domenica 31 maggio 2026

Ema Stokholma sui social:«Ho 42 anni e sono felice di non aver fatto figli». E i commenti si dividono tra insulti e solidarietà

Ema Stokholma ha sentito il bisogno di condividere su X il suo senso di libertà che passa anche dall'ammettere a voce alta di essere felice di non avere figli. In Italia un'ammissione ancora tabù per molti che sul web l'hanno aspramente criticata. Mentre altri, in ogni caso, la sostengono


Il tema della maternità rimane ancora oggi uno dei più divisivi, soprattutto sui social. Ema Stokholma è l'ultima in ordine di tempo ad affrontare la questione via social, sollevando un polverone immediato.

La conduttrice radiofonica e televisiva ha affidato ad X una riflessione intima sulla propria vita privata, rivendicando con estrema serenità una scelta ancora troppo spesso considerata un tabù sociale. «È una cosa che non si dice mai e non so perché ma secondo me invece è giusto dirlo perché non siamo tutti uguali e non abbiamo tutti gli stessi sogni. Ho 42 anni e sono felice di non aver fatto figli».


In effetti Ema Stokholma è tornata su un pensiero e una scelta di vita, assolutamente rispettabile, che ha espresso pubblicamente e a più riprese attraverso dichiarazioni e interviste, evidenziando diversi aspetti personali e sociali.

In passato ha rivelato, infatti, di non aver mai sentito l'istinto materno sin da bambina, sottolineando come l'idea della famiglia tradizionale non abbia mai fatto parte dei suoi sogni o delle sue priorità. Indi per cui ha ribadito sui propri canali social di essere pienamente felice e realizzata a 42 anni pur non avendo avuto figli, rivendicando la libertà di scelta per ogni donna oltre i dettami sociali tradizionali.


Il suo passato, caratterizzato da un rapporto estremamente violento e drammatico con la madre biologica, ha influenzato la sua percezione delle relazioni. Per lei il concetto cardine di famiglia si basa sull'indipendenza e sui legami d'affetto coltivati con gli amici scelti nel corso della vita. Inoltre si è espressa duramente in passato anche contro la tendenza di alcuni personaggi pubblici a esporre e monetizzare l'immagine dei propri figli minori sulle piattaforme social.

Una posizione netta la sua, sottolineata da quest'ultima affermazione che ha subito diviso il popolo di Internet tra chi si interroga sull'utilità di una simile uscita pubblica, ipotizzando una reazione a continue pressioni private, però perché dirlo, forse tutti ti chiedono cosa aspetti a farne uno? Altrimenti non capisco che senso ha uscirsene così»), chi è passato all'insulto non richiestoUna cosa che non si dice mai. Praticamente la leggo ogni ca**o di giorno su questo social», oppure «Comunque siete sempre voi senza figli a tirare fuori l'argomento»), e chi invece le ha espresso solidarietàDiventare genitori è una lotteria: può rendere la tua vita più ricca e sensata ma può anche rovinartela. Tutto sommato, lo scrivo da felicemente padre, capisco chi decide di non fare figli»).

C'è anche chi ha notato come il dibattito stesso sia la prova che le parole di Ema fossero necessarie: «E se c'è bisogno di ribadirlo sempre, è perché dalla parte opposta non demordono con le opinioni non richieste. Se una cosa fosse normalizzata a livello sociale non ci sarebbe un dibattito continuamente». In ogni caso è bene ribadire sempre che la genitorialità deve essere solo un desiderio profondo e mai un'imposizione della società e che ciascuno, su questa base, è libero di effettuare le proprie scelte.

Vasco Rossi: "Le mie canzoni parlano per me. De Gregori? Poeta, non un politico"


"Io parlo con le mie canzoni e le mie canzoni parlano sole, mi schiero tramite loro". Lo ha detto Vasco Rossi, incontrando i giornalisti prima della data zero del suo tour Vasco Live 2026 allo stadio Romeo Neri di Rimini. A chi gli chiedeva delle parole di Francesco De Gregori, e dell'imbarazzo che prova per chi fa appelli politici sul palco, il rocker ha osservato: "Rispetto De Gregori e il suo pensiero, anche perché ognuno poi fa quello che sente, secondo la propria coscienza".

De Gregori, "ogni tanto ha delle opinioni molto personali, rispettabilissime - ha rimarcato Vasco -. Non è che dica cose sbagliate: è un modo di vedere le cose anche provocatorio, dal suo punto di vista. Non mi sono meravigliato per niente, perché lui è fatto così. Lui è un poeta, non è un politico, non fa discorsi per ottenere consenso. Di quelli ne abbiamo già abbastanza".

“Ultimo Impero”, il declino del tempio della notte. Ecco perché è fallito e non ha mai riaperto

Nel 1996 un maxi-blitz avviò la fine del locale che rese famoso Gigi Dag. I fratelli Onofri: «La nostra discoteca era una favola moderna»

L'Ultimo Impero nell'abbandono totale

Tutti i ragazzini della zona ci sono entrati almeno una volta. «Lì ci vanno a dormire i barboni, i drogati», dicevano le mamme. Ma la fame di piccole avventure era troppo forte, ad Airasca le giornate estive passavano più lente che altrove. Inforcata la bicicletta, si attraversava la “riserva”, una sterrata mangiata dalla polvere tra i campi di mais verso None. Da lontano lo scorgevi a malapena. Qualche statua mutilata, una prostituta che fuma in macchina davanti alla vecchia Cosmo City. E quella scritta scrostata: «Ultimo Impero».

Ci entravi senza sapere esattamente cosa fosse stato, trent’anni fa, quel rudere che oggi cade a pezzi. Ma lì dentro c’era un regno: settemila metri quadrati al coperto, dodicimila all'esterno, nove bar e sette piste da ballo. Un labirinto di specchi e cemento animato dalla musica progressive, dai neon, sette fontane, due cascate, un laghetto. Poteva contenere 8000 persone, più del doppio degli abitanti di Airasca. «La discoteca più grande d’Europa», o una delle, almeno nei primi anni ’90. Oggi, quello che si è salvato dagli sciacalli è stato divorato dal tempo, dalle infiltrazioni di pioggia o distrutto da quegli stessi ragazzini annoiati. Per terra restano i vetri in frantumi accanto ai vecchi volantini delle serate di Claudio Diva, Maurizio Benedetta, Gigi Dag. Non resta più nulla del disco-tempio eretto nel 1992 e crollato appena quattro anni dopo, in una notte del 1996.

La discoteca più grande d’Europa
«Era una favola moderna» dice Ivan Onofri. Quando il 18 dicembre 1992 l’Ultimo Impero viene inaugurato, lui ha 25 anni, suo fratello Eros 24. Il padre inizia a portarli nei locali di tutto il Piemonte quando hanno 13 anni. «Curiosavamo, guardavamo in giroricorda Erosstudiavamo come funzionavano». Franco Onofri osserva il mondo surreale dei locali degli anni ’80. Deve capire come funzionano, perché lui viene da tutt’altro business: è un imprenditore immobiliare. Ma ha questo pallino: le discoteche. Prende appunti e sogna la sua.


Anni prima Onofri aveva già acquistato un fazzoletto di terra sulla statale tra Airasca e None. Non sapeva bene cosa farci: un centro commerciale, forse una balera di quelle dove si andava a ballare la domenica pomeriggio e si offriva l’acqua e menta alla morosa. Lì la notte era fatta per dormire, non certo per sorseggiare gin tonic a bordo pista. Ma Franco Onofri vuole qualcosa di spettacolare. «I lavori di costruzione sono andati avanti peggio del Colosseospiega il figlio Ivanperché l’idea di mio padre era esagerata. E non aveva nessuno alle spalle che lo sovvenzionasse. Aveva quell'idea un po' romantica dell'imprenditore di una volta: se avevi la voglia e la volontà di fare una cosa, ti rimboccavi le maniche e la facevi». Il risultato è un transatlantico arenato nella pianura piemontese. Una struttura mastodontica, con uno stile che non si capiva bene se arrivasse dall’antica Roma o da una città spaziale. Ivan Onofri gestisce la parte amministrativa, suo fratello Eros gli spettacoli. Gli altri dipendenti sono un centinaio, «una grande famiglia», ricordano i due fratelli.

Presa d’assalto
Il venerdì dell’inaugurazione non ci si aspetta nulla di che. Invece si presentano 1200 ragazzi. Ma il bello succede il giorno dopo: la fila nel grande parcheggio di fronte conta 5000 persone. La gente sta in coda per ore, spinge per entrare. Nel tenerli fuori, il direttore di sala si rompe due dita. Chi non riesce a superare l’ingresso non rinuncia alla serata, pompa la musica nel parcheggio e balla lì. Ma non succede solo il primo sabato. Questa situazione si ripete per quattro anni, tutti i weekend. «Nel fine settimana le persone che accorrevano bloccavano tutta la superstrada da Pinerolo a None – ricorda Ivan – Avevamo spezzato il Piemonte a metà». E poi c’erano i pullman da Bergamo, da Napoli, persino dalla Svizzera.

Spettacoli, musica dance, personaggi iconici
«Ogni serata era come il Tomorrowlandracconta Erosla nostra regola era non avere regole: tutto ciò che poteva sembrare fuori di testa, noi lo proponevamo». Nell’ultimo impero della notte la serata era scenografia, per 30.000 lire eri al centro di uno show. Spettacoli, animazione, vocalist leggendari come Franchino. Un laser da 7000 watt arrivato direttamente dalla Russia, «fasci di luce talmente potenti che si vedevano da Stupinigi e oltre», ricorda Eros Onofri. C'erano i privé, da quelli piùpettinatia quelli più trasgressivi, dove si esibivano ballerine transessuali. «La gente faceva i salti mortali pur di assaggiare un po’ di quel proibito», aggiunge Ivan. Ma le porte non erano blindate per nessuno: «Non ci interessava l’outfitsottolinea Erosentravi anche con le scarpe da ginnastica e la maglietta sudata».

Era una corte dei miracoli pop: teatranti, ragazze vestite da angelo che si muovevano sui cubi, tra le primissime in Italia. 
E poi gli eccentrici, come la contessa Pinina Garavaglia e il Principe Maurice con i loro costumi sfarzosi. Sullo scalone sfilavano le stelle della Tv: Raoul Bova, Valeria Marini, Gabriel Garko. E la musica del momento: gli 883 e gli Articolo 31, con un J-Ax ventenne e sbarbato. «Un mercoledì sera vado alla discoteca Palace – racconta Eros – e vedo questo DJ molto bravo, un professionista vero. Si chiamava Gigi D’Agostino. Mi avvicino e gli dico: «Vieni a trovarmi, ho un grande progetto per te». Lui ci ha creduto, è venuto ad Airasca ed è diventato il simbolo assoluto della musica dance».


Dal blitz della Finanza alla crisi
Trent’anni fa, la prima caduta. Ci sono ancora i video su YouTube di quel blitz del gennaio ’96. I ragazzi in fila, quando vedono arrivare i 150 agenti della Guardia di Finanza, non sono spaventati: sono furiosi perché sanno che la serata finisce lì. «Faccio il carpentiere edile - dice un ragazzo - mi spacco le ossa una settimana solo per questo sabato sera, arrivo qui e niente». Entrano i cani dell’antidroga, cercano. Trovano qualche spinello, poche pastiglie. «I finanzieri ci ridevano su - ricorda Ivan - dicevano: «Ma davvero ci hanno fatto fare un blitz per questo?». Erano convinti di trovare chissà cosa perché spinti da una persona». Per Ivan, questa persona è il proprietario di un altro locale, qualcuno a cui il successo dell’Ultimo Impero dava fastidio. «Nei giorni prima avevamo persino trovato delle microspierivela ErosSospettavamo il blitz. Poi la Finanza ha scovato quei biglietti Siae falsi di mio padre. La cosa bizzarra è che fossero nel suo ufficio: avevamo mangiato la foglia e ripulito ogni cosa, eppure sono saltati fuori da lì».

Dopo qualche mese, l’Ultimo Impero riapre. Ma non è più come prima. Calano le presenze. Eros Onofri reinventa il locale, che diventa Privilege, poi Templares e infine Royal Fashion Club. Tiene botta per un po’, ma con la fine degli anni ’90 il mondo delle discoteche cambia drasticamente, e per il gigante di Airasca comincia un lento e inesorabile declino. L’ultimo evento è nel 2010.

L’abbandono totale del complesso
«La struttura è andata all'asta perché mio padre è stato raggirato», rivela Ivan. Per pagare i fornitori e ultimare il locale, Franco Onofri chiede un prestito da 10 miliardi di lire insieme al gestore di uno stabilimento balneare di Varazze: cinque miliardi a testa. Poco dopo, però, a Onofri viene recapitato il doppio della rata. In banca scopre la truffa: un notaio ha stralciato la posizione del socio, scaricando tutti i 10 miliardi su di lui. Sostenere quel peso è impossibile. La banca chiede il rientro immediato del capitale e la situazione precipita. Schiacciato dal debito e dal tradimento, Franco Onofri si ammala e muore nel 2007. «Quando mio padre è morto, tutto è caduto sulle mie spalle – prosegue Ivan – e sono arrivati gli avvoltoi. Mi hanno raggirato, spingendomi a cedere le quote dell'intero complesso per la cifra ridicola di mille euro».

Da quasi vent'anni le forze dell'ordine danno la caccia ai responsabili della truffa, ma oggi l'immobile è protetto da scatole cinesi. 
«L'attuale proprietaria risulta essere una società ombra monegasca, impossibile da rintracciareconclude IvanL'asta fallimentare è chiusa da due anni, ma nessuno ha comprato. Chi si prende quella roba? Costa molto più abbatterla che rifarla da capo». «Ogni tanto sento qualche pazzo che vorrebbe riaprirloaggiunge Erosma è come pensare di acquistare Pompei per rifarne una città».

L’eredità sociale dell’Ultimo Impero
Oggi il giro d’affari della notte ha subìto un tracollo verticale. Il fatturato nazionale è colato a picco, passando dagli 1,4 miliardi di euro del 2005 ad appena 410 milioni nel 2022, complice la spallata definitiva della pandemia. La Generazione Z ha ridefinito le regole del divertimento: preferisce i festival diurni all'aperto, consuma meno alcol. Il risultato? Oggi in Italia le discoteche attive sono meno di un terzo rispetto all'età dell'oro degli anni Novanta. «All’epoca la gente spendeva tutto quello che aveva – ricorda Ivan Onofri – il consumismo era tale che nessuno si preoccupava del domani. La vita poteva andare male, ma l'imperativo era vivere con gioia». C'era una sorta di devozione per quel tempio di Airasca: «Ho visto ragazzi che avrebbero dato un rene pur di entrare. Ci dicevano: «Io vivo tutta la settimana solo per venire qua». Quando varcavano la soglia entravano in un'altra dimensione, al sicuro dallo stress e dal mondo esterno. L'Ultimo Impero non è stata una semplice discoteca. È stato un fenomeno sociale».

giovedì 28 maggio 2026

Spettacoli senza autorizzazioni, sequestrate due discoteche

Provvedimento del gip di Catanzaro eseguito dalla Polizia


Due discoteche situate in località Giovino di Catanzaro, sono state sottoposte a sequestro preventivo dalla Polizia a causa di spettacoli senza autorizzazioni e violazione di ordinanza comunale.

Personale della Squadra di Polizia amministrativa e sociale della Questura di Catanzaro ha così dato esecuzione al decreto emesso il 21 maggio dal Gip su richiesta della Procura della Repubblica.
    
Il provvedimento è frutto di una attività di verifica posta in essere dalla Squadra di Polizia amministrativa e sociale che avrebbe permesso di accertare la condotta illecita posta in essere dal titolare delle due attività il quale avrebbe organizzato e svolto, ripetutamente, attività di pubblico spettacolo in assenza delle prescritte autorizzazioni amministrative.

Lo stesso titolare, inoltre, nonostante un'ordinanza emessa dal Comune che ordinava la cessazione immediata dell'attività di pubblico spettacolo, disposta in seguito agli accertamenti della Polizia, avrebbe continuato nella sua condotta, organizzando numerosi altri eventi accertati in assenza delle prescritte autorizzazioni.

La Polizia ha segnalato alla Procura quanto emerso dai controlli amministrativi e l'Autorità giudiziaria ha emesso il provvedimento di sequestro preventivo delle due discoteche.

Fonte: Ansa.it

RDS Summer Festival 2026, tutto quello che c'è da sapere: dalle date ai cantanti

Quattro appuntamenti musicali nelle città di Genova, Rimini, Monopoli e Iglesias. Alla conduzione gli speaker di RDS. Svelate le line up delle date, tra gli artisti presenti troviamo Ditonellapiaga, Achille Lauro, Fred De Palma, Serena Brancale, Emma, Noemi, Ermal Meta e Tommaso Paradiso. Ecco tutto quello che c’è da sapere sull’RDS Summer Festival 2026


RDS Summer Festival 2026
Quattro appuntamenti, sul palco i grandi protagonisti delle classifiche musicali. Massimiliano Montefusco, Amministratore Delegato di RDS, ha presentato il festival: “Il successo dell’RDS SUMMER FESTIVAL continua a sorprenderci e a crescere anno dopo anno e si conferma come uno degli appuntamenti più attesi dell’estate italiana per tutti gli appassionati di musica”.

RDS Summer Festival 2026, la prima data
Il primo appuntamento, in programma il 14 giugno, avrà luogo a Genova, più precisamente in Piazza della Vittoria.

Chi canta a Genova
Lo spettacolo potrà contare su nomi in ascesa e artisti affermati. Presenti ad esempio i Pinguini Tattici Nucleari, freschi del successo del nuovo singolo Sorry scusa lo siento. Annunciati anche Maria Antonietta e Colombre, in gara con il brano La felicità e basta alla 76esima edizione del Festival di Sanremo. Ecco la line up completa:

• Cate Lumina

• Ditonellapiaga

• Eddie Brock

• Gaia

Gard

Kamrad

Maria Antonietta e Colombre

Michele Bravi

Nicolò Filippucci

Pinguini Tattici Nucleari

Plasma

Chi conduce a Genova
La prima data del festival sarà condotta da Roberta Lanfranchi e Filippo Ferraro, speaker di RDS. Presenti anche Gaia Garavaglia Samu Maravolti di RDSNEXT.

RDS Summer Festival 2026, la seconda data
Dopo lo spettacolo di Genova, l’RDS Summer Festival 2026 farà tappa a Rimini, in Piazzale Federico Fellini, con lo show del 20 giugno. L’appuntamento sarà anticipato dalla serata speciale RDS Party, in programma il 19 giugno, in occasione della Notte Rosa.

Chi canta a Rimini
Tantissimi artisti si esibiranno sul palco di Piazzale Federico Fellini. Annunciato Achille Lauro, pronto ai numerosi appuntamenti negli stadi. Inoltre, presente Samurai Jay, reduce dal grande successo del brano Ossessione, certificato disco di platino. Questa la line up del 20 giugno:

Angie

Achille Lauro

Clara

Delia

Frah Quintale

Francesco Renga

Malika Ayane

Lumiero

Samurai Jay

Sangiovanni

Serena Brancale

The Kolors

Chi conduce a Rimini
Anna Pettinelli e Leo Di Bello, speaker di RDS, avranno il compito di accompagnare il pubblico nel corso di tutta la serata. Inoltre, annunciati anche Samara Tramontana e Lisa Luchettavolti di RDSNEXT.

RDS Summer Festival 2026, la terza data
Dopo Genova e Rimini, il festival farà tappa a Monopoli. Appuntamento per il 27 giugno in Piazza Vittorio Emanuele II.

Chi canta a Monopoli
Come rivelato dal sito di RDS, il palco di Piazza Vittorio Emanuele II vedrà presente Raf, in gara all’ultima edizione del Festival di Sanremo. Annunciati anche Benji & Fede. Ecco tutti gli artisti attesi sul palco di Monopoli:

Benji & Fede

Emma

J-Ax

Levante

Lorenzo Salvetti

Maninni

Mara Sattei

Mida

Noemi

Raf

Seltsam

Sissi

Chi conduce a Monopoli
Petra Loreggian e Leo Di Bello, speaker di RDS, saranno i conduttori della terza data dell’atteso festival. Presenti Gaia Garavaglia Samu Maravolti di RDSNEXT.

RDS Summer Festival 2026, la quarta data
Il quarto e ultimo appuntamento dell’RDS Summer Festival 2026 avrà luogo il 4 luglio allo Stadio Monteponi di Iglesias.

Chi canta a Iglesias
L’ultima data vedrà presenti numerosi ospiti, tra i quali Ermal Meta. Annunciati anche Fred De Palma, Chiello e Sarah Toscano, quest’ultima reduce dal successo del Met Gala Tour 2026. Ecco la line up completa della quarta data:

Cioffi

Chiello

Ermal Meta

Fred De Palma

Luk3

Merk & Kremont

Nico Santos

Mr. Rain

Sarah Toscano

Tommaso Paradiso

Trigno

Chi conduce a Iglesias
Rossella Brescia Filippo Ferraro, speaker di RDS, saranno al timone del quarto e ultimo appuntamento. Inoltre, annunciati anche Samara Tramontana e Lisa Luchettavolti di RDSNEXT.

“Le discoteche nei chioschi sono concorrenza sleale per gli onesti”: la protesta dell’Ascom

Le feste improvvisate nei parchi scatenano la lamentela dei gestori dei locali: «Le regole valgano per tutti»


«Le regole devono valere per tutti, altrimenti a rimetterci è chi lavora cercando di rispettare limiti e restrizioni». Alle porte della stagione estiva, è questo l’appello che viene lanciato da Silb-Fipe, l’associazione che riunisce le imprese che operano nel settore dell’intrattenimento e del ballo, oltre che da alcuni titolari di locali serali della città. L’oggetto della discussione sono soprattutto le feste “improvvisate” che negli ultimi tempi stanno riguardando l’area del parco del Valentino, che nello scorso fine settimana è stata interessata da una serie di controlli, che hanno portato alla chiusura di alcuni spazi per irregolarità. Ma il fenomeno delle discoteche che nascono «dalla sera alla mattina» non risparmia anche altri quartieri della città, con pubblicità e inviti che vengono diffusi in particolare sui canali social.

Le licenze e i costi dei locali
A entrare nel merito della questione è il presidente di Silb Torino e Piemonte, Alessandro Mautino: «Il tema è quello di evitare che si balli dove non ci sono adeguate condizioni di sicurezza. Io devo incarnare il sentimento dei miei associati e colleghi, che si sentono toccati anche dal punto di vista della concorrenza sleale». Per ottenere una licenza di pubblico spettacolo bisogna infatti fare un passaggio obbligatorio in commissione di vigilanza per ispezionare il locale, ma anche avere personale correttamente inquadrato e formato. «I costi da sostenere sono importanti e ovviamente ricadono sul prezzo dei biglietti e delle consumazionidice Mautino –. Chi invece non sostiene questi costi può permettersi di abbassare le tariffe al pubblico». Per questo motivo l’associazione dei locali serali spinge «per una città viva e vivace, dove i luoghi di ritrovo e aggregazione per i torinesi siano tanti, ma pur sempre all’interno del perimetro di regole e prescrizioni».

La sicurezza nelle feste improvvisate
«Prima dell’apertura del nostro locale abbiamo dovuto garantire adeguate vie di fuga e uscite di sicurezza, materiali certificati al suo interno e abbiamo fatto frequentare una serie di corsi ai nostri dipendenti» – ammette Davide Gallo, titolare del One in corso Massimo D’Azeglio, affacciato proprio sul parco del Valentino – «Ma durante le feste-spot che si vedono sempre di più negli ultimi tempi, è difficile garantire che tutto sia in regola».

Le proteste dei residenti
Per l’inizio della bella stagione associazioni e titolari dei locali serali chiedono una movida regolamentata. A maggior ragione al Valentino, dove la musica a volumi oltre i limiti innesca anche le proteste dei residenti dei palazzi vicini e di chi vive dall’altra parte del Po. «Più gente esce di casa e frequenta i locali della nostra città, più siamo contenti, ma il mancato rispetto delle regole porta invece a parlare di malamovida» conclude Gallo.

Cosa dice il regolamento dehors
Anche per questo, l’associazione Epat Ascom da qualche giorno ha richiesto un incontro in Comune, per poter affrontare la situazione. A spiegarlo è il presidente Vincenzo Nasi: «Esiste un regolamento di polizia urbana che obbliga, per i dehors che rimangono aperti anche dopo le 22,30, ad avere una relazione di impatto acustico e ad esporre all’esterno un cartello che ne indica la capienza massima. Peccato che in giro per la città ci siano tante situazioni in cui questi parametri vengono chiaramente ignorati. Per questa ragione, chiediamo che venga avviata una riflessione: se ci sono delle regole allora è giusto farle rispettare a tutti, altrimenti è meglio toglierle».