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martedì 21 marzo 2023

Afi, vertenza legale contro Meta per utilizzo contenuti


L'Afi (Associazione Fonografici Italiani) ha affidato la ormai nota questione che la vede contrapposta a Meta per l'utilizzo non autorizzato dei contenuti dei suoi associati e mandanti allo Studio Lipani Catricalà & Partners, e in particolare al team di litigation guidato dall'equity partner Silvia Cossu insieme al professore Enzo Cannizzaro e l'avvocato Simone Ventura.

"La decisione di affidare la controversia a uno studio così prestigioso, con un'importante storia nell'ambito del contenzioso antitrust, nasce dall'ambizione di vedere riconosciuto una volta per tutte il corretto equilibrio di mercato e la fine di un periodo di conclamati abusi e soprusi da parte del gigante dei social media, oggi rinominato Meta Platforms, commenta il presidente di Afi Sergio Cerruti.

"Contrariamente ai personalismi emersi sul tema, frutto di sensazionali dichiarazioni tecnicamente inesatte e sicuramente fuori luogo espresse da presidenti di altri organismi di rappresentanza, il nostro solo ed unico scopo è quello di provare a riequilibrare il mercato a favore anche degli interessi nazionali, in particolare delle piccole e medie imprese del nostro Paese che non vogliono e non devono sottostare ad un sistema che impone loro di rivolgersi ad associazioni estere per vedere riconosciuti diritti che ad oggi vengono già gestiti ad intermediati per loro, come da norma di legge, da Associazioni italiane, tra cui la stessa Afi", spiega Cerruti.

"Mi dispiace che per l'ennesima volta sia stato necessario chiamare in causa avvocati e studi legali per una situazione che oltre essere ampiamente conosciuta da chi la esercita è altrettanto compresa da Agcm e Agcom, le Autorità che vigilano sul mercato e sul nostro settore, le quali fino ad oggi non hanno avuto il giusto stimolo per affrontare la big company americana Meta, come se l'applicazione delle norme relative alla concorrenza e alla libertà d'impresa dipenda dalla dimensione delle parti coinvolte e non dalla quantità e qualità dei diritti violati", spiega Cerruti.

"A questo punto ci aspettiamo che lo Studio Lipani Catricalà & Partners riesca a catturare l'attenzione delle Autorità e trovare una definitiva risoluzione alla questione, che altrimenti saremo costretti a portare anche noi all'estero ma nel nostro caso nelle arene decisorie della Commissione Europea, sicuramente più determinante nei confronti delle grandi corporazioni di interesse multinazionale".

Fonte: Ansa.it

domenica 29 settembre 2019

Copyright, il Tar boccia la Siae. Vittoria di Soundreef

Respinto il ricorso della Società autori editori contro l’Antitrust: confermato l’abuso di posizione dominante. Davide d’Atri: “Ora regole chiare per il mercato della gestione diritto d’autore”



La Siae ha esercitato “abuso di posizione dominante” nei confronti di Soundreef dal 2012. Lo conferma il Tar del Lazio respingendo il ricorso all’Antitrust da parte della Società italiana autori editori. “Il provvedimento impugnato – scrivono i giudici amministrativi – sia pure sullo sfondo di una normativa complessa e di pronunce giurisprudenziali in successione”, è “coerentemente impostato e motivato”.


Il giudizio del Tar arriva a un anno di distanza dai rilievi sollevati dall’Agcm nei confronti di Siae. Pronuncia chiara che si allinea alle nuove impostazioni di mercato all’indomani della direttiva Copyright europea.


Siae contro Soundreef, cosa dicono i “vincitori”


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“La pronuncia del TAR conferma di fatto la decisione dell’Agcm che ha segnato la strada verso la liberalizzazione – dice Marco Piana, presidente di Soundreef -, riconoscendo in modo definitivo il comportamento illecito attraverso il quale la Siae, per anni, ha limitato lo sviluppo concorrenziale nel settore del diritto d’autore”.


“Siamo soddisfatti per gli autori ed editori che da anni chiedono la libertà di scegliere il proprio intermediario – dice Davide d’Atri, amministratore delegato della Soundreef -, ma siamo altresì consapevoli della complessità del mercato e per questo ringraziamo l’Antitrust in primis per il rigore e la pervicacia con la quale è intervenuta a garantire il rispetto delle regole in un mercato tanto centrale per lo sviluppo culturale del Paese, il Tar Lazio per l’accuratezza delle analisi svolte nonché il nostro avvocato, il professor Guido Scorza, per l’eccellente lavoro e la professionalità. Ora non ci resta che aspettare una riforma complessiva del sistema di gestione dei diritti d’autore che ci permetta di avere regole chiare e condivise per poter continuare a crescere e operare in Italia”.


La direttiva Ue sul copyright mira ad aumentare le possibilità dei titolari dei diritti, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori (creativi) e editori di notizie, di negoziare accordi migliori sulla remunerazione derivata dall’utilizzo delle loro opere presenti sulle piattaforme Internet. Le piattaforme Internet saranno direttamente responsabili dei contenuti caricati sul loro sito, dando automaticamente agli editori di notizie il diritto di negoziare accordi per conto dei giornalisti sulle informazioni utilizzate dagli aggregatori di notizie.


Direttiva Copyright: libertà di espressione


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Numerose disposizioni sono specificamente concepite per garantire che Internet rimanga uno spazio di libertà di espressione. Poiché la condivisione di frammenti di articoli di attualità è espressamente esclusa dal campo di applicazione della direttiva, essa può continuare esattamente come prima. Tuttavia, la direttiva contiene anche delle disposizioni per evitare che gli aggregatori di notizie ne abusino. Lo “snippet” può quindi continuare ad apparire in un newsfeed di Google News, ad esempio, o quando un articolo è condiviso su Facebook, a condizione che sia “molto breve”. Il caricamento di opere protette per citazioni, critiche, recensioni, caricature, parodie o pastiche è stato protetto ancor più di prima, garantendo che meme e GIF continuino ad essere disponibili e condivisibili sulle piattaforme online.


Copyright, a chi non si applica la direttiva


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Nel testo viene inoltre specificato che il caricamento di opere su enciclopedie online in modo non commerciale come Wikipedia, o su piattaforme software open source come GitHub, sarà automaticamente escluso dal campo di applicazione della direttiva. Le piattaforme di nuova costituzione (start-up) saranno soggette a obblighi più leggeri rispetto a quelle più consolidate.


Fonte: Corrierecomunicazioni.it