sabato 31 gennaio 2026

Arisa porta la sua favola a Sanremo, un “inno alla poesia che vince sul disordine”

Ottava partecipazione al festival con il branoMagica favola”. Nel 2014 la vittoria conControvento


Tra i tanti esordienti del Festival di Sanremo 2026, in partenza il prossimo martedì 24 febbraio su Rai 1, anche un volto e una voce noti, quelli di Arisa. Alla sua ottava partecipazione ufficiale con Magica favola: una canzone che “parla di una vita – ha raccontato la cantante a RaiPlay – è il racconto di una vita”.

Una vita, quella di Arisa, passata anche sul palcoscenico dell’Ariston: nel 2009 l’esordio e la vittoria tra le Nuove Proposte con Sincerità, l’anno successivo ufficialmente tra i Big con Malamorenò e nel 2012 medaglia d’argento con La notte. E poi ancora nel 2014, primo posto con Controvento, nel 2016 con Guardando il cielo, nel 2019 con Mi sento bene e nel 2021 con Potevi fare di più, senza contare l’esperienza di co-conduttrice (peraltro proprio al fianco di Carlo Conti) nel 2015.


Un curriculum decisamente degno di nota, di cui la cantante è ora pronta a trarre un bilancio: “Mi ha fatto pensare che questa fosse la canzone giusta da portare a Sanremo perché sono arrivata in un momento in cui devo fare un bilancio – ha infatti proseguito Arisa – e volevo raccontare di questo bilancio alle persone che mi hanno sempre supportata, al pubblico e a tutti”. E quale miglior modo per farlo se non ritornando proprio dove tutto è cominciato: “Sto vivendo questo ritorno a Sanremo con grandissima emozione – le sue parole – grandissima gratitudine e non vedo l’ora di cantare. Sinceramente, è l’unica cosa a cui penso”.

Ad anticipare Magica favola due parole chiave, condivise in anteprima dalla cantante come piccolo indizio a rappresentare l’anima del brano: “‘Romantico disordine’, che mi piace molto come espressioneha concluso Arisaio sono una tipa un po’ caotica, un po’ disordinata, però non mi faccio colpe, nel senso che, secondo me, c’è del romanticismo e della poesia anche nel disordine e nella caoticità delle persone”.

Ex Letterina di Passaparola Cristina Cellai: “Gerry Scotti scherzava con noi, ma non ci ha mai provato”

Cristina Cellai, ex Letterina di Passaparola, parla al Corriere della sua esperienza nel game show svelando come ha vissuto laconvivenzanegli studi con Gerry Scotti: “Ci abbracciava o dicevavieni ti stringo’, accusarlo per questo è cattiveria gratuita”.


Letterine e Passaparola sono i due argomenti finiti al centro della cronaca rosa dopo le dichiarazioni di Fabrizio Corona che nella nuova puntata di Falsissimo ha accusato il conduttore Gerry Scotti di aver avuto rapporti intimi con le ragazze del cast. Cristina Cellai è stata una Letterina del programma tra il 2000 e il 2001 e in un'intervista ha difeso Scotti, sostenendo di non aver mai ricevuto avances dal conduttore. "Sono rimasta un anno nella trasmissione, tra il 2000 e il 2001. Posso dire che Gerry non solo non ci ha mai provato con me, ma neanche con le altre mie colleghe. Non c’è stato alcun tipo di avances nei miei confronti, né con nessun'altra", ha dichiarato al Corriere.

"Non ha mai alzato le mani, è da meschino scagliarsi contro di lui"
Per l'ex Letterina, oggi lontana dal mondo dello spettacolo, Gerry Scotti è stato come un padre, "perché ero molto piccola ed era la prima esperienza dopo Miss Italia lontano da casa": "Era molto simpatico, quello sì, ma non si è mai permesso di alzare le mani o avere atteggiamenti che potessero far pensare a qualcosa di diverso". Sui video che hanno iniziato a circolare dopo le affermazioni di Corona, riguardo gli atteggiamenti di Gerry Scotti con le letterine, Cristina Cellai ha smentito ogni illazione contro il conduttore. "Tutte bugie. Scherzava sempre con noi, anche perché di fatto stavamo tutto il giorno nello studio di registrazione", e poi ancora ha aggiunto: "Trovo molto meschino scagliarsi contro di lui. Se poi vogliamo accusare Gerry perché ti abbracciava o ti dicevavieni ti stringo’. Beh, mi sembrano solo cattiverie gratuite".

"Frequentavo Silvia Toffanin, voglio difenderla"
Cristina Cellai ha raccontato che ai tempi della avventura come letterina conobbe Silvia Toffanin e diventarono amiche. "Quando siamo entrate lei era fidanzata con un ragazzo, poi terminò quella relazione e dopo poco conobbe Piersilvio", ha spiegato, aggiungendo che nonostante l'amicizia, "non abbiamo più contatti da tanto, ma mi sento comunque di difenderla".

Fonte: Fanpage.it

Il Mondiale nell’America di Trump diventa un caso: tra Groenlandia e ICE, nasce un fronte che minaccia il boicottaggio

Le tensioni per la politica estera del presidente Usa, i timori per le misure di sicurezza estreme e i tifosi di alcuni Paesi già bannati: la Coppa del Mondo 2026 vive nell'incertezza a meno di cinque mesi dalla gara inaugurale


Oltre un miliardo di dollari per blindare l’evento, droni a vigilare la presenza o meno di “gente indesiderata“, simulazioni di scenari di guerra e tanti tifosi che non otterranno il visto per seguire la propria nazionale. Mancano poco più di quattro mesi ai Mondiali di calcio previsti tra UsaCanada e Messico a giugno 2026 e si parla più di questioni legate alla sicurezza e alla politica internazionale che di calcio. La sempre più crescente tensione per la politica estera del presidente Donald Trump, in particolare le sue mire sulla Groenlandia, crea malcontenti anche in alcuni paesi europei, che minacciano il boicottaggio. Anche se a oggi sembra una possibilità remota.

Senza dimenticare la questione Ice. Il Pentagono e la Fifa di Gianni Infantino, amico di Trump, prevedono infatti di mettere sul piatto oltre un miliardo di dollari per blindare l’evento con un piano di sicurezza che prevede la presenza di droni e militari negli stadi. Le uccisioni e gli arresti di Minneapolis in queste ultime settimane da parte dell’agenzia federale che dipende dal Dipartimento di Sicurezza Interna – incaricata di far rispettare le leggi sull’immigrazionehanno creato preoccupazione in tantissime persone in tutto il mondo, ora dubbiose di viaggiare in direzione Stati Uniti in estate. A questi si aggiungono i tifosi di varie nazionali (IranHaiti ed Egitto su tutti) non graditi negli Usa e che con molta probabilità non potranno seguire le proprie squadre, proprio per via del giro di vite sulle regole legate all’immigrazione.

Intanto lunedì scorso la Uefa ha tenuto una riunione con diversi dirigenti delle federazioni calcistiche. E i dazi del 10% imposti da Trump la scorsa settimana a otto paesi europei per la Groenlandia sono stati probabilmente un argomento chiave. Secondo Dw le otto nazioni che hanno partecipato alla riunione interessate direttamente alla questione dazi sono NorvegiaOlandaGermaniaFrancia e Regno Unito (Inghilterra e Scozia) che si sono già qualificate per il torneo, più DanimarcaSvezia e Irlanda del Nord che sono ai playoff.

Tutto parte da Danimarca e Svezia
Nelle ultime settimane si è acceso il dibattito in diversi paesi: boicottare o meno i mondiali. A guidare la protesta è ovviamente la Danimarca, dopo le continue rivendicazioni di Trump sulla Groenlandia. Politica del tycoon che ha fatto infuriare i danesi, tanto che un recente sondaggio realizzato dal portale BT ha registrato come il 90% dei cittadii siano favorevoli a un eventuale boicottaggio del MondialeSondaggio finito anche nella vicina Svezia, dove da qualche settimana una buona fetta di popolazione si astiene dal comprare qualsiasi prodottoMade in Usacome risposta ai dazi e alla scarsa chiarezza sulla posizione di Trump riguardo la guerra tra Russia e Ucraina. Anche se Danimarca e Svezia – come l’Italia – dovranno ancora superare i playoff per ottenere la qualificazione ai Mondiali 2026.

La posizione degli altri paesi europei
Persino dall’Europa “vicina” all’Italia sono arrivati nei giorni scorsi segni di disapprovazione contro i dazi e le pretese geopolitiche di Donald TrumpFrancia e Germania hanno anche ipotizzato il ritiro in segno di protesta, anche se puntualmente dalle varie istituzioni sono arrivate smentite. Capitolo Germania: sul tema è intervenuto Oke Göttlich, vicepresidente della Federcalcio tedesca (Dfb), che in una lettera al quotidiano Hamburger Morgenpost aveva dichiarato: “Mi chiedo quando sia il momento di pensarci concretamente. E per me quel momento è decisamente arrivato“.

Göttlich ha paragonato la situazione attuale ai boicottaggi olimpici durante la Guerra Fredda (“la potenziale minaccia è maggiore oggi rispetto ad allora”). Il vicepresidente della Dfb, inoltre, è il presidente del St.Pauli, dove tutte le azioni del club e anche lo stadio appartengono ai tifosi. Parole che hanno aperto una polemica all’interno della Federcalcio tedesca, con il presidente Bernd Neuendorf che ha poi smentito tutto.

Sul tema sono poi intervenuti anche il presidente della Lega calcio tedesca (Dfl), HansJoachim Watzke, che ha definito la discussione “fuori luogo” in questa fase. “Non credo che sia il momento di parlarne. Se un giorno lo sarà, allora discuteremo, ma ora è del tutto prematuro”, ha detto al ricevimento di Capodanno della Dfl a Francoforte. Watzke ha aggiunto di non aver percepito “un vero dibattito” sul tema, parlando piuttosto di singole prese di posizione. Una valutazione condivisa dall’amministratore delegato del Bayern Monaco, JanChristian Dreesen, secondo cui si tratta di “voci isolate” e la linea della Federcalcio tedesca (Dfb) è chiara. “Non abbiamo mai visto un Mondiale boicottato”, ha sottolineato.

Nel Regno Unito, il deputato conservatore Simon Hoare ha dichiarato in un discorso alla Camera dei Comuni che le nazionali inglese, scozzese e gallese dovrebbero prendere in considerazione l’idea di boicottare il torneo permetterlo in imbarazzo”. Il deputato francese Eric Coquerel, del partito di sinistra La France Insoumise, ha suggerito di spostare il torneo fuori dagli Stati Uniti e di giocarlo solo in Canada e Messico.

Il fronte del boicottaggio inizia a prendere piede anche tra i tifosi. Un sondaggio pubblicato all’inizio di questo mese dal quotidiano Bild ha rilevato che il 47% di circa mille intervistati tedeschi ha dichiarato di sostenere il boicottaggio se Trump decidesse di annettere la Groenlandia. La domanda è rimbalzata anche in Olanda dove più di 150mila persone hanno firmato una petizione che invita la nazionale olandese a restare a casa.

La situazione di Egitto, Haiti e Iran
Diversa la situazione per alcuni paesi extraeuropei, tra cui EgittoHaiti e Iran. Partendo dal paradosso dei primi: nonostante Il Cairo sia appena entrato nel Board of Peace – l’organismo d’élite voluto da Trump per la ricostruzione di Gaza che costa ai membri un miliardo di dollarii suoi cittadini rimangono ancoraindesideratinegli USA. Egitto alleato strategico a livello politico, ma i suoi tifosi sono considerati un rischio migratorio. Un paradosso che sta spingendo la federazione egiziana a minacciare un boicottaggio clamoroso per dignità nazionale.

Differente la situazione per quanto riguarda Haiti e Iran. L’amministrazione Trump ha confermato nei mesi scorsi che non concederà deroghe al divieto d’ingresso per i tifosi di Haiti che vorranno seguire la nazionale ai Mondiali. Il Paese caraibico, tornato a qualificarsi a cinquant’anni dall’ultima partecipazione, rientra infatti nel travel ban firmato da Donald Trump a giugno, che limita l’ingresso negli Stati Uniti alle persone provenienti da 19 nazioni.

Le nazioni in questione sono: Afghanistan, Myanmar, Ciad, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale, EritreaHaitiIran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. A questi si aggiungono restrizioni parziali per i viaggiatori provenienti da Burundi, Cuba, Laos, Sierra Leone, Togo, Turkmenistan e Venezuela. Motivo per cui l’Irangià qualificato ai Mondialiha anche disertato le cerimonie ufficiali per il trattamento riservato alla sua delegazione.

Terremoto all'Eurovision, dopo la conferma della presenza di Israele sempre più Paesi e artisti dicono di "no": Levante si oppone e la Rai pensa a un sondaggio preventivo tra i big di Sanremo

La cantante siciliana in gara al Festival ha spiegato che in caso di vittoria non si esibirà sul palco di Vienna. Il vicedirettore della direzione Intrattenimento Prime Time Claudio Fasulo parla di un sondaggio per "non perdere tempo"


La grande macchina dell’Eurovision Song Contest trema - ancora una volta - di fronte alla presa di posizione di alcuni artisti. Dopo le dichiarazioni di Levante, che ha detto di non aver intenzione di partecipare all’Eurovision 2026 di Vienna in caso di vittoria al Festival - in forma di protesta contro Israele - i cantanti in gara a Sanremo potrebbero essere interrogati sulle loro intenzioni. Una strategia ipotizzata dal vicedirettore della direzione Intrattenimento Prime Time Claudio Fasulo.

Stiamo sondando in maniera informale quelli che saranno i feedback delle case discograficheha detto Fasulo —. Rispettabilissima la posizione di Levante, ma sembra comunque che ci siano molti intenzionati a partecipare”. I 30 big avranno tempo per riflettere sul da farsi almeno fino alla prima serata del Festival, prevista per martedì 24 febbraio. Le scelte dei cantanti non saranno irrevocabili, ma serviranno, come ha spiegato Fasulonon perdere tempo”.

Le parole di Levante
“Se vincessi il Festival, non parteciperei all’Eurovision — ha detto Levante, schierandosi per prima tra i cantanti in gara quest'anno —. È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi e, siccome di mezzo c’è un Paese che negli ultimi tempi ha creato drammi giganteschi e un genocidio in atto, non si può fare finta di niente. Non l’ho mai fatto”.

La posizione della Rai
La Rai è assolutamente favorevole che Israele ci sia", ha sottolineato l’Ad Giampaolo Rossi, che sulla vicenda ha tenuto a specificare: "Come Rai abbiamo confermato da parte nostra l'assoluta volontà che l'Italia partecipi all’Eurovision”. Sulla questione della partecipazione della Palestina si è espresso proponendo un compromesso che - secondo lui - potrebbe salvare l'inclusività della manifestazione: “È stata posta come ipotesi da parte di Rai la possibilità di ospitare fuori concorso anche un artista palestinese”. Un’ipotesi avallata anche dai consiglieri di amministrazione Rai Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale: “II servizio pubblico italiano ha proposto di valutare scelte editoriali capaci di dare visibilità, in forma non competitiva, a un artista rappresentativo della cultura palestinese, quale segno di sensibilità civile e di promozione del dialogo”. Secondo i tre consiglieri, però, tutto ancora tace dal lato dell’Ebu - Unione europea di radiodiffusione - e dell’Orf - l’emittente austriaca organizzatrice dell’evento.

La posizione dell’Italia si scosta da quella di Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia Islanda, che invece hanno annunciato con anticipo la defezione dall'Eurovision per protestare contro la presenza di Israele.

Il caso Olly nel 2025
La Rai starebbe cercando di evitare un caso Olly-bis. L’anno scorso, infatti, il vincitore nella categoria big aveva deciso di rinunciare al palco di Basilea, ufficialmente perché non voleva rimandare un paio di date del tourLucio Corsi aveva preso il suo posto, senza troppi sconvolgimenti, ma la Rai preferirebbe farsi trovare preparata.

Le polemiche del passato
Sono anni, ormai, che le polemiche politiche travolgono la kermesse musicale. Già nel 2022 ci furono diverse discussioni sull'esclusione della Russia, in seguito dell’invasione dell’Ucraina. Una linea confermata anche gli anni successivi.

Nel secolo scorso, la partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest aveva già causato tensioni all’interno dell’Ebu. Nel 1978, anno della prima vittoria israeliana, diversi Paesi arabi trasmettevano regolarmente la manifestazione, molto seguita anche al di fuori dell’Europa, ma non riconoscendo la sovranità dello Stato di Israele, decisero di interrompere le trasmissioni durante la cerimonia di premiazione. Prima di allora, si erano limitati a mandare in onda pubblicità ogni volta che sul palco saliva un concorrente israeliano. Nel 2019, quando l’Eurovision si è svolto a Tel Aviv, vari gruppi pro Palestina avevano tentato di organizzare un boicottaggio internazionale, con il sostegno di artisti come Roger Waters.

“Quando mia mamma veniva a prendermi a scuola le facevano cori da stadio, l’ho colpevolizzata ma poi ho capito. Quando è morta mia nonna ho visto tutta la sua fragilità”: parla Francesco Oppini, figlio di Alba Parietti

Commentatore sportivo, opinionista tv ma anche socio in una concessionaria di automobili, Oppini si è raccontato in una lunga intervista al Corriere della Sera


Il primo ricordo di sua madre è lei che “ha 21 anni e mi tiene in braccio nella cascina dei nonni materni a Costermano sul Garda, dove trascorrevo ogni estate: ce l’ho tatuata, vede?”: così Francesco Oppini racconta al Corriere della Sera del rapporto con la sua mamma, Alba Parietti. Un rapporto forte, fatto anche di tante telefonate. Quante? “Troppe. Soprattutto per il nulla. Così succede che alla quinta, che è davvero importante, io non rispondo”. Dal papà, Franco Oppini, dice di avere imparato “la disponibilità, la bontà e la permalosità”, mentre dalla mamma Alba “l’etica e il rinfacciare le cose”. Da tutti e due “l’educazione”. Ma com’è stato vivere, da piccolo, il successo di Parietti? “Alle elementari e alle medie fui parecchio bullizzato. Non volevo che mi venisse a prendere a scuola, perché magari arrivava da una trasmissione tv super tirata, truccata, con tacchi vertiginosi, la pelliccia, ed erano cori da stadio. Quando uscì il Macellaio fu un disastro“. E quel film, Francesco Oppini lo ha visto anni dopo, quando lui di anni ne aveva 28, pensando: “tutto ‘sto casino per niente? I miei compagni erano proprio dei cretini”.

Ma con sua mamma Alba non ne parlò: “(…) sbagliai, perché la colpevolizzai. Ma negli ultimi anni ho seguito un percorso con lo psicologo che mi ha fatto capire tante cose. Il Grande Fratello mi ha aiutato”. Del reality parla come di un modo per togliersi di dossol’etichetta di ‘figlio di’” e degli ex di Alba racconta di essersi affezionato molto aGiuseppe Lanza di Scalea. Mi è stato vicino in tanti momenti: dalla perdita delle nonne alla morte della mia fidanzata Luana in un incidente stradale, nel 2006. Era riservato, educato, il classico Gattopardo. È mancato mentre ero al Grande Fratello, prima lo sentivo tutti i giorni. Quando sono uscito, visto che mia madre non lo nominava chiesi di lui e lei scoppiò a piangere. Io a ruota”.

La morte della fidanzata superata con l’aiuto dei “Pink Floyd, più degli psicofarmaci. E il lavoro: per sei mesi in Bmw feci risultati record” (oltre a essere opinionista e commentatore sportivo in tv, Oppini è socio in una concessionaria a Biassono, in Brianza, ndr). Tornando al rapporto con mamma Alba Parietti, dice che per lei è stato più un fratello che un figlio e aggiunge, “anche un fidanzato ma, sottolinea, nessun complesso di Edipo: “(…) a volte mi scambia per il fidanzato: si offende se non riesco ad andarla a prendere alla stazione… Quando mi sfogo con mio padre, lui scherza: ‘Io ho divorziato, tu non puoi!’“.

Poi ci sono gli incontri, dal padrino Jerry Calà, alle persone che frequenta da sempre a casa, come Umberto Smaila, Barbara D’Urso, Mara Venier e ancora, gli aneddoti, come quando incontrò Paolo Villaggio a Cortina (“Ma un minuto dopo l’emozione passò: non era Fantozzi”) o quando il fratello di Michael Jackson, Randy, andò a prenderlo a scuola: “I miei lo avevano conosciuto a New YorkEra a Milano per lavoro e mi portò in dono una coppola in pelle. La indossai a scuola, spiegando che me l’aveva regalata lui, ma la mia prof di inglese non ci credette. Poi quando lo vide all’uscita restò di sasso”. Mamma Alba Parietti si è molto arrabbiata quandorischiai la stessa sorte del figlio di Simona Ventura  stato ferito davanti a una nota discoteca milanesendr), fuori da un locale. Erano le 4 del mattino, lei mi aveva chiamato per sapere dove fossi, ma aveva risposto un mio amico dicendo che ero con i poliziottiArrivò come un fulmine con le pantofole pelose. E sbraitò come se non avessi 28 anni”. Il ricordo più bello? “Non so se è bello, ma è il più intensoÈ quando è mancata mia nonna, a Torino. Per la prima volta vidi tutta la fragilità della donna indistruttibile che fingeva di essere”.

lunedì 26 gennaio 2026

Sanremo 2026, Selvaggia Lucarelli sbarca (di nuovo) al Festival: cosa farà

La giudice di Ballando torna all'Ariston con una nuova veste dopo l'esperienza con Cattelan lo scorso anno.


L’ironia pungente di Selvaggia Lucarelli sbarca ancora una volta al Festival di Sanremo. Dopo la sua presenza come opinionista fissa del DopoFestival 2025 condotto da Alessandro Cattelan, la giudice di Ballando con le Stelle è pronta a tornare ad occuparsi di nuovo della kermesse canora. Con il suo Vale Tutto, infatti, Lucarelli sarà media partner di Casa Bontempi, il salotto nel cuore della cittadina ligure e a due passi dall’Ariston, in cui Michele Monina parlerà della competizione, ospiterà i big e darà una voce alternativa all’evento. In questo contesto, Selvaggia in qualità di ospite speciale di questa edizione 2026 porterà il suo punto di vista diretto e schietto, in grado di far uscire gli artisti in gara fuori dalla loro comfort zone, magari regalando al pubblico qualche chicca inedita o colpi di scena.

Selvaggia Lucarelli torna a Sanremo 2026 come media partner
Nell’edizione 2026 di Casa Bontempi a Sanremo ci sarà anche Selvaggia Lucarelli. Tra i vari spazi come Bestiario Pop, curato da Michele MoninaPunkremo la musica che verrà, dedicato agli emergenti e alle nuove generazioni, condotto da Etta Di Marco e Giorgieness, si inserisce quest’anno anche la scrittrice che, con il suo Vale Tutto, sarà media partner dell’evento. L’edizione 2026, infatti, vivrà su più piattaforme: dal canale e newsletter di Lucarelli, a All Music Italia, passando per Cioè / Panini, con edizioni speciali distribuite ogni giorno e i I social di tutti i partecipanti.

"Quest’anno Casa Bontempi diventa davvero il luogo dove andare a Sanremo durante il Festival – ha fatto sapere Monina -. Qui si sposta Bestiario Pop, qui cresce Punkremo, qui passano Big ed emergenti. Non so cos’altro ci si potrebbe aspettare". Un gradito ritorno quello di Selvaggia a Sanremo, dopo che lo scorso anno era riuscita a risaltare parecchio come opinionista del DopoFestival di Cattelan. Famose le sue osservazioni e analisi critiche sulla competizione canora, come quelle rivolte a Fedez, o le sue spietate pagelle della serata dedicata alle cover.

Fonte: Libero.it