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giovedì 12 febbraio 2026

“Olly ha vinto Sanremo con l’autotune che serve per correggere le stonature. A questo punto prendiamo venti persone a caso e facciamole cantare… Noi, al Festival con La Terra dei Cachi per merito di Baudo”: parla Elio

Al Corriere della Sera ha confermato un'affermazione fatta sul vincitore del Festival dello scorso anno e non solo, ha anche raccontato come con le sue Storie Tese arrivò all'Ariston un pezzo ancora attualissimo


Quando Elio-Stefano Belisari parla delle ‘sue’ Storie Tese parte da La terra dei cachi, un pezzo sanremese che ci ricordiamo tutti, e al Corriere della Sera la racconta così: “Baudo ci pressava da almeno due anni. Non ne avevamo nessuna intenzione. Ma, alla fine cedemmo e ci dicemmo ‘Andiamoci con un pezzo bruttissimo‘ e decidemmo di fare la parodia dell’artista impegnato, mettendo insieme tutta una serie di luoghi comuni che sembrava impossibile fraintendere”. Il Festival della ‘svolta’ per la band perché, dice Elio, “dopo la prima esibizione vidi le signore al super che mi guardavano come mai prima“. E su Baudo non ha dubbi: “Un grande uomo di spettacolo. Ancor più coraggioso è stato quando ci affidò il Dopofestival nel 2008. Ci disse di fare quello che volevamo, senza censure preventive o timori di sorta”.

Da Baudo e Vessicchio (“È stato l’ultimo grande direttore d’orchestra al Festival. Oggi vanno tutti, basta gesticolare con le braccia”), fino al caso Beatrice Venezi: “Sto tutta la vita con l’orchestra. È un mondo, quello classico, dove fortunatamente ancora ci sono le competenze. In questa vicenda, per quel che vedo, c’è chi invece cerca di far prevalere l’amichettismo sulla competenza“.

Gli aneddoti sono tanti ma Elio torna anche a parlare dell’ultimo Festival e della vittoria di Olly che lui aveva criticato per l’uso dell’autotune: “Serve per correggere le stonature. Ma mi ricorda Ben Johnson e il doping a Seul, è esattamente la stessa cosa. A questo punto prendiamo venti persone a caso e facciamole cantare al Festival”. E a proposito di dichiarazioni, a Elio viene chiesto di commentare un botta e risposta con Guè, in cui il primo aveva detto “il 90 % del genere è un assemblaggio di roba altrui” e il secondo ribattuto “deve stare zitto, non sa niente di rap”: “Vorrei essere contraddetto, ma per ora vedo solo un grandissimo scimmiottamento di roba americana”, conferma Stefano Belisari.

lunedì 26 gennaio 2026

Sanremo 2026, Selvaggia Lucarelli sbarca (di nuovo) al Festival: cosa farà

La giudice di Ballando torna all'Ariston con una nuova veste dopo l'esperienza con Cattelan lo scorso anno.


L’ironia pungente di Selvaggia Lucarelli sbarca ancora una volta al Festival di Sanremo. Dopo la sua presenza come opinionista fissa del DopoFestival 2025 condotto da Alessandro Cattelan, la giudice di Ballando con le Stelle è pronta a tornare ad occuparsi di nuovo della kermesse canora. Con il suo Vale Tutto, infatti, Lucarelli sarà media partner di Casa Bontempi, il salotto nel cuore della cittadina ligure e a due passi dall’Ariston, in cui Michele Monina parlerà della competizione, ospiterà i big e darà una voce alternativa all’evento. In questo contesto, Selvaggia in qualità di ospite speciale di questa edizione 2026 porterà il suo punto di vista diretto e schietto, in grado di far uscire gli artisti in gara fuori dalla loro comfort zone, magari regalando al pubblico qualche chicca inedita o colpi di scena.

Selvaggia Lucarelli torna a Sanremo 2026 come media partner
Nell’edizione 2026 di Casa Bontempi a Sanremo ci sarà anche Selvaggia Lucarelli. Tra i vari spazi come Bestiario Pop, curato da Michele Monina, Punkremo – la musica che verrà, dedicato agli emergenti e alle nuove generazioni, condotto da Etta Di Marco e Giorgieness, si inserisce quest’anno anche la scrittrice che, con il suo Vale Tutto, sarà media partner dell’evento. L’edizione 2026, infatti, vivrà su più piattaforme: dal canale e newsletter di Lucarelli, a All Music Italia, passando per Cioè / Panini, con edizioni speciali distribuite ogni giorno e i I social di tutti i partecipanti.

"Quest’anno Casa Bontempi diventa davvero il luogo dove andare a Sanremo durante il Festival – ha fatto sapere Monina -. Qui si sposta Bestiario Pop, qui cresce Punkremo, qui passano Big ed emergenti. Non so cos’altro ci si potrebbe aspettare". Un gradito ritorno quello di Selvaggia a Sanremo, dopo che lo scorso anno era riuscita a risaltare parecchio come opinionista del DopoFestival di Cattelan. Famose le sue osservazioni e analisi critiche sulla competizione canora, come quelle rivolte a Fedez, o le sue spietate pagelle della serata dedicata alle cover.

Fonte: Libero.it

lunedì 19 gennaio 2026

Sanremo 2026 senza super ospiti: da Madonna a Lady Gaga, perché le star scappano dal Festival


Anche quest'anno le grandi star straniere sembrano snobbare il Festival della Canzone italiana. Ma il motivo è comprensibile (e non è per forza un male). Ecco i dettagli.

Sanremo 2026 dovrà fare a meno di Madonna, e con ogni probabilità anche delle altre grandi star internazionali. Una scelta, questa, che non dipende solo dai desideri del direttore artistico Carlo Conti, ma anche da logiche interne di budget e da nuove modalità di promozione degli artisti che sono molto lontane da quelle del recente passato. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.

Sanremo 2026, l’assenza di Madonna dopo le indiscrezioni
Per settimane, la voce di una possibile partecipazione di Madonna a Sanremo 2026 ha entusiasmato i fan. L’ipotesi era stata alimentata dalla sua recente cover in italiano di "La bambola" di Patty Pravo, per una campagna di Dolce & Gabbana. E così era nata l’idea di vederla duettare proprio con Patty, in gara a Sanremo 2026.

A frenare gli entusiasmi è stato però lo stesso Carlo Conti, che ha subito chiarito: "Credo sia abbastanza impossibile che Madonna possa venire al Festival di Sanremo. Si è creato questo cortocircuito perché Madonna ha cantato La bambola di Patty Pravo, che è una delle artiste in gara. Ma non credo sia percorribile questa strada". Dietro quel ‘no’ pronunciato da Conti si nascondono varie criticità, dal budget monstre che servirebbe per ospitare una star del calibro di Madonna, all’agenda fittissima dell’artista americana, che tra l’altro a Sanremo non avrebbe nulla di nuovo da promuovere. Ma il caso di Madonna, come è evidente da anni, è solo la punta dell’iceberg.

Perché i super ospiti internazionali non vanno più a Sanremo
Oggi le grandi star internazionali accettano di apparire in tv (quasi) esclusivamente per motivazioni promozionali. Avviene così nel caso delle ospitate a Che Tempo Che Fa, e lo stesso è vero anche per Sanremo. Ma se non esistono giustificazioni promozionali sufficienti, l’unico modo per convincere ospiti del calibro di Madonna o Lady Gaga sono i soldi.

Insomma, il Festival di Sanremo dovrebbe pagare profumatamente qualora volesse un ospite che non abbia nulla di imminente da lanciare sul mercato italiano. E in un’epoca di spending review, investire milioni su un nome straniero, mentre gli ascolti tengono benissimo anche con ospiti italiani, è un’operazione che la Rai valuta con molta più prudenza.

Questo meccanismo si era già visto nel 2021, quando Lady Gaga si trovava in Italia per le riprese di "House of Gucci". La sua presenza a Milano, in contemporanea con il Festival, fece sognare moltissimi fan, ma la popstar non salì mai sul palco dell’Ariston. Era in Europa per girare, non per dei tour promozionali, quindi un invito avrebbe richiesto un accordo economico fuori scala. Lo stesso discorso vale oggi per nomi come Taylor Swift o altre icone globali: senza un progetto mirato per il mercato italiano, e senza una partnership economica forte alle spalle, la loro partecipazione resta più terreno da fantasia social che ipotesi concreta di palinsesto. Ma non è detto, dopotutto, che l’assenza di un super ospite internazionale sia davvero un male per la nostra kermesse.

Fonte: Libero.it

giovedì 15 gennaio 2026

Al Bano ancora contro Sanremo: «Io, re della musica, escluso da un “Conti”»


L'ultima partecipazione del cantante pugliese al Festival risale al 2017. Da allora è riuscito a salire sul palco dell'Ariston solo come superospite. Cosa che non ha affatto gradito.

Ad Al Bano queste esclusioni dal Festival di Sanremo non vanno proprio giù. Ieri l’ultimo commento acidulo contro l’attuale direttore artistico, in diretta con Un Giorno da Pecora: «Uno che è un re della musica leggera italiana non può andare da un ‘conte’, semmai è il contrario…». Una dichiarazione che si aggiunge alle tante rilasciate anche contro Amadeus, reo di non aver rispettato un “patto” ed averlo chiamato, sì, ma solo come superospite: «Io la gente che non mantiene i patti la detesto. Hai preso un accordo con me e lo devi mantenere... con la mia pelle non ci giochi», ha detto il cantante. E ancora: «Ero abituato ad un signore come Pippo Baudo. Amadeus e Conti mi hanno dimostrato che il mondo è cambiato. Quando ti invitano a presentare un brano possono dirti sì o no, ma non devono farti passare per coglione. Io non devo passare esami con loro: semmai loro con me, per l’età e l’esperienza che ho». Così è arrivata anche una chiusura che sembrava definitiva, l’accettazione del lutto: «Su Sanremo ho messo una croce. L’ho fatto a malincuore, con molta amarezza, ma non torno indietro. Basta!». Eppure, ogniqualvolta il direttore artistico sciorina la propria lista di big e il suo nome non compare, torna a dichiarazione puntute come quelle rilasciare ieri a Rai Radio 1.


«Il mondo è cambiato»
Il punto lo ha centrato lo stesso Al Bano: «Il mondo è cambiato». Questa è una sindrome che colpisce molti artisti di vecchia generazione, che riguardi in particolare il Festival di Sanremo, come succede da oltre un ventennio ai Jalisse, per esempio, che ne hanno fatto il proprio marchio di fabbrica, una sorta di meme a tempo indeterminato, senza il quale probabilmente non ne avremmo mai più sentito parlare. Ma è successo anche quando ci fu la rivoluzione cantautorale indie e succede anche con i famigerati (t)rapper. Succede, in pratica, ogniqualvolta il target di riferimento del mercato discografico italiano, composto in larghissima parte da giovani e giovanissimi (già i trentenni non fanno più la differenza, per intenderci), va avanti e ricerca in nuove sonorità e nuovi linguaggi le proprie esigenze da ascoltatori. E si fa fatica, di conseguenza, ad accettare che il proprio appeal vada lentamente e fisiologicamente sfumando. Al Bano (ma, ripetiamo, non è l’unico), all’ennesima uscita scoordinata possiamo affermarlo senza problemi, non lo accetta. Questo probabilmente perché, ma ci spingiamo guardinghi nella psicologia più spicciola, proviene da quasi sei decadi di riconoscibilità, mai assopita tra l’altro, essendosi concesso numerose uscite televisive che ne hanno alimentato il personaggio.

I numeri di Al Bano
Il personaggio, televisivo, sì, ma non la musica. Una distinzione netta e fondamentale. Al Bano su Spotify non si spinge oltre i 650mila ascolti mensili, che sono una cifra, specie se nel repertorio si hanno grandi classici come Libertà (1987), Sempre sempre (1986), Felicità (1982) e Nostalgia canaglia (1987), che sono i titoli più streammati, evergreen che ci sarà sicuramente chi si azzarderà a chiamare capolavori, noi ci limitiamo ad ammettere che sono canzoni che rappresentano un’epoca, ma che sono lontane anni luce da tutte le innovazioni, buone o cattive che siano, del linguaggio musicale di oggi. Al Bano non pubblica un disco di inediti dal 2020, quando tentò il rilancio nuovamente in coppia con Romina Power, titolo dell’opera: Raccogli l’attimo; ma sospettiamo che molti non ne conoscano l’esistenza. La piattaforma svedese non permette più di scoprire questi ascolti da quali città provengono, ma lo permette YouTube, che rappresenta il secondo termometro per analizzare la musica italiana e, dopo Milano, le città che compaiono sono: Varsavia, Parigi, Tblisi, Roma, Kiev, Tashkert, Bucarest, Sofia, Santiago del Cile e Vienna. Il che conferma il successo internazionale di quella che è stata certamente una grande star di un certo periodo della nostra musica leggera, una bandiera per le comunità di emigrati all’estero, tutte cose stranote, anche perché lo stesso Al Bano non manca mai di vantarsene, ma che niente hanno a che vedere con il mercato discografico moderno, che ha e richiede caratteristiche del tutto differenti dal bel canto all’italiana di una volta. Questi sono dati, attenzione, che non svalutano lo spessore artistico del Leone di Cellino, perché quando si azzeccano così tante opere, tutte fondamentali per diverse generazioni e per diverse motivazioni, sempre tutte valide, nessuno può permettersi di togliere o svalorizzare quel merito e quel merito di certo non ammuffirà mai. Ma la musica, neanche questa è una novità, è anche specchio di ciò che siamo, di ciò che diventiamo, del periodo che si vive, e questo non è il tempo, forse purtroppo, degli Al Bano.


A cosa servirebbe Al Bano a Sanremo?
Il motivo per cui Al Bano vorrebbe disperatamente (così ci suggeriscono le continue critiche) tornare al Festival le possiamo capire, ma capiamo a maggior ragione il motivo per cui Sanremo non ha bisogno più di Al Bano, se non per qualche revival, se non per accontentare il pubblico ageé di mamma Rai con un volto più familiare. Il problema è che Sanremo, specie da quando Amadeus lo ha rispolverato e fatto accettare anche dai più giovani, tutto può tranne che ricascare nel tranello dei grandi classici, tornare a girarsi e rigirarsi su vip che niente hanno a che fare con l’autentico mercato, quello fatto di stream e sbigliettamenti. Gli spazi sono molto pochi nella nuova discografia e quegli slot vanno (andrebbero) occupati con chi deve farsela una carriera, non per chi desidera darle una lucidata. D’altra parte, l’ultima partecipazione del cantante pugliese al Festival non si deve andare a ricercare in fondo alla cantina, era il 2017, portò il brano Di rose e di spine, con il quale non superò neanche le prime fasi e che non fu proprio questo grande successo, anzi, potremmo anche definirlo un clamoroso flop. Perché il problema di Al Bano non è Al Bano, è quello che propone Al Bano, che non è più pop (riprendendo la matrice “popolare” del termine) come lo era quaranta o cinquant’anni fa. Siamo appena entrati nel 2026, può anche starci.

mercoledì 10 dicembre 2025

Sanremo 2026: le novità che cambiano il Festival (e i Big che faranno parlare)


Il Festival della canzone italiana non è mai soltanto una manifestazione canora; è un rito collettivo che ogni anno riscrive la grammatica del pop italiano, mettendo in scena non solo canzoni ma anche stati d’animo generazionali. Per questo le novità del Festival di Sanremo 2026 non si leggono come un elenco tecnico: si percepiscono come cambio di atmosfera, una modifica dell’asse culturale su cui il Paese si specchia. Questa 76esima edizione arriva con un’intenzione chiara, quasi dichiarata: riportare la canzone al centro grazie ad un cast ampio e trasversale tra memoria e nuove urgenze creative.

Il calendario spostato
La prima novità concreta riguarda le date che slittano verso la fine di febbraio, occupando la settimana dal 24 al 28 per non sovrapporsi alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026; il regolamento è confermato (26 big, 4 cover): la gara più lunga degli ultimi anni.


I big in gara sono trenta
Non solo una questione numerica, una scelta di racconto. Un cast così ampio costruisce una mappa musicale più stratificata, dove i ritorni iconici non fanno da semplice cornice e i debutti non sono semplici curiosità. La sensazione, – già guardando i nomi – è quella di un Festival che vuole ricucire pubblici diversi: pop classico, cantautorato, rap, elettronica, rock e incroci inattesi convivono in una stessa trama.

01. Tommaso Paradiso
02. Chiello
03. Serena Brancale
04. Fulminacci
05. Ditonellapiaga
06. Fedez & Masini
07. Leo Gassmann
08. Sayf
09. Arisa
10. Tredici Pietro
11. Sal Da Vinci
12. Samurai Jay
13. Malika Ayane
14. Luchè
15. Raf
16. Bambole di Pezza
17. Ermal Meta
18. Nayt
19. Elettra Lamborghini
20. Michele Bravi
21. J-Ax
22. Enrico Nigiotti
23. Maria Antonietta & Colombre
24. Francesco Renga
25. Mara Sattei
26. LDA & Aka 7even
27. Dargen D’Amico
28. Levante
29. Eddie Brock
30. Patty Pravo


Carlo Conti al timone: conduttore e direttore artistico
La sua cifra è nota: ritmo televisivo pulito, attenzione alla sostanza musicale, equilibrio tra spettacolo e garanzia di “tenuta” popolare. Un Festival che sceglie la misura come stile, e scommette sulla forza delle canzoni e delle performance live.

Elenco cantanti in gara: ritorni e debutti
Tra le novità della 76esima’edizione
 
Il cast è la parte più esplosiva perché racconta il desiderio di un confronto generazionale vero. Ritorni importanti e scenografici, ma non nostalgici: Patty Pravo, Raf, Malika Ayane, Arisa, Ermal Meta, Francesco Renga riportano un denso repertorio, artisti capaci di rimettersi in gioco. La loro partecipazione crea quel ponte tra memoria e attualità che dà al Festival il suo peso emotivo più autentico. Accanto a loro, però, c’è un fronte di prime volte e presenze fresche che ridefinisce la mappa del pop contemporaneo. Tommaso Paradiso entra in gara da solista, e questo da solo genera attesa perché sancisce un passaggio di identità artistica; Nayt, Sayf, Samurai Jay, Chiello portano linguaggi più urbani e generazionali, con naturalezza. Non sono “quote young”: sono parte di una scena che oggi è centrale nei gusti del pubblico.

Incontri inattesi: Sanremo diventa laboratorio
Ingrediente che rende questa edizione particolarmente elettrica è il gioco degli incroci. Sanremo 2026 non punta solo sui nomi, ma sulle tensioni narrative che certi artisti creano quando si incontrano. La presenza di Fedez insieme a Marco Masini, per esempio, è un cortocircuito culturale perfetto: due mondi distanti che scelgono di stare nello stesso brano, e quindi nella stessa storia; un gesto che produce racconto prima ancora della classifica. Ci sono poi artisti che hanno una forte identità scenica e che, proprio per questo, sono destinati a far parlare di sé: Elettra Lamborghini, Levante, Dargen D’Amico, Luchè, Mara Sattei, Michele Bravi, J-Ax, Enrico Nigiotti, Ditonellapiaga e altri nomi capaci di portare sul palco non solo una canzone ma un universo riconoscibile diventando punti di magnetismo naturale.

Un Dopofestival più pop e ironico
Altra novità riguarda il Dopofestival, affidato a Nicola Savino; un ritorno ad un formato più leggero, ironico, da “salotto notturno”, è la seconda vita del Festival, quella in cui il pubblico metabolizza, discute, crea meme e trasforma le esibizioni in narrazione collettiva. Affidarlo ad una conduzione sciolta e pop è scelta di tono precisa.

L’idea di fondo: meno contorno, più sostanza
Tirando le fila, questa edizione sembra costruita su un principio semplice ma ambizioso: far convivere il Festival della tradizione con il Festival del presente. Le date nuove spostano l’energia della kermesse, il numero dei big allarga il panorama, la direzione artistica torna a puntare sulla canzone come nucleo vero. Se i brani saranno all’altezza di questa edizione — e i titoli arriveranno a dicembre — allora le Novità del Festival saranno qualcosa di più di un restyling: potrebbero essere il segnale di un Sanremo che, pur restando se stesso, ha ancora voglia di sorprendere davvero.

domenica 30 novembre 2025

Sanremo 2026. Da Tommaso Paradiso a Patty Pravo, Carlo Conti annuncia i nomi dei 30 Big in gara

Il direttore artistico del Festival che si terrà dal 24 al 28 febbraio presenta il cast


Carlo Conti come da tradizione ha svelato in diretta al tg1 delle 13.30 i nomi dei 30 Big in gara. Un annuncio posticipato di sette giorni per il lutto della scomparsa di Ornella Vanoni, tra le grandi protagoniste del Festival.

Eccoli:

I 30 Big in gara
Tommaso Paradiso
Chiello 
Serena Brancale 
Fulminacci 
Ditonellapiaga 
Fedez & Masini 
Leo Gassmann 
Sayf 
Arisa 
Tredici Pietro 
Sal Da Vinci 
Samurai Jay 
Malika Ayane 
Luchè 
Raf 
Bambole di pezza 
Ermal Meta 
Nayt 
Elettra Lamborghini 
Michele Bravi 
J-Ax 
Enrico Nigiotti 
Maria Antonietta & Colombre 
Francesco Renga 
Mara Sattei 
LDA & Aka 7even 
Dargen D’Amico  
Levante 
Eddie Brock 
Patty Pravo

Al cast si aggiungeranno gli artisti delle Nuove Proposte, selezionati da Sanremo Giovani e Area Sanremo.

Quando si svolge Sanremo quest’anno e perché è stato posticipato
Le date ufficiali dell’edizione 2026 sono dal 24 al 28 febbraio, in diretta su Rai 1. Lo spostamento rispetto ai primi giorni di febbraio è legato alle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina, in programma nelle prime settimane del mese, che hanno reso necessario il posticipo del Festival. Le cinque serate seguiranno il format tradizionale: quattro dedicate alle esibizioni dei Big e alle cover, la finale sabato 28 febbraio, durante la quale sarà proclamato il vincitore della 76ª edizione del Festival di Sanremo.

L'omaggio ai grandi del passato
Come annunciato da Carlo Conti nei giorni scorsi, l’edizione 2026 sarà particolarmente sentita, con omaggi alle icone del Festival della canzone italiana. Tra queste, Pippo Baudo, Beppe Vessicchio e Ornella Vanoni. Figure storiche di Sanremo che il direttore artistico ha già dichiarato di voler celebrare con grande attenzione e rispetto. Probabile anche un ricordo delle gemelle Kessler: la loro esibizione all'Ariston nel 2014 conquistò il pubblico.

Fonte: Rainews.it

martedì 26 agosto 2025

Al Bano contro Amadeus e Carlo Conti: “Mi hanno fatto passare per coglione”

Lo sfogo del cantante di Cellino San Marco: “Non devo sostenere esami con loro, semmai loro con me. Pippo Baudo era un signore, oggi è tutto cambiato”.


Al Bano non le manda a dire e torna a parlare della sua esclusione dalle ultime edizioni del Festival di Sanremo. In un’intervista a La Stampa, il cantante pugliese attacca senza mezzi termini i direttori artistici Amadeus e Carlo Conti, accusandoli di mancanza di rispetto e di averlo messo in una posizione umiliante.

Le parole di Al Bano: "Ero abituato a Pippo Baudo"
Le parole dell'artista sono state molto dure: “Ero abituato ad un signore che aveva per nome Pippo Baudo. Amadeus e Conti mi hanno dimostrato che il mondo è cambiato. Quando ti invitano a presentare un brano possono dirti sì o no, ma non devono farti passare per coglione. Le parole devono avere un peso. Io non devo passare esami con loro: semmai loro con me, per l’età e l’esperienza che ho. Senza presunzione, ma è così”. Già nei mesi scorsi l’artista aveva manifestato la propria amarezza in tv, ribadendo che “non deve essere Amadeus o Conti a giudicarmi, ma il pubblico. È sempre stato dalla mia parte, non mi ha mai tradito”. Con 15 partecipazioni al Festival e un’ultima apparizione nel 2024 come ospite, Al Bano resta una delle figure più iconiche della musica italiana. Ma il rapporto con la nuova gestione di Sanremo sembra ormai incrinato. “Io ho sempre dato tutto – conclude – ma non accetto prese in giro”.

Gli attacchi ad Amadeus nel 2024, oggi quello a Conti
Gia tempo fa Al Bano aveva contestato Amadeus per l'esclusione dal Festival, spiegando che il direttore artistico lo aveva tenuto fuori dall'edizione del 2024 inspiegabilmente: "Escluso perché non ho l’età. Amadeus mi fece una promessa, ma non l’ha rispettata". Adesso l'opinione simile si estende anche all'attuale direttore artistico, che dovrà scegliere i cantanti per la prossima edizione del 2026. Evidente Al Bano attende anche una qualche forma di riconoscimenti da parte della manifestazione che non viene attestate a un decano come lui: “Il desiderio di tornare all’Ariston c’è sempre – ammette – ma non a queste condizioni. Voglio rispetto e chiarezza. Io mi sono sempre affidato a rapporti umani sinceri, non a giochi di potere”. Al tempo Al Bano si disse addirittura convinto che il direttore artistico non avesse nemmeno ascoltato la canzone.

Un altro precedente c'era stato nel 2022, quando si era diffusa la voce di un rifiuto da parte di Amadeus. In quell'occasione, tuttavia, il cantante di Cellino aveva negato questa indiscrezione affermando di non avere mai presentato una canzone in gara e di essere in attesa di una conferma come super ospite proprio dal direttore artistico. Come ospite, ci sarebbe poi andato nel 2024.

Fonte: Fanpage.it

mercoledì 4 giugno 2025

Sanremo 2026, arriva la decisione che cambia la storia della tv: la fine di un’era

Dopo la sentenza del Tar, arriva la pronuncia del Consiglio di Stato che cambia la storia di Sanremo 2026 e della televisione italiana.


Carlo Conti, dopo l’impegno con il Tim Summer Hits 2025, comincerà a lavorare sul Festival di Sanremo 2026 avendo già ricevuto i primi brani da valutare ed eventualmente portare sul palco del Teatro Ariston. Per evitare di perdere il Festival, la Rai ha partecipando al bando del Comune di Sanremo presentando un apposito progetto. Una scelta obbligata quella della Rai dopo la sentenza del Tar che ha giudicato illegittimo affidare l’organizzazione del Festival direttamente alla Rai senza alcun bando pubblico.

In attesa della decisione del Consiglio di Stato che avrebbe potuto annullare o confermare la sentenza del Tar, la Rai ha deciso di partecipare al bando. Oggi, però, arriva la decisione ufficiale del Consiglio di Stato destinata a cambiare non solo la storia del Festival, ma in generale della televisione italiana.

Il futuro del Festival di Sanremo 2026: cosa ha deciso il Consiglio di Stato
Dopo la sentenza del Tar, la Rai, rappresentata dagli avvocati Giuseppe de Vergottini, Aristide Police, Filippo Degni, Claudio Mangiafico e Marco Petitto, aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato che ha confermato la sentenza giudicando illegittimo l’affidamento dell’organizzazione del Festival senza un bando pubblico.

Le motivazioni di tale decisione saranno diffuse nei prossimi giorni, ma la pubblicazione del dispositivo di sentenza cambia totalmente non solo il futuro del Festival, ma anche quello della televisione italiana. Sin dalla prima edizione, Sanremo è sempre stato organizzato e trasmesso dalla Rai, prima dal Salone delle Feste del Casinò di Sanremo e successivamente dal Teatro Ariston. Con la sentenza del Consiglio di Stato, però, tutto cambia.


La Rai, per poter ottenere l’organizzazione del Festival dovrà partecipare ad un bando pubblico, presentare un progetto e concorrere con altre emittenti televisive che potranno provare a strapparle l’organizzazione del Festival.

Per l’edizione 2026, la Rai è stata l’unica a presentare la busta, ma per i prossimi anni tutto potrebbe cambiare. Ciò significa che il Festival potrebbe essere organizzato da Mediaset o dal gruppo Discovery qualora dovessero presentare un progetto più convincente rispetto a quello della Rai.

Anche la Warner, quest’anno, aveva mostrato interesse a partecipare al bando ma i tempi stretti hanno poi fatto desistere il gruppo internazionale. In futuro, tuttavia, essendo già chiara la presenza di un bando per ottenere l’organizzazione del Festival, la concorrenza per la Rai potrebbe diventare serrata.

Per Sanremo 2026, tuttavia, tutto resta nella norma con la Rai che trasmetterà la kermesse musicale con la direzione artistica e la conduzione di Carlo Conti, in queste settimane impegnato con il Tim Summer Hits 2025.

giovedì 22 maggio 2025

Sanremo, la decisione della Rai: che fine farà il Festival di Carlo Conti

La decisione è quasi presa, mancano solo gli ultimi accordi per decidere definitivamente il futuro del Festival di Sanremo.


Il Festival di Sanremo è una certezza nella vita televisiva degli italiani, molti dei quali attendono con ansia ogni nuova edizione. Eppure pochi conoscono alcuni retroscena del Festival, che pur con un margine minimo, rischiano ogni anno di non farlo andare in onda.

Infatti, nonostante il Festiva sia ormai appannaggio della RAI, i diritti dell’evento appartengono alla città di Sanremo, non all’emittente nazionale, come molti suppongono. Questo, pur risultando un particolare spesso ignorato, è in realtà il fulcro di una questione molto più ampia rispetto al Festival della Canzone Italiana.

Sanremo, la RAI è decisa a continuare
A mezzogiorno e mezzo in punto, l’Ufficio Turismo e Manifestazioni di Palazzo Bellevue ha chiuso i giochi e come direbbero i francesi, rien ne va plus. Ovvero, sono stati chiusi i termini per la presentazione delle offerte legate alla concessione dei marchi che identificano i nomi commerciali del contest canoro.

In breve, è stata chiusa l’asta per accaparrarsi il diritto di usare i nomi "Festival della Canzone Italiana" e "Festival di Sanremo". Questi nomi sono infatti dei marchi registrati che solo il Comune di Sanremo ha il diritto di usare, concedendoli però temporaneamente alle aziende interessate. Finora è stata la RAI a guadagnarsi il diritto a organizzare e gestire il Festival di Sanremo, nonostante molte voci facessero supporre la presenza di altri interessati. Quest’anno in particolare, solo la RAI ha presentato un’offerta, per gestire il Festival di Sanremo dal 2026 al 2028, con opzione di proroga biennale.

L’offerta, consegnata a mano dai legali dell’emittente pubblica, sarà ora valutata da una commissione comunale appositamente costituita dalla città di Sanremo. Ma il vero colpo di scena è atteso per giovedì, quando il Consiglio di Stato potrebbe ribaltare tutto, grazie a una sentenza che ha cambiato le carte in tavola.

In ballo c’è la legittimità della gara stessa, imposta dal TAR Liguria con una sentenza che ha fatto tremare anche le poltrone del teatro Ariston. Facendo qualche passo indietro, a due anni fa, consociamo Just Entertainment che ha reputato illegittimo l’affidamento diretto a RAI del Festival.

Da lì, proprio il TAR Liguria ha costretto il comune di Sanremo a indire un’asta pubblica per permettere a diversi interessati di partecipare. Vero rimane però, che solo RAI ha partecipato all’asta dimostrandosi tutt’ora l’unica emittente in grado di gestire l’evento, nonostante le proteste della concorrenza.