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martedì 21 marzo 2023

Meta non rinnova accordo con Siae, via la musica dai social

Siae, scelta Meta unilaterale e incomprensibile

"La musica è finita, i social se ne vanno".

Parafrasare una celebre canzone di Ornella Vanoni può servire a spiegare cosa sta accadendo su Facebook e Instagram.

Meta, la holding proprietaria delle due piattaforme, ha reso noto di non aver raggiunto un accordo con Siae per il rinnovo della licenza sul diritto di autore. Di conseguenza sui social vengono bloccati o silenziati i brani che rientrano nel repertorio Siae, gli altri continuano ad essere disponibili.

''Una decisione unilaterale che lascia sconcertati", dichiara la Società degli autori ed editori italiani. "Abbiamo accordi di licenza in oltre 150 paesi nel mondo, continueremo ad impegnarci per raggiungere un accordo con Siae che soddisfi tutte le parti", ribatte la società di Mark Zuckerberg. "No al far west, i colossi rispettino le opere d'ingegno e la sovranità legislativa degli Stati", sottolinea il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano che aggiunge: "La indiscutibile libertà di mercato va esercitata all'interno di regole condivise e rispettate da tutti: è il fondamento di una convivenza pacifica e produttiva". "La scelta di Meta è un danno enorme che preoccupa" dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'informazione ed all'editoria, Alberto Barachini

Meta per consentire l'uso della musica sui social, che rende più accattivanti i post di creator e influencer, stringe accordi sul copyright con i titolari dei diritti musicali in tutto il mondo. Nel territorio europeo ha partner in Spagna, Francia, Germania, Svezia, Regno Unito e Turchia. La rottura con la Siae rappresenta un precedente mondiale per il colosso di Menlo Park. Ha un impatto sui Reels ( i video brevi su Facebook e Instagram ), sul flusso delle notizie di Instagram, e sulle Storie di Facebook e Instagram. Su Facebook i contenuti impattati vengono bloccati, su Instagram silenziati.

"Purtroppo non siamo riusciti a rinnovare il nostro accordo di licenza con Siae - rende noto Meta - da oggi avvieremo la procedura per rimuovere i brani del loro repertorio nella nostra libreria musicale. Continueremo ad impegnarci per raggiungere un'intesa che soddisfi tutte le parti, crediamo sia un valore per l'intera industria musicale permettere alle persone di condividere e connettersi sulle nostre piattaforme utilizzando la musica che amano". ''A Siae viene richiesto di accettare una proposta unilaterale di Meta prescindendo da qualsiasi valutazione trasparente e condivisa dell'effettivo valore del repertorio - ribatte la Società degli autori ed editori italiani - Tale posizione, unitamente al rifiuto da parte di Meta di condividere le informazioni rilevanti ai fini di un accordo equo, è evidentemente in contrasto con i principi sanciti dalla Direttiva Copyright per la quale gli autori e gli editori di tutta Europa si sono fortemente battuti. Siae ha continuato a cercare un accordo con Meta in buona fede, nonostante la piattaforma sia priva di una licenza a partire dal 1 gennaio 2023". Per Mogol, presidente onorario di Siae e celebre autore e compositore, la battaglia in difesa degli autori "è sacra, queste piattaforme guadagnano miliardi e sono restie a pagare qualcosa".

L'industria musicale, attraverso il suo presidente Enzo Mazza, auspica che "Siae e Meta trovino presto un accordo nell'interesse del crescente mercato musicale in Italia e degli aventi diritto". "Chiediamo che Meta riapra immediatamente in buona fede un tavolo negoziale con Siae", gli fa eco il presidente della Federazioni Editori Musicali, Paolo Franchini. "La preoccupazione per l'impatto che il mancato accordo tra Meta e Siae è molto forte - spiega il presidente di Confindustria Cultura Italia, Innocenzo Cipolletta - Il dovere di un editore globale come Meta, così come il dovere di una società di gestione collettiva dei diritti come è Siae, è quello di agire sempre per facilitare l'accesso ai contenuti culturali e creativi e di assicurare il rispetto di tutta la comunità creativa e in quest'ottica la recente Direttiva copyright ha stabilito regole molto precise per le licenze di musica online che vanno seguite e rispettate". L'associazione influencer, in una nota, auspica "che il dialogo tra le due realtà abbia un epilogo costruttivo", nella convinzione che, "specialmente per quanto concerne le professioni creative, sia importante ripristinare il precedente stato dell'arte".

Infine, rilievi anche da parte di Soundreef, gestore indipendente dei diritti d'autore. "Sappiamo che il take down dei brani da parte di Meta sta riguardando anche il repertorio integralmente amministrato da Soundreef e i repertori esteri - sottolinea il gruppo - È evidente che l'esito della trattativa tra Meta e Siae sta danneggiando tutte le società di collecting operanti, in Italia e non. Stiamo contattando entrambe le parti per capire come l'intera negoziazione sia stata condotta e stiamo lavorando per ripristinare sulle piattaforme Meta tutti i brani di cui amministra totalmente i diritti".

Fonte: Ansa.it

Afi, vertenza legale contro Meta per utilizzo contenuti


L'Afi (Associazione Fonografici Italiani) ha affidato la ormai nota questione che la vede contrapposta a Meta per l'utilizzo non autorizzato dei contenuti dei suoi associati e mandanti allo Studio Lipani Catricalà & Partners, e in particolare al team di litigation guidato dall'equity partner Silvia Cossu insieme al professore Enzo Cannizzaro e l'avvocato Simone Ventura.

"La decisione di affidare la controversia a uno studio così prestigioso, con un'importante storia nell'ambito del contenzioso antitrust, nasce dall'ambizione di vedere riconosciuto una volta per tutte il corretto equilibrio di mercato e la fine di un periodo di conclamati abusi e soprusi da parte del gigante dei social media, oggi rinominato Meta Platforms, commenta il presidente di Afi Sergio Cerruti.

"Contrariamente ai personalismi emersi sul tema, frutto di sensazionali dichiarazioni tecnicamente inesatte e sicuramente fuori luogo espresse da presidenti di altri organismi di rappresentanza, il nostro solo ed unico scopo è quello di provare a riequilibrare il mercato a favore anche degli interessi nazionali, in particolare delle piccole e medie imprese del nostro Paese che non vogliono e non devono sottostare ad un sistema che impone loro di rivolgersi ad associazioni estere per vedere riconosciuti diritti che ad oggi vengono già gestiti ad intermediati per loro, come da norma di legge, da Associazioni italiane, tra cui la stessa Afi", spiega Cerruti.

"Mi dispiace che per l'ennesima volta sia stato necessario chiamare in causa avvocati e studi legali per una situazione che oltre essere ampiamente conosciuta da chi la esercita è altrettanto compresa da Agcm e Agcom, le Autorità che vigilano sul mercato e sul nostro settore, le quali fino ad oggi non hanno avuto il giusto stimolo per affrontare la big company americana Meta, come se l'applicazione delle norme relative alla concorrenza e alla libertà d'impresa dipenda dalla dimensione delle parti coinvolte e non dalla quantità e qualità dei diritti violati", spiega Cerruti.

"A questo punto ci aspettiamo che lo Studio Lipani Catricalà & Partners riesca a catturare l'attenzione delle Autorità e trovare una definitiva risoluzione alla questione, che altrimenti saremo costretti a portare anche noi all'estero ma nel nostro caso nelle arene decisorie della Commissione Europea, sicuramente più determinante nei confronti delle grandi corporazioni di interesse multinazionale".

Fonte: Ansa.it