domenica 6 settembre 2026

Mauro Marin di nuovo indagato: l’ex vincitore del Grande fratello 10 accusato di violenza sessuale e minacce con un coltello

L'uomo è al centro di una nuova inchiesta della Procura di Treviso. Una 29enne sarà ascoltata il 23 settembre con incidente probatorio. Marin ha già una condanna per percosse all’ex compagna ed è sotto processo per un’altra vicenda.


Nuovi guai giudiziari per Mauro Marin, imprenditore ed ex vincitore dell’edizione 2010 del Grande Fratello. Il 46enne è nuovamente indagato dalla Procura di Treviso con l’accusa di aver minacciato con un coltello e violentato una ragazza di 29 anni, una sua conoscente. L’inchiesta riguarda fatti che, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbero avvenuti lo scorso 7 maggio nell’abitazione dell’uomo a Castelfranco Veneto. La giovane sarebbe stata invitata a casa da Marin ma, una volta arrivata, la situazione sarebbe degenerata.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura trevigiana, davanti al rifiuto della ragazza di bere qualcosa insieme, l’imprenditore l’avrebbe minacciata con una lama lunga circa 30 centimetri. La 29enne sarebbe stata poi legata con la cintura di un accappatoio e, secondo l’accusa, avrebbe subito una violenza sessuale. La giovane sarà ascoltata il prossimo 23 settembre con la formula dell’incidente probatorio, uno strumento che consentirà di raccogliere e cristallizzare la sua testimonianza in vista di un eventuale processo.

Agli atti dell’inchiesta ci sarebbe anche un breve video che la donna sarebbe riuscita a registrare dopo l’episodio. Nel filmato, secondo quanto riportato, Marin ammetterebbe di aver avuto un rapporto con la 29enne, negando però di aver fatto ricorso a qualsiasi forma di violenza. La ragazza sarebbe poi riuscita a contattare un amico per chiedergli aiuto e farsi venire a prendere. Anche quest’ultimo, secondo la ricostruzione emersa nell’indagine, sarebbe stato minacciato dall’uomo, questa volta con un’accetta. La nuova vicenda si inserisce in un quadro giudiziario già complesso per l’ex concorrente del reality. Marin ha infatti una condanna alle spalle per percosse ai danni dell’ex compagna ed è inoltre sotto processo per un’altra vicenda.

La truffa dei 50 euro sul parabrezza dell’auto: cos’è, come funziona e come difendersi

È una tecnica per distrarre l'automobilista e derubarlo: occhio soprattuto ai parcheggi affollati.


Come Funziona
La tecnica è sorprendentemente semplice e fa leva sulla curiosità o sull'avidità delle persone per derubarle senza dover impiegare la forza. I malviventi agiscono principalmente nei grandi parcheggi pubblici, come quelli di centri commerciali e supermercati, o in aree commerciali molto frequentate. Il bersaglio preferito sono gli automobilisti privati, ma anche i corrieri e i lavoratori delle consegne, spesso presi di mira perché trasportano regolarmente oggetti di valore.

La dinamica del furto si sviluppa in pochissimi istanti:
1. I ladri posizionano una banconota da 50 euro falsa sotto il tergicristallo del parabrezza.

2. L'automobilista entra regolarmente nell'auto, appoggia i propri oggetti personali (come borsa, portafoglio o smartphone) all'interno dell'abitacolo e avvia il motore.

3. Solo a quel punto si accorge della banconota sul vetro. Spinto dal dubbio o dalla curiosità, il conducente scende dall'auto ancora accesa per prenderla e controllarne l'autenticità.

4. È in questo preciso momento di distrazione che i complici entrano in azione: si intrufolano rapidamente nell'abitacolo per rubare gli oggetti di valore lasciati sui sedili o, nei casi peggiori, salgono a bordo e fuggono direttamente con l'auto, approfittando del motore avviato e delle chiavi inserite nel quadro.

Gli Altri Trucchi della Distrazione
I truffatori affinano continuamente le loro tecniche per far allontanare i conducenti dall'abitacolo. Tra i metodi segnalati dalle autorità troviamo:

La bottiglia di plastica nella ruota
I ladri posizionano una bottiglia incastrata sopra la ruota dell'auto. Quando l'automobilista parte, avverte un rumore insolito e scende a controllare cosa sia successo, offrendo ai ladri l'opportunità di colpire nell'abitacolo lasciato aperto.

La truffa dello specchietto o del graffio con finto messaggio
In questo caso, lo scenario è ancora più elaborato. I delinquenti rigano la fiancata dell'auto o rompono lo specchietto retrovisore, lasciando poi un foglietto sul parabrezza con un numero di telefono per "compilare il modulo del CID/assicurazione". Se la vittima chiama il numero indicato, i truffatori le dicono che per avviare la pratica invieranno un link tramite WhatsApp. Cliccando su quel collegamento, però, i malviventi riescono ad accedere ai dati personali e alle password memorizzate sullo smartphone.

Come Difendersi: Le Regole D'Oro Per Non Farsi Fregare
Per evitare di cadere in queste trappole basate sulla distrazione, la Polizia raccomanda di seguire alcune semplici e fondamentali precauzioni:

Non scendete subito dall'auto: se notate una banconota o un oggetto sospetto sul parabrezza dopo essere già saliti a bordo, non uscite assolutamente dal veicolo.

Allontanatevi prima di controllare: mettete in moto la vettura e guidate fino a un luogo sicuro e distante rispetto a dove eravate parcheggiati. Solo a quel punto, spegnete il motore, scendete dall'auto, chiudete le portiere a chiave e verificate la banconota (che quasi certamente si rivelerà falsa).

Chiudete sempre l'auto: ogni volta che scendete dal veicolo, anche solo "per un secondo" o un minuto, ricordatevi di spegnere il motore e bloccare le serrature.

Attenzione nei parcheggi affollati: prestate massima attenzione nei parcheggi sotterranei o dei centri commerciali, dove i ladri hanno più facilità di nascondersi e agire indisturbati.

Non lasciate oggetti di valore in vista: evitate di abbandonare borse, portafogli o telefoni sui sedili dell'auto.

Segnalate i tentativi sospetti: se sospettate di essere stati presi di mira da una di queste tecniche, contattate subito le forze dell'ordine per denunciare l'accaduto e permettere loro di avviare le indagini nella zona.

mercoledì 2 settembre 2026

Everest, l'urina degli alpinisti ha fatto sciogliere 154 tonnellate di ghiaccio. Lo studio

A causa della necessità di bere grandi quantità d'acqua (per prevenire la disidratazione ad alta quota), gli alpinisti e le guide espellono oltre 6.000 litri di urina al giorno, in gran parte scaricata direttamente sulla superficie del ghiacciaio


Cambiamento climatico sì ma anche urina umana come causa dello scioglimento del ghiaccio. A dirlo è uno nuovo studio internazionale, citato dal New York Times e pubblicato sulla rivista Regional Environmental Change, che evidenzia come anche il calore prodotto dalla pipì degli alpinisti abbia contribuito alla perdita di circa 154 tonnellate di ghiaccio sul Khumbu, ai piedi del monte Everest (nel Nepal nord-orientale). Secondo il team di ricerca, durante la stagione alpinistica di 50 giorni nella primavera del 2023, circa 1.600 tende al campo base hanno utilizzato 824 bombole di gas, 18.935 litri di cherosene e 5.130 litri di benzina per cucinare, riscaldare e produrre elettricità. Questo combustibile ha generato una notevole quantità di calore. Se si aggiunge il calore prodotto dall'urina degli scalatori e del personale del campo base, si stima che l'energia totale generata sia pari a 849.174 megajoule (MJ). A conferma i tassi di perdita di ghiaccio sui ghiacciai dell’Everest: quasi raddoppiati dal 2009.

I dati
Negli ultimi decenni la montagna più alta del mondo è diventata una delle destinazioni più ambite dagli alpinisti. Il campo base sul versante nepalese, a 5.364 metri di altitudine (ai piedi del ghiacciaio Khumbu), può arrivare a ospitare contemporaneamente 2mila persone. L'analisi dei dati satellitari Landsat relativi al periodo 1991-2023 mostra che le temperature superficiali nell'area del campo base dell'Everest sono aumentate in media di 0,28 gradi Celsius all'anno, circa il doppio del tasso di aumento della temperatura registrato nella vicina area del ghiacciaio. Il motivo è legato anche al calore prodotto dalle attività umane, dal riscaldamento all’illuminazione fino alla cucina e… all’urina. A causa della necessità di bere grandi quantità d'acqua (per prevenire la disidratazione ad alta quota), gli alpinisti e le guide espellono oltre 6.000 litri di urina al giorno, in gran parte scaricata direttamente sulla superficie del ghiacciaio.

Roma, proteste per i DJ set a Villa Glori: «No alla discoteca a cielo aperto»

Dopo il caso di Villa Borghese, l'associazione Curaa contro l'iniziativa domenicale nel parco. Gli organizzatori: «Le rilevazioni acustiche evidenziano il rispetto dei limiti». Del Bello: «La tutela non è incompatibile con gli eventi»


Dopo che l’associazione «Amici di Villa Borghese» ha diffidato il Comune contro le fiere e i concerti nel parco — l’area verde è sottoposta a vincolo perpetuo ritenuto incompatibile con la realizzazione di eventi a scopo di lucro che limitino la libera fruizione da parte di romani e turisti, pena la riconsegna al Demanio in quanto legittimo proprietario — spunta il caso di Villa Glori: domenica, dalle 18.00 a mezzanotte, è in programma un evento «di musica e cultura» a ingresso gratuito con alcuni DJ set, tra gli altri di Boss Doms, compositore e produttore che vanta una lunga collaborazione con Achille Lauro. Sui social si specifica che «l’appuntamento è reso possibile grazie al Municipio Roma II, all’assessorato all’Ambiente e alla commissione Roma Capitale sulla Smart City».

Le contestazioni: «Preservare il patrimonio storico»
A insorgere, questa volta, è l’associazione Curaa (Cittadini uniti Roma alberi abitanti), che da mesi si batte contro gli abbattimenti — gli ultimi in piazza Monteleone di Spoleto, al Fleming — chiedendo «la cancellazione immediata» della manifestazione dopo «le criticità segnalate in occasione dell’evento del 2 giugno scorso (ma gli organizzatori erano altri, ndr), quando musica ad alto volume e afflusso di pubblico avrebbero provocato forti disagi ai residenti e preoccupazioni per gli effetti sulla fauna dell’area e sui cavalli del centro ippico Villa Glori». Analoghi i motivi della nuova contestazione: «Trasformare Villa Glori in una discoteca a cielo aperto è inaccettabile — insiste Jacopa Stinchelli, presidente di Curaa — . Parliamo del Parco della Rimembranza, un luogo legato alla memoria dei caduti e alla storia di Roma: non è una semplice location per eventi commerciali. Dopo quanto accaduto il 2 giugno, invece di fermarsi si programma un nuovo appuntamento. I residenti, le associazioni e i comitati sono stati del tutto inascoltati. Chiediamo alle istituzioni di intervenire immediatamente».

Nel frattempo, secondo quanto filtra dal dipartimento Ambiente, non sarebbero ancora stati rilasciati i pareri sull’utilizzo della villa e mancherebbe la relazione tecnica sull’impatto acustico, passaggi propedeutici per ottenere l’autorizzazione: chiarimenti sollecitati da Curaa, che sottolinea l’importanza di preservare il benessere degli animali. Le obiezioni sollevate riguardano anche il «modello di gestione del patrimonio pubblico e dei parchi storici della Capitale» nella convinzione che «la tutela del verde e della biodiversità non possano essere compatibile con un utilizzo indiscriminato dei parchi come location per l’intrattenimento commerciale».

Gli organizzatori: «Occasione di socialità e cultura»
Luca Carinci, uno degli organizzatori, replica agli attacchi: «Precisiamo che questo è il primo evento realizzato a Villa Glori dalla nostra organizzazione. L’evento è gratuito e, come da sempre avviene nei parchi di città come New York, Parigi e Berlino, è accessibile a tutti. La chiusura a mezzanotte e le rilevazioni acustiche effettuate a nostre spese evidenziano il rispetto dei limiti nelle aree sensibili come il centro ippico. I parchi e i luoghi della memoria della città devono essere accessibili e vissuti da tutti, capaci di offrire anche occasioni di socialità, cultura e sano divertimento nel rispetto dell’ambiente e della cittadinanza».

La minisindaca del II Municipio: «Esperimento di successo»
Francesca Del Bello, presidente del II Municipio, ribadisce che l’evento è gratuito e che il 2 giugno tutto è filato liscio: «Sono andata a verificare di persona: da viale Parioli non si sentiva nulla e non mi risultano proteste formali da parte dei cittadini. L’esperimento è stato un successo con la partecipazione di oltre 10mila giovani e non vedo perché non dovremmo replicarlo: tra l’altro l’area interessata non è il prato, ma la porzione in terra battuta. Condivido l’idea che le ville storiche debbano essere tutelate e valorizzate, il che non esclude la possibilità di organizzare iniziative se non creano problemi».

Abusi su bambina di 11 anni, lo zio: «Vuoi toccarmi anche tu?». L'allarme con un messaggio: «Mamma aiuto, è stato lui»

Il fatto si è verificato alla vigilia di Ferragosto, nell'abitazione di un familiare della ragazzina, dove l'indagato era presente perché ha un legame di lunga data con una sua zia


L'ha accarezzata nelle parti intime, dopo essersi disteso sul letto accanto a lei: l'uomo, un ultrasessantenne, difeso dall'avvocato Alessandro Mascitelli, è indagato per aver compiuto atti sessuali su una ragazzina che ha quasi 12 anni. Ieri la deposizione di quest'ultima è stata raccolta nel corso di una udienza protetta in una apposita aula del palazzo di giustizia, e dunque entrerà come prova in un eventuale processo, nel corso dell'incidente probatorio svoltosi dinanzi al Gip del Tribunale di Chieti Maurizio Sacco, con la pubblica accusa rappresentata dal pm Marika Ponziani, mentre la parte offesa è assistita dall'avvocato Manuela D'Arcangelo.

Il messaggio
Il fatto si è verificato alla vigilia di Ferragosto, nell'abitazione di un familiare della ragazzina, dove l'indagato era presente perché ha un legame di lunga data con una sua zia. La madre della ragazzina, che mai avrebbe immaginato ciò che è accaduto in quello che poteva essere considerato un ambiente protetto, viene a sapere ciò che è successo attraverso un messaggio Whatsapp inviatole dalla figlia: «Mamma aiuto», c'è scritto, ma la donna non lo visualizza immediatamente.

Più tardi è il figlio, in preda al panico, e che ha saputo tutto dalla sorella in lacrime, a raccontarle per telefono ciò che era accaduto, le riferisce del pianto disperato della sorella e di ciò che ha fatto lo zio. A quel punto la donna si precipita a casa e, condotta la figlia nella stanza da letto, si fa raccontare ciò che le è successo: la ragazzina sta facendo una videochiamata nel luogo della casa in cui c'è l'impianto Wi-Fi quando l'uomo del quale probabilmente non avrebbe mai sospettato, inizia a toccarla, facendole anche male a un certo punto. Lei gli dice di finirla e di andare via ma lui si alza dal letto e le risponde: «Mica ti sei offesa?». E aggiunge: «Vuoi toccarmi anche tu?». La ragazzina, spaventata e impietrita, gli continua a ripetere che deve andarsene e così l'uomo va via mentre lei scappa da quell'abitazione e raggiunge suo fratello.

La fuga
Una fuga che viene ripresa da una telecamera pubblica di videosorveglianza, immagini che il giorno dopo vengono acquisite dai carabinieri. Ieri dinanzi al Gip la ragazzina ha rievocato quei momenti terribili, dalle sue parole è arrivata la conferma di ciò che la madre aveva verbalizzato nella denuncia presentata il giorno stesso ai carabinieri. Ieri il Gip ha conferito l'incarico ad un perito che dovrà valutare la capacità di testimoniare della ragazzina (vista la giovanissima età), ed ha rinviato al 2 febbraio del 2027.

Paura a New York: donna accoltella due persone, uccisa dalla polizia

La donna, Pamela Cisneros, avrebbe precedenti legati a disturbi mentali: si tratterebbe di un attacco completamente casuale e non legato al terrorismo


Paura a New York, dove una donna ha accoltellato due persone a Times Square uccidendone una prima di essere a sua volta uccisa dalla polizia. Una delle due vittime è morta in ospedale. L'aggressione non sarebbe legata al terrorismo: la donna, a quanto pare, aveva problemi psichici.

L'aggressione a Times Square
Il movente dell'aggressione non è ancora chiaro: a quanto pare l'attacco sarebbe stato completamente casuale. La donna, Pamela Cisneros, avrebbe avuto precedenti legati a disturbi mentali. Alcuni video circolati online la mostrano mentre, con una maglietta rosa e un paio di jeans, impugna due coltelli di fronte agli agenti.

Le forze dell'ordine avrebbero tentato inizialmente di fermarla utilizzando il taser. Di fronte alla reazione della donna, però, gli agenti hanno aperto il fuoco. I due coltelli sono stati successivamente recuperati dalla polizia.

Una vittima è morta in ospedale
L'aggressione ha coinvolto due persone. Una delle vittime è morta dopo essere stata trasportata in ospedale, mentre non sono note le condizioni dell'altra persona aggredita. La dinamica, secondo quanto riferito dal capo della polizia di New York Jessica Tisch, sarebbe stata quella di un attacco non provocato. Gli agenti avrebbero cercato di convincere la donna a deporre le armi, senza riuscirci. Dopo i tentativi di fermarla con il taser, quando la donna si è avvicinata agli agenti brandendo i coltelli, la polizia ha aperto il fuoco. Pamela Cisneros è stata ferita e trasportata in ospedale, dove è successivamente morta.