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lunedì 5 febbraio 2024

Chiara Ferragni, il Codacons vuole di più: tutti devono rescindere i contratti pubblicitari


Rottura definitiva tra Chiara Ferragni e Pigna. Ma il gesto dell’azienda non basta, almeno secondo il Codacons. “La decisione di Pigna, che fa seguito a quella di grandi aziende come Safilo e Coca cola, è corretta perché dimostra attenzione verso i consumatori e rispetto verso gli acquirenti dei prodotti. Crediamo che nessuna azienda debba legarsi per pubblicità e sponsorizzazioni a soggetti pesantemente sanzionati per illeciti contro i consumatori, e le società debbano rescindere i contratti in essere quando si verificano scandali come quelle del pandoro Balocco, che portano a strascichi giudiziari importanti e ripercussioni sul fronte reputazionale”, le parole dell’associazione dei consumatori all’Adnkronos sull’interruzione dei rapporti tra l’azienda e la moglie di Fedez.

«Attendiamo ora - aggiunge il Codacons - di sapere cosa decideranno le altre aziende che hanno rapporti commerciali con la Ferragni, e se dimostreranno analoga attenzione verso gli utenti e i consumatori». Uno scontro senza fine tra l'influencer e l'associazione.

Fonte: Iltempo.it








Pigna interrompe la collaborazione con Chiara Ferragni: “Per rispetto del nostro codice etico”


Pigna interrompe la collaborazione con Chiara Ferragni: “Per rispetto del nostro codice etico

Anche Pigna ha deciso di interrompere la collaborazione con Chiara Ferragni, indagata per truffa aggravata. Una decisione che l’azienda bergamasca ha preso "nel rispetto del proprio codice etico".

Pigna interrompe la collaborazione con Chiara Ferragni, al momento ancora indagata per truffa aggravata. Dopo Safilo e Coca Cola, anche le Cartiere Paolo Pigna Spa hanno cessato i rapporti commerciali con l'influencer. A farlo sapere l'ANSA, in collegamento con i vertici dell'azienda bergamasca. Una decisione presa "nel rispetto del proprio codice etico aziendale, che esclude la collaborazione con soggetti terzi sanzionati dalle autorità competenti per aver assunto un comportamento non etico, corretto e rispettoso delle leggi".


Cosa aveva detto l'ad Pigna sul caso Chiara Ferragni

Solo qualche settimana fa, l'ad di Pigna Massimo Fagioli aveva commentato il caso Chiara Ferragni in un'intervista a La Repubblica:

"Collaboriamo con Chiara Ferragni da diversi anni, avendo avuto modo di apprezzarne le doti umane ed imprenditoriali. La relazione commerciale tra i due brand italiani è stata proficua e soddisfacente in tutti i mercati in cui operiamo. La storia di 185 anni di Pigna, la nostra leadership e il nostro stile aziendale ci portano a guardare verso il futuro, con l’auspicio che l’attuale non facile contesto possa essere superato".

L'azienda aveva creato con la nota influencer una linea di cartoleria pensata per la scuola, da quaderni ad astucci, passando per penne e matite.


Anche Safilo e Coca Cola avevano cessato i rapporti con Chiara Ferragni

Lo scorso 21 dicembre, il noto brand di occhiali Safilo era stato il primo a fare un passo indietro nel rapporto con Chiara Ferragni, annunciando che non avrebbe più voluto collaborare con l'influencer. "Safilo si impegna a promuovere una cultura aziendale basata sull’onestà, l’integrità, la correttezza e la buona fede, oltre, naturalmente, a rispettare le leggi in vigore in ciascun paese dove il Gruppo opera", aveva fatto sapere l'azienda. Poi era stata la volta di Coca Cola, che con la nota imprenditrice digitale aveva un accordo per uno spot pubblicitario, che sarebbe dovuto uscire a fine gennaio. Un'indiscrezione anticipata da La Repubblica e poi confermata dall'azienda stessa: "Abbiamo lavorato con Chiara in Italia nel 2023, anche per alcune riprese tenutesi lo scorso dicembre. Al momento non prevediamo di usare questi contenuti".

Fonte: Ansa.it

martedì 21 marzo 2023

Sanremo, il danno oltre la beffa: chi paga i 3 milioni di multa per Ferragni & Co?

La noia per gli sketch tra Ferragni e Amadeus a Sanremo non era una punizione sufficiente: ora i contribuenti rischiano di pagare le sanzioni Agcom per pubblicità occulta

La Rai sbaglia, i contribuenti ( quindi noi ) pagano. Ebbene sì, perché l'Agcom ha effettivamente rilevato più di dodici casi di pubblicità occulta all'interno delle cinque serate del festival di Sanremo, oltre all'utilizzo smodato di Instagram da parte, soprattutto, del conduttore e di Chiara Ferragni. Che qualcosa non fosse esattamente regolare in quei siparietti si era capito. Tralasciando il fatto che fossero stucchevoli e del tutto inutili ai fini dello spettacolo, per i telespettatori italiani si prevede il danno oltre la beffa.

"Saremo noi a pagare". La rivolta contro la Ferragni per le multe alla Rai

Partiamo dall'inizio. Chiara Ferragni è stata la vera star di questa edizione, la vera ospite d'onore come dimostra l'entrata dal sipario chiuso durante la prima serata e tutti i salamelecchi ricevuti. Viene elogiata come straordinaria imprenditrice digitale, vero esempio per le nuove generazioni e scrive la letterina motivazionale alla "piccola Chiara". Ma poi, alla fine, sul palco del teatro Ariston è rimasta sempre la stessa Chiara Ferragni, chiusa nel personaggio dell'influencer che insegna ad Amadeus come funziona Instagram, come si fanno i selfie e le dirette social. Niente di diverso rispetto a quello che avrebbe potuto fare qualunque ragazzino a casa.

Che poi, tutto questo la "piccola Chiara" l'avrebbe potuto fare chiusa nel camerino prima delle serate, dopo, a pranzo, a cena, o in qualunque altro momento. Davvero qualcuno credeva che sarebbe stato un momento interessante per il pubblico? Perché se così fosse c'è da spiegare due o tre cose agli autori. O semplicemente bisognerebbe suggerire loro di leggere i social in presa diretta, perché già dai primi sketch il pubblico ha iniziato a lamentarsi. Giustamente.

Ma andiamo oltre. La grande noia dei telespettatori, che sono anche contribuenti, in quei giorni era accompagnata da un mormorio che è aumentato di giorno in giorno. Possibile che si possa fare così liberamente pubblicità a un'azienda sul palco di Sanremo? Ci sarà un contratto di promozione che non si conosce? Qualcuno di loro è pagato per sponsorizzare Meta? Domande che sono rimbalzate e che si sono fatti anche dalle parti dell'Agcom, che ha aperto un'istruttoria.

E ci è voluto più di un mese per arrivare al risultato. Dodici infrazioni per pubblicità occulta più Instagram. La Rai potrà presentare le proprie controdeduzioni, ma sarà difficile per Viale Mazzini contestare la violazione, come sostiene chi conosce la pratica, secondo il quale Agcom sarebbe orientato anche a comminare la pena sanzionatoria massima, ossia 253mila euro di multa per ogni violazione, per un totale di oltre 3 milioni di euro.

Questo solo per la pubblicità occulta, cari contribuenti. Perché il caso di Instagram potrebbe profilarsi anche un danno erariale per l'assenza di una remunerazione prevista da un contratto. La Rai potrebbe contestare che quella non fosse proprio pubblicità, mentre l'Autorità potrebbe decidere di sanzionarla sia per la spinta specifica data al profilo di Amadeus sia per la promozione a 360 gradi della piattaforma. Perché, diciamocelo chiaramente, se non era pubblicità quella, cosa lo è? E chi deve pagare? Ecco, appunto. Risposta esatta, amici contribuenti.

Fonte: Ilgiornale.it

martedì 14 febbraio 2023

A Chiara Ferragni prima di Sanremo è arrivato un aiutino di Stato


Assegno da 9mila euro, ma è l’ultimo di una serie. Ed anche a Fedez...

Il bonifico è arrivato proprio alla vigilia dell’inizio del Festival di Sanremo. Novemila euro tondi – il tetto massimo possibile – inviati alla società Fenice Srl di Chiara Ferragni dal ministero dello Sviluppo economico tramite Unioncamere. Un aiutino di Stato, così classificato nel registro nazionale degli aiuti come contributo dello Stato italiano alla internazionalizzazione del marchio da parte della società di cui la Ferragni è azionista ed amministratore delegato. Come spiega il decreto direttoriale del 25 gennaio scorso, il contributo di 9 mila euro è inquadrato nel procedimento sui finanziamenti «de minimis» alle piccole e medie imprese italiane. Ferragni ha fatto domanda dopo la pubblicazione del bando ad ottobre, e ha ottenuto l’importo massimo possibile. Che è piccola cosa rispetto sia all’intero gruppo Ferragni che alle cifre di bilancio della stessa Fenice, che ha chiuso l’ultimo anno noto (il 2021) con un fatturato superiore ai 7 milioni di euro e un utile di 1,9 milioni di euro grazie alle licenze commerciali di proprietà nei settori di abbigliamento, calzature, accessori e gioielli.

Ferragni ha fatto domanda come tutti gli altri concorrenti al bando e non ha avuto un percorso privilegiato, e non è insolito ormai vedere anche società floride nei bilanci ed imprenditori con redditi alti andare a bussare alle casse dello Stato per ottenere anche piccoli aiuti, come in questo caso. Non è d’altra parte la prima volta che il governo italiano sente bussare e quando apre si trova davanti proprio Ferragni. La stessa Fenice lo aveva fatto altre due volte durante la pandemia, sfruttando il decreto liquidità varato da Giuseppe Conte per chiedere una garanzia diretta dello Stato su due finanziamenti richiesti alla Banca del Mezzogiorno – Mediocredito Centrale Spa.

La prima garanzia pubblica è stata ottenuta su un finanziamento di 24.996,96 euro, la seconda su un importo ben più rilevante: 1,4 milioni di euro. Altro aiuto sempre durante la pandemia (domanda del primo dicembre 2021) come sgravio fiscale da 7.900 euro è stato chiesto ed ottenuto da un’altra società della galassia Ferragni: la Tbs Crew Srl. Alla porta cui bussava Ferragni per altro si è presentato anche Fedez, che con la sua capogruppo ZDF amministrata dalla mamma ha chiesto il 26 novembre scorso un mini esonero contributivo su un dipendente della società, concesso per 1.791,16 euro. L’anno precedente la stessa società aveva chiesto ed ottenuto dalla Agenzia delle Entrate uno sconto fiscale sull’Irap accordato per 45.706 euro.

Fonte: OpenOnline

lunedì 13 febbraio 2023

Sanremo 2023: festival della canzone italiana, o cosa?


La domanda nasce spontaneaSanremo 2023 è stato ed è rimasto il Festival della canzone italiana? Premetto che non ho avuto mai nulla contro nessun tipo di orientamento sessuale ed è ancora così, ma vedendo i fatti, a parer mio Sanremo 2023 invece di rappresentare la canzone italiana ed essere il Festival della canzone italiana è stato dalla prima serata sino all'ultima il Festival del PDFesta Dell'UnitàFestival Politico ed Inno all'omosessualità.

Tuttospiega inevitabilmente la prevista e scontata vittoria di Marco Mengoni. Fine.

venerdì 10 febbraio 2023

Ferragni è un fallimento, "l'agguato" a Meloni e Blanco: quindi, Sanremo...


- Non c'è niente di più imbarazzante del Primafestival che nei fatti è un enorme marchettificio. Ci sta, è il mercato che lo chiede. Ma bello non è.

- All'Ariston si sono alzati in piedi per Mattarella, ma non per i morti del terremoto. Normale?

- È evidente che cantare l'inno d'Italia ad inizio Festival non era una cosa preparata. Il povero Gianni Morandi ha dovuto improvvisare.

- Poteva forse mancare la celebrazione della "costituzione antifascista"?

- La Costituzione come testo sacro è il grande male della nostra Italia. La si sacralizza per non emendarla mai. Questo Benigni lo sa. E allora mi domando: non è che dietro c'era un messaggio sottinteso, ma manco troppo, al governo? Del tipo: le riforme (autonomia) e il presidenzialismo ve li sognate, la Carta non si tocca. Magari sbaglio, ma sembrava un mezzo agguato alla Meloni.

- Solo per me l'esibizione di Benigni ha fatto flop? Sembrava buttata lì, pensata in poche ore, quasi di corsa. Sbaglio?

- La presenza di Mattarella all'Ariston deve aver rivoluzionato la scaletta. Inno improvvisato. Benigni raffazzonato. Amadeus che non sapeva cosa dire. Siamo sicuri sia stata una grande mossa? Senza contare che né la presidente Marinella Soldi né il CdA della Rai ne sapevano nulla. Un autogol.

- Anna Oxa: canzone interessante, ma non trascina. Voto: 5.

- Gianmaria deve essersi dimenticato i bottoni della camicia. La canzone bruttina, ma funzionerà: voto 5.

- Ferragni si presenta con la scritta "Pensati libera". Bel vestito. L'emozione ci sta. Però leggere da un cartoncino non è che richieda una laurea in astrofisica. Datti una calmata.

- Mr Rain: bella canzone, semplice e piacevole con la presenza dei bambini (pure quella che piange). Voto: 6.

- Ma perché Mahmood si è messo i tacchi? Perché? È forse una gara con Rosa Chemical e Maneskin a chi è più fluido?

- Marco Mengoni: può piacere o meno, ma almeno sa cantare dal vivo. Voto: 7.

- La scenetta sulla profiler con Elena Sofia Ricci è stata decisamente indecorosa. Nessuno ha riso. Pochi applausi. Dispiace anche un po' per lei: pessimo lavoro degli autori.

- Ormai nemmeno i direttori d'orchestra si vestono normale. Pare la gara a chi è più strambo.

- Ariete: ha stonato tutto lo stonabile. Farei meno attenzione all'outfit e più alle lezioni di canto. Voto: 2. Avrà preso almeno una nota?

- Le "canzoni brutte" di Morandi sono il momento migliore del Festival. Simpatico. E poi sa cantare, roba decisamente rara a Sanremo.

- 28,5 milioni di follower e mia madre davanti a Chiara Ferragni: "Ma questa chi è?". Spettacolo.

- Coma Cose: molto meglio la canzone dell'altra volta. Voto: 5. Anzi: un voto in più per il bacio eterosessuale. Di questi tempi è rivoluzionario. Voto finale: 6.

- Ormai più che Festival della canzone italiana è il Festival delle marchette. Chissà quanto avrà pagato Poltronesofà per sta schifezza di scenetta con i due "artigiani". Ho i brividi.

- Nel servizio d'ordine c'è il sosia di Bonaccini. O forse è lui? In effetti meglio fare da guardaspalle di Amadeus che il leader di quel bordello che si chiama Pd.

- Mi sa che Roby Facchinetti non si è ancora ripreso dallo choc della rapina. Che fine ha fatto la voce? Pareva una gallina.

- Il regista ha inquadrato una signora in prima fila all'Ariston i cui canotti al posto delle labbra stavano quasi per esplodere.

- Una delle qualità di Elodie è avere un fisico pazzesco, forse qualità superiore rispetto a quelle canore. E come l'hanno vestita? Vabbè. Canzone sottotono. Voto: 6.

- Ferragni: ma poi avere un vestito con disegnate le sue tette o andare tette al vento, cosa cambia?

- Abbiamo scoperto che Chiara Ferragni sa leggere. Bene, brava, bis. Dieci giorni che ci rompe le balle con l'ansia da prestazione e poi deve solo leggere in pubblico?

- La auto-lettera di Chiara Ferragni, in pratica il racconto della sua vita, manco fosse Dante Alighieri, è qualcosa che ci saremmo tranquillamente evitati. Contenuti? Zero. Fluidità di scrittura? Meno di zero. Pure l'audio era fallato. Un condensato di banalità ed egocentrismo. Che fallimento.

- Vedo Ferragni e penso: ridateci Zelensky.

- Amadeus: "Chiara ha scritto questa lettera da sola". Lo spero: perché se ci fosse stata più di una testa dietro quel testo c'era seriamente da preoccuparsi.

- Scusaci Diletta Leotta. Pensavamo tu avessi prodotto il momento più basso dei Festival, invece poteva accadere di peggioFerragni.

- Gassmann: un voto in più per la voce interessante, un altro ancora perché si è vestito come un cristiano normale in giacca e cravatta: 6.

- Blanco: non funziona l'audio e lui non si capisce per quale motivo spacca tutto sul palco. Dispiace, ma poteva tranquillamente continuare a cantare. Altri ne sono in grado, lui evidentemente no. Giusti i fischi dell'Ariston. Voto: 2.

- Almeno, va detto, ha rotto la monotonia di un Festival sin lì noiosetto. La scena migliore è quando Amadeus gli chiede: "Che messaggio c'era dietro a tutto questo"?. E lui: "Niente, mi è partita la brocca ed ho spaccato tutto per divertirmi". Magico.

- Dubbio legittimo: quella di Blanco è stata sfuriata vera o sceneggiata preparata? In entrambi i casi anche solo aver pensato per un secondo di farlo ricantare è stato uno scivolone.

- Salmo ha fatto il bagno col microfono, Blanco ha fracassato i fiori. È il festival dello spreco.

- Chiara Ferragni sul terzo abito ha scritto: "Ma perché non ti rifai il seno?". Sarebbero alcuni degli insulti degli hater e bla bla bla. Mia moglie mi dice sempre "perché non ti fai un trapianto di capelli?". Quasi quasi a 'sto punto mi ci stampo una maglietta pure io.

- Al festival avere una bella voce ormai è un optional.

- Cugini di Campagna. Senza verve: voto 5.

- Grignani: ci manca poco che va a "baciare il bambino" scendendo le scale. Poi il titolo della canzone è perfetto: "Quando ti manca il fiato". Ecco. Voto: 4

- Olly: dubito che senza auto-tune sia minimamente apprezzabile. Ma andrà di brutto nelle discoteche. Contenti voi. Voto: 6.

- Il quarto abito della Ferragni è a metà tra una campana e una abat jour. La spiegazione suona pure peggio: l'obiettivo sarebbe quello di "liberare le nuove generazioni dagli stereotipi di genere nei quali spesso le donne si sentono ingabbiate" e "rompere le convenzioni imposte dal patriarcato". E pensare che come didascalia sarebbe bastato scrivere: l'abito più brutto della serata.

- Momento selfie tra Ferragni e Amadeus. Ma perché al Festival dovrebbero sponsorizzare il profilo Instagram di Ama?

- Colla Zio: Non classificati.

- Mara Sattei: Canzone che sembra già sentita. Voce decente. Voto: 6.

- I vincitori della serata sono Gianni Morandi, unico cantante con una buona intonazione, ed il coro. Pensate come siamo messi.

- Si sono dimenticati di togliere l'audio alla Ferragni durante il ricordo di Battisti. Lucio perdonali, perché non sanno quello che fanno.