nostalgici?
Fede: «Un po’ sì. Non per altro: La vascae siamo contentissimi che il nostro pezzo sia piaciuto a Brittici ricorda le estati al mare, da bimbi, senza preoccupazioni né retropensieri. Tornerà quel modo di vivere le emozioni? Non lo so, ma è una delle sfide dei trent’anni».

Com’è l’impatto con i trent’anni?
F.: «Sereno. Bisogna accettare il passaggio e approfittarne per trarre nuove consapevolezze. Dai venti in poi, almeno noi, abbiamo vissuto abbastanza di fretta, comunque con il pilota automatico. Anche il nostro rapporto, da quando siamo tornati insieme, è cambiato: prima tendevamo a dirci solo alcune cose, accumulando una montagna di non detti che alla fine ci hanno fatto entrare in un vortice».

C’erano argomenti tabù?
Benji: «Il confronto stesso. Non c’è stata una grande questione che non abbiamo mai discusso e che ci ha messo in crisi, ma tante piccolezze che, accumulate, hanno creato un grosso malumore. Ora ci diciamo tutto e subito. Come dice un nostro amico, Fausto, “è meglio arrossire prima che impallidire dopo”».

F.: «E poi, non avevamo neanche la maturità di renderci conto che mostrarsi vulnerabili è il primo passo per essere davvero capiti».

La scintilla tra voi era scattata subito?
B.: «Sì. Eravamo due adolescenti con la voglia di spaccare, la provincia, Modena, ci stava stretta e volevamo scoprire il mondo attraverso la musica».

F.: «Ricordo di avergli scritto su Facebook: avevo sentito qualcosa, capendo subito che fosse quello giusto con cui intraprendere quel viaggio. Il nostro rapporto ha superato anche le aspettative. In Ben ho trovato il coraggio, la voglia di farcela: ricordo un concerto di beneficenza nel 2011, davvero agli inizi; a un certo punto ero titubante sul salire sul palco e lui mi ha trascinato sul’amico che ci vuole, ecco».

B.: «Io da Fede ho preso l’energia: quando s’impunta su qualcosa, tende a portarla a termine ed è una cosa che a me mancava. Ci siamo completati».

È difficile essere amici e al tempo stesso colleghi?
F.: «Non è facile: è l’unica cosa che conta».

B.: «Davvero. È come un matrimonio: certo c’è anche il lavoro di mezzo, certo ciascuno ha bisogno di tempo per sé, ma se non c’è amicizia il “giocattolo”, almeno per noi, non funziona. Il margine d’errore o di autonomia è minore rispetto a un’amicizia qualsiasi. Ma stiamo imparando a gestirci».

Qual è stato l’aspetto più difficile da gestire del successo?
B.: «Ero convinto che la fama avrebbe risolto tutti i miei problemi. Non è così, anzi».

F.: «Finché eravamo in giro ero sempre euforico, ma non appena mi fermavo mi arrivava il conto. Il successo ha colmato alcune lacune private, ma senza mai saziarle del tutto. Ho capito, con il tempo, che per stare tranquillo avevo bisogno di certezze: radicamento nella realtà, persone vere vicino, fare piccole cose; non partire per viaggi senza ritorno. È il consiglio che do a chi comincia oggi».

Siete rimasti ragazzi di provincia.
F.: «E siamo tornati entrambi a vivere a Modena. Ben un anno e mezzo fa, io da sei mesi. Volevamo riavvicinarci alla natura, ritrovare una serenità che a Milano era più difficile».

Avete parlato spesso dei problemi di salute mentale. Credete che oggi, nella musica, ci sia più sensibilità?
B.: «C’è più sensibilità, ma anche più rischi: tutto è più veloce, gli artisti sono più esposti sui social, devono esserci sempre; il rischio di burnout, paradossalmente, è maggiore».

F.: «È un vero tritacarne».

E voi? Vi siete liberati dall’ansia dei numeri?B.: «Fa parte della maturità capire che ci sono canzoni che funzionano per i numeri e altre che vanno più in profondità. La nostra maturità è proprio comprendere che si può percorrere anche questa seconda strada».

F.: «Fino a Dove e quando, quindi poco prima di separarci, abbiamo surfato un’onda senza scendere mai. Non mi dava fastidio niente, neanche i pregiudizi per l’essere teen idol. Poi, da quando ci siamo separati e ho avuto tempo per stare da solo, ho cominciato a guardarmi dentro, a capire davvero la musica. Adesso spero arrivi presto il momento di far vedere anche le altre nostre sfumature».

Fede che fa da padrino alla figlia di Benji è la chiusura di un cerchio?
B.: «Sì. Ora manca solo che Fede faccia un figlio (ride)».

F.: «Al di là di questo, saremmo rimasti amici per la vita anche senza tornare a fare canzoni insieme».

Progetti per il futuro? A gennaio, in occasione del singolo Zero, avevate detto di essere stati scartati da Sanremo.
F.: «, ma siamo sereni. Veniamo da tre giorni di scrittura a casa di Ben, abbiamo tanti pezzi che presto o tardipiù presto che tardidiventeranno un album. Per Sanremo serve il pezzo giusto, si vedrà. Per ora pensiamo ai teatri, dove ci mostreremo in una veste più intima».

B.: «Poi quello di Sanremo non è stato neanche il primo rifiuto della nostra carriera: tanti nostri successi sono nati da un “no”».

F.: «Sta tutto nella reazione al rifiuto: c’è chi lo vede come spinta ad andare avanti e chi si boicotta da solo. Con la maturità scegliamo la prima via».

Qual è la grande conquista di questi anni?
B.: «Aver recuperato un’amicizia e, anzi, essere tornati a fare musica insieme, essendo ancora più amici di prima. Il vero successo, al di là dei numeri, è essere di nuovo amici. Ci siamo divertiti tanto, e molte storie raccontate in Viva la vasca – quelle di una certa vita da latin lover – sono vere. Ma prima di ritrovarci non avevamo mai passato del tempo da soli, sul divano, a fissare il soffitto e parlare dei nostri dubbi. Non pensavamo che l’altro potesse essere la spalla giusta. Ora lo facciamo spesso. Forse dovevamo solo crescere. Chissà».

Massimiliano Gallo: «Sono imbarazzato dal silenzio dei colleghi attori. Si ha paura di parlare di pace, Gaza e genocidio. Si preferisce frequentare i salotti»

L'interprete napoletano è pronto per il set della terza stagione di Vincenzo Malinconico e sta scrivendo il suo secondo film da regista, un remake di una grandissima commedia all'italiana


Il giorno dopo la premiazione al Teatro San Carlo di Napoli dei Nastri d’Argento Grandi Serie 2026 si è svolto un incontro al Distretto Campano dell’Audiovisivo, nell’ex Base Nato di Bagnoli, con Massimiliano Gallo, l’attore partenopeo che sta per tornare sul set nei panni dell’avvocato Vincenzo Malinconico. La serie, tratta dai romanzi di Diego De Silva, è giunta alla terza stagione.

Ci sono delle novità: Malinconico avrà un nuovo studio e alla regia Cosimo Gomez succede a Luca Miniero. «Ritroveremo tutto il cast storico e continueremo a raccontare le avventure di Malinconico», afferma Gallo, «con Gomez cercheremo anche di cogliere nuovi aspetti del suo modo di pensare e di vedere il mondo. Nella nuova stagione parleremo soprattutto dell’amore e di famiglia allargata, esplorando le relazioni non solo del protagonista, ma anche di chi gli ruota intorno. È un personaggio che sta sempre sul pezzo e continua a osservare la realtà con il suo sguardo particolare». Le riprese si svolgeranno a Salerno tra giugno, luglio, settembre e una parte di ottobre. La messa in onda su Rai 1 è prevista per la primavera del 2027.

Proprio nel distretto di Bagnoli Massimiliano Gallo ha girato La salita, il suo film d’esordio, candidato a tre Nastri d’Argento. In questo periodo l’attore e regista sta scrivendo il suo secondo film. «Si tratta del remake di una grandissima commedia all’italiana che mi è rimasta dentro da sempre», dichiara senza rivelarne il titolo «la scelta più semplice sarebbe stata realizzare un altro film d’autore, continuando sulla strada che mi ha portato fortuna. Invece mi piace accettare le sfide. Non mi piace essere incasellato nei generi. Ho sempre cercato di spaziare dal cinema d’autore ai film commerciali, alle serie televisive».


Poi Massimiliano Gallo, stimolato dai giornalisti, critica la categoria degli attori che non prendono posizione per paura di perdere il posto di lavoro. «Sono imbarazzato. Negli ultimi anni sono successe e stanno succedendo cose gravissime e nessuno dice niente. Viviamo in un’epoca in cui abbiamo paura: sembra che non si possano nemmeno pronunciare parole come pace, Gaza o genocidio. Si preferisce far vedere solo ciò che conviene».

«L’artista non ha il dovere, ma certamente il compito di guardare le cose con un altro occhio», continua, «Eduardo De Filippo ha scritto Napoli Milionaria! mentre gli alleati stavano entrando in città. Un artista impiega poco tempo a capire quanto sia terribile una guerra. Non bisogna aspettare dieci anni per parlare di Gaza o di un genocidio. Abbiamo tutti paura. C’è un Ministro che non parla con chi lavora nel cinema, il settore è bloccato, e nessuno dice niente. Nemmeno i produttori. Siamo abituati a curare il nostro orticello e a pensare soltanto ai nostri interessi. Io sono abituato a dire quello che penso. Non mi sono mai preoccupato delle conseguenze, non ho mai frequentato salotti e ho sempre costruito la mia carriera da solo. Credo che molti abbiano paura di perdere il posto di lavoro».

E infine puntualizza: «Vengo da una categoria importante, quella di di Dario Fo, Pier Paolo Pasolini e Giorgio Gaber che prendevano posizione. Prima c’era un altro atteggiamento e i teatri erano pieni. L’arte ha il potere di cambiare le persone e di migliorarle».

Omicidio Willy, Gabriele Bianchi condannato all'ergastolo in appello ter

La decisione arriva dopo il rinvio della Cassazione per rivalutare le attenuanti generiche concesse nell’appello bis. Autorizzato anche il percorso di giustizia riparativa, mentre restano definitive le condanne degli altri imputati


La Corte d'Assise d'Appello di Roma ha condannato all'ergastolo Gabriele Bianchi, accusato dell'omicidio di Willy Monteiro, morto in seguito a un pestaggio avvenuto nel settembre del 2020 a Colleferro, in provincia di Roma. La decisione è stata presa nell'ambito del terzo processo di appello. La Cassazione aveva, infatti, rinviato il procedimento per ridiscutere le attenuanti generiche, che nell'appello bis avevano portato a una condanna a 28 anni di carcere. Era già definitiva la condanna all'ergastolo per il fratello Marco Bianchi.

Concesso il percorso di giustizia riparativa
I giudici hanno inoltre autorizzato per Gabriele Bianchi l'accesso al percorso di giustizia riparativa. Se la famiglia di Willy accetterà, potrà prendere parte a un percorso di incontro e confronto con l'imputato. In caso contrario, Bianchi potrà intraprendere un iter psicologico. In apertura dell'udienza, l'uomo ha rilasciato dichiarazioni spontanee chiedendo scusa per quanto accaduto. "Voglio presentare le mie scuse alla famiglia di Willy, per quanto accaduto. Il dolore di questa storia lo porto dentro di me da sei anni. Non sono più quel ragazzo che sei anni fa ha varcato le porte del carcere”, ha dichiarato in aula. “Sono padre ed ho un bimbo di 6 anni che vedo crescere nelle salette dei colloqui. Insieme facciamo progetti e speriamo in un futuro migliore, ciò anche grazie all'aiuto della famiglia di mia moglie che mi sostiene e crede nella mia innocenza". 

Per entrambi i fratelli Bianchi la Cassazione aveva già accertato in via definitiva la responsabilità penale per quanto compiuto quella notte. Erano inoltre diventate definitive le condanne degli altri due imputati: 23 anni di reclusione per Francesco Belleggia e 21 anni per Mario Pincarelli, che si affiancarono da subito ai fratelli e colpirono Willy con calci e pugni quando ormai il ragazzo era a terra inerme.

lunedì 8 giugno 2026

Oltre 20mila a San Giuliano per il 105 Summer Festival

Venturini: «Una città che parla ai giovani. Mestre può diventare sempre più il palco più ambito del nordest»

Palco e pubblico del 105 Summer Festival

La musica dei cantanti italiani più ascoltati del momento e la risposta massiccia del pubblico hanno contraddistinto la prima tappa del 105 Summer Festival, andato in scena venerdì sera al Parco San Giuliano di Mestre.

Mestre ha accolto l'appuntamento estivo «con l’entusiasmo di oltre 20mila persone arrivate nel nostro parco per passare una serata di divertimento - ha dichiarato il sindaco, Simone Venturini -. Non è stata soltanto una grande serata di musica: quello che abbiamo vissuto sarà il simbolo concreto di una città che guarda al futuro e che sceglie di parlare ai suoi giovani». Per il primo cittadino eventi di questo tipo vanno oltre lo spettacolo e «raccontano una città desiderosa di guardare avanti e di dialogare da pari con le metropoli europee. Mestre, nella mia visione, può diventare sempre più il palco più ambito del nordest».

Dal palco, non è mancato l'appello alle nuove generazioni: «Giovani, ora mi rivolgo a voi - ha detto -: questa città ha bisogno del vostro entusiasmo, delle vostre idee, della vostra immaginazione. Venezia e Mestre devono essere luoghi in cui non solo si viene per assistere a un evento, ma in cui si può crescere, creare, lavorare e costruire il proprio domani».

La tappa veneziana del festival di Radio 105 ha visto il coordinamento e l'impegno di varie forze in campo: oltre 1.000 tra forze dell’ordine - un centinaio tra polizia di Stato, carabinieri e guardia di finanza -, polizia locale, volontari di protezione civile, personale di Veritas e Actv/Avm, nonché centinaia di steward e di ausiliari, tra i quali gli operatori di Park for fun per la gestione dei parcheggi, e di addetti ai punti ristoro, oltre ai punti medici avanzati con il supporto di squadre a terra e di ambulanze.

Dalle 14 di venerdì alle 8 di sabato mattina sono state messe in servizio 30 persone tra netturbini e autisti, capisquadra e responsabili delle operazioni. Sono stati collocati 100 contenitori da 240 litri e 90 da 1.100 litri per la raccolta differenziata di vetro, plastica e lattine; secco residuo; carta e cartone oltre ad una ottantina di cestini retinati per la raccolta del rifiuto secco. Sono stati raccolti 320 chili di vetro, plastica e lattine e 740 di rifiuti residui. Le operazioni sono terminate verso le 9.

Anche il direttore generale di Vela, Fabrizio D’Oria, ha sottolineato il successo dell’edizione 2026: «Grazie a questo festival, che ha scelto nuovamente il Parco di San Giuliano per iniziare il proprio tour dell’estate - ha spiegato -, Venezia si dimostra ancora una volta pronta ad ospitare eventi di grande portata. La collaborazione tra tutte le forze coinvolte, la qualità degli artisti in programma e la presenza di un pubblico che ha saputo godere dell’evento in tranquillità, hanno permesso di portare a termine una serata di musica e divertimento».

sabato 6 giugno 2026

Discoteca abusiva nelle cave di Tor Cervara, sequestrata l'area durante il party

Il sequestro preventivo dell'area, che era stata concessa temporaneamente dal proprietario agli organizzatori di eventi, è stato convalidato dalla magistratura


Un’area adibita abusivamente a discoteca, ricavata all’interno di antiche cave di tufo in zona Tor Cervara, è stata posta sotto sequestro preventivo dalla polizia di Stato. Il provvedimento è scattato durante lo svolgimento di una serata danzante, pubblicizzata attraverso i canali social e piattaforme di prevendita online.

Al momento del controllo all'interno erano presenti circa 700 persone, ma dai dati raccolti dagli agenti della divisione amministrativa della Questura è emerso che erano stati staccati 765 biglietti in prevendita, ai quali si sarebbero aggiunti gli ingressi acquistati direttamente sul posto.

I motivi del sequestro
Secondo gli accertamenti, l'area non era autorizzata ad ospitare eventi di pubblico spettacolo. La commissione comunale di vigilanza aveva espresso parere negativo in precedenza, segnalando criticità legate alla non conformità dell'impianto elettrico e alla mancanza di una relazione aggiornata sulla stabilità del fronte tufaceo.

La documentazione, ossia la Scia, presentata dagli organizzatori al momento del controllo è risultata non idonea: il regime semplificato adottato, infatti, non è applicabile alle attività di discoteca o ai trattenimenti danzanti con alta affluenza di pubblico.

Le carenze di sicurezza
Oltre all'assenza di autorizzazioni, il sopralluogo ha evidenziato diverse anomalie strutturali e di sicurezza. La scala individuata per l'uscita di emergenza era priva di illuminazione e non presidiata, conducendo verso un'area completamente al buio. Le zone di accesso presentavano tavoli e sedute in aree scarsamente illuminate. Diversi estintori, inoltre, risultavano privi di revisione e alcune luci di emergenza non erano funzionanti.