Il nuovo allarme di Paolo Crepet sui social che "ci rendono degli zombie": perché le piattaforme sono "peggio" delle droghe secondo lo psichiatra
I social sono "peggio" delle droghe e l’intelligenza artificiale è "deleteria" per i giovani. A lanciare l’allarme è lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet. A suo avviso, da un lato le piattaforme digitali hanno generato un "mondo di zombie" incapace di dialogare e sempre più immerso in un flusso continuo di contenuti online che rischia di sostituire la realtà, dall’altro l’IA sta contribuendo a rendere le nuove generazioni meno autonome e meno pensate a fare e a pensare, e sempre più inclini a delegare passivamente ogni sforzo alla tecnologia.
Il nuovo allarme di Crepet sulla dipendenza da social
"Questo mondo a me non piace e lo dico chiaro. Viviamo in un mondo di zombie, dove non si riesce più a dialogare e a parlare, tutto è affidato ai social e ora anche all’intelligenza artificiale, a ChatGpt", ha dichiarato Paolo Crepet, come riportato dal Corriere Adriatico.
La comunicazione, osserva, si è ridotta a messaggi brevi e istantanei che stanno via via sostituendo le conversazioni reali: "Mandiamo messaggini, trascorriamo ore e ore sui social. Ormai è quasi impossibile perfino sedersi a tavola e discutere di argomenti di attualità anche tra adulti, figurarsi tra i giovani".
Crepet ha poi parlato della dipendenza da social, definendola "più subdola" di quella dalle droghe essendo più difficile da debellare, "perché se stai 12 ore su Instagram non hai i sensi di colpa di uno che consuma sostanze stupefacenti. Ti sembra di non fare nulla di male, ma invece sei malato e dipendente".
Lo psichiatra ha poi raccontato che sta seguendo con interesse il processo negli Stati Uniti contro Meta, che a suo avviso "potrebbe cambiare i social e quindi il mondo". Nel merito, l’esperto ha spiegato che secondo le accuse avanzate da quattro Stati americani (California, Colorado, Kentucky e New Jersey), "la società madre di Facebook e Instagram ha progettato le proprie piattaforme social per creare dipendenza nei ragazzi, mentito sui rischi connessi a tali piattaforme e raccolto dati sui bambini".
Un quadro che, se confermato, metterebbe in discussione l’intero modello di business dei social network. "Il processo finirà a ottobre e potrebbe davvero cambiare la nostra quotidianità e il mondo se le accuse saranno confermate", ha ribadito Crepet, sottolineando: "Io me lo auguro perché sarà un modo per riprendersi l’anima".
Perché l’IA è un "disastro assoluto" per Paolo Crepet
Accanto alla dipendenza da social, Paolo Crepet ha parlato anche del rischio legato all’uso passivo dell’IA. Secondo lo psichiatra, "l’intelligenza artificiale è deleteria per i ragazzi perché così subiscono passivamente tutto e non fanno concretamente nulla".
Il problema, dice, non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene spesso impiegata, soprattutto dai giovani: "Dal punto di vista formativo l’IA è un disastro assoluto. Poi è chiaro che se è utilizzata per scopi diversi può essere molto importante. I nostri ragazzi non sono più abituati a fare e a pensare: hanno tutto pronto, basta rivolgersi a ChatGpt".
Questo atteggiamento, avverte lo psichiatra e sociologo, rischia di indebolire la capacità di ragionare, di risolvere problemi e di sviluppare libertà di pensiero.