venerdì 30 ottobre 2026

Perché dire “Piacere” quando ci si presenta è un errore di galateo (e cosa dire invece)

Per il galateo, dire “Piacere” quando ci si presenta è una presunzione. Ecco perché il bon ton lo vieta e quali formule eleganti usare al suo posto.


È un automatismo scolpito nella memoria muscolare: una mano si protende, si incrocia uno sguardo sconosciuto e, prima ancora che la mente analizzi la situazione, le labbra rilasciano l’interiezione più comune della socialità italiana: “Piacere!”. Si accompagna spesso a un mezzo sorriso, a una stretta decisa e alla convinzione di aver adempiuto al più elementare dovere di cortesia.

Eppure, per i cultori del bon ton e per chiunque conosca i fondamenti dell’etichetta classica, quel “piacere” pronunciato a bruciapelo rappresenta una caduta di stile non trascurabile. Una consuetudine verbale che, benché universalmente tollerata nella vita di tutti i giorni, nasconde un vizio logico e relazionale che le regole dell’eleganza formale non perdonano.

La trappola della presunzione: perché il bon ton boccia il “Piacere”
Il divieto del “piacere” immediato nasce da un principio di lucidità e autenticità delle relazioni. Quando ci si presenta a una persona mai vista prima, esclamare d’istinto “Piacere!” o “Piacere di conoscerti/la” solleva un paradosso evidente: come facciamo a sapere se fare la conoscenza dell’altro sarà davvero un piacere?

L’incontro è appena iniziato, non è stata scambiata nemmeno mezza frase, non si conoscono i modi, le idee o la simpatia reciproca. Affermare a scatola chiusa che quella circostanza sia fonte di gradimento è, formalmente, una finzione o, peggio, un atto di presunzione.

Nei manuali storici di buone maniere, dalla tradizione inaugurata dal Galateo di Giovanni Della Casa fino alle moderne riletture di Donna Letizia e Lina Sotis, l’etichetta impone sobrietà. Proiettare immediatamente un sentimento di compiacimento rischia di suonare falso, un riflesso incondizionato che svuota la parola del suo reale valore affettivo o sociale.

Inoltre, se usato con troppa disinvoltura, il termine può veicolare involontariamente l’idea contraria: che sia l’altro a dover considerare un privilegio l’incontro con noi. Per evitare ogni ambiguità o servilismo di maniera, l’eleganza prescrive quindi di astenersi da giudizi emotivi preventivi.

Cosa dire al momento della presentazione
Se “Piacere” è bandito e formule d’altri tempi come “I miei ossequi” o “Devoto” risultano ormai museali e ridicole, qual è l’alternativa corretta? La risposta del galateo contemporaneo è disarmante nella sua semplicità: dichiarare soltanto la propria identità.

Al momento della stretta di mano, la formula più impeccabile consiste nel guardare l’interlocutore negli occhi, accennare un sorriso garbato e pronunciare chiaramente: Nome e cognome: “Mario Rossi” (oppure solo il nome, “Mario”, se il contesto è informale o tra coetanei).

Un saluto seguito dal nome: “Buongiorno, sono Elena Conti”.

Niente formule ridondanti (“Mi chiamo…”, “Il mio nome è…”) e soprattutto nessun titolo professionale (“Piacere, Avvocato Neri” è una doppia violazione del galateo, che vieta di attribuirsi titoli onorifici o accademici quando ci si presenta a voce).

In questa dinamica, l’altro replicherà specularmente con il proprio nome e cognome. La presentazione si chiude così: pulita, simmetrica, priva di orpelli e perfettamente rispettosa degli spazi emotivi altrui.

Quando è lecito dire “È stato un piacere”?
Il bon ton non vieta affatto il piacere dell’incontro: chiede semplicemente di collocarlo nel momento giusto.

Mentre all’inizio della conversazione il gradimento è solo un’ipotesi, al termine del colloquio diventa un dato di fatto. Se lo scambio è stato gradevole, stimolante o costruttivo, è doveroso manifestarlo prima di congedarsi. Le formule più adatte per il saluto finale sono:

“È stato un vero piacere conoscerla”

“Molto lieta/o di aver fatto la sua conoscenza”

“Spero di rivederla presto”

In questo modo l’apprezzamento cessa di essere un convenevole meccanico e si trasforma in un complimento sincero, motivato dal tempo trascorso insieme.

Per quanto riguarda la formula “Molto lieto”, la tradizione classica la riservava quasi esclusivamente all’uomo presentato a una signora, o a contesti di altissima formalità istituzionale. Nel parlato odierno, tuttavia, pronunciarla all’inizio risente della medesima fretta di “Piacere”, e tende a risultare polverosa se non sostenuta da una reale familiarità con i codici dell’alta diplomazia.

La prospettiva della lingua viva
Dal punto di vista sociolinguistico, le formule di saluto e di presentazione non sono pietre immutabili. Come documentano gli studi sulle formule allocutive e di cortesia curati dall’Accademia della Crusca, la lingua d’uso quotidiano tende naturalmente a semplificare i cerimoniali del passato per favorire l’immediatezza e ridurre le distanze sociali.

Oggi “Piacere!” è divenuto un universale comunicativo: nessuno, in un colloquio di lavoro o durante una cena tra amici, verrebbe seriamente condannato all’ostracismo sociale per averlo pronunciato. Tuttavia, la vera padronanza del registro linguistico consiste proprio nel conoscere lo scarto tra l’uso corrente e l’uso elegante. Scegliere la formula più misurata denota un’attenzione al dettaglio che non passa inosservata negli ambienti professionali più raffinati o nelle occasioni formali.

Cosa fare se l’altro dice “Piacere”?
Resta un’ultima, fondamentale regola aurea del galateo: il bon ton non si usa mai per umiliare il prossimo.

Se qualcuno vi tende la mano ed esclama un caloroso “Piacere!”, la mossa peggiore sarebbe rimanere in silenzio o fargli notare l’errore. La vera nobiltà d’animo risiede nell’adattarsi con grazia alla situazione. In questo caso, accogliere il saluto con un sorriso e rispondere con un semplice “Piacere mio” o replicare con il proprio nome è la scelta più cortese, salvando l’armonia dell’incontro prima ancora delle regole del manuale.

Sedute dall'estetista e lezioni di tennis mentre era al lavoro, arriva il salasso per l'ex comandante dei carabinieri Vincenzo Gardin: la Corte dei conti gli chiede 28mila euro

Bolzano, nuovi guai per l'ex comandante dei carabinieri di Vipiteno, prima comandante della compagnia di Schio (Vicenza): sono 131 gli episodi contestati, risalenti al periodo tra il 2019 e il 2022. Il colonnello è chiamato a comparire davanti ai giudici di Vicenza


Nuovi guai per il colonnello (in congedo) Vincenzo Gardin, ex comandante della compagnia dei carabinieri di Vipiteno e prima comandante della compagnia di Schio (Vicenza), accusato di aver compilato falsi memoriali nei quali avrebbe segnato di essere in servizio mentre, in realtà, si sarebbe dedicato a una serie di attività private. Incrociando i dati di celle telefoniche, Telepass e pagamenti con il Pos, era emerso che, in orario di lavoro, era andato più volte dal dentista, a fare benzina, dall’estetista, dal carrozziere, a lezione di tennis, a comprare crocchette per cani o a casa sua, in Veneto.

Gli episodi contestati
Sono 131 gli episodi contestati, risalenti al periodo tra il 24 settembre 2019 e il 26 febbraio 2022, per un totale di 8.643,81 euro lordi di retribuzione percepita, ma non dovuta. Dei quali, ora, la Procura regionale della Corte dei conti chiede la restituzione, oltre a 20 mila euro di danno d’immagine in favore del ministero della Difesa, per un totale di 28.643,81 euro. La Procura contabile parla infatti di «attività di carattere privato» che Gardin avrebbe svolto «pur risultando in servizio secondo i memoriali di servizio da lui predisposti e sottoscritti». Al colonnello viene contestato inoltre l’utilizzo, «in cinque diverse occasioni di due veicoli di servizio, nella propria disponibilità quale ufficiale superiore, impiegandoli per fini estranei al servizio».

Il processo a Venezia
Padovano, 61 anni, il 10 novembre il colonnello è chiamato a comparire anche davanti ai giudici del tribunale di Vicenza per la prima udienza del processo che lo vede imputato per gli stessi fatti: sul fronte penale, è accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e peculato d’uso continuato. La vicenda si trascina dall’autunno 2020 quando un maresciallo, comandante di una stazione dell’alta val d’Isarco, era più volte andato ad allenarsi in palestra in orario di servizio. Nella primavera del 2022 aveva patteggiato un anno e mezzo per truffa e falso ideologico in atti pubblici ed era stato trasferito. Dagli atti d’indagine erano emersi elementi che avevano portato al rinvio a giudizio per omessa denuncia e rifiuto di atti d’ufficio anche di Gardin, allora comandante della compagnia di Vipiteno: il processo si era concluso con l’assoluzione «perché il fatto non sussiste». All’epoca, il luogotenente che aveva denunciato entrambi era stato trasferito e demansionato: il provvedimento era stato impugnato e annullato dal Tar che lo aveva definito «ritrosivo».

giovedì 29 ottobre 2026

Musica alta alle prime ore del mattino, poi l'aggressione con la mannaia: cosa è successo nel palazzo di Torpignattara

Feriti due fratelli che avevano bussato alla porta del 58enne per chiedergli di abbassare il volume. In ospedale anche la moglie e il figlio dell'aggressore nel tentativo di fermarlo


Un impianto stereo a tutto volume. Musica alta alle prime ore del mattino. Da qui la richiesta dei vicini di abbassare le sonorità. Una richiesta che un uomo - un 58enne cinese - non ha recepito, anzi. Armato di mannaia ha aperto il portoncino e si è scagliato contro il coabitante nella palazzina, un uomo di 38 anni, colpendolo al volto e alle braccia con la scure. Poi il panico: con l'arma bianca, l'aggressore ha colpito anche il fratello del 38enne, oltre a sua moglie e al figlio intervenuti per placare le ire del 58enne. Questo è lo scenario che ha dato vita alla mattinata di paura vissuta ieri in una palazzina di Torpignattara. Il bilancio è di quattro feriti e un arresto per tentato omicidio.

Musica alta dalla casa al piano superiore
La mattinata di terrore è iniziata poco dopo le 7:30 di ieri - mercoledì 28 ottobre - quando gli abitanti di una palazzina situata tra via Casilina e via Leonardo Bufalini sono stati svegliati dalle grida provenienti dalle scale del palazzo. Una lite fra vicini: un uomo cinese di 38 anni ha bussato alla porta di un connazionale che abita al piano superiore rispetto al suo appartamento, chiedendogli di abbassare il volume. La richiesta ha però innescato la reazione del 58enne. Dopo aver aggredito verbalmente il vicino, ha impugnato una mannaia e lo ha aggredito, ferendolo al volto e agli arti superiori.

Feriti due fratelli
Una lite furibonda, che ha poi coinvolto i familiari dell'aggredito e dell'aggressore: il fratello del 38enne, un ragazzo cinese di 22 anni aggredito anche lui a colpi di mannaia, e la moglie e il figlio del 58enne, colpiti dall'uomo mentre cercavano di fermarlo e riportarlo alla calma.

Quattro persone in ospedale
Impauriti, i condomini e i vicini hanno chiamato il 112, facendo intervenire sul posto diverse volanti della polizia e ambulanze dell'Ares 118. Una volta sul posto, gli agenti del commissariato Torpignattara si sono trovati davanti i due fratelli e l'aggressore, ancora sporco di sangue. Soccorsi, i quattro feriti sono stati portati dal personale medico agli ospedali Vannini e San Giovanni. I due fratelli hanno ricevuto una prognosi superiore ai 40 giorni, mentre i familiari dell'aggressore sono rimasti lievemente feriti.

Tentato omicidio
Accompagnato in commissariato, il 58enne è stato arrestato e messo a disposizione della magistratura. Dovrà rispondere di tentato omicidio.

mercoledì 28 ottobre 2026

Sanremo 2027, doppio 'no' per Stefano De Martino: saltano Mengoni e Mahmood. Su chi potrebbe puntare adesso il conduttore

Stando alle ultime indiscrezioni, i due cantanti ex vincitori del Festival avrebbero rifiutato l'offerta del conduttore di partecipare alla gara. Ecco tutti i dettagli


Si complica la caccia ai ‘big’ per il prossimo Festival di Sanremo 2027. Secondo quanto riportato da un’indiscrezione di Vanity Fair, due assoluti protagonisti della musica italiana avrebbero declinato l’invito di Stefano De Martino a presentarsi in gara all’Ariston. Si tratterebbe di Mahmood e Marco Mengoni, già in passato alla kermesse ed entrambi vincitori della competizione principale. Il cast ufficiale della manifestazione, intanto, non è ancora stato annunciato, mentre si intensifica il toto-nomi sui papabili cantanti selezionati dal direttore artistico. Vediamo qui sotto tutti i particolari.

Sanremo 2027, l’indiscrezione sul ‘no’ di Mengoni e Mahmood a De Martino
Il retroscena clamoroso arriva direttamente dalla rubrica di Vanity Fair "Non sono un Santo", curata da Santo Pirrotta. Stefano De Martino avrebbe ricevuto il ‘gran rifiuto’ da parte di due artisti del calibro di Mahmood e Marco Mengoni. Il prossimo conduttore di Sanremo 2027, dunque, sarebbe stato intenzionato a far rientrare i due big nel novero dei cantanti in gara. Ma per motivi non precisati entrambi avrebbero declinato l’invito.

Va tuttavia sottolineato che si tratta di un’indiscrezione (non confermata da fonti ufficiali interne alla manifestazione), e che lo stesso settimanale lascia aperta la porta a futuri ripensamenti. Dopotutto, all’esordio di De Martino all’Ariston mancano ancora diversi mesi, e nulla vieta ai due ex vincitori di Sanremo di tornare sui propri passi.

Il toto-nomi su cast e vincitori di Sanremo 2027
Nel frattempo, su Sisal è già partito un doppio toto-nomi, che riguarda tanto i papabili membri del cast quanto i vincitori attesi di Sanremo 2027. In testa per il trionfo è dato Geolier insieme a Marco Mengoni (nonostante il possibile rifiuto) a quota 4,00. Mentre altri protagonisti della scena urban, come Mahmood, Lazza, Madame e Blanco si piazzano a quota 9,00 per il trofeo finale. Ancora più quotati per la vittoria sono Tiziano Ferro, Elisa, Tananai e Ultimo, tutti dati a 7,50. Mentre altri big del pop, tra cui Giorgia, Emma, i Pinguini Tattici Nucleari e Cesare Cremonini, sono al momento a quota 12,00. Proprio una partecipazione alla kermesse del cantautore bolognese, fresco di pubblicazione del suo ultimo album, potrebbe rappresentare il colpo di scena definitivo che in tanti stanno aspettando. Ma in tal senso non esistono conferme ufficiali.

D’altra parte, c’è chi punta sul ritorno (con vittoria bis) di Angelina Mango, data a 12,00 insieme a Salmo e Sayf, e chi spera nella consacrazione definitiva di Samurai Jay (a quota 16 con Sfera Ebbasta e Anna Pepe, lei possibile new entry assoluta). Anche un approdo all’Ariston di Marracash non è da escludere, dato che il rapper ha al momento le stesse probabilità (16,00) di partecipazione e vittoria.

Infine, c’è chi sogna in grande e punta su nomi da urlo come Laura Pausini (a quota 9,00 per la vittoria), Jovanotti (20,00), Vasco Rossi e Ligabue (a 25,00) ed Eros Ramazzotti (a 33,00). La sensazione, comunque, è che De Martino non si presenterà a mani vuote alla presentazione del cast. E almeno uno di questi nomi citati potrebbe rientrare nel suo scoppiettante Sanremo 2027. Rifiuti permettendo, ovviamente.

Fonte: Libero.it

venerdì 23 ottobre 2026

Una croce colpisce un altro prete durante la messa: il caso in Colombia dopo la tragedia in Ecuador

L’episodio richiama alla memoria una tragedia avvenuta recentemente in Ecuador, dove un sacerdote ha perso la vita dopo essere stato colpito da una croce di legno caduta dalla parete della chiesa


Momenti di paura durante una celebrazione religiosa in Colombia, dove una croce è precipitata addosso al sacerdote che stava officiando la funzione. Il religioso ha riportato una lieve ferita alla testa, ma le sue condizioni non destano preoccupazione e l’incidente non ha avuto conseguenze gravi. A riportare la notizia è El Deber, uno dei principali siti d'informazione sudamericana.

Un nuevo incidente sorprendió durante una celebración religiosa, esta vez en Colombia, donde una cruz cayó sobre un sacerdote. El religioso sufrió un leve golpe en la cabeza y, afortunadamente, no tuvo consecuencias graves, a diferencia de un caso reciente ocurrido en Ecuador. 📌Infórmate en https://t.co/lWbSOiJNza #ELDEBER #Cruz #Sacerdote #Colombia 📹 RRSS

— EL DEBER (@grupoeldeber) October 22, 2026

Il precedente in Ecuador
L’episodio richiama alla memoria una tragedia avvenuta recentemente in Ecuador, dove un sacerdote ha perso la vita dopo essere stato colpito da una croce di legno caduta dalla parete della chiesa. La vittima era padre Patricio Alfredo Sánchez Molinari, religioso redentorista e parroco della chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, a Guayaquil. La notizia del decesso era stata confermata dall’arcidiocesi della città. Secondo le ricostruzioni diffuse dai media e le immagini circolate sui social network, il sacerdote stava celebrando la messa quotidiana, trasmessa in diretta, quando la croce si era improvvisamente staccata dalla parete, colpendolo.

giovedì 22 ottobre 2026

Daniela Santanchè, la Procura chiede un terzo processo: bancarotta, falsi bilanci e truffa allo Stato nel dissesto delle società Ki Group e Bioera

La Procura di Milano chiede un terzo processo per Saniela Santanchè: bancarotta, falsi bilanci e truffa allo Stato nel dissesto delle società Ki Group e Bioera


Daniela Santanchè sceglie di non utilizzare la facoltà di chiedere a propria difesa un interrogatorio dopo il deposito degli atti dei pm, e senza novità rispetto alla conclusione delle indagini di luglio la Procura di Milano chiede ora il rinvio a giudizio della parlamentare di Fratelli d’Italia ed ex ministra del Turismo per le ipotesi di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata allo Stato.

Il perimetro dell’inchiesta dei pm Luigi Luzi e Guido Schininà con il procuratore aggiunto Roberto Pellicano è il dissesto di tre società (Ki Group, Ki Group Holding, Bioera) nelle quali ha avuto ruoli di amministratrice, dissesto per il Nucleo Pef della Guardia di Finanza di Milano aggravato anche dall’attribuzione ai vari amministratori di compensi sproporzionati per 2,1 milioni di euro tra il 2018 e il 2023 a fronte del fatto che già nel 2019 ad esempio Bioera avesse nella realtà un patrimonio negativo; o dalla distribuzione di dividendi che in realtà nel caso di Ki Group srl non esistevano al momento dei relativi risultati di esercizio, 4 milioni di euro nel 2015 e 1,4 milioni nel 2016. Così come, per gli inquirenti, pesa il non pagamento di debiti erariali per 3,3 milioni, cioè il 30% del complessivo passivo di 10 milioni sotto il quale Ki Group Holding (che era quotata in Borsa) è infine fallita nel giugno 2025; o due pagamenti di Ki Group Srl alla società dell’ex compagno di Santanchè, Giovanni Canio Mazzaro, la Servizi Societari Sas, per «consulenze» in realtà inesistenti per i pm e del valore nel marzo 2021 di 122.000 e 137.000 euro.

La contestazione di fondo a Santanchè e altre 14 persone (tra le quali per alcuni punti anche l'ex compagno Giovanni Canio Mazzaro, la sorella Fiorella Garnero, il figlio Lorenzo) muove dall’operazione con la quale dalla Holding fu scorporata e costituita la nuova Ki Group Srl, con una ipervalutazione di 8 milioni decisiva per la sussistenza della nuova Srl in quanto le erano stati conferiti 16 milioni di passività e 11 di attivo. Ma rilevanti sono pure le imputazioni su due finanziamenti che Ki Group Holding ottenne da Banca Progetto nel febbraio 2020, il primo da 400.000 euro e soprattutto il secondo da 2 milioni garantito all’80% dal Fondo centrale di garanzia, ottenuti in teoria per campagne di marketing, e invece poi utilizzati per trasferimenti a varie società collegate all’interno del gruppo, in difformità dallo scopo dichiarato. Nel capitolo riguardante il dissesto di Ki Group Srl, fallita nel dicembre 2023 con 2 milioni di passivo, è contestato un falso in bilancio nel 2019 e 2020 per aver indicato un avviamento di 10 milioni che in realtà sarebbe dovuto essere subito svalutato dall’inizio; e un fittizio aumento di capitale operato in realtà proprio con soldi provenienti dalla stessa Srl dietro giri infragruppo. Nel mirino dei pm c’è poi una ipotesi di truffa aggravata allo Stato nel marzo 2021 per avere Ki Group Srl chiesto a Invitalia spa un prestito agevolato di 2,7 milioni e aver beneficiato di un credito d’imposta di 600.000 aggirando i requisiti previsti dalla legge.

Santanchè ha in corso già due giudizi. Uno è il dibattimento di primo grado in Tribunale a Milano per i contestati falsi in bilancio nel (suo ex) gruppo Visibilia: si è in fase istruttoria, mano a mano stanno venendo ascoltati dai giudici i vari testi, tra i quali l’altro giorno ad esempio l’ex ministra ha rinunciato alla deposizione del giornalista Alessandro Sallusti (ex compagno di Santanchè) su un contratto di cessioni di crediti tra Visibilia e Sallusti relativo a un finanziamento di 240.000 euro nel 2016 di Visibilia alla D1 Partecipazioni, all’epoca società di Santanchè ma con Sallusti usufruttuario. L’altro procedimento, relativo invece alla truffa all’Inps contestata all’ex ministra dalla Procura nella cassa integrazione Covid ai dipendenti del gruppo Visibilia che avrebbero continuato però a lavorare, giace invece ormai da un anno in attesa che la Corte Costituzionale, a partire dall’udienza fissata il 4 novembre, risolva il conflitto di attribuzione sollevato dal Parlamento contro i magistrati milanesi sull’utilizzabilitá o meno di alcune registrazioni e mail di comunicazioni con l’imprenditrice-ministra consegnate dai lavoratori-interlocutori.